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settembre 24, 2022

Il Monarca!

Di Beppe Sarno

Giovedì 15 settembre a Salerno e prima in altre città della Campania è stato presentato il libro scritto a più mani da Massimiliano Amato Isaia Sales, Licia Amarante Pietro Spirito, Marco Plutino, Pino Cantillo, Luciana Libero.

 Si tratta di un libro inchiesta  sulla resistibile ascesa di Vincenzo De Luca, governatore della Campania.

 Questo libro di cui si sentiva la necessità per dimostrare fino a che punto l’uso distorto delle leggi regionali (statuto e legge elettorale) possano far diventare un istituto che doveva essere un concreto passo verso una più sostanziale democrazia una barriera Insormontabile fra Stato  e cittadini in un treno che corre verso il disastro con il pilota impazzito.

Il 7 giugno 1970 venivano  istituite  le regioni ordinarie  considerate una tappa importante per la  realizzazione di quelle riforme che la nostra Costituzione aveva programmato.

L’istituto  delle regioni doveva rappresentare per tutti i cittadini la grande occasione per avviare una seria riforma democratica dell’ordinamento dello Stato. La costituzione all’articolo 117 definiva le ragioni come “sede deliberante” e quindi come centro di decisione politiche nel momento in cui afferma che “la regione emana…. norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”. L’art 118 prefigurava il funzionamento dell’istituto affermando “ la regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle province ai comuni o d a altri enti locali” Questo era il punto da cui doveva partire l’avvio belle regioni interpretando lo spirito democratico e la volontà dei padri costituenti.

il primo compito  che le regioni dovevano assumere era quello di elaborare ognuna il proprio statuto che avrebbe dovuto avere la funzione di trasferire al nuovo ente una corretta interpretazione della volontà costituzionale.

Lo statuto avrebbe dovuto consentire una partecipazione diretta di tutti i cittadini alla formulazione della politica regionale che tenesse conto delle realtà e delle necessità territoriali.

Le cose sono andate diversamente perché come vediamo nello statuto della regione Campania vi sono tre norme che garantiscono l’assoluto predominio del presidente della Giunta Regionale e sono l’’art. 46 che riguarda la sfiducia perché laddove si prevede che A”La sfiducia, la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie del Presidente della Giunta regionale comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio; l’art 49 nella parte in cui il  voto contrario della maggioranza assoluta dei Consiglieri regionali sulla questione di fiducia determina l’obbligo di dimissioni del Presidente della Giunta regionale, della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale; l’art 52 che prevede l’‘approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta regionale comporta l’obbligo di dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.” Queste tre norme di fatto consentono al Presidente della giunta  di arrivare con tranquillità alla fine della legislatura perché nessuno consigliere regionale si sognerebbe mai di rinunciare al proprio ruolo istituzionale ed un notevole compenso per far cadere il proprio Presidente, per quanto cattiva possa essere stata la sua gestione. Ma al di là dello statuto che già di per sé rappresenta una buona polizza per il presidente della Regione di poter governare di fatto senza  alcun controllo,  è la legge elettorale  che pone le basi della costruzione di un potere senza alcun controllo delle rappresentanze di base.

 La democrazia rappresentativa è stata mortificata In Italia non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale grazie a un uso scorretto degli strumenti di pubblicizzazione degli eventi elettronica. La televisione e tutti gli strumenti di massa sono diventati strumento principe di chi  poteva avere a disposizione spazi mi comunicazione enormi sulla base non di un progetto elettorale ma sull’uso distorto dei sondaggi che di fatto sono diventati una sorta di pubblicità occulta. Chi ha il controllo dei mezzi di comunicazione di massa ha il controllo del corpo elettorale e tanto più avrà il controllo tanto più la sua vittoria sarà sicura.

Nelle leggi elettorali regionali è passato il principio, attraverso la formulazione di norme ad hoc,  che la funzione dell’opposizione deve essere marginale in nome della governabilità. Di fatto le minoranze ottengono con la legge elettorale ciò che la maggioranza giudica di accordarle, cioè quasi nulla. Di fatto nelle regioni a statuto ordinario le opposizioni hanno un ruolo marginale perché la sommatoria del premio di maggioranza con la soglia di accesso distorce oltre ogni limite l’uguaglianza del voto e viola il principio costituzionale del voto personale e diretto. La legge regionale n.4 del 27 marzo 2009 e successive modifiche ed integrazioni, all’art. 6 co. 1 che così prescrive “Le liste collegate al candidato proclamato eletto alla carica di Presidente della Giunta regionale ottengono almeno il sessanta per cento dei seggi del Consiglio attribuiti alle singole liste.” Ciò significa che per assurdo un gruppo di liste collegate ad un presidente che superi il 40% dei voti anche se composti per oltre il 50% di voti disgiunti farebbe eleggere candidati  delle liste a lui collegate, non scelti dai loro elettori, in misura superiore di quelli eletti con il 35% dei voti dati al complesso delle liste collegate.

La nostra Costituzione non ha  costituzionalizzato il sistema elettorale e quindi nelle varie leggi elettorali c’è un misto di sistema proporzionale e maggioritario per cui il sistema elettorale innesta su un sistema proporzionale l’elezione diretta del presidente, vertice dell’esecutivo tipica dei sistemi previdenziali, nei quali la separazione dei poteri è netta mentre nel caso delle leggi elettorali regionali questa separazione  è imbastardita da un premio di maggioranza che assicura il controllo del legislativo. La legge regionale campana distrugge di fatto il principio tipico dello Stato della divisione del dei poteri. 

A queste due anomalie la contestuale presenza di una soglia di accesso con un premio di  maggioranza determina di fatto l’incongruità di una soglia di acceso non commisurata al consenso tra gli elettori delle liste di candidati, ma al candidato Presidente, per il quale è ammesso il voto disgiunto ( art. 4 c.2  LR n.4 del 27 marzo 2009 e s.m.i.). Si sottolinea che L’introduzione di premio di maggioranza e soglie di acceso oltre che ledere l’art. 48 Cost. sull’uguaglianza di voto e il principio del voto personale e diretto, viola l’art. 51 Cost. per i candidati, che non sono in condizioni di uguaglianza anche se ottengono un consenso pari o addirittura superiore a lista collegata ad un Presidente, che grazie al voto disgiunto gli stessi propri elettori hanno concorso a primeggiare.

Merita sicuramente censure anche il principio dell’esenzione della raccolta delle firme “per i partiti rappresentati nel parlamento italiano o di gruppi costituiti in Consiglio regionale nella legislatura i corso.” In questa maniera, e lo abbiamo visto nella recente corsa alla raccolta delle firme per le elezioni del 25 settembre, i candidati nelle nuove formazioni sono ostacolati e sono costretti come è successo in altre esperienze a dover fare la scelta o di rinunciare alla competizione elettorale o di inserire i propri eventuali candidati in altre liste non corrispondenti al proprio programma politico.

L’esistenza di norme che in nome della governabilità distorcono il senso del messaggio che i padri costituenti hanno lanciato nel prevedere uno strumento di maggiore partecipazione democratica dei cittadini trasformandolo invece in una ulteriore barriera tra Stato e cittadini.

L’istituzione delle Regioni poteva essere una grande occasione di gestione democratica della cosa pubblica, mentre invece è diventato uno strumento in mano al “Monarca” per gestire il potere in maniera assoluta e senza controllo facendo crescere a dismisura il divario tra le intenzioni e le promesse elettorali e il concreto operare politico.

Questo divario è destinato a crescere se  dovesse essere approvato il progetto della cosiddetta autonomia differenziatavoluto dai rappresentanti delle Regioni forti finalizzato ad ottenere risorse pubbliche maggiori mediante trattenute su quote di gettito dei tributi dovuti. Esso rappresenta il tentativo di violare il principio costituzionale affermante che l’attribuzione di risorse e di funzioni ad alcune Regioni non può prescindere dal rispetto dell’equilibrio perequativo tra tutte le Regioni italiane.

Assistiamo nei tempi recenti ad una crisi dello Stato che è di fatto crisi della democrazia. Tale crisi si presenta sotto due aspetti. Si traduce innanzitutto in un isolamento sempre maggiore del cittadino in rapporto al potere cui egli partecipa in maniera sempre più formale ed in secondo luogo la  crisi dello Stato si traduce in un fenomeno ancora più grave:  lo Stato non corrisponde più alla società reale e appare sempre più come un Golem pietrificato. La sovranità popolare è solo formale ma di fatto è morta. Tutta una vita sociale dominata dai mass media e dalle multinazionali finanziarie si svolge al di fuori dello Stato.

Le regioni avrebbero potuto fin dalla loro istituzione modificare e arginare questo fenomeno; si è invece creato un mostro che ha allontanato sempre più i cittadini dalla loro partecipazione alla vita politica attiva consentendo sempre di più la riduzione dei margini di democrazia partecipata.

Il  libro di Massimiliano Amato e degli altri autori  ha avuto il merito di far conoscere  i  meccanismi manipolatori del consenso, i  disastri della sanità, l’eterna questione rifiuti, i danni alla cultura, gli scempi urbanistici di questo astuto personaggio protetto dal suo partito.  De Luca ha capito fino a che punto una legge incostituzionale può far arrivare che detiene le chiavi della complessa macchina regionale.

Ecco perché  Il libro di Massimiliano Amato e degli altri coautori dovrà essere il punto di partenza per una rinnovata attenzione sull’istituto “Regione” per denunciare  le distorsioni determinate da una legge elettorale sotto più punti non conforme al dettato costituzionale e aprire un  dibattito sui contenuti politici della funzione delle regioni e su come intervenire, prima che sia troppo tardi, per fermare la deriva antidemocratica  e l’azione devastante del “Monarca” e dei suoi emuli nelle altre regioni italiane.

febbraio 28, 2021

La scuola negata.

Di Beppe Sarno

L’immaginifico Governatore della Campania Vincenzo De Luca, ha deciso di sospendere l’attività didattica in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado e delle Università dal 1° marzo al 14 marzo.

Da quando è iniziata la pandemia, cioè da oltre un anno, gli studenti campani hanno sostanzialmente dimenticato la strada che porta alla scuola. Didattica a distanza  e altri palliativi che di fatto sottintendono la rinuncia da parte del nostro Governatore alla funzione educativa che è compito fondamentale dello stato. Una società civile  consapevole della funzione prioritaria della scuola e della cultura dovrebbe porsi il problema di come risolvere il problema di garantire ad inseganti e ad alunni la frequenza all’attività didattica senza correre il rischio di contrarre il contagio. Assistiamo invece al fenomeno opposto: in attesa dei vaccini che camminano a rilento si continua a negare il diritto allo studio. Questa battuta d’arresto, questa rinuncia dello Stato ad assolvere uno dei compiti fondamentali che una società civile è chiamata a risolvere ha prodotto e produrrà nel tempo danni incalcolabili non solo ai giovani cui viene negato il diritto allo studio ma anche alla intera collettività. A insegnati malpagati, per lo più qualunquisti, distratti ed arrabbiati aggiungiamo questo deficit di cultura che peserà molto sulla maturazione dei giovani che stanno vivendo questa allucinante esperienza.

Il comportamento  di de Luca fa il paio con le dichiarazioni di Draghi che ha ipotizzato una scuola di classe. La didattica a distanza è stato sottolineato dai più che non è una soluzione come non è la soluzione la proposta di allungare il calendario scolastico. Il problema è invece come restituire ai giovani quest’anno di mancata conoscenza perché quest’analfabetismo di ritorno si tradurrà negli anni a venire in un analfabetismo civico. La cosa è ancora più grave perché ciò avviene in una regione del mezzogiorno e che determinerà un ulteriore allontanamento dalle prospettive che hanno i giovani del Nord dell’Italia rispetto ai giovani del sud del nostro paese.

Le scelte del nostro governatore di chiudere le scuole invece di provvedere ad una vaccinazione di massa determinerà quell’analfabetismo pericolosissimo di cui lui soltanto  sarà il responsabile senza pagarne però il prezzo, che invece si abbatterà sui soggetti passivi di queste scelte. Basta accendere un televisore o andare sui social per rendersi conto che i giovani vivono coperti da una fitta nebbia che determina quel populismo che mette in dubbio la stessa democrazia.  Forse uno dei più gravi problemi che viviamo  è proprio quello di diradare quella nebbia che ha trasformato i cittadini in sudditi inconsapevoli e la classe politica in una oligarchia infallibile.

Gli studenti di oggi saranno i cittadini di domani, ma per  buona parte dei cittadini della Campania grazie ai disastri del populismo di De Luca saranno lasciati indietro ed a loro sarà più difficile se non impossibile prendere quello che viene definito l’ascensore sociale.

In un bel libro di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “L’aula vuota” vengono denunciati i mali della scuola italiana sempre riformata da una classe politica indifferente se non ostile alla scuola, ma che di fatto ha distrutto la scuola vista unicamente come un serbatoio d’occupazione per sé e di promozioni a buon mercato per i suoi figli.

Se a questa scuola così disastrata aggiungiamo la criminale  ostilità del governatore  De Luca alla scuola ed all’insegnamento quelli che oggi chiamiamo i  cittadini di domani andranno ad allargare schiere di disoccupati osannanti del Salvini o della Meloni di turno perché, come disse Emma Goldman: «L’elemento più violento della società è l’ignoranza».

aprile 30, 2020

Sondaggi politici elettorali oggi 29 aprile 2020: Lega al 25,6 percento e Pd 22,9 per cento

La rilevazione settimanale per Cartabianca su Rai 3 mostra la Lega al 25,6 per cento e il PD al 22,9 per cento. Viene anche rilevata la fiducia nei leader e nel Governo

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Immagine di copertina
Zingaretti e Salvini Credits: ANSA

Sondaggi politici elettorali oggi 29 aprile: ultimissimi

SONDAGGI POLITICI ELETTORALI – I sondaggi di Ixé illustrati ieri durante Cartabianca dalla conduttrice Bianca Berlinguer dicono che la Lega è al 25,6 per cento, molto lontana dai risultati delle elezioni europee e ancora in flessione rispetto all’ultima rilevazione. Ma soprattutto solo 3 punti sopra il PD che conquista il 22,9 per cento delle preferenze. Mentre Fratelli d’Italia perde mezzo punto percentuale: nel centrodestra l’unica a guadagnare qualcosa è Forza Italia. Un balzo importante è quello di Italia Viva, che guadagna un intero punto percentuale così come +Europa cresce di mezzo punto.

Nel dettaglio, nell’area di centro destra, mostra un calo anche Fratelli d’Italia (12 percento dal 12,5), mentre continua la lenta ripresa di Forza Italia (7,9 percento dal 7,7), salita di 2 punti in due mesi. Notevole, infine, il fatto che La Sinistra venga data al 3,2 percento dunque davanti a Italia Viva di Matteo Renzi che, nonostante una crescita stimata dell’1 percento, si fermerebbe al 2,9 per cento. Con tali variazioni, allo stato attuale ritroviamo sostanzialmente alla pari la coalizione di governo e l’opposizione di centro destra. I livelli di fiducia nei confronti dei politici confermano la distanza tra il Presidente del Consiglio Conte, stabile al 60 percento, e i leader dei vari partiti. Cala la Sinistra al 3,2 dal 3,6.

Nei giorni scorsi abbiamo illustrato anche i risultati di un sondaggio Winpoll sui governatori e sull’operato degli enti locali durante l’emergenza Coronavirus. Promosso è sicuramente Luca Zaia, bene anche Bonaccini mentre per Attilio Fontana la bocciatura arriva al 54 per cento del campione, e questo – per una regione storicamente di destra come la Lombardia – sembra piuttosto significativo. Per niente a sorpresa, visti i suoi video virali, anche Vincenzo De Luca registra una percentuale altissima di soddisfazione – più alta di quella di Zaia – mentre nel complesso Enrico Rossi se la cava molto bene e Alberto Cirio finisce dietro la lavagna in Piemonte.

Maggio 15, 2011

A Eboli terzo parco fotovoltaico Italia.

Inaugurato oggi a Eboli il terzo piu’ grande parco fotovoltaico d’Italia. A tagliare il nastro il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca e Alfonso Toto, amministratore delegato di Toto costruzioni generali, l’azienda che ha avuto l’appalto di progettazione, costruzione e gestione per 19 anni.
L’impianto, costruito su un’estensione di 42 ettari di terreno di proprieta’ del Comune di Salerno, ha una capacita’ nominale di 24 MW e produrra’ circa 33 mila MWh all’anno. I pannelli installati sono in silicio policristallino.
Il gruppo Toto nell’ultimo anno ha creato una business unit specializzata nelle energie da fonte rinnovabile che ha realizzato progetti di eolico on shore e off shore, impianti fotovoltaici ”Ground Mounted” e su edificio e impianti termici a concentrazione solare.

marzo 4, 2010

REGIONALI 2010 CAMPANIA: STEFANO CALDORO in testa su DE LUCA AL 47%

CALDORO_01

Mentre impazza la bagarre per la mancata presentazione delle liste del Pdl nel Lazio, il count down per le elezioni di fine mese procede inesorabile verso il d‐day. E per il centrodestra, il colpo di scena che, salvo ricorsi accolti dell’ultima ora, priverà candidati ed elettori della possibilità di essere eletti e di votarli, suona quasi come una resa anticipata nella regione del dopo‐Marrazzo.

Viaggia, per ora, sulle ali dei sondaggi Stefano Caldoro, candidato governatore del centrodestra in Campania, che pur perdendo un punto di vantaggio rispetto alla rilevazione del 18 febbraio, resta saldamente al comando (con il 53% dei consensi, rispetto al 54 di dieci giorni fa), su Vincenzo De Luca (47% contro il 46 del 18 febbraio), stando all’ultima fotografia scattata da Crespi Ricerche. Anche se, pure in Campania non sono mancati problemi con le liste.

Il tribunale di Avellino ha escluso dalle prossime regionali “Alleanza di Popolo”, a sostegno del candidato Stefano Caldoro per il centrodestra. Motivo: presentata fuori termine e per carenza di docu‐ mentazione. Nella provincia Irpina saranno dunque complessivamente 17 le liste per i 5 seggi utili in consiglio regionale.

Sette a sostegno del candidato governatore del centrodestra: Pdl e Noi Sud, Udeur, Alleanza di Centro, Udc, la Destra e Per Caldoro.

Tornando al quadro generale, resta ancora molto ampio il partito degli indecisi sebbene leggermente sgonfiato (28,3% rispetto al 28,6%).

Dando uno sguardo all’andamento delle liste, il centrodestra che corre in Campania insieme all’Udc, si attesta sul 55% delle preferenze (1,3% in meno rispetto alla rileva‐ zione del 18 febbraio), contro il 42,2% del centro‐sinistra, che registra una flessione dello 0,3%.

Nel dettaglio, il Popolo della libertà (41,5%) è il primo partito non solo della coalizione ma dell’intera compagine politica regionale. Seguono l’Udc (8%), l’Udeur (3%), La Destra (2%) e l’Mpa (0,5%).

 Sul versante del centrosinistra, il Pd detiene la maggioranza relativa con il 23,5%, seguono l’Italia dei valori (9%), Sinistra ecologia e libertà (3,5%), Prc+Pdci (3,2%), Verdi (1%), Partito socialista (1%), Lista Pannella Bonino (1%).

Anche sul fronte delle liste, il partito degli indecisi resta molto consistente (28,3%).

febbraio 15, 2010

Di Pietro a Travaglio: non lascio la Campania ai casalesi

Antonio Di Pietro difende la scelta del suo partito di sostenere Vincenzo De Luca alla corsa per la guida della Campania dalle critiche che gli rivolge oggi in un editoriale sul ‘Fatto quotidiano’ Marco Travaglio: “Anch’io sono angosciato come lui – dice il leader di Idv ospite di In mezz’ora – ma lo prego avere fiducia. Se diciamo solo dei no non andiamo da nessuna parte. Noi dobbiamo fare il passo secondo la nostra gamba, ed è costruire una coalizione altrimenti consegniamo le regioni a personaggi pericolosi per la democrazia” come nel caso della Campania.

febbraio 9, 2010

De Luca: “Votate me o la Regione va ai clan”

 

La Campania è davanti a un “bivio drammatico”: “rinnovare profondamente o consegnare la Regione ai clan”. Dichiarazioni pesante, quelle lanciate nel corso di un’intervista al quotidiano Il Riformista Vincenzo De Luca, candidato governatore del centrosinistra. De Luca fa un appello anche agli elettori di destra, “a tutte le persone perbene” – dice, a votare “quelle forze impegnate con coerenza contro la camorra”. Quanto all’apporto di Bassolino alla campagna elettorale, De Luca si è detto convinto che “ognuno farà la sua parte”. “Sono contro chi lo ha omaggiato e adesso fa lo sciacallo” – ha concluso. Come si può non condividere l’allarme di De Luca. I cittadini campani sono di fronte ad una scelta drammatica. La criminalità organizzata farà di tutto per far vincere la destra, con cui ha più di una contiguità. Dobbiamo combattere con tutte le nostre forze per fare in modo che questo non avvenga. L’on.le De Mita che continua a chiamare De Luca sceriffo deve riflettere attentamente prima di consegnarsi  senza condizioni alla camorra. In questa situazione non c’è machiavellismo che tenga, perché il primo imperativo e mettre in condizione la camorra di non impadronirsi della regione.

febbraio 7, 2010

Elezioni regionali Campania:Verdi, il primo candidato irpino è Rino Vitale

 

L’esecutivo provinciale tenutosi il 6 febbraio 2010 ha deliberato la prima candidatura ufficiale per i Verdi nelle vesti del consigliere comunale Rino Vitale, che dichiara : Sono molto contento che sono stato delineato come riferimento della valle del Cervaro perché c’è molto da fare in questo territorio dal punto di vista ambientale, e del resto so che con un Presidente come Vincenzo De Luca di tanti fatti e poche parole potremo sicuramente risolverli nell’immediato pertanto ringrazio l’esecutivo Provinciale dei Verdi per aver creduto in me e nel mio lavoro in questo territorio, concedendomi la candidatura. Il segretario provinciale Pasquale Puorro dichiara : Sono molto soddisfatto per Rino perché rappresenta quella politica di rinnovamento che il nostro territorio ha bisogno, nei prossimi giorni ufficializzeremo anche le altre candidature che non saranno solo candidature di partito ma anche di persone e associazioni provenienti dalla società civile.

febbraio 6, 2010

REGIONALI CAMPANIA. IL PSI SOSTIENE VINCENZO DE LUCA

Una delegazione del Partito Socialista Italiano ha incontrato oggi il candidato alla presidenza della Regione Campania Vincenzo De Luca.
All’incontro, tenutosi nella sede napoletana del Psi hanno partecipato il coordinatore della segreteria nazionale del Partito Socialista Marco Di Lello, il segretario regionale Fausto Corace, il capogruppo regionale del Psi Gennaro Oliviero, il vicepresidente del consiglio regionale Gennaro Mucciolo, Tommaso Casillo e Fulvio Bonavitacola del comitato di De Luca.
I socialisti hanno rappresentato le proprie priorita’ programmatiche per una Nuova Regione, come disegnata dal nuovo Statuto: decentramento, politiche del mediterraneo, riforma del comparto turismo, valorizzazione del patrimonio culturale e governo del territorio i temi principali.
All’esito dell’incontro il Psi ha formalizzato il proprio sostegno al candidato De Luca.  
Fimalmente il Psi esce dall’ambiguità, ma forse troppo tardi.