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maggio 19, 2020

Vivaldi: un genio scoperto da un altro genio

  

Non si sono mai incontrati, il primo, Vivaldi, veneziano, il secondo tedesco, Bach: entrambi della prima metà del Settecento. E Bach ammirò tanto Vivaldi, da trascriverne  alcuni concerti per altro tipo di strumenti solisti. E va detto che fu solo grazie a tali trascrizioni se Vivaldi fu sottratto all’oblio: perché a sua volta anche Bach fu tratto dal silenzio in cui era caduto grazie all’entusiasmo di Mendelssohn nell’Ottocento, che nel 1829 ne diresse la Passione secondo Matteo con un successo strepitoso.

Vogliamo capire che cosa Bach abbia trovato di così straordinario in Vivaldi? Conviene iniziare con l’ascolto di un brano scelto come esempio per un confronto: si trova anche su Youtube. Penso ad un concerto che dura una decina di minuti, ma assicuro che non tireremo il fiato finché non si sarà spenta l’ultima nota. Basterà digitare il concerto per quattro violini solisti e violoncello di Vivaldi (Opera 3, ‘Estro armonico’ ) e saremo travolti subito da uno splendido flusso musicale dal  ritmo infernale che non dà tregua e ci terrà incredibilmente sospesi dentro un impetuoso vitalismo, in una  gara tra solisti e orchestra. Poi, per pochi istanti la musica si acquieterà brevemente nel ‘lento’  del secondo tempo, per sollevarsi e riprendere a correre all’impazzata verso un finale di fuoco. E noi ci dichiareremo vinti: la musica ci avrà conquistati e quasi ci spingerà a gridare: la musica è vita! Verissimo. Temi e ritornelli, ‘soli’ e ‘ tutti’, (quattro violini solisti e orchestrina), si sorpassano, si fondono, si scavalcano precipitosamente in un  dialogo fitto fitto, e poi altri temi e ritornelli si afferrano, si divincolano e ripartono senza dare respiro. E forse, ascoltando successivamente la trascrizione bachiana per quattro clavicembali e archi  (sarà avvenuta per qualche commissione?) viene da chiedersi se non si sia perso qualcosa di quella italianissima solarità vivaldiana… di quei violini così audaci e sfrenati rispetto al… si potrà dire? molto ‘settecentesco’  timbro clavicembalistico… E poi, le sfumature…! A un violinista basta spostare leggermente le dita della sinistra sulle corde per ottenere una gamma infinita di possibilità: per non dire del variabile tocco dell’archetto. Nel clavicembalo, invece, le corde interne, attraverso la tastiera, emettono un suono ‘pizzicato’ e monotòno, che in confronto appare più freddo. Ma vediamo anche la funzione del basso continuo, molto distinto, penetrante, al di sotto dei violini solisti. E…. che effetto emotivo crea! Come  di un dramma incessante, che contraddice all’esplosiva gioia delle ondate melodiche. E viene da interrogarsi su che cosa succeda nel crescendo dell’esecuzione di così coinvolgente da emozionarci tanto. Forse un insostenibile scontro tra entusiasmo, vitalismo e… angoscia? E’ possibile? Come se un basso continuo venisse evocato dall’intimo? Paralizzante e assieme incalzante,  irrefrenabile? E comprendiamo come Vivaldi abbia trasfuso in quelle volate una sua percezione vitalistica della natura, cangiante e dionisiaca, che arriva a noi a distanza di secoli. Vitalismo ben rispondente a quel contesto culturale, enigmatico, indefinibile, come l’anima delle maschere veneziane. E nulla si potrebbe aggiungere a tutto quanto, mi sia consentito un timido riferimento anche a Bach, perché la trascrizione per altri strumenti dà esiti sostanzialmente diversi, a nostro avviso, come accade anche nelle traduzioni da una lingua all’altra. La sensibilità di due autori non può coincidere. E così il timbro di strumenti differenti.

Esistono anche altre esecuzioni dello stesso concerto, ad esempio per organo… ma vale lo stesso discorso dei clavicembali. E’ anche vero che l’organo, da solo, con le sue  tre o più tastiere dominate da due sole mani, consente un’alternanza di combinazioni che corrispondono alle quattro voci soliste, e l’uso dei pedali e dell’effetto di ‘ripieno’ simulano il ‘basso continuo’ e il dialogo con l’orchestrina. Ma… il risultato perde quella frivola, svolazzante e compiaciuta leggerezza che ci ha ormai sedotti grazie ai violini! No, anche l’organo è un grande strumento, ma pare voler dominare dall’alto, senza la sottile capacità di penetrare nell’anima. Bisogna ascoltarlo per rendersi conto, e youtube ce l’offre senza problemi. E la resa con ben quattro pianoforti? Se l’ascoltiamo è fantastica, perché ne viene fuori una gara… di nobiltà con inchini e piroette tra uguali, e confesso che la suggestione è forte e bellissima, anche se il senso si sposta verso un vibrante, più moderno Ottocento… ma qualche volta un’alternativa si può anche accettare!

Ci siamo incuriositi abbastanza a saltare da strumenti a strumenti… ma vogliamo un po’ conoscere qualcosa del vissuto di quel gran ‘demonio’ di un Vivaldi? Poche le notizie su di lui, ma comunque sufficienti a farsene un’idea. Sacerdote,  fu denominato il ‘prete rosso’ dal colore dei capelli… ma ben presto fu sospeso a divinis: le male lingue non mancavano… Una volta nel bel mezzo di una celebrazione liturgica gli sarebbe passato per la testa un tema musicale… e sarebbe corso a scriverlo in sagrestia abbandonando l’altare! Ma no, niente affatto, lui sosteneva! I ricorrenti ‘malori’ nel corso di celebrazioni erano dovuti a forti attacchi d’asma, da cui era notoriamente afflitto fin dall’infanzia. Tutta Venezia lo vedeva talvolta, tutto intabarrato, in gondola coperta, sembra anche in piena estate… Certo, gli attacchi non si presentavano mai durante i concerti o le tournées con allieve dalla voce incantevole, ospitate per carità dall’Ospedale della Pietà di Venezia: questa struttura raccoglieva  orfani, trovatelli… e donne, spesso deformi, o sfigurate dal vaiolo, ma che cantavano con voci d’angelo da dietro una grata. Eppure tali giovani donne diedero adito a chiacchiere…

Non si sa molto, effettivamente, della vita . Abbiamo un giudizio su lui di Goldoni, che però dispiace:il nostro Vivaldi sarebbe stato un eccellente violinista, ma un compositore ‘mediocre’. E nei ‘Mémoires il commediografo ne ha lasciato un buffo ritratto: recatosi  Goldoni, ancora giovane alle prime armi,  dal ‘prete rosso’ per chiedere un supporto musicale, e, vedendosi snobbato, lo sbalordì riscrivendo su due piedi una scena, con una prontezza fuori del comune, sicché Vivaldi, impetuoso per temperamento, per poco non avrebbe gridato al miracolo per quel genio della penna!

In sostanza, Vivaldi fu esaltato e ignorato, amato e avversato: e purtroppo morì nella miseria e nella dimenticanza. Ma giustizia ha voluto che sia lui che Bach siano stati sottratti alla polvere e abbiano ottenuto quella meritata fama che tutto il mondo riconosce loro.

maggio 19, 2020

L’ANARCHICO GIUSEPPE MESSINESE

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L’ANARCHICO GIUSEPPE MESSINESE PRESE A SCHIAFFI IL DIRETTORE FASCISTA CHE VOLEVA IMPORGLI DI FARE IL SALUTO ROMANO SANCENDO LA VITTORIA DELLA RIVOLTA DELLE TREMITI; QUANDO GLI ANTIFASCISTI AL CONFINO PREFERIRONO MORIRE CHE ACCETTARE IL SALUTO FASCISTA

Correva l’anno 1938 e le isole Tremiti venivano riaperte ai confinati politici. La recente vittoria di Franco nella guerra civile spagnola e alcuni duri colpi che il fascismo aveva inferto alle organizzazioni clandestine avevano fatto cadere nuovi antifascisti nelle maglie del regime.
A Ponza, Ventotene e alle Tremiti venivano mandati gli antifascisti cosiddetti “recidivi”, ovvero i fuggitivi, le figure di spicco e gli irriducibili. Non erano passate che poche settimane dal loro arrivo nell’arcipelago che il direttore, tale Fusco, decise che tutti i detenuti avrebbero dovuto rivolgere il saluto fascista durante l’appello e incrociando le autorità. Non era la prima volta che venivano emessi bandi del genere, e non era la prima volta che i confinati facevano resistenza. Già ad Ustica il coraggioso Antonio Sicilia aveva rifiutato sdegnosamente, finendo confinato nel “fosso”, una cella sotterranea, che gli avrebbe provocato danni irreparabili alla salute.
Ma alle Tremiti gli eventi presero una piega diversa, perché l’opposizione fu di massa.
Il giorno seguente alla diramazione del bando, durante l’appello delle ore 9, come precedentemente pattuito nessuno fece il saluto. Giunti al nome del detenuto “Andrini”, questi disse che non sapeva salutare romanamente. La guardia addetta alla chiamata si alzò dal tavolo e lo aggredì. Fu l’inizio della rivolta. In pochi attimi il piazzale dell’appello divenne teatro di una zuffa furibonda durante la quale gli antifascisti risposero con la forza alla violenza delle guardie, resistendo per varie ore ai tentativi di riportare l’ordine. Cedettero solo dinnanzi alla promessa di Fusco che non ci sarebbero state rappresaglie. Promessa falsa, visto che vennero immediatamente ridotti acqua e cibo, mentre molti venivano arrestati e tradotti nelle carceri più vicine. Coloro che continuarono a rifiutare il saluto vennero uno ad uno mandati nelle celle di isolamento e poi destinati ad altre località. Ma per ogni trasferito, qualcun altro rifiutava.
In questa fase della protesta, il comunista Perencin e l’anarchico Ferrari morirono per complicazioni dovute alla durezza dell’internamento.
Nonostante ciò proseguì la protesta, e proseguirono le vessazioni fino alla metà del 1939, quando l’anarchico tarantino Giuseppe Messinese, confinato dal ’26, arrivò alle Tremiti. Il direttore lo accolse pretendendo il saluto romano e lui, d’istinto, gli mollò un ceffone. Tutto fu nuovamente sul punto di degenerare, ma alla fine le autorità centrali decisero che Fusco andava sostituito. Con la sua partenza terminò anche l’imposizione del saluto.
I confinati avevano vinto.

Cannibali e Re
Cronache Ribelli

maggio 19, 2020

Al Sud nasce un centro di ricerca sulla ‘Street Art’: è il primo in Italia

Quello appena nato a Napoli è il primo e quindi unico centro di ricerca accademica d’Italia dedicato a questo ramo

Da alcuni anni si parla sempre più spesso, in Italia, di “Street Art”, la creatività urbana che ottiene sempre più apprezzamenti e riconoscimenti. I fautori di questa arte molto particolare sono sostanzialmente artisti controversi e molto interessanti, come Bansky,  MR Brainwash, e nel nostro Paese sicuramente l’amatissimo partenopeo Jorit.

Proprio a Napoli, infatti, da sempre sostenitrice di ogni forma d’arte e di cultura, è nato un centro che punta a studiare e sostenere “l’arte da strada”, che soprattutto nel capoluogo campano sta avendo un notevole impatto.

Il progetto, denominato “Inopinatum”, prende vita al Suor Orsola Benincasa. Il suo titolo, “imprevista impertinenza”, fa riferimento probabilmente al tema principale della Street Art, ossia la provocazione e la sorpresa.

Questo progetto nasce da un accordo tra l’Ateneo partenopeo ed “Inward” (Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana, urban design e tutti i linguaggi della creatività urbana emergente), ed è il primo e quindi unico centro di ricerca accademica d’Italia dedicato a questo ramo.

La sede del Centro Studi sulla Creatività Urbana sarà nell’antico claustro della cittadella monastica di Suor Orsola, e rappresenterà un luogo di incontro per discutere della nascita di progetti e convegni nazionali e internazionali.

La città partenopea, quindi, è perfetta per un’iniziativa di questo tipo, avendo un terreno fertilissimo per ogni forma d’arte.

Ricordiamo, infatti, che la Street Art partenopea è arrivata anche alla Bit di Milano per la presentazione del Maggio dei Monumenti. Alla recente Borsa internazionale del Turismo, infatti, era stato allestito uno stand del comune di Napoli per realizzare il volto di Gian Maria Volonté nei panni di Giordano Bruno. Il murale di Jorit dedicato al filosofo napoletano e all’attore milanese rimarrà nella città lombarda per evidenziare la vicinanza tra Nord e Sud.

Ma non è l’unico murale di Jorit ad essere stato chiacchieratissimo: indimenticabile, e tra i più recenti, il dipinto dedicato al cestista statunitense Kobe Bryant, scomparso pochi mesi fa.

maggio 19, 2020

RANIERO PANZIERI.

 

venne definito come un “revisionista di sinistra” da Paolo Spriano. In realtà il suo neo-marxismo si muoveva lungo i sentieri inesplorati del pensiero di Marx. A partire dal Marx dei Grundrisse e di diversi passi del Capitale poco approfonditi. Fu uno degli esponenti di una sinistra socialista originale , molto lontana da quella “grigia” di Vecchietti e Valori. Tant’è , che pur essendo contrarissimo al centrosinistra non aderì mai al PSIUP, conservando fino alla sua morte prematura a soli 41 anni , nel 1964 la tessera del PSI. A dispetto di ciò che gli fu attribuito, non si considerò mai operaista – termine fatto proprio da Tronti e Negri (con i quali ruppe , poco prima di morire). Panzieri, dopo il 1960 rinunziò a tutti gli incarichi nel PSI. Eppure era stato responsabile cultura del PSI, condirettore di Mondo Operaio (ma di fatto direttore). Morandi lo inviò a fare il segretario regionale siciliano del PSI negli anni 50, diresse le lotte contadine, meritandosi l’elogio di Nenni. A Matera , nel 1955, concluse un convegno su Rocco Scotellaro, organizzato dalla fed prov. Mio zio , che andò , mi raccontò di aver ascoltato un compagno di una cultura straordinaria. La sua grande capacità di unire l’approfondimento teorico con la presenza e la guida nelle lotte, ne fanno un personaggio raro. Panzieri risente molto dell’influenza di Morandi, ma soprattutto del Morandi ante-1946. Quello del socialismo libertario e dei consigli di gestione. Ma era molto interessato al dibattito che si svolgeva oltre le alpi. Soprattutto in Francia con la rivista “socialisme ou barbarie”, uno dei punti fermi di una critica da sinistra al socialismo reale. Di qui il suo approfondimento sul tema della non neutralità dell’uso delle macchine, rispetto ai “rapporti di produzione” , a vedere nel Capitale una opera di sociologia. La ripulitura di Marx dall’hegelismo. Il tutto sfocia nel discorso sui “contropoteri” come via per giungere all’autogestione socialista fino a raggiungere la stessa autogestione del Piano. Queste idea sono certo da collocarsi in certo contesto storico che è quello del neocapitalismo degli anni 60. Ma vi sono delle suggestioni che poi hanno ispirato in parte le lotte dei lavoratori a cavallo tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70. La lotta non solo per gli aumenti salariali ma anche per modificare l’organizzazione del lavoro. Riccardo Lombardi integrò parte del Panzieri dei contropoteri nel suo schema del “riformismo rivoluzionario”, dopo il 68. E se ne servì per dare forza al superamento di una visione economicista e produttivista del socialismo. Panzieri , il cui pensiero è rimasto incompiuto dalla morte prematura, rappresenta comunque una delle personalità più affascinanti del socialismo italiano del dopoguerra.

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maggio 19, 2020

Sondaggi politici: vola il PD, giù Salvini e la Meloni

di  Alessandro Cipolla

Sondaggi politici: vola il PD, giù Salvini e la Meloni

Questo è il responso del consueto sondaggio politico, diramato in data 18 maggio proprio il giorno in cui ha preso veramente il via la cosiddetta Fase 2, realizzato dall’istituto Swg per conto del Tg La7 di Enrico Mentana.

Oltre al PD, tra i partiti di governo sorridono anche La Sinistra e Italia Viva che se così stessero le cose sarebbero di un soffio oltre la soglia di sbarramento del 3%, mentre il Movimento 5 Stelle subirebbe stando al sondaggio un brusco stop arrestando così la crescita fatta registrare negli ultimi tempi.

Male tutto il centrodestra in blocco, compresa Giorgia Meloni che tanto sarebbe cresciuta da un anno a questa parte, ma la coalizione adesso grazie alla mozione di sfiducia ad Alfonso Bonafede ha l’occasione non solo di ricompattarsi, ma anche di fare uno sgambetto al governo nel caso in cui Matteo Renzi decidesse di votare a favore.

Sondaggi politici: male Salvini e i 5 Stelle

Quest’ultimo sondaggio di Swg ci consegna uno scenario inedito per quello che è stato l’andazzo della politica italiana negli ultimi tempi, con tutti i partiti di centrodestra dati in calo con la sola eccezione di Cambiamo del governatore ligure Giovanni Toti che sarebbe stabile.

Il primo dato che balza all’occhio è il marcato calo attribuito alla Lega, segno di come Matteo Salvini dovrà rivedere qualcosa in quella che è stata la sua strategia comunicativa da quando è iniziata l’emergenza coronavirus.

Se il Carroccio piange non ridono di certo neanche Fratelli d’Italia e Forza Italia, con Giorgia Meloni che dopo un periodo di grande crescita nei sondaggi adesso starebbe vivendo un momento di assestamento.

Chi invece sembrerebbe essersi scosso è il Partito Democratico, che grazie a questo balzo adesso viene dato più vicino alla Lega, mentre per il Movimento 5 Stelle ci sarebbe un brusco passo indietro nonostante il licenziamento da parte del governo del decreto Rilancio.

Tra i partiti di governo buone notizie per Matteo Renzi, visto che la sua Italia Viva stando a questi numeri raggiungerebbe di un soffio la soglia di sbarramento del 3%, con anche La Sinistra che si andrebbe a migliorare di molto rispetto la scorsa settimana.

Se però alle prossime elezioni si dovesse votare con il Germanicum, l’asticella per poter entrare in Parlamento verrebbe alzata almeno al 4%, rendendo le cose più difficili a questi partiti così come ad Azione e +Europa.

Mercoledì 20 maggio al Senato si voterà una mozione di sfiducia “garantista” nei confronti del ministro pentastellato Alfonso Bonafede, presentata da Emma Bonino e appoggiata da Carlo Calenda.

Se oltre a quella del centrodestra la mozione dovesse trovare la sponda anche di Italia Viva, allora la maggioranza di governo potrebbe andare sotto aprendo così una crisi di governo in piena emergenza sanitaria ed economica.

Guardando il sondaggio, a Matteo Renzi converrebbe poco andare al voto visto che rischierebbe seriamente di non superare la soglia di sbarramento, con l’ex premier che potrebbe decidere di andare fino in fondo soltanto se ci fosse già pronta una maggioranza alternativa, magari per realizzare quel governo di unità nazionale avallato anche da parte del centrodestra.