Il Monarca!

Di Beppe Sarno

Giovedì 15 settembre a Salerno e prima in altre città della Campania è stato presentato il libro scritto a più mani da Massimiliano Amato Isaia Sales, Licia Amarante Pietro Spirito, Marco Plutino, Pino Cantillo, Luciana Libero.

 Si tratta di un libro inchiesta  sulla resistibile ascesa di Vincenzo De Luca, governatore della Campania.

 Questo libro di cui si sentiva la necessità per dimostrare fino a che punto l’uso distorto delle leggi regionali (statuto e legge elettorale) possano far diventare un istituto che doveva essere un concreto passo verso una più sostanziale democrazia una barriera Insormontabile fra Stato  e cittadini in un treno che corre verso il disastro con il pilota impazzito.

Il 7 giugno 1970 venivano  istituite  le regioni ordinarie  considerate una tappa importante per la  realizzazione di quelle riforme che la nostra Costituzione aveva programmato.

L’istituto  delle regioni doveva rappresentare per tutti i cittadini la grande occasione per avviare una seria riforma democratica dell’ordinamento dello Stato. La costituzione all’articolo 117 definiva le ragioni come “sede deliberante” e quindi come centro di decisione politiche nel momento in cui afferma che “la regione emana…. norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”. L’art 118 prefigurava il funzionamento dell’istituto affermando “ la regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle province ai comuni o d a altri enti locali” Questo era il punto da cui doveva partire l’avvio belle regioni interpretando lo spirito democratico e la volontà dei padri costituenti.

il primo compito  che le regioni dovevano assumere era quello di elaborare ognuna il proprio statuto che avrebbe dovuto avere la funzione di trasferire al nuovo ente una corretta interpretazione della volontà costituzionale.

Lo statuto avrebbe dovuto consentire una partecipazione diretta di tutti i cittadini alla formulazione della politica regionale che tenesse conto delle realtà e delle necessità territoriali.

Le cose sono andate diversamente perché come vediamo nello statuto della regione Campania vi sono tre norme che garantiscono l’assoluto predominio del presidente della Giunta Regionale e sono l’’art. 46 che riguarda la sfiducia perché laddove si prevede che A”La sfiducia, la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie del Presidente della Giunta regionale comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio; l’art 49 nella parte in cui il  voto contrario della maggioranza assoluta dei Consiglieri regionali sulla questione di fiducia determina l’obbligo di dimissioni del Presidente della Giunta regionale, della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale; l’art 52 che prevede l’‘approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale comporta l’obbligo di dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.” Queste tre norme di fatto consentono al Presidente della giunta  di arrivare con tranquillità alla fine della legislatura perché nessuno consigliere regionale si sognerebbe mai di rinunciare al proprio ruolo istituzionale ed un notevole compenso per far cadere il proprio Presidente, per quanto cattiva possa essere stata la sua gestione. Ma al di là dello statuto che già di per sé rappresenta una buona polizza per il presidente della Regione di poter governare di fatto senza  alcun controllo,  è la legge elettorale  che pone le basi della costruzione di un potere senza alcun controllo delle rappresentanze di base.

 La democrazia rappresentativa è stata mortificata In Italia non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale grazie a un uso scorretto degli strumenti di pubblicizzazione degli eventi elettronica. La televisione e tutti gli strumenti di massa sono diventati strumento principe di chi  poteva avere a disposizione spazi mi comunicazione enormi sulla base non di un progetto elettorale ma sull’uso distorto dei sondaggi che di fatto sono diventati una sorta di pubblicità occulta. Chi ha il controllo dei mezzi di comunicazione di massa ha il controllo del corpo elettorale e tanto più avrà il controllo tanto più la sua vittoria sarà sicura.

Nelle leggi elettorali regionali è passato il principio, attraverso la formulazione di norme ad hoc,  che la funzione dell’opposizione deve essere marginale in nome della governabilità. Di fatto le minoranze ottengono con la legge elettorale ciò che la maggioranza giudica di accordarle, cioè quasi nulla. Di fatto nelle regioni a statuto ordinario le opposizioni hanno un ruolo marginale perché la sommatoria del premio di maggioranza con la soglia di accesso distorce oltre ogni limite l’uguaglianza del voto e viola il principio costituzionale del voto personale e diretto. La legge regionale n.4 del 27 marzo 2009 e successive modifiche ed integrazioni, all’art. 6 co. 1 che così prescrive “Le liste collegate al candidato proclamato eletto alla carica di Presidente della Giunta regionale ottengono almeno il sessanta per cento dei seggi del Consiglio attribuiti alle singole liste.” Ciò significa che per assurdo un gruppo di liste collegate ad un presidente che superi il 40% dei voti anche se composti per oltre il 50% di voti disgiunti farebbe eleggere candidati  delle liste a lui collegate, non scelti dai loro elettori, in misura superiore di quelli eletti con il 35% dei voti dati al complesso delle liste collegate.

La nostra Costituzione non ha  costituzionalizzato il sistema elettorale e quindi nelle varie leggi elettorali c’è un misto di sistema proporzionale e maggioritario per cui il sistema elettorale innesta su un sistema proporzionale l’elezione diretta del presidente, vertice dell’esecutivo tipica dei sistemi previdenziali, nei quali la separazione dei poteri è netta mentre nel caso delle leggi elettorali regionali questa separazione  è imbastardita da un premio di maggioranza che assicura il controllo del legislativo. La legge regionale campana distrugge di fatto il principio tipico dello Stato della divisione del dei poteri. 

A queste due anomalie la contestuale presenza di una soglia di accesso con un premio di  maggioranza determina di fatto l’incongruità di una soglia di acceso non commisurata al consenso tra gli elettori delle liste di candidati, ma al candidato Presidente, per il quale è ammesso il voto disgiunto ( art. 4 c.2  LR n.4 del 27 marzo 2009 e s.m.i.). Si sottolinea che L’introduzione di premio di maggioranza e soglie di acceso oltre che ledere l’art. 48 Cost. sull’uguaglianza di voto e il principio del voto personale e diretto, viola l’art. 51 Cost. per i candidati, che non sono in condizioni di uguaglianza anche se ottengono un consenso pari o addirittura superiore a lista collegata ad un Presidente, che grazie al voto disgiunto gli stessi propri elettori hanno concorso a primeggiare.

Merita sicuramente censure anche il principio dell’esenzione della raccolta delle firme “per i partiti rappresentati nel parlamento italiano o di gruppi costituiti in Consiglio regionale nella legislatura i corso.” In questa maniera, e lo abbiamo visto nella recente corsa alla raccolta delle firme per le elezioni del 25 settembre, i candidati nelle nuove formazioni sono ostacolati e sono costretti come è successo in altre esperienze a dover fare la scelta o di rinunciare alla competizione elettorale o di inserire i propri eventuali candidati in altre liste non corrispondenti al proprio programma politico.

L’esistenza di norme che in nome della governabilità distorcono il senso del messaggio che i padri costituenti hanno lanciato nel prevedere uno strumento di maggiore partecipazione democratica dei cittadini trasformandolo invece in una ulteriore barriera tra Stato e cittadini.

L’istituzione delle Regioni poteva essere una grande occasione di gestione democratica della cosa pubblica, mentre invece è diventato uno strumento in mano al “Monarca” per gestire il potere in maniera assoluta e senza controllo facendo crescere a dismisura il divario tra le intenzioni e le promesse elettorali e il concreto operare politico.

Questo divario è destinato a crescere se  dovesse essere approvato il progetto della cosiddetta autonomia differenziatavoluto dai rappresentanti delle Regioni forti finalizzato ad ottenere risorse pubbliche maggiori mediante trattenute su quote di gettito dei tributi dovuti. Esso rappresenta il tentativo di violare il principio costituzionale affermante che l’attribuzione di risorse e di funzioni ad alcune Regioni non può prescindere dal rispetto dell’equilibrio perequativo tra tutte le Regioni italiane.

Assistiamo nei tempi recenti ad una crisi dello Stato che è di fatto crisi della democrazia. Tale crisi si presenta sotto due aspetti. Si traduce innanzitutto in un isolamento sempre maggiore del cittadino in rapporto al potere cui egli partecipa in maniera sempre più formale ed in secondo luogo la  crisi dello Stato si traduce in un fenomeno ancora più grave:  lo Stato non corrisponde più alla società reale e appare sempre più come un Golem pietrificato. La sovranità popolare è solo formale ma di fatto è morta. Tutta una vita sociale dominata dai mass media e dalle multinazionali finanziarie si svolge al di fuori dello Stato.

Le regioni avrebbero potuto fin dalla loro istituzione modificare e arginare questo fenomeno; si è invece creato un mostro che ha allontanato sempre più i cittadini dalla loro partecipazione alla vita politica attiva consentendo sempre di più la riduzione dei margini di democrazia partecipata.

Il  libro di Massimiliano Amato e degli altri autori  ha avuto il merito di far conoscere  i  meccanismi manipolatori del consenso, i  disastri della sanità, l’eterna questione rifiuti, i danni alla cultura, gli scempi urbanistici di questo astuto personaggio protetto dal suo partito.  De Luca ha capito fino a che punto una legge incostituzionale può far arrivare che detiene le chiavi della complessa macchina regionale.

Ecco perché  Il libro di Massimiliano Amato e degli altri coautori dovrà essere il punto di partenza per una rinnovata attenzione sull’istituto “Regione” per denunciare  le distorsioni determinate da una legge elettorale sotto più punti non conforme al dettato costituzionale e aprire un  dibattito sui contenuti politici della funzione delle regioni e su come intervenire, prima che sia troppo tardi, per fermare la deriva antidemocratica  e l’azione devastante del “Monarca” e dei suoi emuli nelle altre regioni italiane.

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