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maggio 11, 2020

Contributi a fondo perduto, Decreto Rilancio: esclusi i beneficiari del bonus 600 euro

di Antonio Cosenza

Contributi a fondo perduto, Decreto Rilancio: esclusi i beneficiari del bonus 600 euro

Decreto Rilancio, nel testo dell’ultima bozza del provvedimento ecco un aiuto molto importante per le imprese: i contributi a fondo perduto, un sostegno a favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, nonché titolari di P.IVA, con ricavi non superiori ai 5 milioni di euro.

Un aiuto importante per ripartire dopo mesi di difficoltà, ma attenzione perché – almeno secondo quanto si legge dall’ultima bozza del Decreto Rilancio (che sembra essere quella definitiva) ci sono molte imprese, ma anche lavoratori autonomi e professionisti, che potrebbero essere escluse dalla possibilità di poter beneficiare dei contributi a fondo perduto.

Il testo del provvedimento esclude, infatti, tutti coloro che hanno beneficiato dell’indennità di 600,00€ riconosciuta ai lavoratori autonomi titolari di P.IVA nel mese di marzo (e che verrà erogata automaticamente anche ad aprile).

I contributi a fondo perduto, quindi, non sono cumulabili con il bonus 600 euro; a tal proposito ci chiediamo cosa dovrebbe fare un lavoratore autonomo che non sapendo della possibilità di poter beneficiare del contributo a fondo perduto a marzo scorso ha fatto richiesta – e ha percepito – dell’indennità una tantum di 600 euro. Dovrà rinunciarci e restituire quanto ricevuto per poter accedere a questo nuovo strumento qualora lo ritenesse più vantaggioso per la sua situazione?

D’altronde in questi giorni nell’area personale del sito INPS era già comparso un tasto “rinuncia” nella parte riguardante l’indennità di 600,00€, quindi sembra che paradossalmente la via da seguire sarà proprio questa.

Ma per capire quale tra le due misure è maggiormente conveniente è bene prima fare chiarezza sul contributo a fondo perduto e su quanto previsto in merito dal nuovo Decreto Rilancio (che dovrebbe essere approvato, senza ulteriori modifiche, nelle prossime ore).

Contributi a fondo perduto nel Decreto Rilancio

Una delle novità più attese previste dal Decreto Rilancio rischia anche di diventare la più dibattuta data l’esclusione dei percettori dell’indennità di 600 euro dalla platea dei beneficiari.

Nel dettaglio, la misura – così come presentata nella bozza del decreto – prevede un sostegno a fondo perduto in favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomotitolari di P.IVA, con ricavi non superiori a 5 milioni di euro. Quindi un prestito di denaro – legato esclusivamente al rilancio dell’impresa dopo la crisi causata dalle restrizioni adottate per l’emergenza sanitaria – che non prevede l’obbligo di restituzione né tantomeno interessi.

Tra i requisiti per beneficiarne, come abbiamo anticipato, c’è quello per cui l’azienda non superi i 5 milioni di ricavi. Inoltre, nel testo del Decreto Rilancio si legge un’altra condizione, ossia che il fatturato e i corrispettivi relativi al mese di aprile 2020 siano inferiori ai due terzi dell’ammontare degli stessi nel mese di aprile 2019. Questo requisito non vale per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019.

Contributi a fondo perduto: quanto spetta?

Per quantificare l’importo spettante tramite il contributo a fondo perduto è stato previsto un particolare sistema. Questo, infatti, è determinato applicando una “percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato di aprile 2020 e quello di aprile 2019”. La percentuale da applicare varia a seconda dei ricavi e compensi annui (relativi al periodo d’imposta 2019):

  • 25% per soggetti con ricavi o compensi non superiori a 100.000€;
  • 20% per soggetti con ricavi o compensi compresi tra 100.000€ e 400.000€;
  • 15% per soggetti con ricavi o compensi compresi tra 400.000€ e 5.000.000€.

Prendiamo ad esempio un’azienda che ha fatturato ad aprile 2019 circa 10.000€ mentre quest’anno appena 2.000€. Questa nel 2019 ha avuto ricavi e compensi inferiori ai 100.000€, quindi gli spetterebbe il 25% di 8.000€, ovvero 2.000 euro.

In ogni caso viene stabilito che per le persone fisiche il minimo erogabile è 1.000,00€, mentre per gli altri soggetti si tratta di 2.000,00€. Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi.

La domanda andrà presentata in via telematica all’Agenzia delle Entrate. A tal proposito, sarà un provvedimento del Direttore dell’Agenzia a stabilire le modalità di effettuazione dell’istanza, il suo contenuto informativo, i termini di presentazione della stessa e ogni altro elemento necessario all’attuazione.