E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare.

Corri Gino corri, inforca la bicicletta e vai su e giù per le colline della tua Toscana, corri veloce prima o poi questa maledetta guerra finirà.
Certo per chi come te che hai già vinto due Giri d’Italia nel 1936 e nel 1937 e un Tour de France nel 1938 correre così senza un traguardo, senza un avversario, senza gli applausi dei tifosi è tremendo, eppure è così, la parte migliore della tua carriera, della tua giovinezza è avvolta nella tenebra oscura della guerra.
Tornerai campione, sicuramente tornerai, si ma quando?
Eppure soltanto tu sai e per i decenni a seguire non lo hai voluto far sapere, che in quei terribili anni di guerra tu stai correndo una corsa molto più importante. Vai veloce su e giù per la Toscana e per l’Umbria non solo per allenarti, per tornare più forte di prima, ma anche e soprattutto per salvare vite umane.
L’Arcivescovo di Firenze, mons. Elia Dalla Costa, che ha organizzato una rete clandestina per tentare di salvare ebrei dal genocidio, ti ha affidato un compito pericolosissimo e tu che sei un eroe dello sport, conosciuto e acclamato da tutti hai aderito in silenzio.
Hai riempito il telaio della tua bicicletta di documenti e li hai trasportati a rischio della tua stessa vita.
Certo spesso venivi fermato dai posti di blocco fascisti che piuttosto che controllarti… ti chiedevano un autografo.
Il fiumano Giorgio Goldenberg (che da quando vive in Israele ha cambiato il suo nome in Shlomo Pas) raccontò pochi anni fa che insieme a tuo cugino Armandino Sizzi nella primavera-estate del 1944 avete nascosto per alcuni mesi a Firenze, nella cantina di una casa in via del Bandino, di vostra proprietà, i quattro componenti della sua famiglia (padre, madre e due bambini, Giorgio e Tea), impedendone l’arresto da parte dei nazisti.
Di tutto questo non ti sei mai lodato, per te era un dovere.
Per le centinaia di ebrei che hai contribuito a salvare sei stato dichiarato “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’Olocausto.
Oggi che sono passati vent’anni dalla tua morte vogliamo ancora ringraziarti
Grazie a te Gino, Gino Bartali, quel naso triste da italiano allegro, come cantava Paolo Conte.

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