Archive for ‘economia’

aprile 1, 2020

CORONAVIRUS, TITO BOERI PROPONE UN REDDITO PER GLI IMMIGRATI

Le soluzioni per quella che sarà una crisi economica senza precedenti si stanno rincorrendo. L’emergenza Coronavirus ha fatto capire che lascerà strascichi importanti e tutti i personaggi più in vista del Paese, per quanto riguarda il settore economico, stanno proponendo la loro ricetta.

Così è stato anche per Tito Boeri, ex-Presidente dell’INPS nonché direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento. Tuttavia il parere di Boeri, presentato nel corso della trasmissione Otto e mezzo, condotta dalla celebre giornalista Lilli Gruber, ha lasciato più di qualche perplessità.

Confindustria prevede un -6% su base annua, il che vuol dire in termini di disavanzo pubblico un -7 o addirittura -8%. In questo momento – afferma Boeri – la cosa più importante è aumentare la nostra capacità produttiva e lavorativa. Sfruttiamo al massimo il potenziale del telelavoro, anche se molte aziende già si sono mosse in questa direzione. In Italia circa il 33% dei lavori può essere fatto a distanza e non dobbiamo dimenticare che il primo problema che abbiamo oggi si pone dal lato dell’offerta, ovvero della nostra capacità di continuare a produrre“.

Bisogna però tappare anche quei buchi che sono rimasti nel decreto di marzo, raggiungendo tutte le famiglie e le persone che oggi sono in Italia, compresi i lavoratori in nero e gli stranieri regolari” ha aggiunto l’ex Presidente dell’INPS. “Bisogna dare a tutti un reddito, un sostegno in questo momento: è fondamentale per la nostra economia per non aggiungere a una crisi dell’offerta anche una crisi della domanda“.

Positivo invece il suo giudizio sull’operato del Governo: “Credo che si stiano facendo le cose giuste, ma bisogna arrivare a tutti. Certo non è semplicissimo, in altri paesi hanno avuto molta difficoltà. Noi nel primo provvedimento avevamo lasciato fuori una serie di categorie, come le badanti. Loro, come gli immigrati e i lavoratori in nero, sono persone alle quali dobbiamo per forza pensare“.

Poi Lilli Gruber ha posto a Tito Boeri una domanda sulle misure economiche proposte dal Matteo Salvini, ovvero l’erogazione di BOT di guerra e un maxi condono edilizio e fiscale. “Non ne capisco il ragionamento – ha risposto – poiché i BOT sono titoli a scadenza breve mentre noi in questo momento dobbiamo allungare il più possibile le scadenze. La BCE ci coprirà 200 miliardi di titoli di Stato, francamente non vedo la necessità di mettere nuovi strumenti nel breve periodo. Anzi, dovremmo cercare di mettere titoli non redimibili, che non richiedano il rimborso alla scadenza. Questa dovrebbe essere la logica entro la quale muoversi. Quanto al condono, non capisco la razionalità di fare un’operazione di questo tipo: in genere si fa quando si hanno problemi di cassa, aumentando subito le entrate rinunciando ad averne in futuro. Il nostro problema oggi è opposto: le persone non possono pagare oggi le tasse, dobbiamo quindi dilazionare e spostare nel tempo le tasse, alleggerire la pressione fiscale e semmai recuperarla in futuro“.

marzo 31, 2020

Cassa integrazione pagata subito: sottoscritto accordo con le banche

 Teresa Maddonni

 La cassa integrazione verrà pagata subito. È stato sottoscritto nella giornata di ieri l’accordo tra le banche con Abi e le parti sociali durante la videoconferenza presso il ministero del Lavoro presieduto da Nunzia Catalfo.
Cassa integrazione pagata subito: sottoscritto accordo con le banche

Il confronto è durato 7 ore e alla fine è stato sottoscritto il Protocollo con il quale le banche si impegnano ad anticipare a condizioni favorevoli, le somme dovute per la cassa integrazione ai lavoratori che potranno nell’immediato affrontare le difficoltà cui il coronavirus ci sta sottoponendo.

Così non sarà necessario attendere i tempi anche molto lunghi dell’INPS, ma la cassa integrazione verrà pagata subito dalle banche che poi riceveranno dall’Istituto in un secondo momento la somma dovuta.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prevista dal decreto Cura Italia.

Vediamo come verrà pagata subito la cassa integrazione ai lavoratori e cosa prevede l’accordo sottoscritto con le banche.

Cassa integrazione pagata subito dalle banche: l’accordo

Cassa integrazione pagata subito dalle banche e ad annunciare l’accordo tra Abi e parti sociali al termine della videoconferenza durata l’intero pomeriggio del 30 marzo è anche la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che commenta anche sul suo profilo Facebook.

Nel protocollo è previsto che le banche che aderiranno pagheranno la cassa integrazione ai lavoratori nell’immediato con delle condizioni favorevoli.

L’INPS che per pagare la cassa integrazione spesso impiega anche 2 o 3 mesi– ma i lavoratori al momento hanno bisogno di aiuto nell’immediato- si impegna dal canto suo a rimborsare le banche entro i 7 mesi.

La banca presso la quale il lavoratore chiederà la cassa integrazione non farà pagare a questi interessi aggiuntivi. Il protocollo avrà validità fino al 31 dicembre 2020 e permetterà di pagare la cassa integrazione entro Pasqua cercando così di rispettare, con l’accordo,le promesse di Conte che aveva annunciato gli aiuti entro il 15 aprile.

A margine della videoconferenza la ministra Catalfo ha così commentato, attraverso il suo profilo Facebook ufficiale, l’accordo raggiunto:

Le parti sociali e l’Associazione bancaria italiana (Abi) hanno sottoscritto, alla mia presenza e su mio invito, la convenzione per l’anticipazione degli ammortizzatori sociali previsti dal decreto Cura Italia. Tra i punti principali, la convenzione prevede che le banche aderenti adotteranno condizioni di massimo favore per evitare costi a carico dei lavoratori. Un risultato molto importante grazie al quale milioni di lavoratori potranno vedersi riconoscere dalle banche una rapida anticipazione dell’importo del trattamento d’integrazione salariale che gli spetta.

Cassa integrazione subito: domanda nei prossimi giorni

Per la cassa integrazione pagata subito grazie all’anticipo delle banche previsto dal protocollo ci sarà la possibilità di fare domanda già a partire dai prossimi giorni e si avranno anche le istruzioni in merito dettagliate.

Come abbiamo detto, nonostante i dubbi dei consulenti del lavoro, l’obiettivo è quello di concedere l’ammortizzatore sociale esteso anche alle microimprese.

Come abbiamo anticipato l’accordo avrà validità fino al 31 dicembre 2020. Il pagamento anticipato riguarda la cassa integrazione a zero ore per nove settimane che il limite fissato dal decreto Cura Italia, ma che con il nuovo decreto di aprile potrebbe essere prolungata dal momento che a prolungarsi sono anche le misure restrittive per evitare contagio da COVID-19. L’anticipazione sarà fissata in questo caso a 1.400 euro.

Una buona notizia per i 10 milioni di lavoratori coinvolti. La volontà di contribuire al processo della cassa integrazione era arrivato dalle banche già nei giorni scorsi attraverso alcune dichiarazioni di Abi e le Organizzazioni sindacali del settore bancario, Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin che:

condividono con grande favore l’importante obiettivo a cui stanno intensamente operando con le altre rappresentanze delle imprese e dei sindacati per il varo della convenzione per l’anticipazione ai lavoratori dei trattamenti di cassa integrazione conseguenti alla sospensione dal lavoro causata dall’emergenza Covid-19. Un concreto aiuto alle famiglie che sta trovando pronta definizione grazie alle consolidate positive relazioni sindacali innanzitutto nel mondo bancario che hanno sempre consentito di trovare insieme gli strumenti utili nei momenti di maggior criticità, anche con attenzione alle altre categorie.

Maggiori dettagli sull’accordo tra Abi e parti sociali sulla cassa integrazione pagata subito, con i moduli per la domanda dei lavoratori e istruzioni in merito si avranno nei prossimi giorni.

marzo 30, 2020

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall’ordinanza della Protezione Civile

Coronavirus, ecco quanto spetta a ogni Comune dall'ordinanza della Protezione Civile

Come annunciato nell’ultima conferenza stampa tenuta dal premier Giuseppe Conte, con un’ordinanza della Protezione Civile sono da subito a disposizione dei circa 8.000 comuni italiani 400 milioni per sostenere le famiglie e i soggetti in difficoltà economica a causa del coronavirus.

A questi soldi poi verranno aggiunti dal governo i 4,7 miliardi del fondo di solidarietà, che saranno anticipati e versati ad aprile invece che a maggio. Una scelta questa dettata dal crescente numero di persone che al momento si trovano impossibilitate a reperire generi di prima necessità.

Lo Stato assegnerà a ogni Comune una determinata cifra, ma saranno poi i sindaci ad assegnare questi fondi come meglio si ritiene per “l’acquisizione di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale”.

Nelle intenzioni del governo questi soldi sono una sorta di misura tampone straordinaria, in attesa che come previsto dal decreto Cura dal 15 aprile inizieranno a essere erogate tutte le misure di sostegno al reddito messe in campo per aiutare le fasce deboli.

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Quanto spetta ai Comuni dalla Protezione Civile

Oltre ai 4,7 miliardi del fondo di solidarietà che arriveranno ad aprile invece che a maggio, gli ulteriori 400 milioni ai Comuni previsti dall’ordinanza della Protezione Civile sarebbero già a disposizione dei sindaci.

Per dividere i 400 milioni tra i vari Comuni per l’80% del totale è stato adottato il criterio della proporzionalità in base al numero degli abitanti, mentre il restante 20% andrà dove c’è un reddito pro capite più basso.

Elenco soldi elargiti a ogni Comune dalla Protezione Civile

Secondo delle indicazioni di massima da parte del governo, questi 400 milioni serviranno a fornire buoni spesa di un valore tra i 25 e i 50 euro per ogni nucleo familiare, in attesa che il 15 aprile arrivino gli assegni da 600 euro previsti dal decreto Cura.

La decisione di quanto e a chi destinare sarà presa però dalle varie amministrazioni comunali, che avranno la totale autonomia nel decidere come utilizzare questi soldi previsti dal decreto della Protezione Civile.

marzo 30, 2020

Mercati oggi: ancora coronavirus a dominare la scena

Mercati oggi: cosa sta succedendo nella prima seduta della nuova settimana, sempre dominata dal coronavirus?

Mercati oggi: ancora coronavirus a dominare la scena

Nella prima seduta della nuova settimana, numerose Borse hanno infatti lasciato osservare nuovi segnali di cedimento e in alcuni casi le perdite sono risultate piuttosto evidenti.

Tutto è accaduto in concomitanza con il crollo del prezzo del petrolio, affondato momentaneamente persino sotto i $20 al barile. Sui mercati, oggi, sembra essere tornato un sentiment di avversione al rischio, ma la seduta potrebbe ancora cambiare rotta.

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Mercati oggi alle prese con il coronavirus: le ultime notizie

Esattamente come accaduto nel corso delle ultime, drammatiche settimane, anche oggi i mercati hanno ricominciato a valutare con crescente scetticismo l’impatto e le conseguenze globali del coronavirus.

Quest’ultimo, ormai trasformatosi in vera e propria pandemia globale, ha contagiato più di 700.000 persone stando ai più recenti dati della Johns Hopkins University. Le morti, invece, hanno superato quota 33.000, mentre i Paesi più colpiti sono risultati:

  • Stati Uniti: oltre 139.000 infetti
  • Italia: circa 97.000
  • Cina: oltre 82.000
  • Spagna: più di 80.000
  • Germania: circa 62.000

I mercati oggi sono tornati a riflettere proprio sugli effetti del coronavirus, che ha già messo con le spalle al muro numerose economie. Secondo Rodrigo Catril, currency strategist della National Australia Bank, essi continueranno a chiedersi se e quanto le misure di stimolo introdotte in tutto il mondo si riveleranno sufficienti per aiutare l’economia a resistere a questo shock inaspettato.

Per rispondere a questa domanda sarà necessario conoscere l’entità delle misure di contenimento oltre che per quanto tempo saranno implementate. Fino a che queste incertezze non verranno risolte è probabile che le Borse e i mercati tutti continueranno a scambiare in preda alla volatilità.

L’andamento delle Borse oggi

Durante la sessione asiatica, tra le Borse peggiori si è inserita di diritto quella di Tokyo, con un Nikkei che ha lasciato sul campo più di 3 punti percentuali e con un Topix altrettanto depresso.

Non è andata tanto meglio alla Cina, dove i principali indici hanno scambiato con ribassi più o meno evidenti. Lo SZSE Component ad esempio ha perso più del 2%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong è riuscito a limitare i rossi.

Meno depresse, invece, sia la Corea del Sud (che ha tentato di resistere alle vendite), sia l’Australia e la Nuova Zelanda, rispettivamente in rialzo del 7% e dell’1,68%.

Nonostante le performance di alcune Borse siano risultate particolarmente negative, non tutti i mercati oggi sono stati trascinati nel baratro. I rossi sono stati molto più contenuti rispetto a quelli delle ultime sedute. Tutti gli occhi ora saranno puntati sull’apertura delle europee e degli USA.

marzo 29, 2020

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo

 

di Gaetano Petrelli

In questo dipinto di Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553) si vede Martin Lutero sulla sinistra, con i capelli grigi, mentre assiste al miracolo di Gesù che resuscita Lazzaro dalla morte

Forse non tutti sanno che “Schuld”, in tedesco, significa non solo “debito” ma anche “colpa”. La concezione luterana (o calvinista) del mondo è meritocratica, e per comprenderla davvero bisogna leggere, tra gli altri, il grande Max Weber, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”.

La reazione della UE alla grande crisi dei debiti pubblici, a partire dal 2010, si spiega in buona parte con l’esigenza, etica prima ancora che politica ed economica, fortemente sentita dalle nazioni nordeuropee, di non incoraggiare l’azzardo morale foraggiando gli Stati spendaccioni del sud Europa. Poi, certo, c’era anche l’esigenza di tutelare i creditori esposti sui debiti sovrani, tra i quali anche le banche tedesche e francesi. Ma pecca di semplicismo, ai limiti del grottesco, chi considera solo quest’ultima come causa della c.d. austerità imposta a partire dal 2010, come condizione alla quale la Grecia, l’Italia, la Spagna e altri hanno potuto accedere a meccanismi quali le Omt, o il quantitative easing della Bce, salvandosi da un sicuro default. Proprio perché, ripeto, l’elettore tedesco, olandese o finlandese non avrebbe mai accettato di dare aiuti senza condizionalità, incentivando l’azzardo morale. La cifra per la comprensione della realtà è la complessità, non l’ottuso semplicismo dei sovranisti, siano essi europei meridionali o settentrionali. Ed è proprio il complesso scenario suddescritto (ossia, la storia economico-politica dell’Europa nell’ultimo decennio) che viene descritto in questi giorni da Conte e Macron come crisi “asimmetrica”.

Orbene, la tragedia che sta piegando tutto il mondo in queste settimane è qualcosa di totalmente diverso. Nessun azzardo morale, nessuna colpa, nessuna asimmetria. Ci sono persone, popoli, che stanno soffrendo l’indicibile a causa di una terribile pandemìa, e se non si comprende questo, se non sorge ora uno spirito di fratellanza tra popoli che stanno soffrendo insieme, quegli stessi popoli che si sono date istituzioni comuni per evitare guerre fratricide dopo il disastro della seconda guerra mondiale, allora – e lo dice un europeista convinto – non c’è davvero futuro per questa Europa. Perciò bene ha fatto Conte, nella conferenza stampa di ieri sera, come all’Eurogruppo dell’altro ieri, ad essere duro e determinato nei confronti dei partners europei. La storia sta bussando violentemente alla porta, e non si può far finta di niente rifugiandosi, ottusamente, negli schemi e nelle soluzioni pensati per gestire problemi totalmente diversi. La soluzione – per alleviare la drammatica situazione vissuta soprattutto, sul versante economico, dai popoli del sud Europa – c’è ed è semplice: si scorpori il debito contratto per far fronte alla crisi da coronavirus, tutto il debito che serve senza limiti, e si emettano i c.d. coronabond, che godranno di un buon rating e saranno in tal modo meno onerosi, e potranno essere acquistati in buona parte dalla Bce, e per il resto dagli investitori. Certo, si possono studiare altre soluzioni tecniche, ma se vogliamo parlare di Europa al singolare l’epidemia non deve generare debito aggiuntivo per le disastrate finanze pubbliche dei singoli Stati, perché esso non è dovuto a loro colpa, la crisi non è responsabilità di nessuno.

Se così non sarà, prepariamoci a un disastro europeo di proporzioni immani. I popoli italiano, spagnolo, portoghese, greco, non accetteranno di essere ridotti alla fame per l’intransigenza dei popoli del nord (e parlo di popoli, non di governi, perché oggi il conflitto è, purtroppo, in primis tra le diverse opinioni pubbliche, la “pancia” dei diversi paesi). Perché appare chiaro che gli strumenti della Bce, che pure sta agendo bene, non saranno sufficienti, se gli Stati del sud Europa vedranno esplodere i propri debiti pubblici.

Le élites dei paesi nordici devono fare una scelta, e devono farla oggi, altrimenti non potremo mai più parlare di “etica protestante”, ma solo dell’ottuso rigido fanatismo di quanti avranno egoisticamente – e assai poco cristianamente – sepolto insieme a milioni di cadaveri il sogno europeo, per sempre.

marzo 29, 2020

Reddito di emergenza, il nuovo aiuto contro la crisi: come funziona e a chi spetta

 Antonio Cosenza

 Reddito di emergenza a tutti i lavoratori: ecco la misura pensata dal Governo per combattere la crisi economica derivata dalla diffusione del Coronavirus.
Reddito di emergenza, il nuovo aiuto contro la crisi: come funziona e a chi spetta

Niente reddito di cittadinanza per tutti, ma ad aprile arriverà il reddito di emergenza (REM), la nuova misura pensata dal Governo per tutelare tutti quei lavoratori che a causa della diffusione del Coronavirus hanno subito una notevole contrazione del fatturato.

Lo ha annunciato il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, smentendo qualsiasi ipotesi riguardo ad una modifica del reddito di cittadinanza visto che questo non è il momento di “riformare uno strumento ordinario”. D’altronde ci troviamo a dover far fronte ad una situazione straordinaria ed è per questo che bisognerà prevedere uno strumento ad hoc per riconoscere un sostegno economico adeguato a coloro che in questi giorni hanno dovuto sospendere la loro attività.

Il REM (reddito di emergenza) farà parte quindi del Decreto “Cura Italia” in arrivo ad aprile e avrà un doppio obiettivo: da una parte aumentare l’importo dell’indennità riconosciuta ai lavoratori autonomi (e liberi professionisti) nel mese di marzo e dall’altra tutelare anche i cosiddetti lavoratori sommersi.

Come spiegato da Gualtieri, infatti, ci sono molte persone che “non hanno altre fonti di reddito” e che sono “rimaste fuori dai 600,00€”; anche queste meritano un aiuto, un sostegno che verrà dato loro con il nuovo reddito di emergenza con il quale verrà erogato un’indennità che sarà “adeguata, efficace, universale e ancora più rapida”.

Reddito di emergenza: come funziona e a chi spetta

Per il reddito di emergenza il Governo intende stanziare circa 6 miliardi; poco meno, quindi, di quanto oggi costa annualmente il reddito di cittadinanza.

6 miliardi che verranno distribuiti tra una platea di circa 10 milioni di “lavoratori. A differenza del RdC – che nella maggior parte dei casi spetta a chi è disoccupato (anche se il fatto di avere un lavoro o meno non fa parte dei requisiti della misura), il reddito di emergenza spetterà esclusivamente a chi un lavoro ce l’ha ma che a causa del Coronavirus ha dovuto momentaneamente sospendere la propria attività.

Il contributo verrà erogato per tutta la durata della crisi – quindi non solo per il mese di aprile – e sostituirà l’indennità di 600,00€ erogata il mese scorso ad alcune categorie di lavoratori. Secondo le stime del Governo, la platea interessata dal reddito di emergenza sarà pari al doppio di quella a cui è stato riconosciuto il bonus di 600,00€, visto che saranno molte di più le categorie che ne avranno diritto.

Ecco un elenco – al momento solamente ufficioso – delle categorie di lavoratori che potranno fare richiesta del reddito di emergenza:

  • commercianti;
  • agricoli;
  • Partite IVA;
  • Co.Co.Co.
  • collaboratori dello spettacolo;
  • stagionali (compresi quelli entranti, quali bagnini, camerieri animatori turistici e addetti alle pulizie);
  • liberi professionisti;
  • badanti e colf;
  • precari;
  • lavoratori “grigi”;
  • irregolari;
  • intermittenti.

Inoltre, nel reddito di emergenza saranno compresi anche quei lavoratori che hanno appena finito di percepire la NASpI e che quindi nei prossimi mesi non avranno di cui vivere. Saranno coperti anche i fast jobs, ovvero i contrattisti a giorni, settimane o a tempo determinato per pochi mesi.

È importante però sottolineare che molto probabilmente non potranno beneficiarne coloro che già percepiscono il reddito di cittadinanza, esclusi già dall’indennità di 600,00€. In ogni caso i requisiti per richiedere il nuovo reddito di emergenza – così come gli importi della misura – saranno ufficiali solamente con la stesura e l’approvazione del Decreto “Cura Italia” di aprile, in arrivo nelle prossime settimane.

marzo 28, 2020

MEMORANDUM PER LA GERMANIA

 

di Massimo Nava

Quentin Metsys. Cambiavalute con la moglie (1514 circa) Parigi, Museo del Louvre.

Di fronte all’ampiezza della crisi per l’epidemia del coronavirus, prudenze e riserve di parte tedesca per un’azione finanziaria convergente a livello europeo sembrano fuori luogo e fuori tempo. Non solo minacciano la definitiva implosione dell’Europa, ma vanno contro gli stessi interessi della Germania. Angela Merkel rischia di passare alla Storia non per avere salvato l’Europa e dato finalmente al suo Paese un ruolo di guida e indirizzo, ma per avere difeso fino all’ultimo un castello di regole non più adeguato all’emergenza che ci sta travolgendo.
All’indomani della riunificazione, un grande cancelliere, Helmuth Schmidt, disse : « Noi tedeschi abbiamo accresciuto la nostra capacità di ricostruzione negli ultimi decenni non da soli, non solo con le nostra forze. Questa capacità non sarebbe stata possibile senza gli aiuti delle potenze vincitrici occidentali, senza il nostro inserimento nella comunità europea e senza la fine della dittatura comunista. Abbiamo il dovere di mostrarci degni della solidarietà ricevuta con la nostra solidarietà nei confronti dei vicini. La classe politica non è sufficientemente consapevole di questa solidarietà (…) Non abbiamo bisogno solo di razionalità, ma anche di un cuore che sappia immedesimarsi nei nostri vicini e partner. »
Schmidt non è stato ancora ascoltato. Nè ieri, nè oggi.
Il 28 giugno 1919 fu firmato a Versailles il trattato di pace con cui le potenze vincitrici (in testa Francia e Gran Bretagna) imposero alla Germania pesantissime riparazioni dei danni di guerra, 132 miliardi di marchi dell’epoca. Secondo varie interpretazioni storiche, furono gli oneri del conflitto perduto, oltre alla crisi mondiale del ’29, a tracciare l’autostrada politica e sociale per l’ascesa di Hitler al potere. Il debito, dopo successive rinegoziazioni, venne ripagato solo in parte e fu considerato estinto dal Fuehrer nel 1933. Alla conferenza di Londra del 27 febbraio 1953 fu negoziato un secondo debito riparatore a carico della Germania, per i danni provocati nel secondo conflitto mondiale. Anche in questo caso, gli storici hanno analizzato controversie di varia natura. A Londra, ci si domandó se il debito dovesse ricadere sulle spalle della sola Germania federale o anche sulla ex DDR, la Germania comunista. I negoziati portarono a una dilazione dei pagamenti e a una parziale riduzione. In piena guerra fredda, per europei e americani la rinascita e la stabilita’ della Germania federale erano un obiettivo vitale di fronte al blocco comunista e quindi preponderante sulla riscossione totale del debito.
Ricordare oggi i debiti della Germania per i danni di due guerre da essa provocate non significa rifare l’esame delle coscienze rispetto alle colpe del passato, per le quali le riparazioni etiche non sono peraltro quantificabili. Dovrebbe essere però utile ricordare ai tedeschi che la forza del loro Paese non risiede soltanto sulla straordinaria efficacia dell’apparato produttivo e del modello federale, ma anche sull’aiuto finanziario che il Paese ha ricevuto in varie epoche per risorgere. Un sostegno indiretto e’ arrivato anche recentemente, nel processo di riunificazione. L’ex presidente francese Mitterrand pensó di “diluire” in Europa la potenza tedesca scambiando la riunificazione con la rinuncia al marco. Il cancelliere Kohl sacrifico’ la moneta nazionale, ma intuí che l’euro avrebbe avuto come riferimento costante l’andamento dell’economia tedesca e avrebbe favorito l’eccezionale surplus commerciale del Made in Germany.
Al tempo della crisi del debito greco, Atene riaprì il contenzioso su danni di guerra subiti durante l’occupazione delle truppe naziste, ma non ottenne soddisfazione. Eppure si poteva comprendere la disperazione del Paese : ai torti del passato si stavano sommando terribili imposizioni economiche : non per avere combattuto e perso due guerre, ma per l’ingresso in Europa.
La crisi greca non ha insegnato nulla. E l’atteggiamento di Berlino non cambia, nonostante una crisi di ben più eccezionale ampiezza.
La Storia dovrebbe almeno sfatare luoghi comuni, come quello di un Paese che si è ricostruito con le proprie forze e che per questo non ritiene di doversi mostrare solidale con i partner più poveri, più in difficoltà, più indebitati.

 

marzo 27, 2020

35 anni fa l’uccisione di Ezio Tarantelli.

 Le sue idee sono ancora vive.

Quando si ricorda Ezio Tarantelli, vittima del terrorismo, non si sottolinea mai abbastanza che questo economista con passione e lucidità ha cercato di offrire soluzioni moderne alla economia ed alle relazioni industriali con proposte originali ed efficaci. Tarantelli non può essere legato solo alle vicende della scala mobile. La sua opera ha tenacemente agito per creare condizioni di crescita dotate di equità e attente alle esigenze sociali, senza trascurare quelle del sistema produttivo. E tenendo sempre conto del ruolo delle organizzazioni sindacali che voleva protagonista dei cambiamenti necessari per uscire negli anni ’80 dalla spirale inflazione-disoccupazione.
Non va mai dimenticato inoltre quello che Federico Caffè diceva di lui: “Tarantelli non era uomo incline ad alzare steccati”; un giudizio che va condiviso pienamente perché in quegli anni difficili si è prodigato non a creare divisioni ma a cercare soluzioni utili per tutti.
Naturalmente gli anni ’80 sono stati un periodo assai diverso da quello che stiamo vivendo. Eppure il cambio di passo che Tarantelli voleva imprimere alle relazioni industriali del tempo, specie sul problema acuto della disoccupazione, sarebbe stato prezioso per comprendere che tutto stava cambiando e tutto sarebbe ancor di più mutato in seguito. In un famoso articolo del luglio 1984 dal titolo emblematico “l’undicesimo comandamento” Tarantelli tornando su tema a lui caro dell’orario di lavoro e della flessibilità contrattata segnalava proprio il limite di una visione dell’industria italiana abbarbicata al passato: “ciò è in parte almeno, il risultato di una cultura industriale che ha scambiato i lacci e lacciuoli del tempo di lavoro taylorista per una appendice ai dieci comandamenti”.
Il 27 marzo del 1985 cadeva sotto i colpi dei brigatisti. Ancora una volta a fare le spese della ferocia terroristica era una persona mite e aperta, coraggiosa nel difendere le sue idee. Come Vittorio Bachelet, come Walter Tobagi, come Gino Giugni gambizzato e tanti altri. Persone che dimostravano di credere nella nostra democrazia dando il meglio di loro stessi per la realizzazione di una convivenza civile ed economica migliore.
Eppure anche in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da coronavirus, alcune sue considerazioni appaiono non solo attuali ma perfino preziose per indicare un percorso alla vita economica e sociale del dopo.
Tarantelli ha dimostrato con i suoi scritti già allora che solo con un’Europa coesa ed in grado di atti lungimiranti per tutti poteva reggere alle difficoltà di un mondo sempre più interconnesso e soprattutto prolungare l’onda lunga di quella Europa sociale che faticosamente si stava costruendo e che fra le priorità aveva la lotta alla disoccupazione.
Bene il dopo della pandemia ci consegnerà un durissimo compito: ricostruire in modo solidale le economie, ricreare le condizioni indispensabili per sostenere il ritorno al lavoro e per alleviare i danni della pandemia che inevitabilmente si sconteranno con la chiusura di imprese, maggiore povertà e un tasso disoccupazione destinato a crescere. La stessa globalizzazione non sarà più quella che abbiamo conosciuto con tensioni e mutamenti imprevedibili.
Ezio Tarantelli in uno dei suoi articoli che avevano il pregio, anche nelle polemiche, di essere chiari e dialoganti e rispettosi delle altrui posizioni, indicò ad esempio una strada da seguire per l’Europa che oggi sarebbe quanto mai opportuna.
In sintesi proponeva di non disperdere le risorse ma di organizzare un Fondo sociale sostenuto dall’Ecu (oggi dalla moneta unica, l’euro) al quale ogni Paese poteva attingere in proporzione al numero dei disoccupati che registrava e senza creare sconquassi nei conti pubblici, o, potremmo dire oggi, finire preda di una camicia di forza imposta da un Cerbero europeo con regole rigide ma insensibili alle esigenze sociali che in tempi complicati hanno bisogno di essere trattate con ben altra attenzione.
Oggi si discute molto sul ruolo della Bce e delle sue immissioni di liquidità nel sistema economico. Così come si ragiona su come attivare il famoso Mes. Sono visioni parziali che probabilmente non potranno dare i risultati sperati all’indomani della pandemia. Occorrerebbe invece ritornare a Tarantelli e collocare al centro della riflessione la questione della disoccupazione, perché sarà essa il nodo più doloroso da sciogliere. E come Ezio Tarantelli sosteneva sarà necessario affrontare i problemi della ripresa senza punti di vista astratti ed egoisti, allora ideologici, ma confrontandosi con la realtà come essa è veramente.
È questo, oggi il modo migliore per ricordare un economista capace di guardare avanti, un grande amico dei lavoratori e del sindacato, un uomo onesto nelle sue idee, pronto a condividerle per il bene comune.

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marzo 27, 2020

Coronavirus, bollette sospese per 2 mesi. Stop anche al canone Rai

Dopo il decreto legge del Governo l’Autorità per l’energia studia le modalità della sospensione. Nella norma spunta anche il rinvio del pagamento per l’abbonamento tv

di Celestina Dominelli

Cosa sappiamo finora del Coronavirus

3′ di lettura

L’articolo è stato pubblicato il 28 febbraio quando l’emergenza coronavirus era appena esplosa e il governo aveva previsto lo stop delle bollette per gli undici Comuni della zona “rossa”. Sulla sospensione delle bollette è in corso una valutazione.

Il primo passo per contrastare gli effetti della diffusione del coronavirus, l’ha fatto il Governo che, con il decreto approvato venerdì 28 febbraio dal Consiglio dei ministri, ha disposto la sospensione delle bollette di luce, gas, acqua e rifiuti fino al prossimo 30 aprile per i Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio da Covid-19non più 6 mesi, quindi, come era emerso in una prima versione del provvedimento, ma uno stop più limitato nel tempo su cui ora dovrà lavorare l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera). La misura,infatti, non è nuova ed è già stata adottata anche in occasione dei terremoti che hanno colpito negli ultimi anni alcune aree del Paese.

Il modello applicato per terremoti e alluvioni
Il meccanismo, dunque, messo in pista dall’Authority presieduta da Stefano Besseghini potrebbe essere molto simile anche se bisognerà tener conto di una differenza importante: diversamente da quanto accaduto in presenza di eventi sismici o altre calamità naturali, con forniture interrotte per via dei danni alle abitazioni, i consumi energetici in questo caso non hanno subito alcuna battuta d’arresto. Le modalità per garantire il beneficio ai Comuni colpiti dal propagarsi del coronavirus dovranno dunque assicurare il corretto bilanciamento tra l’esigenza di garantire una boccata d’ossigeno alle famiglie e alle imprese colpite dal contagio da Covid-19 e la necessità di salvaguardare la tenuta del sistema.

Besseghini: dall’Authority piena collaborazione istituzionale
Non a caso, Stefano Besseghini, presidente dell’Arera, interpellato dal Sole24ore.com, è molto chiaro a tal proposito. «Naturalmente – spiega – l’Autorità supporta sempre le azioni legate alle emergenze nazionali, in un’ottica di piena collaborazione istituzionale.

Gli elementi tecnici che aggiungiamo come Arera servono a mantenere r azionalità e visione di lungo periodo, anche nei momenti di maggiore emotività».

L’Arera: da valutare gli effetti sull’equilibrio complessivo del sistema
Qualsiasi misura, chiarisce ancora Besseghini, «si applichi nei confronti di consumatori e imprese, infatti, produce effetti sull’equilibrio complessivo del sistema, che vanno previsti e misurati. A differenza di altre emergenze, come alluvioni e terremoti, non ci sono danni strutturali alle utenze e la continuità del servizio è assicurata. L’elemento da valutare in questi casi, come si sta facendo, è limitato ai rapporti contrattuali tra gestori e utenti e alle misure di riconoscimento della parte economica».

Decreto Coronavirus, nei comuni focolaio stop a ingressi e uscite

L’Autorità studia il meccanismo per sospendere le bollette
I prossimi step saranno i seguenti: secondo quanto stabilisce lo stesso decreto del Governo, l’Autorità dovrà fissare con suoi provvedimenti la sospensione temporanea fino al 30 aprile dei termini di pagamento delle fatture e degli avvisi di pagamento emessi o da emettere, per gli undici Comuni interessati dalle misure urgenti varate nei giorni scorsi. Le amministrazioni, va ricordato, sono al momento dieci in Lombardia (Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini) e una in Veneto (V0’ Euganeo).

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Il nodo della rateizzazione
A questo primo tassello, dovrà poi seguire un secondo passaggio perché, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), l’Authority dovrà, sempre con suoi provvedimenti, disciplinare le modalità di rateizzazione delle fatture e degli avvisi di pagamento sospesi e, chiarisce ancora il Dl approvato dal Consiglio dei Ministri, dovrà individuare, «ove opportuno anche le modalità per la relativa copertura nell’ambito delle componenti tariffarie, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Stop anche al canone Rai
Quanto al canone di abbonamento Rai, il cui pagamento, come noto, avviene ora nella bolletta elettrica, il decreto legge del Governo stabilisce che il pagamento avverrà senza sanzioni e interessi in un’unica rata con la prima bolletta utile dell’energia elettrica che scatterà dopo la sospensione e comunque non oltre il 31 dicembre di quest’anno.

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Fonte: il sole 24 ore
marzo 27, 2020

UE: perché in realtà non è stato trovato alcun accordo contro il coronavirus

La ricerca di un accordo UE sulla lotta al coronavirus è stato l’argomento più dibattuto delle ultime ore.

Quello di ieri è sin da subito risultato un Consiglio europeo particolarmente impegnativo. Nelle numerose ore di videoconferenza i leader dell’Unione hanno cercato di delineare una risposta coordinata ed efficace all’epidemia ormai diventata pandemia globale.

Non sono mancati gli scontri, e nel pomeriggio l’Italia ha puntato i piedi rifiutando la bozza di accordo elaborata dall’UE contro il coronavirus. Poi, però, le cose sono cambiate ancora.

Coronavirus: accordo UE sì o no?

Nel pomeriggio di ieri, giovedì 26 marzo, l’Italia ha rifiutato la bozza di accordo UE sul coronavirus, in pratica l’iniziale documento con cui l’Unione ha elaborato gli aiuti da garantire ai Paesi membri colpiti dall’emergenza.

Conte si è scagliato contro il MES e ha dato all’Unione europea dici giorni per trovare soluzioni alternative.

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Poi, dopo questa parziale rottura, le cose sono cambiate ancora e l’UE ha trovato un accordo che tuttavia si è rivelato soltanto formale. Nel documento, il Consiglio europeo ha preso atto dei progressi fatti dai ministri finanziari ma ha dato all’Eurogruppo due settimane di tempo per presentare nuove proposte.

“Queste proposte dovrebbero tener conto della natura senza precedenti dello shock COVID-19 che colpisce tutti i nostri paesi e la nostra risposta verrà intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, e al fine di fornire una risposta globale,”

si legge nel documento finale, firmato da Giuseppe Conte in seguito all’eliminazione dei riferimenti al MES.

Alla luce di quanto accaduto in Consiglio europeo appare chiaro che il definitivo accordo dell’UE sul coronavirus non è stato trovato: la partita, insomma, è stata soltanto rinviata.