Archive for ‘risorgimento socialista’

maggio 20, 2020

il fallimento dell’Unione Europea.

di france Bartolomei

L’emergenza sanitaria in cui versa il pianeta e il conseguente approfondirsi di una già pesante crisi economica e sociale hanno posto in ulteriore evidenza la totale inadeguatezza dell’Unione europea e il fallimento delle sue ricette di integrazione (sociale e non solo monetaria e finanziaria). Ci si riferisce con il termine fallimento alle conseguenze che esse hanno sulle classi popolari e non sugli intendimenti dei trattati che sono apertamente ispirati a quelle politiche.

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maggio 19, 2020

L’ANARCHICO GIUSEPPE MESSINESE

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Cannibali e ReMi piace

L’ANARCHICO GIUSEPPE MESSINESE PRESE A SCHIAFFI IL DIRETTORE FASCISTA CHE VOLEVA IMPORGLI DI FARE IL SALUTO ROMANO SANCENDO LA VITTORIA DELLA RIVOLTA DELLE TREMITI; QUANDO GLI ANTIFASCISTI AL CONFINO PREFERIRONO MORIRE CHE ACCETTARE IL SALUTO FASCISTA

Correva l’anno 1938 e le isole Tremiti venivano riaperte ai confinati politici. La recente vittoria di Franco nella guerra civile spagnola e alcuni duri colpi che il fascismo aveva inferto alle organizzazioni clandestine avevano fatto cadere nuovi antifascisti nelle maglie del regime.
A Ponza, Ventotene e alle Tremiti venivano mandati gli antifascisti cosiddetti “recidivi”, ovvero i fuggitivi, le figure di spicco e gli irriducibili. Non erano passate che poche settimane dal loro arrivo nell’arcipelago che il direttore, tale Fusco, decise che tutti i detenuti avrebbero dovuto rivolgere il saluto fascista durante l’appello e incrociando le autorità. Non era la prima volta che venivano emessi bandi del genere, e non era la prima volta che i confinati facevano resistenza. Già ad Ustica il coraggioso Antonio Sicilia aveva rifiutato sdegnosamente, finendo confinato nel “fosso”, una cella sotterranea, che gli avrebbe provocato danni irreparabili alla salute.
Ma alle Tremiti gli eventi presero una piega diversa, perché l’opposizione fu di massa.
Il giorno seguente alla diramazione del bando, durante l’appello delle ore 9, come precedentemente pattuito nessuno fece il saluto. Giunti al nome del detenuto “Andrini”, questi disse che non sapeva salutare romanamente. La guardia addetta alla chiamata si alzò dal tavolo e lo aggredì. Fu l’inizio della rivolta. In pochi attimi il piazzale dell’appello divenne teatro di una zuffa furibonda durante la quale gli antifascisti risposero con la forza alla violenza delle guardie, resistendo per varie ore ai tentativi di riportare l’ordine. Cedettero solo dinnanzi alla promessa di Fusco che non ci sarebbero state rappresaglie. Promessa falsa, visto che vennero immediatamente ridotti acqua e cibo, mentre molti venivano arrestati e tradotti nelle carceri più vicine. Coloro che continuarono a rifiutare il saluto vennero uno ad uno mandati nelle celle di isolamento e poi destinati ad altre località. Ma per ogni trasferito, qualcun altro rifiutava.
In questa fase della protesta, il comunista Perencin e l’anarchico Ferrari morirono per complicazioni dovute alla durezza dell’internamento.
Nonostante ciò proseguì la protesta, e proseguirono le vessazioni fino alla metà del 1939, quando l’anarchico tarantino Giuseppe Messinese, confinato dal ’26, arrivò alle Tremiti. Il direttore lo accolse pretendendo il saluto romano e lui, d’istinto, gli mollò un ceffone. Tutto fu nuovamente sul punto di degenerare, ma alla fine le autorità centrali decisero che Fusco andava sostituito. Con la sua partenza terminò anche l’imposizione del saluto.
I confinati avevano vinto.

Cannibali e Re
Cronache Ribelli

maggio 14, 2020

Contro la Lagarde e contro il MES

di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista.

Questo e’ il documento base su cui sta lavorando il tavolo telematico tra le forze politiche che hanno aderito all’appello contro la Lagarde e contro il MES .
II tentativo e’ farne un vero e proprio manifesto di contestazione radicale del sistema Euro Maastricht, e di conseguente definizione di un piano di uscita dal sistema attraverso il pieno recupero della nostra sovranita’ costituzionale .
Le forze politiche che partecipano al Tavolo sono :
Risorgimento Socialista, Parti…

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maggio 13, 2020

Solo e sempre “Avanti”!

di Gaetano Colantuono

Spoiler: trova tutte le analogie con l’attuale scenario politico. Vi dicono niente i fasci teo-con, il ramo moderato del PCI, la strategia di cancellare scandali e problemi con il richiamo plebiscitario su temi etico-sociali, i differenti atteggiamenti di CEI e Vaticano?
Vi dico molto chiaramente è che ciò che manca è proprio un partito socialista autentico di massa, che sappia trovare mediazioni importanti per il progresso civile e sociale.
Per il resto, il principale stor

Altro…

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maggio 10, 2020

Orgoglio socialista!

di Anonimo barlettano

Avvocato figlio di operai, nipote di contadini.

Nella vita di lavori ne ho fatti tanti, assai.

Garzone di macellerie, imbianchino e falegname. Vulcanizzatore di scarpe e rifinitore di tomaie. Idraulico, pizzaiolo, cameriere, elettricista, meccanico, carpentiere e contadino.

Sono cresciuto così, per strada, tra i quartieri più poveri ed emarginati della mia città, Barletta, quelli abbattuti in quegli anni dall’eroina, dalle siringhe nelle vene e decimati dall’AIDS, tra Santa Maria, Cifù e Zona Marango.

Per i capi di quei quartieri, ero “u student”, lo studente, il ragazzino miope con gli occhiali e la riga di lato tra i capelli, a cui chiedere cose e spiegazioni, e così è sempre stato tra casini, retate della Polizia e Carabinieri e risse varie, dalle quali però mi tenevano sempre fuori: “Tu adesso vai a casa a studiare”, mi dicevano.

E così è andata per tutti gli anni novanta, imparando tante cose ed evitandone tante altre.

Il mio ultimo lavoro è quello dell’avvocato dopo essermi laureato con 110 e lode all’Università di Bari e aver superato con il massimo dei voti anche l’esame di abilitazione. Per tutto devo solo ringraziare la mia famiglia.

Ogni lavoro che ho fatto mi ha lasciato qualcosa: mi ha lasciato conoscenza e tanta rabbia, rabbia per le disuguaglianze sociali ed economiche, rabbia di cui sono intriso io e la mia toga, che ho voluto indossare solo per lavoro e per difendere la mia gente dall’arroganza delle classi dominanti, per questo faccio l’avvocato, e gli altri avvocati, quelli che le servono, mi fanno solo schifo.

Questa rabbia scorre nelle mie vene, e la sento pulsare anche adesso che sto scrivendo queste parole nella consapevolezza che alimenterà tutte le mie azioni fino alla fine dei miei giorni.

grazie compagno di questa tua preziosa testimonianza

maggio 10, 2020

PROFEZIE

Anziani fissati. Una categoria che non è prevista né dai politici né dai pubblicitari. Per i primi siamo autosufficienti: e quindi privileg…

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maggio 9, 2020

QUALE MONDO DOPO TRUMP?

 

Possibile che il presidente americano riesca a superare la crisi di rigetto determinata dal “virus di Wuhan”. O, più esattamente, dalla sua pretesa di addossare alla Cina, per colpa o, detto tra le righe, per dolo, la responsabilità per lo scoppio e la diffusione della pandemia. Così da essere sconfitto nell’appuntamento di novembre (a meno di rinviarlo o di affrontarlo con regole tali da scoraggiare l’afflusso degli elettori democratici).

Oggi, la sua…

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maggio 7, 2020

Risorgimento Socialista

di Franco Bartolomei

RISORGIMENTO SOCIALISTA si è costituito nel 2015 per lavorare ad una ristrutturazione di tutta la Sinistra Italiana quale parte attiva di una radicale rifondazione di tutto il Socialismo Europeo, ormai distrutto dalla sua illusione tragica, e fallimentare , di poter gestire in positivo lo sviluppo neoliberista delle economie sviluppate,assecondandone l’affermazione attraverso le proprie esperienze concrete di governo , e soprattutto attraverso la determinante adozione acritica ,e addirittura piu’ che convinta ,dello stesso trattato di Maastricht , che ha costituito ,il nuovo inarrestabile asse strutturale attorno a cui e’ avvenuta la omologazione assoluta delle societa’ continentali al modello liberista nei rapporti produttivi , ed ai parametri culturali ed ai moduli di consumo e di vita civile della societa’ di mercato di tipo americano , la finanziarizzazione dei processi di costruzione della ricchezza e la conseguente trasformazione della natura del credito e del ruolo del sistema bancario, e la traslazione completa alle elites tecnocratiche e monetarie sovranazionali dei centri decisionali principali degli indirizzi dello sviluppo sociale collettivo .

Il trattato di Maastricht che ha istituito l’attuale assetto della UE, non e’ riformabile secondo gli obiettivi democratici e sociali che costituiscono la ragione del nostro essere politico, e pertanto la lotta contro di esso diviene il punto centrale di ogni autentico progetto di trasformazione democratica delle societa’ europee e di ricostruzione di un tessuto di relazioni sociali in cui il lavoro riassuma centralita’ sociale, economica, e decisionale.

I due Trattati di Maastricht e Lisbona sono sicuramente modificabili solo all’interno dei loro stessi fondamenti strutturali , costituiti dalla prederminazione del modello neoliberista come unico modello di riferimento della configurazione strutturale dell’Unione , e dalla distruzione reale della sovranita’ costituzionale degli stati partecipi, ottenuta con l’ azzeramento delle politiche economiche di ciascuno conseguente all’azzeramento delle loro autonome potesta’ monetarie, indispensabile ad evitare il risorgere di possibili alternative di modello a livello degli stati nazionali. all’interno dello spazio finanziario e monetario, certo, vincolato, e condizionante ,che cementa la nuova unione ,posto nelle mani della BCE e governato da una elite’ tecnocratica,

Il Sistema Maastricht e’ strutturato per evitare in radice che si determinino assetti economici e sociali in grado di minare le ragioni strategiche dell’unione ,costruita in questo modo come elemento centrale e garante del nuovo assetto finanziario globale ed integrato che avrebbe caratterizzato il futuro indirizzo dello sviluppo del sistema economico delle economie capitalistiche sviluppate ,dopo la fine della divisione del mercato mondiale nel 1990.

Questa specifica strutturalita’ finanziaria e neo -liberista della UE di Maastricht la renda una costruzione istituzionale , finanziaria ed amministrativa ,incompatibile con qualsiasi scelta di modello ad essa inversa ed alternativa, e la rende conflittuale con tutte le strutture e gli istituti sociali ed economici che hanno costituito dal dopoguerra il modello sociale moderno degli stati costituzionali europei, condizionato dalla centralita’ assunta dal movimento dei lavoratori nella loro dialettica democratica : Le partecipazioni publiche negli apparati produttivi e nel sistema creditizio , La proprieta’ pubblica delle infrastrutture di base , La autonomia contrattuale delle parti sociali , Le rigidita’ normative a tutela del mercato del lavoro , e Le politiche pubbliche anticicliche fondate sulla disponibilita’ di spesa dei governi .

E’ petanto la stessa incondizionata finalita’ di imposizione assoluta di un modello liberista ,omogeneo alla finanziarizzazione delle economie sviluppate, propria del trattato di Maasstricht , il cui obbiettivo primo era l’azzeramento della potesta’ monetaria degli stati al fine di costruire un sistema istituzionale totalmente chiuso nella sua impostazione originaria di modello , ad indurci alla convinzione che solo una preliminare totale ripresa di forza Costituzionale degli Stati della UE, compresa anche la possibile eventualita’di una nostra uscita unilaterale dalla moneta unica, rappresenta l’unica condizione che puo’ rendere possibile una ricostruzione democratica di una nuova comunita’ politica continentale tra di essi sulla base di una ridefinizione di un accordo ampio e contrattuale , fondato sul criterio chiave per cui ogni cessione di poteri , funzioni e quote di sovranita’ ad una struttura politica , di rappresentativa ed esecutiva ,centrale e sovraordinata , puo’ avvenire solo nel pieno rispetto , garanzia e tutela, degli standard sociali ed ecomici liberamente determinati in base alle rispettive costituzioni materiali degli stati partecipanti .

La Sovranita’ Costituzionale degli Stati rappresenta quindi per noi il mezzo necessario per innescare un processo di collaborazione ed integrazione tra i popoli d’europa di ben altra natura democratica e di ben altro livello di qualita’ sociale dell’attuale Unione ,tecnocratica ed autoritaria , che impoverisce i popoli . li espropria di ogni potere decisionale, e assoggetta ogni scelta d’indirizzo generale agli interessi dell’equilibrio finanziario complessivo al cui servizio e’posto il suo ricattatorio sistema monetario .

Questa riarticolazione di una nuova unione tra i paesi d’europa dovra’ trovare la sua espressione strutturale complessiva attraverso un sistema finanziario del tutto diverso dall’attuale, molto piu’ articolato e collegato in modo flessibile al suo interno , fondato su monete nazionali sovrane ,coordinate nei rispettivi rapporti di cambio da un sistema di bande di oscillazione predeterminate tra le rispettive autorieta’ monetarie nazionali,, in grado di consentire politiche nazionali antirecessive e socialmente riequilibratrici , all’interno di un nuovo patto costituzionale comune contrattato liberamente tra paesi che hanno recuperato la dimensione piena della propria capacita’ di autonoma determinazione , superando l’assetto autocratico ,forzato e verticistico che venne codificato a Maastricht e Lisbona .

Noi vogliamo un diverso assetto monetario tra i paesi d’europa , in cui Il debito degli stati possa essere gestito con la flessibilta’ tipica delle monete sovrane , espressione naturali di sistemi economico-produttivi omogenei e di realta’ istituzionali ed amministrative definite a livello nazionale ,governabili anche attraverso una politica dei cambi , e con la possibilita’ ,che un sistema di questo tipo consente, di recuperare un significativo livello di spesa pubblica per interventi anticiclici e antirecessivi

Il nostro progetto politico di fondo è collegare tutte le piattaforme antimaastricht che pongono il recupero pieno della sovranita’ costituzionale come momento centrale di un programma politico anticrisi, e come premessa ineludibile per un mutamento radicale del modello di sviluppo , attorno ad un programma di governo sufficientemente definito negli obiettivi e nella misure da adottare, per costruire attraverso un lavoro di confronto e chiarimento un fronte politico alternativo al programma recessivo dei fiscal compact , al sistema liberista imposto e definito delle circolari della commissione europea elaborate dalle tecnocrazie che reggono i gangli decisionali dell’unione, ed alla distruzione delle politiche sociali ed industriali dei paesi d’europa imposto dalla sottrazione della sovranita’ monetaria .

All’interno di questo fronte, netto, ed alternativo ai governi della II Repubblica ,pensiamo di poter radicare il processo di ricostruzione della sinistra a cui vogliamo lavorare ., in modo di sottrarlo ad ogni possibile subalternita’ alle logiche di stabilizzazione di sistema del centro-sinistra

maggio 7, 2020

La salvaguardia della libertà.

di Gaetano Colantuono
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“(….) La salvaguardia della libertà e dignità, umana e sociale, del lavoratore, nella sua duplice qualità di cittadino e di parte del rapporto di lavoro, non potrebbe ritenersi compiutamente realizzata da una normativa che si esaurisca nella garanzia di una attiva presenza del sindacato nel luogo di lavoro; né può tacersi che vi sono interessi in ordine ai quali lo Stato non può esimersi dalla emancipazione di una disciplina che ponga a disposizione del lavoratore mezzi di tutela diretta, azionabili, cioè, indipendentemente dall’intervento delle associazioni sindacali. In considerazione di ciò, il titolo primo della presente legge vuole assicurare ai lavoratori l’effettivo godimento di taluni diritti e libertà fondamentali che, pur trovando nella Costituzione una disciplina e una garanzia complete sul piano dei principi, si prestano tuttavia, in carenza di disposizioni precise di attuazione, ad essere compressi nel loro libero esercizio. (…)”
Giacomo Brodolini, socialista, ministro del Lavoro, relazione al Disegno di Legge presentato nel giugno 1969 con il titolo “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro”, meglio definito in seguito come “Statuto dei Diritti dei Lavoratori”, diventato legge dello Stato il 20 maggio 1970.

 

maggio 7, 2020

Ricostruire l’esperienza comune.

Dopo la caduta dell’esperienza politica “comunista”, il percorso di elaborazione nell’individuare il soggetto del cambiamento, capace di sovvertire l’ordine esistente, ha inevitabilmente scoperto il fianco di chi si era fatto portatore “serio” di quell’esperienza, mettendone a nudo le inconsistenze, oltre che rivelare la distanza enorme tra i “buoni propositi” e le “azioni di fatto”. Nel 1981, Pierre Andreu scrive che le possibilità di costruire una società nuova si debbano ricercare in Sorel, in quanto le sue tesi appaiono sempre più attuali. Il Sorel critico dei partiti e fautore delle forme di vita associativa, delle cooperative e del mutualismo: altro non significa che ripartire dall’esperienza comune.
E’ proprio sul significato di esperienza comune risiede la base del discorso filosofico-politico di Sorel. Esperienza comune significa non delegare a nessuno il proprio destino. Significa che ogni individuo deve sentirsi parte attiva del tutto. Non vi sono demiurghi e interpreti dei bisogni collettivi. Non vi sono capi e capetti con la delega in bianco. In questa prospettiva, andando a fondo nel pensiero di Sorel, si può riscontrare la sua diffidenza nel seguire la scia di un maestro unico: difatti Sorel riprende Proudhon, Bergson, Marx, Kant, Jhering e Pareto e non solo.
La grandezza di Sorel sta nella sua formazione didattica, contro ogni scuola, e per questo non intendeva lasciare nessun sistema ai posteri.

Se, al contrario, restiamo alla superficie, troviamo la caricatura del sorelismo di destra e di sinistra. Perché questa semplificazione inutile di Sorel? Perché Sorel, essendo un vero fautore della libertà, non disdegnava quelle che, agli occhi degli sciocchi, appaiono “cattive compagnie”. Eppure, mai come ai giorni nostri il pensiero e la vita di Sorel ci potrebbero insegnare molte cose.
Sorel, già alla fine dell’ottocento, credeva che la teoria dovesse modificarsi e sottomettersi alla critica imposta dai fatti nuovi; come pure la diffidenza negli schemi rigidi che non lasciano spazio all’arricchimento dei contributi esterni. Sorel si richiama al dover essere kantiano in quanto perennemente non-finito, al concetto di durata di Bergson, al concetto del mito come elemento propulsivo per la lotta.
Oggi, dove i nostri passi sono incerti a causa delle macerie lasciate dal crollo del comunismo storico novecentesco, ripartire dall’esperienza comune di questa disfatta, attraverso un percorso di elaborazione condivisa di una strada possibile, scevra da pregiudizi e da sterili propagande sempre pronte a distruggere ogni possibile tessitura che non provenga da chi di dovere, è non solo possibile ma anche auspicabile.
La strada che porta alla sconfitta, al contrario, è quella di credere di poter rappresentare il “soggetto del cambiamento”, di essere il fondatore e l’ideatore del nuovo percorso.
Perché Sorel vedeva il sindacato come una comunità attiva, autonoma, in relazione e non solo in opposizione con lo stato? Perché egli crede che ogni individuo sia un produttore e non un consumatore. Perché crede che il peggior danno che si possa infliggere ad una comunità (proprio così, Sorel vede il sindacato come una comunità) è quella di umiliare l’individuo privandolo della propria scelta.
L’esperienza comune è anche saper riconoscere la separazione tra conoscenza e azione e ricercare sempre le motivazioni che conducono all’agire e chiedersi sempre del perché dell’inazione di qualcuno vicino a noi, perché probabilmente si sta creando una distanza, che è un modo come un altro di riprodurre una gerarchia insopportabile.
Comunità, quindi, nella prospettiva di Sorel, è la possibilità di pensare con la propria testa all’interno di una comune esperienza.