La terza via.

Di Beppe Sarno

Karl Kautsy è stato sempre definito dai comunisti un “revisionista” e anche un “opportunista” traditore della causa dei lavoratori che introduceva nell’ortodossia comunista intransigente le “le idee borghesi”.

Per i comunisti ortodossi il presupposto di questa condanna nei confronti del grande teorico della seconda internazionale era che l’unica teoria possibile per interpretare gli interessi del proletariato era quella marxista-leninista. Tutte le altre teorie, ovviamente, erano espressione degli intellettuali borghesi.

Va osservato, però, che lo stesso Lenin in “Che fare?” riconosceva che le idee socialiste erano frutto dell’elaborazione teorica di intellettuali borghesi. Lenin, in maniera arbitraria, invece di concludere che,  dati i presupposti,  per la costruzione del socialismo sarebbe stata necessaria la collaborazione ed il contributo culturale proveniente da ogni parte della società, concludeva invece che solo la filosofia marxista  esprimeva gli interessi dei lavoratori. Secondo questa visione solo il partito comunista era quella istituzione privilegiata che aveva il diritto di definire quali fossero gli interessi per i lavoratori. Questa singolare elaborazione teorica fu definita  da Ignazio Silone “L’oppio del proletariato” Cioè quella droga ideologica che  consentiva ai comunisti duri e puri di esercitare la loro personale dittatura sui lavoratori.

Si sono visti i risultati!

L a  situazione che stiamo vivendo vede da una parte una destra arrogante e prevaricatrice che accettando l’idea liberista ne accentua i caratteri eversivi e illiberali dall’altra parte, invece, una sinistra sedicente socialdemocratica che utilizzando in maniera scorretta le idee socialdemocratiche  accetta il liberismo e se ne fa alfiere.

Karl Kautsy fu un sincero democratico e un grande socialista. Per chi, come una parte del movimento socialista, si richiama ai principi espressi dalla nostra Carta Costituzionale e la difende e ne chiede l’attuazione, opponendosi ad un governo che invece ogni giorno ne calpesta i principi e cerca di imporre scelte antidemocratiche, Karl Kautsy può diventare un riferimento ideologico e morale (perché no?).

Nei suoi libri Karl Kautsy, In polemica con il bolscevismo, afferma che il proletariato è pronto per il potere “quando coloro che vogliono il socialismo sono diventati più forti di coloro che non lo vogliono”. Ovviamente perché ciò avvenga non si può non tener conto dello sviluppo economico “cioè dall’aumento del numero dei proletari, di coloro che hanno interesse al socialismo e dalla diminuzione dei capitalisti.” Karl Kautsy si schiera contro la violenza affermando che se il socialismo “ha profonde radici nelle masse” perché queste dovrebbero far uso della violenza dal momento che  l’uso della violenza sarà necessaria “unicamente per tutelare la democrazia e non per sopprimerla.?” l’ostilità nei confronti del socialismo e perché interessi oggettivi non trovano un riconoscimento. “Quando ci sono liberi parlamenti- osserva Kautsy- ogni classe o partito può esercitare la più libera critica su ogni proposta di legge, indicarne le debolezze e anche farne conoscere l’ampiezza dell’ ostilità che eventualmente incontra tra il popolo”. Ecco perché la democrazia e nel nostro caso la Costituzione,  va difesa come il metodo per affermare una società più giusta e solidale. Il governo Draghi appoggiato dalla Confindustria sta andando nella direzione opposta. All’indomani nelle recenti elezioni amministrative Draghi ha affermato che “ il Governo va avanti: l’azione del governo non può seguire il calendario elettorale” Come dire: gli strumenti della democrazia hanno solo  la funzione notarile di certificare l’operato del governo senza per questo poter intervenire per discutere o controbattere alle decisioni del governo. D’altro canto quando la piazza si muove giustamente o meno il governo non esita a mandare in piazza la polizia con gli idranti e i manganelli. n questo quadro è  chiaro che la destra eversiva trova spazio per aggredire la CGIL  quale simbolo del mondo del lavoro. Ritornando a Kautsy e alla necessità di una terza via, ora più che mai è indispensabile e necessario stare attenti a non identificare il pensiero di Kautsy con  la teoria e con la prassi di quei partiti che si definiscono socialisti o di  derivazione socialdemocratica. infatti Kautsy “riconosce che la rivoluzione sociale alla quale aspira il proletariato non può essere condotta a compimento se esso non arriva a conquistare il potere politico” e Kautsy aggiunge “il proletariato non può arrivare al potere politico senza rivoluzione, senza un grosso cambiamento dei rapporti di forza nello Stato, ma semplicemente grazie a una tattica intelligente di collaborazione con i partiti borghesi vicini al proletariato, insieme ai quali si possa formare un governo di coalizione che nessuno dei partiti che compongono la coalizione potrebbe costituire da solo” e continua “il potere statale e soprattutto un organo del dominio di classe” e ancora “un partito proletario in un governo di coalizione borghese diventerà inevitabilmente complice delle azioni di repressione contro il proletario, la complicità in queste azioni lo farà disprezzare dal proletariato, ma al tempo stesso non gli servirà a conquistarsi la fiducia dei suoi alleati borghesi e gli impedirà di svolgere qualsiasi attività utile” .

Kautsky a differenza dei socialisti nostrani complici di governi ultraliberisti chiarisce che per lui la borghesia man mano che il proletariato aumenta “è tentata di provocare la guerra civile per paura della rivoluzione” e non è lontano il tempo che “ il borghese sarà capace di tutto e quanto maggiore sarà la sua paura, tanto più selvaggiamente esigerà del sangue.” in riferimento all’imperialismo Kautsy ammonisce” l’imperialismo non può essere condotto avanti senza forti armamenti, senza flotte che siano in grado di ingaggiare battaglie nei mari più lontani.” la realtà dei nostri giorni ha dato ragione al teorico della seconda internazionale.

Secondo Kautsky le riforme sociali e le misure di protezione del lavoro non sono più possibili e gli unici obiettivi che i lavoratori debbano tenere di mira sono la conquista dei diritti politici e un regime parlamentare effettivo suscettibile di essere usato un giorno dal proletariato come strumento per il suo dominio democratico di classe. “Finché questi compiti non saranno realizzati, esso non potrà sperare in alcun progresso riformistico di una certa importanza tenuto conto della crescita delle associazioni di imprenditori, dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari, dell’afflusso di strati più arretrati di operai, del ristagno generale della legislazione per le riforme sociali, del crescere degli oneri dello Stato, che in gran parte vengono accollati al proletariato.” Sembra la fotografia di quello che sta accadendo ai giorni nostri grazie governo Draghi, che le due vie: la destra  e la  sinistra unite insieme in un abbraccio mortale, portano avanti sotto l’occhio benevolo della Confindustria. in questa situazione ogni alleanza con i partiti della borghesia, diventa una pura illusione.

Rileggendo Kautsky si può capire quanto diversa sia l’impostazione ideologica e politica dell’autore rispetto a quelle sinistre contemporanee che ne rivendicano l’eredità. Di fronte a un imperialismo sfrenato e dissennato che stiamo vivendo nella fase attuale certamente il pensiero di Kautsky non può risolvere tutti i problemi che si presentano ma nonostante ciò “la terza via” non può e non deve essere una utopia riservata a pochi intellettuali; dobbiamo invece domandarci se esiste ancora una terza via o non vi sono più alternative alla compromissione borghese.

Occorre cioè non rimettere in discussione il pensiero di Kautsky, ma integrare e attualizzare le sue analisi storico sociali. Occorre, cioè, liberarsi di quelle teorie che attribuiscono l’imperialismo e la guerra unicamente alle contraddizioni del capitalismo, sicché basta che i lavoratori mandino al governo i propri rappresentanti perché vengono eliminati tutti i contrasti. Rinunciare a percorrere la terza via e comportarsi e lavorare diversamente significherebbe intraprendere una via senza uscita che ci condannerebbe all’irrilevanza politica e a ricoprire il ruolo di compagni visionari e generosi destinati a gridare alla luna senza che ci sia nessuno che ci ascolti.

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