Archive for ‘Ambiente’

marzo 28, 2020

Massimo Ammaniti: “Diamo ai bambini un’ora d’aria. Evitiamo che si sentano sequestrati”

Intervista allo psicoanalista e neuropsichiatra infantile: “Creiamo sportelli online di supporto psicologico per genitori. Gli adulti controllino l’ansia con l’autodisciplina”

HUFFPOST ITALIA
Il prof. Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile

“I bambini sono scomparsi dai decreti. Ma bisogna occuparsi anche di loro. Concediamogli un’ora d’aria al giorno, evitiamo che si sentano sequestrati. Creiamo degli sportelli online che siano di supporto ai genitori e agli adulti che ne hanno bisogno”. Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile, parla ad HuffPost delle ricadute psicologiche dell’emergenza coronavirus sulle famiglie. “Dobbiamo attrezzarci perché abbiamo davanti una lunga traversata nel deserto. I bambini, che già all’interno dello sviluppo demografico italiano si riducono sempre di più, restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre”.

Professore, nei decreti anti-contagio non c’è spazio per bambini. Eppure in ballo c’è una generazione di 10 milioni di bimbi e ragazzi italiani chiusi in casa da settimane. E che lo saranno ancora per molto. Quale è il rischio di questa scelta?

“Bisognerebbe essere molto più attenti e garantire degli spazi di ricreazione all’aperto per il genitore e il bambino, evitiamo che questi si sentano sequestrati. Scendere a fare una piccola passeggiata o giù in cortile per mezz’ora o un’ora al giorno può solo far bene. Così come si possono portare i cani a fare i bisogni, diamo ai bambini la possibilità scendere a camminare, soprattutto quando vivono in case ristrette. Il Governo ha previsto dei contributi per le baby sitter, ma è parte della soluzione solo per chi fa smart working. Poi c’è un altro aspetto di cui parlare, e riguarda chi va a scuola. Qui giocano un ruolo importante gli insegnanti che devono essere in grado di organizzare il materiale di studio. Eppure ci sono molti casi in cui vengono dati compiti senza nemmeno spiegare le lezioni, per cui alla fine devono intervenire i genitori. In questo momento sia le scuole, sia gli insegnanti devono essere più attenti, usiamo meglio le risorse digitali”.

Prendiamo il caso di un bimbo che all’improvviso vede solo mamma e papà, che non incontra più i nonni, che non va più al nido o alla materna. Non scende più in piazza o al parchetto a giocare. Come ridurre al massimo l’impatto psicologico dell’isolamento?

“Intanto spieghiamo loro cosa sta succedendo. Ma non parliamo di virus, che è un’entità astratta. Raccontiamo che è come quando un compagno di scuola ha la tosse o il mal di gola e contagia gli altri. E questo sta succedendo anche agli adulti. Perciò è stata presa la decisione di stare tutti a casa. In questo momento di stress che i bambini stanno vivendo è importante essere particolarmente protettivi. Fargli fare le attività a cui era abituato e limitare, per quanto possibile, la televisione. Organizziamo la giornata in maniera regolare, utilizziamo tutti gli spazi casalinghi e di gioco. Evitiamo che i bambini sviluppino nuovi comportamenti, come per esempio andare a letto più tardi. Lasciamo dei punti fermi, evitiamo che saltino le norme che abbiamo introdotto fino ad ora. Conserviamo le loro routine, non facciamoli restare in pigiama tutta la giornata. E ricordiamoci che siamo anche di fronte a una grande occasione. Nella quotidianità viviamo di fretta, con tempi accelerati. Portiamo i nostri figli di corsa al nido e corriamo al lavoro. Usiamo questo tempo per occuparci di loro, vivendo una quasi seconda maternità”.

Ma esistono anche situazioni limite. Bambini che vivono in famiglie numerose in case di 50 metri quadri,  figli di coppie che stavano divorziando, bambini ai quali i genitori non sono in grado di spiegare cosa stia succedendo, bambini costretti a convivere con genitori violenti. 

“Casi come questi andrebbero gestiti con programmi di home visiting, ossia visita all’interno della famiglia, in cui un educatore o un giovane psicologo va lì ed è di supporto. Ma se già di norma i genitori tendono a rifiutare un intervento del genere, in una situazione estrema come questa del coronavirus è ancora più difficile. Una cosa che proporrei è di fare degli sportelli online che spieghino ai genitori come affrontare al meglio questa emergenza. Sia che li supportino nelle situazioni più critiche sia che consiglino come organizzare la giornata: quali attività fare, per esempio. Non dimentichiamo che ci troviamo tutti in una situazione complessa. Nei primi giorni in cui sono stati introdotte le restrizioni coltivavamo la speranza che si trattasse di un periodo breve. Prima sembrava fossimo di fronte a una corsa, ora ci troviamo ad affrontare una maratona”.

Quali sono le difficoltà psicologiche che tutto questo comporta?

“Ci troviamo di fronte a una forte limitazione della nostra libertà individuale: non possiamo andare al lavoro, i bimbi non possono andare a scuola, gli adolescenti non possono uscire. La restrizione fisica può creare una specie di ansia claustrofobica: ovvero la paura di restare intrappolati in questa situazione. Altro problema è l’ansia legata a un obiettivo pericolo di contagio da coronavirus. Se da un lato questa è una reazione emotiva utile perché ci obbliga a trovare delle risorse, dei comportamenti, che tendono a proteggerci, dall’altro può diventare ansia accentuata. In questo caso invece di aiutarci ci blocca, crea stati di tensioni, somatizzazioni. Infine c’è l’ansia ipocondriaca: accade quando una persona tende a guardare continuamente se stesso, controlla la temperatura, si lava continuamente le mani, pulisce continuamente casa. Questa può bloccarci la vita perché genera comportamenti ossessivi. E ci fa vivere in una bolla fatta di rituali ossessivi e ripetitivi”.

Se poi ci mettiamo fattori come la perdita del lavoro, o difficoltà lavorative serie, o difficoltà familiari di ogni tipo, l’ansia aumenta. Come si può arginare?

“Per combattere l’ansia è fondamentale organizzare le giornate in modo da non soccombere alla depressione. Per esempio limitare la dipendenza dalle notizie. È  meglio evitare il tritacarne da social network fatto di numeri, di morti, di notizie di ogni tipo. Sarebbe meglio invece ascoltare il telegiornale una o due volte al giorno. Manteniamo autodisciplina e autocontrollo: conserviamo i nostri orari, prendiamoci cura di noi stessi: facciamo yoga per la respirazione, ed esercizi per la schiena. Rimettiamo mano a tutte quelle cose che si sono accumulate. Lettere materiali, appunti. È un occasione per ritornare alle cose del passato e selezionare quello che è importante rispetto a quello che è secondario: questo ci aiuta organizzare una sorta di coerenza personale. Impariamo a tranquillizzarci: con il respiro ritmico, proviamo a creare dei rifugi mentali per tranquillizzarci e dove ritrovarci. Leggiamo, immaginiamo di viaggiare, cuciniamo a turno in famiglia, ritroviamo i nostri amici in chat. Ricordiamo che i traumi si possono sopportare meglio se condivisi”.

Oggi abbiamo paura dell’altro. Quando torneremo a vivere insieme non c’è il rischio di una maggiore diffidenza? 

“Oggi quando camminiamo e incontriamo qualcuno ci allontaniamo. Quando vediamo dei film dove c’è gente che si incontra ci sembra strano. Ma sono sicuro che ricominceremo a vivere come abbiamo sempre fatto. Dobbiamo ricomporre le nostre relazioni e dimenticare questo periodo buio della nostra vita”

luglio 27, 2016

Grande Puglia e grande la sua gente.

Il gasdotto tenuto in scacco dagli ulivi

di DOMENICO PALMINOTTI 26 Luglio 2016

Un ramoscello d’olivo agitato dal comune di Melegnano, simbolo della resistenza contro l’avanzare di uno “sviluppo”sempre pù basato sul consumo di energia e sullo svuotamento delle residue risorse naturali. Gli adoratori del PIL scalpitano impazienti. Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2016 (p.s.)

Il gasdotto Tap in Puglia bloccato all’ultimo miglio. Benchè il ministero dell’Ambiente abbia rilasciato la Valutazione di impatto favorevole, con prescrizioni, nel lontano 11 settembre del 2014, e il ministero dello Sviluppo economico l’Autorizzazione unica il 20 maggio del 2015, il braccio di ferro, l’ennesimo, tra società del gasdotto e regione Puglia su una delle 66 prescrizioni – la A 44 che riguarda il ripristino ambientale – tiene in scacco i lavori preliminari nell’area di Melendugno, nel Salento, dove l’opera approderà dal Mar Adriatico.

La prescrizione riguarda il reimpianto degli ulivi e loro ricollocazione ma anche il ripristino dei muretti a secco e di tutti gli altri elementi che costituiscono il paesaggio. Va premesso che su quasi ogni prescrizione (57 del dicastero dell’Ambiente e 9 dei Beni culturali) c’è un ente vigilante (i ministeri stessi o la Regione) e uno o più enti coinvolti (dall’Arpa Puglia al Comune di Melendugno). Inoltre, ciascuna prescrizione corrisponde, anche sul piano temporale, a una fase di lavoro, fissa dei paletti al riguardo, e per la sua applicazione Tap ha presentato un progetto alle amministrazioni competenti.

Attualmente le attività di cantiere che Tap ha avviato da metà maggio (una decina di operai al lavoro nell’area) non possono proseguire nell’area del microtunnel, 1,4 chilometri di tracciato, se la Regione Puglia, in qualità di ente vigilante della prescrizione A44, non accende il semaforo verde. Prescrizione parzialmente ottemperata, ha detto la Regione mesi fa. Tale decisione, ha dichiarato il governatore pugliese Michele Emiliano, si basa sul fatto che il comune di Melendugno (soggetto coinvolto) ha respinto il progetto di Tap dopo le osservazioni dei Vigili del Fuoco sulla «distanza tra le sedi di reimpianto degli ulivi e la proiezione a terra del contorno della condotta», mentre la regione stessa ha preso atto delle disposizioni del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, circa il «divieto di movimentazione degli ulivi nelle zone infette» dalla Xylella.

In seguito al pronunciamento della regione, sono intervenuti una serie di chiarimenti a più livelli ma sul piano concreto non è accaduto nulla. Nè la regione stessa ha emesso un nuovo parere. Cosa è stato chiarito nel frattempo? Che non c’è interferenza tra gli ulivi e la condotta del gasdotto, perché le norme richiamate dai Vigili del fuoco valgono solo per gli alberi ad alto fusto, tipologia nella quale non rientrano gli ulivi; che il Comune di Melendugno ha sì espresso il suo diniego ma ha pure evidenziato che la Regione deve decidere sul punto; che le disposizioni sulla Xylella non hanno impatto sui lavori dell’opera; infine, che Tap è disponibile ad avviare il discorso delle compensazioni ambientali. Va aggiunto che alla prescrizione A44 sono correlate anche altre due, A29 e A45, rispettivamente piano di gestione degli ulivi e monitoraggio ambientale, sulle quali, però, non ci sono problemi visto che i piani di Tap sono stati approvati rispettivamente da Regione Puglia e Arpa Puglia in qualità di enti vigilanti. Tutto, quindi, si concentra sulla prescrizione A44 e Tap adesso solleciterà un ulteriore intervento del ministero dell’Ambiente per superare lo stallo.

Per motivi climatici e colturali ora non si possono espiantare gli ulivi – Tap aveva previsto di farlo ad aprile scorso –, ma ulteriori ritardi rischiano di pregiudicare l’avanzamento del cantiere. Senza trascurare che Regione e Comune di Melendugno, dall’inizio contrari alla localizzazione nel Salento per motivi ambientali, hanno in piedi anche un giudizio al Consiglio di Stato (ma la nuova udienza è a gennaio) contro l’Autorizzazione unica del Mise, già riconosciuta valida dal Tar.

http://www.eddyburg.it/…/il-gasdotto-tenuto-in-scacco-dagli…

luglio 27, 2016

Ricominciamo da una bella notizia

Più di 42mila chilometri percorsi in oltre un anno e quattro mesi, in tutto quasi 500 ore di volo attraverso quattro continenti, con 17 tappe. Solar Impulse 2 è riuscito nell’impresa di effettuare il primo giro del mondo senza utilizzare una sola goccia di carburante. La missione si è conclusa con l’atterraggio ad Abu Dhabi, da dove era iniziata il 9 marzo dello scorso anno con l’intento di promuovere l’uso delle energie rinnovabili. Per l’ultimo tratto del lungo viaggio l’aereo solare è stato pilotato dallo svizzero Bertrand Piccard: 2.763 chilometri dal Cairo alla capitale degli Emirati arabi uniti. Ad attenderlo sulla pista dell’Al-Batten un comitato d’accoglienza di tutto rispetto, di cui faceva parte anche il principe Alberto di Monaco, e il connazionale André Borschberg, con il quale si è alternato ai comandi del velivolo per tutti questi mesi.

“È così appassionante” volare su un aereo che “non fa rumore e non inquina”, ha commentato all’arrivo Piccard, che non mostrava alcun segno di fatica. “Si pensa che sia fantascienza e invece è realtà. L’avvenire è pulito”, ha aggiunto. Da parte sua Borschberg ha sottolineato che si è trattato di “una sfida più umana che tecnica”, ricordando le condizioni difficili in cui i piloti si sono venuti a trovare.(fonte:Re.It ambiente)

febbraio 22, 2015

Più luce e meno costi.

L’illuminazione pubblica di Torino scommette sul risparmio energetico con un progetto su vasta scala che, a lavori ultimati, dovrebbe garantire un risparmio di 20 milioni kWh/anno e un calo dei consumi di energia elettrica superiore al 50%. Il progetto di Iren prevede la sostituzione del 55% dei lampioni cittadini con quattro differenti tipologie di corpi illuminanti che verranno collocati in diverse situazioni, dalle strade con illuminazione a sospensione ai lampioni stradali, dai lampioni per i giardini alle luci che illuminano i numerosi portici cittadini:

Mediamente ove oggi vi è una lampada a vapori di sodio di potenza 150 watt questa verrà sostituita con un apparecchio a led da circa 72 watt. Il piano di sostituzioni sarà progressivo e partirà contemporaneamente in tutti i quartieri cittadini, partendo dal completamento dell’impianto sperimentale realizzato in zona Campidoglio,

ha spiegato Giuseppe Bergesio, amministratore delegato di Iren Energia presentando il progetto.

Il capoluogo piemontese è stato diviso in cinque lotti nei quali opereranno le imprese selezionate: in ogni zona sono presenti circa 11mila apparecchi. Entro due anni, dunque, verranno attivate oltre 50mila lampade Led. Le luci avranno un colore più chiaro rispetto alle attuali ma grazie a un migliore orientamento del fascio luminoso si avrà più luce sulle strade e meno luce dispersa.

Il presidente di Iren ed ex ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, ha sottolineato la ricaduta occupazionale di questo ambizioso progetto che coinvolgerà decine di addetti per tutto il biennio in cui avverrà la posa dei nuovi apparecchi illuminanti.

febbraio 14, 2015

Chiacchiere o frappe: 10 ricette tradizionali, vegan e senza glutine.

chiacchiere frappe ricette carnevale

gennaio 31, 2015

Viviamo in un mondo di plastica

Nel 2014 la produzione mondiale di plastica ha forse superato le 300 milioni di tonnellate e per Gaelle Gourmelon del centro di ricerca ambientale fondato nel 1974, “il recupero e il riciclaggio restano insufficienti” e così la plastica finisce nelle discariche e negli oceani. Oggi il consumo di plastica in Europa occidentale e in Nord America è in media di 100 kg Altro…

gennaio 30, 2015

Bilancio sulle politiche ambientaliste del Governo Renzi

Quali sono state le politiche ambientaliste del Governo Renzi finora? Le politiche ambientaliste del Governo Renzi – che sta per compiere un anno di vita- assieme agli […]

gennaio 28, 2015

Il suolo come bene comune

Piero Bevilacqua- Fino ad oggi l’Expo di Milano, che aprirà i battenti nella prossima primavera, ha attirato l’attenzione del pubblico italiano e internazionale per gli episodi di corruzione legati alla costruzione dei suoi edifici e spazi espositivi. E ancora oggi, su quell’evento, si concentrano polemiche sui tempi di realizzazione dei vari padiglioni e soprattutto su Altro…

gennaio 24, 2015

Divina Napoli.

Asilo Filangieri, quando Napoli è 
da copiare
Foto di Sabrina Cirillo

Il portone di vico Maffei 4 è a pochi passi da San Gregorio Armeno, la strada dei presepi nel cuore di Napoli. Un turbinio di vita popolare dentro cui si cela un tesoro ben nascosto. Oltre il massiccio cancello in ferro c’è l’ex asilo Filangieri, un complesso che risale almeno al 1572. Abbandonato dopo il terremoto del 1980, da 27 mesi l’edificio è diventato “l’asilo”: lo spazio vitale di un gruppo di “lavoratori e lavoratrici dell’immateriale”, come li definisce la delibera 400/2012 della Giunta comunale. Non un centro sociale occupato, ma un luogo di sperimentazione che sta diventando un’esperienza pilota.

Qui, per usare una frase cara ai suoi abitanti, «lo spazio è di chi lo usa». In quasi tre anni sono state organizzate oltre 90 assemblee pubbliche di gestione, ospitati più di 100 concerti, 550 giorni di formazione, 140 dibattiti e seminari, 100 presentazioni di libri, ebook, mostre di fotografie e di arti visive. «È un enorme spazio aperto a tutti, un centro di produzione interdipendente», dice la danzatrice e coreografa Gabriella Riccio. E i biglietti d’ingresso? «Non esistono. Ogni attività è a ingresso libero. Chi vuole, può lasciare un contributo di complicità. Noi lo chiamiamo così».

gennaio 23, 2015

Arri, a, ciucciariè!

Asini o inceneritori: qualche dubbio?

di Domenico Finiguerra* – La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Non avranno studiato al liceo scientifico e non frequenteranno convegni di fisica, ma loro, gli asini che fanno la rac Altro…