Archive for maggio 7th, 2020

maggio 7, 2020

Giuseppe Cesaro

Intervista di Antonella Ricciardi

In questo nuovo dialogo, il poeta capuano Giuseppe Cesaro narra alcuni aspetti ulteriori della sua arte. Tutto nasce un libro che avrebbe voluto già  pubblicare quando, ancora più di un lustro fa, si poteva fare affidamento sulla cittadella d’arte contemporanea di Capua  e in particolare sul  Dama, con l’evento L’Albero di Poesie, dove partecipò  con suoi  quaderni. I supi manoscritti giovanili sono stati intitolati “Di baci e prati fioriti”.  Lo vennero a trovare anche delle ‘muse’..a cui piacevano anche i suoi collages:  così come Gisela Robert, una importante artista tedesca che vive a Napoli, amica di Fabrizia Famondino  collaboratrice di Franco Basaglia..che fu la Elsa Morante de Sud, la quale gli  donò  un quadro con delle lettere raffigurante “I Fiori del Tempo”..da una poesia contenuta nella silloge “L’altra diagonale”, Bludiprussia editrice. Questi incontri non avevano fatto abbandonare a Giuseppe Cesaro la scrittura poetica autobiografica, come si  ebbe  modo di parlare in una prima intervista. Giuseppe Cesaro è anche autore di alcuni collages sulle matres matutae, radicando la sua ispirata opera nella tradizione più antica, che ha lasciato una impronta nella Capua più arcaica. Giuseppe Cesaro ha in programma, presto, ulteriori pubblicazioni, che si aggiungono a precedenti pubblicazioni, che hanno sempre lasciato un segno letterario di molto intenso spessore.  Un altro motivo ricorrente nella scrittura di Giuseppe Cesaro è la delicata sensibilità verso i più emarginati, espressa anche, ad esempio, in alcuni suoi recenti versi dedicati a gitani girovaghi, ispirati ad un quadro di Picasso, che ben esemplifica la sua particolarità di “poeta visivo”, le cui immagini in parole sono vivide come dipinti: ”

I girovaghi del circo–da un quadro di Pablo Picasso

Chissà dove vanno questi girovaghi
più fuggitivi di noi
grandi e piccini
su questa strada di campagna
con le loro chitarre gitane
forse verso un altro spettacolo
un’altra città
lasciandosi dietro ricordi
diventati silenzi
coi costumi piegati in bauli di sogni
Sono cavalieri e ballerine circensi
che volano lanciati in aria
sollevati da braccia
per poi cadere su un tappeto di velluto
come dei musici dell’Universo
vestiti di rosa e di blu
fioriti nella musica triste del viaggio
e del mistero
e portano nell’avventura
i colori del gioco
e dei sogni ridenti
del loro mondo
e la fatica leggiadria
della loro arte”

1) Ricciardi: “Puoi anticiparci qualcosa delle opere cui stai lavorando in questo periodo: poesie “sparse” e/o nuovi libri che raccolgano liriche poetiche? Quali i loro principali motivi ispiratori?”

Cesaro: “Dopo Prime Pagine libri di ‘Autobiografi’, poesie..sguardo sul mondo contemporaneo..accettato da Albatros..firmai anche il contratto..per via di editing..ho ripreso un manoscitto giovanile, che ha ottenuto risposte positive da una casa editrice “Aletti”..che vede spesso la partecipazone di cantanti della musica leggera..c’è anche Mogol..tra il team redazionale..e da “Lampi di Stampa”. Forse sceglierò quest’ultima per verificare il nuovo modo di pubblicare in rete anche se il mio progetto editoriale, riguarda l’iniziale “Progetto di Prime Pagine”.

2) Ricciardi: “Le tue evocative poesie accostano immagini in modo inconsueto, tanto da ricordare trame oniriche, per tali sorprendenti associazioni di idee; eppure,  la tua sensibilità è contemporaneamente molto radicata nel sociale. In passato, già ne accennammo in una precedente intervista; puoi renderci partecipi del modo in cui continui il tuo impegno sociale? Ci sono situazioni particolarmente critiche ed ingiuste, che ultimamente ti hanno colpito di più?

Cesaro: “L’impegno in una Comunità come ‘giornalista volontario’ mi diede modo di approntare insieme a una giornalista professionista, Alba Squeglia, una rivista” Nuvole” per ragazzi delle scuole medie di Bellona e utenti degli ex ospedali psichiatrici I”l Monticello”..internati e segregati per decenni e nuove cronicità..poi si inaugurò un nuovo cenro presso Il Palazzo Fieramosca di Capua..con tanto di taglio di nastri ad opera di Bassolino. Tale esperienze interessanti non meno della esperienza govanile nella prigione scuola beneventana di Airola, pure se difficili e traumatiche, ti arricchiscono umanamente ma poi vedi che prevalgono logiche troppo medicalizzanti e poca socialità..a detta anche di specialisti. Tali luoghi finiscono per ridiventare non luoghi..non essendoci più volontariato sociale

3) Ricciardi: “Nei tuoi versi ci sono spesso riferimenti all’antichissima città di Capua, della quale sei originario: quanto conta nella tua ispirazione?”

Cesaro ” “Lontano dai nostri lidi un cielo mi rimaneva dentro..Nelle piazzetta la voce dei bambini l’amore sognato delle le fiabe ..le violette..Non la potevo amare se prima non ritornavano le rondini ai loro nidi..”;questa piccola poesia fu citata dal bollettino letterario “Formica Nera” di Padova..tra i fondatori..Ungaretti..ma anche “L’estate in Riviera”..con poesie pubblicate da Riviste “Come san Remo arte 2000″ testimoniano che la mia città..delle rondini..è stata sempre al centro dei miei pensieri..quando parlo del cuore tenero del mondo..senza però dimenticare che la quotidianità negata è una esperienza di esclusione dalla quotidianità di tutti i giorni..qualcosa di fortemene ingiusto per chi la subisce..un grido sussurato a un mondo invece spesso sordo.”

4) Ricciardi: “L’attuale situazione di emergenza sanitaria per l’epidemia del nuovo coronavirus ti ha suggerito ulteriori riflessioni da trasporre nei tuoi testi? Forse pensieri sul senso del male e del modo di superarlo anche per l’anima, almeno in parte?”

Cesaro: “Ho scritto delle poesie anche un po’ provocatorie a riguardo,a parte l’impegno eroico dei medici e degli infermieri ..e l’arte della sopravvivenza..è stato ed è davvero molto dura per chi non ha perduto il lavoro..per le categorie deboli..e anche per chi vive più ‘isolato’ ”

 

 

 

 

maggio 7, 2020

Risorgimento Socialista

di Franco Bartolomei

RISORGIMENTO SOCIALISTA si è costituito nel 2015 per lavorare ad una ristrutturazione di tutta la Sinistra Italiana quale parte attiva di una radicale rifondazione di tutto il Socialismo Europeo, ormai distrutto dalla sua illusione tragica, e fallimentare , di poter gestire in positivo lo sviluppo neoliberista delle economie sviluppate,assecondandone l’affermazione attraverso le proprie esperienze concrete di governo , e soprattutto attraverso la determinante adozione acritica ,e addirittura piu’ che convinta ,dello stesso trattato di Maastricht , che ha costituito ,il nuovo inarrestabile asse strutturale attorno a cui e’ avvenuta la omologazione assoluta delle societa’ continentali al modello liberista nei rapporti produttivi , ed ai parametri culturali ed ai moduli di consumo e di vita civile della societa’ di mercato di tipo americano , la finanziarizzazione dei processi di costruzione della ricchezza e la conseguente trasformazione della natura del credito e del ruolo del sistema bancario, e la traslazione completa alle elites tecnocratiche e monetarie sovranazionali dei centri decisionali principali degli indirizzi dello sviluppo sociale collettivo .

Il trattato di Maastricht che ha istituito l’attuale assetto della UE, non e’ riformabile secondo gli obiettivi democratici e sociali che costituiscono la ragione del nostro essere politico, e pertanto la lotta contro di esso diviene il punto centrale di ogni autentico progetto di trasformazione democratica delle societa’ europee e di ricostruzione di un tessuto di relazioni sociali in cui il lavoro riassuma centralita’ sociale, economica, e decisionale.

I due Trattati di Maastricht e Lisbona sono sicuramente modificabili solo all’interno dei loro stessi fondamenti strutturali , costituiti dalla prederminazione del modello neoliberista come unico modello di riferimento della configurazione strutturale dell’Unione , e dalla distruzione reale della sovranita’ costituzionale degli stati partecipi, ottenuta con l’ azzeramento delle politiche economiche di ciascuno conseguente all’azzeramento delle loro autonome potesta’ monetarie, indispensabile ad evitare il risorgere di possibili alternative di modello a livello degli stati nazionali. all’interno dello spazio finanziario e monetario, certo, vincolato, e condizionante ,che cementa la nuova unione ,posto nelle mani della BCE e governato da una elite’ tecnocratica,

Il Sistema Maastricht e’ strutturato per evitare in radice che si determinino assetti economici e sociali in grado di minare le ragioni strategiche dell’unione ,costruita in questo modo come elemento centrale e garante del nuovo assetto finanziario globale ed integrato che avrebbe caratterizzato il futuro indirizzo dello sviluppo del sistema economico delle economie capitalistiche sviluppate ,dopo la fine della divisione del mercato mondiale nel 1990.

Questa specifica strutturalita’ finanziaria e neo -liberista della UE di Maastricht la renda una costruzione istituzionale , finanziaria ed amministrativa ,incompatibile con qualsiasi scelta di modello ad essa inversa ed alternativa, e la rende conflittuale con tutte le strutture e gli istituti sociali ed economici che hanno costituito dal dopoguerra il modello sociale moderno degli stati costituzionali europei, condizionato dalla centralita’ assunta dal movimento dei lavoratori nella loro dialettica democratica : Le partecipazioni publiche negli apparati produttivi e nel sistema creditizio , La proprieta’ pubblica delle infrastrutture di base , La autonomia contrattuale delle parti sociali , Le rigidita’ normative a tutela del mercato del lavoro , e Le politiche pubbliche anticicliche fondate sulla disponibilita’ di spesa dei governi .

E’ petanto la stessa incondizionata finalita’ di imposizione assoluta di un modello liberista ,omogeneo alla finanziarizzazione delle economie sviluppate, propria del trattato di Maasstricht , il cui obbiettivo primo era l’azzeramento della potesta’ monetaria degli stati al fine di costruire un sistema istituzionale totalmente chiuso nella sua impostazione originaria di modello , ad indurci alla convinzione che solo una preliminare totale ripresa di forza Costituzionale degli Stati della UE, compresa anche la possibile eventualita’di una nostra uscita unilaterale dalla moneta unica, rappresenta l’unica condizione che puo’ rendere possibile una ricostruzione democratica di una nuova comunita’ politica continentale tra di essi sulla base di una ridefinizione di un accordo ampio e contrattuale , fondato sul criterio chiave per cui ogni cessione di poteri , funzioni e quote di sovranita’ ad una struttura politica , di rappresentativa ed esecutiva ,centrale e sovraordinata , puo’ avvenire solo nel pieno rispetto , garanzia e tutela, degli standard sociali ed ecomici liberamente determinati in base alle rispettive costituzioni materiali degli stati partecipanti .

La Sovranita’ Costituzionale degli Stati rappresenta quindi per noi il mezzo necessario per innescare un processo di collaborazione ed integrazione tra i popoli d’europa di ben altra natura democratica e di ben altro livello di qualita’ sociale dell’attuale Unione ,tecnocratica ed autoritaria , che impoverisce i popoli . li espropria di ogni potere decisionale, e assoggetta ogni scelta d’indirizzo generale agli interessi dell’equilibrio finanziario complessivo al cui servizio e’posto il suo ricattatorio sistema monetario .

Questa riarticolazione di una nuova unione tra i paesi d’europa dovra’ trovare la sua espressione strutturale complessiva attraverso un sistema finanziario del tutto diverso dall’attuale, molto piu’ articolato e collegato in modo flessibile al suo interno , fondato su monete nazionali sovrane ,coordinate nei rispettivi rapporti di cambio da un sistema di bande di oscillazione predeterminate tra le rispettive autorieta’ monetarie nazionali,, in grado di consentire politiche nazionali antirecessive e socialmente riequilibratrici , all’interno di un nuovo patto costituzionale comune contrattato liberamente tra paesi che hanno recuperato la dimensione piena della propria capacita’ di autonoma determinazione , superando l’assetto autocratico ,forzato e verticistico che venne codificato a Maastricht e Lisbona .

Noi vogliamo un diverso assetto monetario tra i paesi d’europa , in cui Il debito degli stati possa essere gestito con la flessibilta’ tipica delle monete sovrane , espressione naturali di sistemi economico-produttivi omogenei e di realta’ istituzionali ed amministrative definite a livello nazionale ,governabili anche attraverso una politica dei cambi , e con la possibilita’ ,che un sistema di questo tipo consente, di recuperare un significativo livello di spesa pubblica per interventi anticiclici e antirecessivi

Il nostro progetto politico di fondo è collegare tutte le piattaforme antimaastricht che pongono il recupero pieno della sovranita’ costituzionale come momento centrale di un programma politico anticrisi, e come premessa ineludibile per un mutamento radicale del modello di sviluppo , attorno ad un programma di governo sufficientemente definito negli obiettivi e nella misure da adottare, per costruire attraverso un lavoro di confronto e chiarimento un fronte politico alternativo al programma recessivo dei fiscal compact , al sistema liberista imposto e definito delle circolari della commissione europea elaborate dalle tecnocrazie che reggono i gangli decisionali dell’unione, ed alla distruzione delle politiche sociali ed industriali dei paesi d’europa imposto dalla sottrazione della sovranita’ monetaria .

All’interno di questo fronte, netto, ed alternativo ai governi della II Repubblica ,pensiamo di poter radicare il processo di ricostruzione della sinistra a cui vogliamo lavorare ., in modo di sottrarlo ad ogni possibile subalternita’ alle logiche di stabilizzazione di sistema del centro-sinistra

maggio 7, 2020

La salvaguardia della libertà.

di Gaetano Colantuono
L'immagine può contenere: 1 persona

“(….) La salvaguardia della libertà e dignità, umana e sociale, del lavoratore, nella sua duplice qualità di cittadino e di parte del rapporto di lavoro, non potrebbe ritenersi compiutamente realizzata da una normativa che si esaurisca nella garanzia di una attiva presenza del sindacato nel luogo di lavoro; né può tacersi che vi sono interessi in ordine ai quali lo Stato non può esimersi dalla emancipazione di una disciplina che ponga a disposizione del lavoratore mezzi di tutela diretta, azionabili, cioè, indipendentemente dall’intervento delle associazioni sindacali. In considerazione di ciò, il titolo primo della presente legge vuole assicurare ai lavoratori l’effettivo godimento di taluni diritti e libertà fondamentali che, pur trovando nella Costituzione una disciplina e una garanzia complete sul piano dei principi, si prestano tuttavia, in carenza di disposizioni precise di attuazione, ad essere compressi nel loro libero esercizio. (…)”
Giacomo Brodolini, socialista, ministro del Lavoro, relazione al Disegno di Legge presentato nel giugno 1969 con il titolo “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro”, meglio definito in seguito come “Statuto dei Diritti dei Lavoratori”, diventato legge dello Stato il 20 maggio 1970.

 

maggio 7, 2020

Ricostruire l’esperienza comune.

Dopo la caduta dell’esperienza politica “comunista”, il percorso di elaborazione nell’individuare il soggetto del cambiamento, capace di sovvertire l’ordine esistente, ha inevitabilmente scoperto il fianco di chi si era fatto portatore “serio” di quell’esperienza, mettendone a nudo le inconsistenze, oltre che rivelare la distanza enorme tra i “buoni propositi” e le “azioni di fatto”. Nel 1981, Pierre Andreu scrive che le possibilità di costruire una società nuova si debbano ricercare in Sorel, in quanto le sue tesi appaiono sempre più attuali. Il Sorel critico dei partiti e fautore delle forme di vita associativa, delle cooperative e del mutualismo: altro non significa che ripartire dall’esperienza comune.
E’ proprio sul significato di esperienza comune risiede la base del discorso filosofico-politico di Sorel. Esperienza comune significa non delegare a nessuno il proprio destino. Significa che ogni individuo deve sentirsi parte attiva del tutto. Non vi sono demiurghi e interpreti dei bisogni collettivi. Non vi sono capi e capetti con la delega in bianco. In questa prospettiva, andando a fondo nel pensiero di Sorel, si può riscontrare la sua diffidenza nel seguire la scia di un maestro unico: difatti Sorel riprende Proudhon, Bergson, Marx, Kant, Jhering e Pareto e non solo.
La grandezza di Sorel sta nella sua formazione didattica, contro ogni scuola, e per questo non intendeva lasciare nessun sistema ai posteri.

Se, al contrario, restiamo alla superficie, troviamo la caricatura del sorelismo di destra e di sinistra. Perché questa semplificazione inutile di Sorel? Perché Sorel, essendo un vero fautore della libertà, non disdegnava quelle che, agli occhi degli sciocchi, appaiono “cattive compagnie”. Eppure, mai come ai giorni nostri il pensiero e la vita di Sorel ci potrebbero insegnare molte cose.
Sorel, già alla fine dell’ottocento, credeva che la teoria dovesse modificarsi e sottomettersi alla critica imposta dai fatti nuovi; come pure la diffidenza negli schemi rigidi che non lasciano spazio all’arricchimento dei contributi esterni. Sorel si richiama al dover essere kantiano in quanto perennemente non-finito, al concetto di durata di Bergson, al concetto del mito come elemento propulsivo per la lotta.
Oggi, dove i nostri passi sono incerti a causa delle macerie lasciate dal crollo del comunismo storico novecentesco, ripartire dall’esperienza comune di questa disfatta, attraverso un percorso di elaborazione condivisa di una strada possibile, scevra da pregiudizi e da sterili propagande sempre pronte a distruggere ogni possibile tessitura che non provenga da chi di dovere, è non solo possibile ma anche auspicabile.
La strada che porta alla sconfitta, al contrario, è quella di credere di poter rappresentare il “soggetto del cambiamento”, di essere il fondatore e l’ideatore del nuovo percorso.
Perché Sorel vedeva il sindacato come una comunità attiva, autonoma, in relazione e non solo in opposizione con lo stato? Perché egli crede che ogni individuo sia un produttore e non un consumatore. Perché crede che il peggior danno che si possa infliggere ad una comunità (proprio così, Sorel vede il sindacato come una comunità) è quella di umiliare l’individuo privandolo della propria scelta.
L’esperienza comune è anche saper riconoscere la separazione tra conoscenza e azione e ricercare sempre le motivazioni che conducono all’agire e chiedersi sempre del perché dell’inazione di qualcuno vicino a noi, perché probabilmente si sta creando una distanza, che è un modo come un altro di riprodurre una gerarchia insopportabile.
Comunità, quindi, nella prospettiva di Sorel, è la possibilità di pensare con la propria testa all’interno di una comune esperienza.