Posts tagged ‘bce’

maggio 10, 2020

MES, BCE E FUTURO DELL’EUROPA

La prima è chiaramente una battaglia di retroguardia, oltre tutto promossa dalla Afd e non dalla Cdu, e men che meno del governo tedesco. Possiamo dunque ritenere, anche in base alla reazione negativa di tutto il quadro politico e istituzionale, tedesco ed europeo, che la cosa morirà lì e che la Bce potrà continuare a sv

Altro…

maggio 10, 2020

Oro alla patria!

di Beppe Sarno

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Ancora una volta  Salvini ci stupisce con una delle sue invenzioni apodittiche per salvare l’Italia dal disastro economico e dalla morsa del MES e della BCE.

Salvini fa sua una vecchia idea di Tremonti che il prof. Francesco Forte recentemente ha riproposto su “Critica Sociale” rivista del socialismo italiano fra le più antiche ed autorevoli.

La ricetta teoricamente è ineccepibile perchè consiste nell’offrire “titoli di Stato pensati esclusivamente per i cittadini italiani, come mezzo di finanziamento per raccogliere le risorse necessarie a coprire l’enorme deficit pubblico, creatosi per fronteggiare i costi della crisi economica e finanziaria conseguente alla pandemia.“(Fonte Brunetta in HP)

Ai due campioni della destra risponde efficacemente Renato Brunetta su Huffington Post, che non rinnegando una volta tanto la sua matrice socialista critica fortemente la proposta di Salvini e Tremonti definendolo efficacemente “Oro alla  patria” Molto più modestamente anche io  su un articolo in risposta ad una proposta analoga di Francesco Forte avevo  espresso le mie riserve affermando ” “Certamente un investitore attento italiano o di qualsiasi altra nazione preferirà acquistare titoli tedeschi a zero rendimento piuttosto che titoli italiani con rendimenti appetitosi, perchè con i titoli tedeschi alla scadenza si è certi di recuperare almeno il capitale investito, mentre con i titoli italiani si corre  il rischio di non trovare nemmeno quello.” Molto più efficacemente Brunetta critica la proposta definendola un rimedio peggiore del male per una serie di motivi: primo la dimostrazione di debolezza dello Stato che arriverebbe ai mercati finanziari; secondo diventerebbe uno strumento di destabilizzazione dei mercati finanziari che nulla porterebbe alla causa; infine un maggior costo per lo stato sicuramente non compensato dai mercati finanziari.

Mi dispiace per Tremonti di cui sono un estimatore,   il quale si appoggia a Salvini nella sua ricerca di una “casa” politica dopo aver lasciato Forza Italia. Peccato, Tremonti è stato un buon  ministro delle finanze, rispettato negli ambienti della finanza internazionale ma evidentemente, le sue ambizioni politiche lo hanno fatto rinunciare alla serietà e all’onestà scientifica (destino, purtroppo, comune nella storia a tanti intellettuali) ma il disegno del salvinismo è – dopo la grande crisi, e tenuto conto del consenso politico di cui gode – ben più pericoloso ed eversivo e pertanto le critiche di Brunetta, tenuto conto la schieramento politico di riferimento di brunetta appaiono quanto mai opportune e significative.

Beppe Sarno

maggio 7, 2020

Risorgimento Socialista

di Franco Bartolomei

RISORGIMENTO SOCIALISTA si è costituito nel 2015 per lavorare ad una ristrutturazione di tutta la Sinistra Italiana quale parte attiva di una radicale rifondazione di tutto il Socialismo Europeo, ormai distrutto dalla sua illusione tragica, e fallimentare , di poter gestire in positivo lo sviluppo neoliberista delle economie sviluppate,assecondandone l’affermazione attraverso le proprie esperienze concrete di governo , e soprattutto attraverso la determinante adozione acritica ,e addirittura piu’ che convinta ,dello stesso trattato di Maastricht , che ha costituito ,il nuovo inarrestabile asse strutturale attorno a cui e’ avvenuta la omologazione assoluta delle societa’ continentali al modello liberista nei rapporti produttivi , ed ai parametri culturali ed ai moduli di consumo e di vita civile della societa’ di mercato di tipo americano , la finanziarizzazione dei processi di costruzione della ricchezza e la conseguente trasformazione della natura del credito e del ruolo del sistema bancario, e la traslazione completa alle elites tecnocratiche e monetarie sovranazionali dei centri decisionali principali degli indirizzi dello sviluppo sociale collettivo .

Il trattato di Maastricht che ha istituito l’attuale assetto della UE, non e’ riformabile secondo gli obiettivi democratici e sociali che costituiscono la ragione del nostro essere politico, e pertanto la lotta contro di esso diviene il punto centrale di ogni autentico progetto di trasformazione democratica delle societa’ europee e di ricostruzione di un tessuto di relazioni sociali in cui il lavoro riassuma centralita’ sociale, economica, e decisionale.

I due Trattati di Maastricht e Lisbona sono sicuramente modificabili solo all’interno dei loro stessi fondamenti strutturali , costituiti dalla prederminazione del modello neoliberista come unico modello di riferimento della configurazione strutturale dell’Unione , e dalla distruzione reale della sovranita’ costituzionale degli stati partecipi, ottenuta con l’ azzeramento delle politiche economiche di ciascuno conseguente all’azzeramento delle loro autonome potesta’ monetarie, indispensabile ad evitare il risorgere di possibili alternative di modello a livello degli stati nazionali. all’interno dello spazio finanziario e monetario, certo, vincolato, e condizionante ,che cementa la nuova unione ,posto nelle mani della BCE e governato da una elite’ tecnocratica,

Il Sistema Maastricht e’ strutturato per evitare in radice che si determinino assetti economici e sociali in grado di minare le ragioni strategiche dell’unione ,costruita in questo modo come elemento centrale e garante del nuovo assetto finanziario globale ed integrato che avrebbe caratterizzato il futuro indirizzo dello sviluppo del sistema economico delle economie capitalistiche sviluppate ,dopo la fine della divisione del mercato mondiale nel 1990.

Questa specifica strutturalita’ finanziaria e neo -liberista della UE di Maastricht la renda una costruzione istituzionale , finanziaria ed amministrativa ,incompatibile con qualsiasi scelta di modello ad essa inversa ed alternativa, e la rende conflittuale con tutte le strutture e gli istituti sociali ed economici che hanno costituito dal dopoguerra il modello sociale moderno degli stati costituzionali europei, condizionato dalla centralita’ assunta dal movimento dei lavoratori nella loro dialettica democratica : Le partecipazioni publiche negli apparati produttivi e nel sistema creditizio , La proprieta’ pubblica delle infrastrutture di base , La autonomia contrattuale delle parti sociali , Le rigidita’ normative a tutela del mercato del lavoro , e Le politiche pubbliche anticicliche fondate sulla disponibilita’ di spesa dei governi .

E’ petanto la stessa incondizionata finalita’ di imposizione assoluta di un modello liberista ,omogeneo alla finanziarizzazione delle economie sviluppate, propria del trattato di Maasstricht , il cui obbiettivo primo era l’azzeramento della potesta’ monetaria degli stati al fine di costruire un sistema istituzionale totalmente chiuso nella sua impostazione originaria di modello , ad indurci alla convinzione che solo una preliminare totale ripresa di forza Costituzionale degli Stati della UE, compresa anche la possibile eventualita’di una nostra uscita unilaterale dalla moneta unica, rappresenta l’unica condizione che puo’ rendere possibile una ricostruzione democratica di una nuova comunita’ politica continentale tra di essi sulla base di una ridefinizione di un accordo ampio e contrattuale , fondato sul criterio chiave per cui ogni cessione di poteri , funzioni e quote di sovranita’ ad una struttura politica , di rappresentativa ed esecutiva ,centrale e sovraordinata , puo’ avvenire solo nel pieno rispetto , garanzia e tutela, degli standard sociali ed ecomici liberamente determinati in base alle rispettive costituzioni materiali degli stati partecipanti .

La Sovranita’ Costituzionale degli Stati rappresenta quindi per noi il mezzo necessario per innescare un processo di collaborazione ed integrazione tra i popoli d’europa di ben altra natura democratica e di ben altro livello di qualita’ sociale dell’attuale Unione ,tecnocratica ed autoritaria , che impoverisce i popoli . li espropria di ogni potere decisionale, e assoggetta ogni scelta d’indirizzo generale agli interessi dell’equilibrio finanziario complessivo al cui servizio e’posto il suo ricattatorio sistema monetario .

Questa riarticolazione di una nuova unione tra i paesi d’europa dovra’ trovare la sua espressione strutturale complessiva attraverso un sistema finanziario del tutto diverso dall’attuale, molto piu’ articolato e collegato in modo flessibile al suo interno , fondato su monete nazionali sovrane ,coordinate nei rispettivi rapporti di cambio da un sistema di bande di oscillazione predeterminate tra le rispettive autorieta’ monetarie nazionali,, in grado di consentire politiche nazionali antirecessive e socialmente riequilibratrici , all’interno di un nuovo patto costituzionale comune contrattato liberamente tra paesi che hanno recuperato la dimensione piena della propria capacita’ di autonoma determinazione , superando l’assetto autocratico ,forzato e verticistico che venne codificato a Maastricht e Lisbona .

Noi vogliamo un diverso assetto monetario tra i paesi d’europa , in cui Il debito degli stati possa essere gestito con la flessibilta’ tipica delle monete sovrane , espressione naturali di sistemi economico-produttivi omogenei e di realta’ istituzionali ed amministrative definite a livello nazionale ,governabili anche attraverso una politica dei cambi , e con la possibilita’ ,che un sistema di questo tipo consente, di recuperare un significativo livello di spesa pubblica per interventi anticiclici e antirecessivi

Il nostro progetto politico di fondo è collegare tutte le piattaforme antimaastricht che pongono il recupero pieno della sovranita’ costituzionale come momento centrale di un programma politico anticrisi, e come premessa ineludibile per un mutamento radicale del modello di sviluppo , attorno ad un programma di governo sufficientemente definito negli obiettivi e nella misure da adottare, per costruire attraverso un lavoro di confronto e chiarimento un fronte politico alternativo al programma recessivo dei fiscal compact , al sistema liberista imposto e definito delle circolari della commissione europea elaborate dalle tecnocrazie che reggono i gangli decisionali dell’unione, ed alla distruzione delle politiche sociali ed industriali dei paesi d’europa imposto dalla sottrazione della sovranita’ monetaria .

All’interno di questo fronte, netto, ed alternativo ai governi della II Repubblica ,pensiamo di poter radicare il processo di ricostruzione della sinistra a cui vogliamo lavorare ., in modo di sottrarlo ad ogni possibile subalternita’ alle logiche di stabilizzazione di sistema del centro-sinistra

maggio 6, 2020

LA NUOVA LINEA DI CONFINDUSTRIA

di Alberto Benzoni

In altri tempi, il terremoto ai vertici della stampa italiana, in coincidenza non casuale con l’elezione di Bonomi al vertice di Confindustria avrebbe suscitato un’ondata di commenti e di proteste, in particolare da parte della categoria. Questa volta solo un vagito di contestazione. Al minimo sindacale. E subito spento.

Questione di sensibilità al problema. Ai tempi della prima repubblica, questa era molto alta. E si accentuò con l’avvento di Berlusconi. Dopo è andata via via scemando. Per il progressivo disinteresse ai problemi delle regole e a quello che accadeva nel mondo dei media. E, corrispondentemente, con il “chiamarsi fuori” di quelle èlites democratico-liberali titolari della causa e progressivamente indebolite e in tutt’altre faccende affaccendate.

Tutto ciò premesso, la vicenda ha certamente a che fare con gli equilibri interni al settore. Ma non è questo il suo aspetto più importante. Perché quello che si manifesta in queste settimane è un nuovo protagonismo del potere economico nel nostro paese. E, insieme, la ricerca di un suo più equilibrato posizionamento e rispetto alla politica italiana e al suo governo e in relazione alle possibili evoluzioni dello scontro in atto a livello mondiale.

Sinora la Confindustria, e gli organi di stampa che ne riflettevano i diversi umori, si erano mossi in ordine sparso. In una cacofonia di richieste e di proteste; alla ricerca confusa di sempre nuovi e magari opposti referenti politici; e comunque con toni variamente ostili al governo, anche in vista di crisi destinate potenzialmente a esplodere in ogni momento.

Oggi, il quadro è diventato più chiaro. E su diversi fronti. I sondaggi d’opinione rafforzano lo schieramento di governo a danno di quello di opposizione, punendo, all’interno dei due schieramenti, quelli che giocano in modo più spericolato e irresponsabile su ipotesi di rottura. Per altro verso, non sembrano esistere, anche per la tenuta del M5S, combinazioni ministeriali suscettibili di ottenere la maggioranza in Parlamento e soprattutto padri della patria disposti ad assumerne la guida.

Per altro verso, viviamo un periodo in cui tutti ci amano, che dico, si precipitano per aiutarci. Dalla Cina, miliardi di mascherine e di messaggi di simpatia. Dalla Russia, materiale sanitario, accompagnato da militari per impedire che venga trafugato. In arrivo e con parole di ringraziamento per i nostri aiuti passati, gli albanesi. Medici da Cuba. La von der Leyen che si scusa. L’Oms che ci pone ad esempio. La Bce che acquista con avidità i nostri titoli di stato. Altri centinaia di miliardi in arrivo dalla Ue. I soldi del Mes, con l’unica condizione di essere effettivamente spesi. E, siccome a Trump piace sempre Giuseppi, una bella commessa per l’acquisto di fregate lanciamissili: una subito e le altre a scalare.

Allo stesso modo, il nostro governo si dichiara amico di tutti; con particolare riferimento all’America ma senza escludere nessuno.

Il senso di queste convergenze amorose non sfugge affatto né alla nuova Confindustria né di riflesso alla grande stampa italiana. Come non sfugge affatto che il progetto salviniano – un populismo di destra, ostile all’Europa e perfettamente in linea con l’avventurismo di Trump – è non solo pericoloso ma sta anche andando in confusione.

E allora, sotto la guida del nuovo presidente Bonomi, la Confindustria, “farà da sé”. Niente rapporti promiscui e senza avvenire con questo e con quello ma un fronte compatto (in rappresentanza, anche, degli interessi delle piccole e medie imprese) nei confronti dell’esecutivo. E in un confronto in cui non si tratta di rivendicare questo o quel provvedimento; perché è in gioco, qui e oggi, il ruolo delle imprese private nel futuro assetto del paese.

Il primo e fondamentale rischio è che lo stato interpreti in modo estensivo il suo ruolo nel salvataggio delle imprese: o nel senso di una loro nazionalizzazione o più in generale come premessa di un rilancio di “politiche industriali”. Ora, Confindustria farà, d’intesa con i sindacati, tutto ciò che le compete per favorire l’uscita del paese dalla crisi; ma in piena indipendenza e senza accettare intromissioni “stataliste”. Su questo ha già avuto, da subito ampie assicurazione da Gualtieri: se lo stato entra nel capitale delle imprese è per salvarle dal fallimento o dalle brame predatorie dello straniero; non per nazionalizzarle o senza alcuna pretesa di “governante”. Sani principi; che poi questi possano essere rispettati nel caso di Alitalia o di Taranto (e annessi) è tutto da vedere.

Insomma, è bene che lo stato ritorni al suo posto. Anzi, che si faccia un po’ più da parte. Oggi bisogna correre; e per correre bisogna essere liberi di farlo: e, allora, via il codice degli appalti, via i controlli antimafia, via la malfamata “burocrazia”. Siamo al “meno stato più mercato”; anche se, di questi tempi, lo slogan non suscita più i consensi di una volta.

C’è poi la tentazione redistributiva. Insomma le varie ipotesi di mettere i soldi in tasca alla gente perché ne ha bisogno; magari perché ha perso il lavoro e non ha speranze di trovarne un altro. Anche su questo l’altolà del padronato è chiaro. I soldi sono pochi; e allora è meglio darli, nell’interesse generale del paese, a coloro che vogliono lavorare e soprattutto che il lavoro sono in grado di darlo. Aggiungendo, a buon bisogno, che chi pensa, anche per un attimo, a tassare patrimoni o rendite deve essere “silenziato”.

Alla fine, un velato avvertimento. Vada pure il “dopo nulla sarà più come prima”. Ma, mi raccomando, senza crederci troppo. E soprattutto, senza pensare, che in questo dopo, il ruolo e il peso dell’iniziativa privata possa essere ridimensionato. Questo è pronto ad assumersi tutte le sue responsabilità anzi a svolgere un ruolo “nazionale”nell’individuare le vie della ripresa; a patto però che questo ruolo vada riconosciuto, valorizzato e soprattutto premiato.

Abbiamo fin qui parlato dell’ideologo del nuovo corso e cioè di Bonomi. Dimenticandoci del controllore dei suoi diffusori; e cioè di Agnelli. Nella sua veste di cittadino del mondo: il fisco in Olanda, le auto negli Stati uniti. E, non a caso, attraverso La Stampa, di capofila dell’atlantismo, anzi del partito americano.

Non ce ne siamo affatto dimenticati. Ma prendiamo atto che lo schieramento atlantico e occidentale nel nostro paese non coincide più o coincide sempre di meno con il “partito americano” che, attualmente è quello di Trump. E per il semplice motivo che i suoi interessi e i suoi ideali non possono essere garantiti – nell’attuale scontro tra America e Cina – né dalla vittoria di una delle due parti né dall’inacerbirsi, sino a livelli incompatibili con la permanenza di qualsivoglia ordine mondiale; ma piuttosto dalla ricerca di un modus vivendi, con le sue regole del gioco, analogo a quello costruito ai tempi della guerra fredda.

Un’opinione, in questo, condivisibile da qualsiasi persona ragionevole.

maggio 3, 2020

 DER SPIEGEL CONTRO LA MERKEL

di Giuseppe Giudice

Il Der Spiegel, il più importante periodico tedesco , con ben due articoli ha attaccato con forza , la politica del governo tedesco contrario agli eurobond. Del resto uno dei padri della Ue Jacques Delors , a 94 anni ha detto: “senza di eurobond, la mutualizzazione del debito , e il cambio dello statuto della BCE, L’ europa rischia sul serio la disintegrazione”. E torniamo allo Spiegel . Che contesta radicalmente, l’immagine dell’Italia come paese di spendaccioni irresponsabili (diffusa da molta stampa popolare) , il paese delle cicale contro le “formiche tedesche” . Lo Spiegel dimostra bene come l’Italia si sia fortemente indebolita economicamente, a causa delle politiche di austerità (imposte dalla Trojka) , con i tagli alla spesa sociale , con la precarizzazione del lavoro , con la crescita della povertà ….insomma altro che cicale! E non solo. Lo Spiegel mette in evidenza come la crescita del debito pubblico sia dovuto alla crescita degli interessi seguito al divorzio tra tesoro e Banca d’Italia . Fra l’altro c’è anche un attacco al governo Monti! Lo Spiegel è parte integrante dell’establishment tedesco. Probabilmente è un segnale che in questo establishment stanno emergendo forti contraddizioni. Credo che vi sia una preoccupazione molto realistica in settori del capitalismo tedesco che la forte crisi economica (fortemente aggravata dalla pandemia) , connessa al rallentamento dell’economia cinese, avrà effetti molto negativi sulla economia tedesca. Questo è il quadro. Ma voglio aggiungere un’altra considerazione. Si parla spesso di “piano A e Piano b”. Beh l’Italia non ha mai avuto neanche il “piano A” Si è sviluppata da molto tempo , un forte servilismo (e su questo rimpiango Craxi) verso la Germania. Un servilismo che è alimentato anche da una parte consistente della stampa : quella legata a John Elkann ed alla FCA. Che ha sede fiscale in Olanda (capite bene!) . Questo gruppo editoriale comprende , la Repubblica, la Stampa, l’Espresso, Radio Capital ecc . E sono apparsi articoli in cui addirittura si giustificava l’atteggiamento inqualificabile olandese contro l’Italia (e contro gli eurobond). E poi ci sono i soliti che emergono in queste fasi: i Prodi, i Monti. Dopo che Conte aveva annunziato che l’Italia non avrebbe utilizzato i fondi del MeS, due giorni dopo c’è l’intervento di Prodi che sconfessa Conte. Una vera coltellata politica ed anche un richiamo al PD. Conte oggi non solo deve affrontare le sbruffonate dell’estrema destra, ma anche gli attacchi infidi (all’interno della maggioranza) da parte di Renzi. Ma quello che più mi preoccupa è il ruolo di Prodi e Monti. Credo che questo governo abbia diversi limiti. Ma io oggi difendo Conte, da tutte queste manovre condotte da personaggi che hanno molto contribuito alla profonda crisi del ns paese.

aprile 22, 2020

Italexit: l’uscita dall’euro non è da escludere – Financial Times

 Cristiana Gagliarducci

 Il rischio Italexit torna a far discutere. L’analisi del Financial Times
Italexit: l'uscita dall'euro non è da escludere - Financial Times

Attraverso la penna dell’editorialista Wolfang Munchau, il quotidiano ha dipinto tre scenari differenti, alcuni meno probabili di altri, che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.

Tra questi come non citare l’Italexit, ossia la possibilità di uscire dall’euro, rispolverata negli ultimi anni con la progressiva avanzata dei partiti euroscettici. La domanda sorge spontanea: il rischio esiste ancora?

Rischio Italexit: i tre scenari del FT

I tre scenari del Financial Times sono partiti da due considerazioni ormai assodate: nel 2020 il Prodotto Interno Lordo dell’Italia crollerà (come confermato dal FMI e da altri illustri analisti) mentre il debito pubblico decollerà.

Scenario 1 – L’intervento della BCE

In questo primo caso, nel Consiglio europeo di domani gli Stati membri troveranno un compromesso su un fondo di ristrutturazione.

“Una volta che gli applausi svaniranno e le persone inizieranno a concentrarsi sui dettagli, esse si renderanno conto che (il fondo, ndr) non avrà alcuna rilevanza macroeconomica. Ciò lascerà la BCE, ancora una volta, come l’unica istituzione dell’UE che conta. Quest’anno il suo programma sulla pandemia farà il necessario.”

Nel primo scenario non ci sarà il rischio Italexit. Ad agire sarà nuovamente l’istituto centrale magari con le OMT, Outright Monetary Transactions mai davvero lanciate. Come ricordato dal FT, il programma permetterebbe a Francoforte di acquistare direttamente titoli di Stato dei Paesi più colpiti dalla crisi ma soltanto in caso di accettazione del MES.

Una strada poco probabile viste le opposizioni dell’Italia nei confronti del fondo salva-Stati e le incertezze sulle reali possibilità di attivare le OMT.

Scenario 2 – Default/Ristrutturazione debito

Questa ipotesi richiederebbe comunque l’intervento della BCE che permetterebbe al debito del Belpaese di non perdere il suo status. Allo stesso tempo, però, uno scenario del genere metterebbe in difficoltà gli istituti bancari che, viste le grandi quantità di BTP detenute, potrebbero fallire.

Una possibile soluzione? Quella di “tagliare” i bond nazionalizzando i depositi e “spazzando via gli investitori”.

Scenario 3 – Italexit

Uno scenario poco probabile, secondo il Financial Times, ma non da escludere.

“Come accaduto nel Regno Unito, gli italiani stanno iniziando ad accusare l’UE di qualsiasi cosa vada storta.”

In questo contesto il Movimento 5 stelle potrebbe tornare a guadagnare consensi cavalcando politiche anti-UE. L’euroscetticismo, ha tuonato il quotidiano, non finirà neanche dopo il lockdown.

In linea di massima, comunque, il rischio Italexit appare al momento molto basso. Certamente l’argomento continuerà ad essere dibattuto anche alla luce delle prossime decisioni dell’UE.

aprile 13, 2020

Per un Fronte Popolare di Liberazione Nazionale

Il Risorgimento Socialista per la costruzione di un grande Fronte Popolare di Liberazione Nazionale


Il governo ha ceduto alla UE, e ,a meno di improbabili ripensamenti, ha sottoscritto un accordo che prevede la esistenza del Mes come strumento anticrisi, anche se in una forma apparentemente più morbida.


Questo esito finale della trattativa dimostra la validità del nostro Appello per il Piano B, e conferma le ragioni che ci hanno spinto a farlo.


Abbiamo parlato in modo netto, mettendo in chiaro che la Germania ed i suoi vassalli, e le autorità monetarie di Bruxelles, avrebbero in assenza di un piano alternativo di uscita dal sistema Maastricht costretto alla fine il governo ad accettare il Mes, magari in una forma un po’ più attenuata, ma pur sempre pericolosissima per noi.


E’ evidente che Il governo, non avendo organizzato nessuna linea di uscita in direzione della uscita dal quadro euro/ Maastricht / BCE, si dovrà assumere tutta la propria responsabilità per le politiche di austerità forzata che inevitabilmente seguirebbero alla attivazione dei flussi di finanziamento UE che verranno erogati fuori da ogni condivisione di debito da parte della BCE.
La situazione che si profila sara’ pesantissima.


La fondatezza del nostro Appello ci mette ora in una posizione di forza, perché nello scontro abbiamo affermato il punto centrale di tutta la questione :
La rottura unilaterale da parte del nostro paese del sistema Euro /Maastricht, come condizione base per la rinascita della nostra economia e per la ricostruzione della nostra Democrazia Costituzionale.

Questo Appello, non seguito dal Governo , costituisce la base programmatica per la costruzione di un grande FRONTE POPOLARE di LIBERAZIONE NAZIONALE contro il potere autocratico del sistema finanziario globale e delle autorità monetarie di Bruxelles , e contro tutto il sistema Euro/Maastricht , che dopo aver distrutto la nostra costituzione materiale, punta a smantellare il tessuto economico del paese e ad imporre alle fasce più deboli del popolo ed ai lavoratori politiche di ulteriori tagli ai loro diritti sociali ed alle loro condizioni di vita.

Di fronte al tradimento di questa intera classe politica, il compito del Movimento dei Lavoratori e’ salvare la nostra Democrazia dal nuovo fascismo tecnocratico e finanziario che porterà al disastro economico e sociale il nostro paese.

aprile 6, 2020

Se il MES arriva in Italia ecco cosa succederà

 Flavia Provenzani

Se il MES arriva in Italia ecco cosa succederà

Il ricorso al MES per trovare i soldi necessari a salvare l’Italia e altri Paesi dell’Eurozona in crisi nera a causa del coronavirus sembra ormai scontato. Fonti europee riferiscono che, in vista dell’Eurogruppo di domani, sarebbe già stata trovata un’intesa – anche con il nostro Paese – per agire attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Cosa succederà all’Italia una volta che saranno arrivati i prestiti dal MES? In che modo potremo ripagare il nostro debito? Un piano di riforme lacrime e sangue (tra aumento tasse, IVA, privatizzazioni e diminuzione di bonus e agevolazioni) si fa sempre più una concreta possibilità. D’altronde, l’Europa trova sempre un modo per far tornare i soldi prestati nelle sue tasche.

E alla fine arriva il MES

Nonostante l’impatto della pandemia da coronavirus stia accennando una diminuzione in Italia – il bilancio delle vittime è in via di rallentamento secondo i dati degli ultimi giorni – è innegabile la portata del collasso della sua economia, come di tanti altri, esacerbato dalla chiusura di numerose attività commerciali e dall’isolamento della popolazione.

Non è ancora confermato in via ufficiale – dovremo aspettare che l’Eurogruppo si pronunci nella giornata di domani, martedì 7 aprile – ma l’arrivo del MES in Italia e negli altri Paesi più in difficoltà a causa della crisi generata dal coronavirus sembra ormai scontato. Tra poche ore, quindi, potrebbe essere annunciato un accordo quadro con l’obiettivo di sostenere a livello finanziario i Paesi più colpiti dalla pandemia.

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La soluzione già pensata sarebbe il MES, strumento che sarà mobilitato per elargire delle linee di credito di importo massimo pari al 2% del PIL dell’Eurozona (a fine 2019 ammontava a 11.905 miliardi di euro).
I ministri hanno già lavorato per ridurre (o forse anche annullare) le condizioni necessarie per accedere ai prestiti. Il ricorso al MES, si ricorda, apre le porte alla BCE affinché proceda con un massiccio acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri attraverso le OMT (Outright Monetary Transactions).

Il futuro dell’Italia, in modo o nell’altro, interessa a tutta l’Unione Europea. Le preoccupazioni che la nostra economia genera in quel di Bruxelles sono ormai di vecchia data. C’è poi ampio dibattito su come e “quanto” salvare il Belpaese.
L’Italia, che è la terza economia più grande dell’UE, ha conti pubblici disastrati da ben prima dell’arrivo del coronavirus, ed oggi è quasi totalmente dipendente dalla BCE nel contenimento dei tassi di interesse.

Cosa succederà all’Italia dopo l’arrivo del MES

L’arrivo del MES in Italia, nell’immediato, si tradurrà in 39 miliardi di euro circa per poter sostenere la nostra economia, come sottolineato dal ministro delle finanze tedesco Scholz.

La liquidità derivante dal prestito del MES dovrà essere utilizzata per sostenere il sistema sanitario e le misure implementate in risposta alla crisi legata al coronavirus. L’importo sarà parametrato fino a un massimo del 2% PIL dei Paesi che faranno richiesta del MES.

Il debito dovrà essere estinto entro massimo 10 anni. Le condizioni di accesso saranno uguali per tutti o, possibilmente, addirittura annullate. Ciò non toglie che questi soldi l’Italia dovrà restituirli, prima o poi.

E il problema è proprio questo, il “dopo”: bene l’arrivo di fresca liquidità per far fronte alle stringenti necessità del momento, ma il MES ci tiene ad essere ripagato, un vizietto che hanno tutti i creditori. Ed è proprio per questo che può imporre un programma ai fini di raggiungere tale scopo, contenente riforme, possibili privatizzazioniaumenti delle tasse e molto altro, così da trovare i soldi e farli tornare nelle sue tasche.

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Per non rimanere sul vago e capire cosa effettivamente potrebbe accadere in Italia dopo l’attivazione del MES, è utile guardare una delle tante versioni del piano di salvataggio della Grecia datato 2015. Nel suo caso i creditori erano BCE, FMI e Commissione UE e non il MES in sé, ma l’impronta del Meccanismo in Italia potrebbe, potenzialmente, essere molto simile:

  • aumento delle tasse sulle società di spedizione;
  • tutta l’IVA al 23%, anche su servizi come ristorazione e catering;
  • eliminazione della pensione di solidarietà;
  • taglio di 300 milioni di euro della spesa militare;
  • privatizzazione dei porti e vendita della partecipazione della società di telecomunicazione OTE.

L’Italia sarà costretta ad adottare le stesse misure? La risposta, spero scontata, è che non si sa ancora. Tuttavia è ingenuo pensare che i soldi che arriveranno dal MES siano gratis, da qualche parte il governo la liquidità per ripagare il suo debito dovrà trovarla.

Cosa succede se l’Italia non può ripagare il debito

Come riferito dallo stesso Meccanismo, secondo il Trattato UE, sono la Commissione e i rappresentanti dei governi membri ad essere i responsabili del controllo post-programma dei Paesi che ricevono tali aiuti.

Il MES si giustifica dicendo che “se un Paese dovesse mancare un pagamento programmato, potrebbe mettere in discussione la capacità del MES di agire in una crisi futura influenzando la capacità finanziaria e l’affidabilità creditizia”.

Per individuare eventuali problemi con il rimborso del debito da parte di un Paese – e non è difficile immaginare l’Italia in tale scenario – il MES tiene costantemente traccia delle scadenze di interessi, commissioni e rimborsi principali con almeno 12 mesi di anticipo. Allo stesso tempo, analizza con un anno di anticipo il bilancio dello Stato e alle prospettive di crescita economica in base alle analisi compiute dalla Commissione UE.

Se la Commissione incaricata di valutare i rischi interni al MES dovesse determinare che possano esserci dei dubbi sulla capacità di ripagare il debito da parte dell’Italia o di altro Paese che ne farà richiesta, il Meccanismo consulta la Commissione UE e la BCE per valutare la situazione e le sue potenziali conseguenze in modo più approfondito. Come picco dell’escalation, il MES informerebbe i suoi membri, attraverso il consiglio di amministrazione, del rischio.

In “soldoni”: il MES trova sempre un modo per essere ripagato, sempre. Quanto costerà all’Italia in termini di indipendenza e impatto sui cittadini questo sarà apprezzabile tra pochi mesi.

aprile 2, 2020

SOCIALISMO O BARBARIE .

d franco bartolomei, coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista.
LA RICOSTRUZIONE DEL PARTITO SOCIALISTA NEL DOPOGUERRA -

Il Risorgimento Socialista riafferma tutte le ragioni della propria opposizione radicale al governo , fondate su una una concezione del modello sociale e dei rapporti economici del tutto alternativa allo stato di cose esistente , e sulla convinzione che il paese debba assolutamente recuperare la propria sovranita’ Costituzionale e rompere la sua sottoposizione ad un quadro normativo e ad un sistema finanziario e monetario ad esso esterno, costituito dal complessivo sistema Euro / Maastricht Lisbona /BCE ), che distrugge il suo equilibrio sociale , la sua coesione civile , il suo tessuto produttivo , e la sua vita democratica .

In questo momento drammatico le istituzioni europee hanno tentato di distruggere il nostro sistema economico per sottoporre il paese ad un nuovo commissariamento politico , che porterebbe il paese ad uno stato di gravissimo ulteriore impoverimento , ed alla distruzione della nostra democrazia .

Il Governo pur nella sua estrema diversita’ della sua visione sociale ed economica , fondata sulla condivisione del modello liberista , e su un progetto di sostanziale conservazione del sistema, mostra di voler resistere a questo attacco esterno , che approfitta della difficilissima situazione di emergenza che il nostro popolo sta affrontando con sacrificio , generosita’ e coraggio , cercando di contestare il patto di stabilità ed il pareggio obbligato di bilancio ,per poter utilizzare in deficit spending risorse consistenti per la ricostruzione del paese senza dover subire commissariamenti di sorta .

Se riuscira’ in questo tentativo , indubbiamente segnera’ una soluzione di continuita’ rispetto alla precedente prassi consolidata’ di vassallaggio e subalternita’ che finora hanno tenuto tutti i governi della II repubblica .

A maggior ragione questo accadra’ se sara’ in grado di riaffermare la centralità dello stato nella incentivazione delle attività economiche , nella riconversione del nostro sistema produttivo verso economia reale , attraverso il rafforzamento del settore manifatturiero e delle nostre filiere produttive strutturali, e ricostruendo una presenza pubblica nei settori strategici , puntando ad utilizzare utilizzando una rete di relazioni commerciali economiche e politiche che rispondono ad una nuova logica internazionale di natura multipolare ,

Se questo tentativo , ad oggi solo abbozzato , dovesse tradursi in realta’ il problema a quel punto sarà per noi del Risorgimento Socialista quello di costruire un nuovo tipo di contrapposizione con il governo , sulla qualità delle scelte e sul tipo di modello che si sceglierà , e sul ruolo e la centralità che il lavoro assumera’ nei processi decisionali collettivi che determinano le scelte sociali ed economiche nel nuovo sistema .

Se questo non avverrà continueremo il nostro ruolo di opposizione frontale , con ancora maggior determinazione , sapendo che se l’Italia perde la partita con l’Europa la situazione diverrà drammatica per i lavoratori e tutte le classi subalterne , perché il paese subirà una stretta micidiale in termini di impoverimento ulteriore e di repressione

Per noi la scelta sara’ drammaticamente molto lineare , e definiremo le nostre scelte di fase in base a ciò che si produrrà nei rapporti con l ‘Europa , li sapremo se la nostra dovrà essere una lotta per la libertà e la democrazia contro la barbarie ed il nuovo fascismo ,o potrà essere una grande lotta democratica per le riforme socialiste all’ ‘interno di un quadro costituzionale rinnovato .

Faremo in ogni caso sempre quello che sarà utile ai Lavoratori ,ed alla difesa estrema della nostra Democrazia Repubblicana.

Viva il Socialismo

  • Franco Bartolomei Se Il Governo resistera’ ai Dicktat di Bruxelles faremo la nostra parte .
aprile 1, 2020

Dopo quasi un mese di emergenza-crisi…

di Gaetano Colantuono

Stiamo perdendo tempo che non abbiamo, i Covid-bond (o altri bond) non si faranno mai, almeno non nell’immediato. L’unica strada è andare oggi sui mercati a raccattare risorse e mettere alla prova l’operato della BCE: se mantengono i tassi bassi è fatta e si potrebbe andare avanti, altrimenti sarà un addio come in certe coppie in eutanasia.
Se invece ci “regalano” il MES, avremo una crisi sul modello greco: un’altra dose di austerità che forse non sarà accettata pacificamente in questo paese.

C’è della perfidia in questa situazione. Pessimismo della ragione ad alti livelli.

– Fino a quando INPS e stato potranno pagare servizi (compresi quelli medico-sanitari), stipendi e pensioni?
– Quante risorse aggiuntive saranno stanziate per le varie forme di reddito di emergenza (compresa la cassa in integrazione)?
– Quante pmi riapriranno dopo la fine dell’emergenza?
– Su quali entrate fiscali lo stato potrà contare nei prossimi mesi?
– Quale sorte di tutti coloro che non rientrano fra le misure previsti?

Non ho mai fatto mia la squallida logica del “tanto peggio tanto meglio” né la pratica meschina del demagogo, ma mi chiedo SE NON CI SARA’ UN PARTITO SOCIALISTA COSTITUZIONALE COME SE NE POTRA’ USCIRE SENZA DEMOCRATURA O CRIPTOFASCISMO?

Noi tutti-e siamo chiamati-e alla responsabilità collettiva.

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