SOCIALISTI CONTRO…….

Di Beppe Sarno

ll 20 ottobre 1914 la direzione nazionale del Partito socialista Italiano firmava un documento che aveva le seguenti conclusioni “in mezzo al fragore delle armi, innanzi all’orrore della guerra, noi socialisti d’Italia dobbiamo dire :il partito socialista è contro la guerra per la neutralità. Contro la guerra per la neutralità perchè così vuole il socialismo che per noi vive e per cui l’Internazionale oggi perita dovrà tornare vigorosamente a risorgere.” Il 24 novembre 1914 La sezione milanese del Partito Socialista Italiano chiedeva di espellere Benito Mussolini in disaccordo sulla sua tesi di intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale al fianco dei Paesi della Triplice Intesa.

Matteotti, il disobbediente, l’unico a capire la pericolosità del fascismo, fu uno strenuo oppositore della guerra proponendo iniziative di boicottaggio,   bloccare i treni che portavano armi al fronte, lo sciopero generale  e contrastò in ogni modo il partito quando lanciò lo slogan “né aderire, né sabotare”

 Giuseppe Modigliani in un famoso discorso tenuto alla camera dei deputati il 9/11 dicembre 1914 , propose di indire uno sciopero generale contro l’entrata in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa (Francia, Inghilterra, Russia) contro gli Imperi centrali (Germania, impero austro-ungarico). Karl Liebtnech In una relazione tenuta a Mannheim nel 1914 riportata nell’Avanti del 2 gennaio 1915 afferma testualmente “ il proletariato sa che le guerre che la classe capitalistica sta facendo per interesse proprio, sono proprio le guerre che più pesano sulle spalle della classe lavoratrice imponendole e più gravi sacrifici di lavoro e di denaro. Il proletariato sa che ogni guerra travolge i popoli in  un’onda di barbarie e di volgarità e la civiltà ne viene annientata per anni e anni….. il proletariato non può quindi non essere profondamente e consapevolmente contrario alla guerra ossia a tutta la politica espansionista. Il proletariato ha un nobilissimo compito di combattere il militarismo nel modo più energico anche in questa sua manifestazione di violenta espansione capitalista.”  E segue  “Ci   troviamo       quindi    di    fronte    alla    più grande  tragedia   delle storia   di   puro  carattere  capitalistico,   che   si   consuma   in  uno  sfondo  grigio  di  basse  passioni   e  di  appetiti   insoddisfatti,   senza luce di    pensiero   e   genialità   di   aspirazioni.    Si  tratta  di   borghesie  giunte   ormai, qua    o   là,  all’apogeo  della   loro   forza    e    del    loro   sviluppo,    bramoso     continuamente   di   dominio    e   di   guadagno,    che    esauriscono   la   loro   funzione   in    barbariche   piraterie   od   in   ignominiosi   mercati,    e    rinnegano   e  sconfessano   i  loro   principi   del   «   pacifismo »  e  dell’   «  equilibrio  »     mentre   vergognosamente      si    palleggiano     le   responsabilità” (L’Avanti  del 7 gennaio 1915). Mai il giornale socialista venne meno alla sua funzione di sentinella contro la guerra denunciandone quasi quotidianamente come una guerra voluta dal capitalismo contro gli interessi delle classi lavoratrici.

Turati non riuscì a controllare il partito e dopo la scissione del 1912, con l’uscita di Bissolati per le sue posizioni interventiste (Carlo Tognoli lo definisce: “un liberal ante litteram”)  dovette mantener una posizione equilibrata e prudente che si condensò nella famosa formula “non aderire, non sabotare”.

Nel 1910 si tenne a Copenaghen il congresso internazionale socialista ed il dibattito più importante del congresso fu sulla guerra. Quasi tutti i delegati  erano d’accordo che l’Internazionale dovesse sollecitare i propri deputati all’interno dei propri parlamenti decisioni aventi ad oggetto un accordo tra le grandi potenze per la riduzione degli armamenti e che tutte le controversie tra gli  Stati venissero sottoposte ad arbitrato internazionale. I socialisti italiani  con  il relatore Morgari proposero una risoluzione che invitasse tutti i partiti socialisti con rappresentanza parlamentare a proporre ai propri parlamenti una riduzione del 50% di tutti gli armamenti. Alla fine fu approvata una risoluzione presentata da Vailland e Keir Hardie con l’appoggio del partito laburista britannico e del partito socialista francese che affermava “tra tutti i mezzi da usare per prevenire e impedire la guerra, il Congresso considera particolarmente efficace lo sciopero generale degli operai, soprattutto nelle industrie che producono gli strumenti bellici (armi, munizioni, trasporti, etc) oltre all’agitazione e all’azione popolari nelle loro forme più attive.”

Anche il successivo  Congresso di Basilea nel novembre 1912 ebbe esclusivo l’argomento della guerra e soprattutto la posizione dei socialisti contro la guerra in corso nei Balcani per impedire che il conflitto si allargasse.

nel 1914 si tenne in Francia il Congresso dell’internazionale già fissato per Vienna, che non si era potuto tenere per l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono austriaco. La risoluzione approvata dall’internazionale socialista invitava tutti i movimenti operai dei paesi interessati affinché la controversia austro-serba venisse composta tramite arbitrato.  il 31 luglio successivo Jan Iaures veniva assassinato da un giovane reazionario in un ristorante mentre teneva una riunione con i colleghi della redazione dell’Humanitè.

Diversa fu la posizione dei socialisti Del Belgio i quali per effetto dell’ultimatum del governo tedesco di ottenere l’autorizzazione a traversare il territorio Belga si schierarono praticamente dalla parte della difesa nazionale.  Gli stessi socialdemocratici tedeschi  votarono compatti a favore dei crediti di guerra. Lo stesso Karl Liebtnech si adeguò alla volontà della maggioranza del partito. Il famoso gruppo degli spartachisti composto da Rosa Luxembourg  nel 1916 votò contro  il rifinanziamento dei crediti di guerra e per questo motivo furono espulsi dal Partito. La nascita del USPD determinò in Germania l’esistenza di due partiti di ispirazione socialista. A questa seconda organizzazione aderirono i capo storici del socialismo radicale e successivamente anche la  lega degli spartachisti.  Va osservato che Karl Liebtnech in un successivo momento decise di rompere la fedeltà al partito e votò  da solo contro gli  stanziamenti per la guerra e motivò la sua posizione in uno scritto in cui affermava che la guerra era il risultato dell’ imperialismo capitalistico che avrebbe avvantaggiato solo le forze imperialistiche che l’avevano provocata, che sarebbe stata usata per schiacciare il movimento dei  lavoratori nei  paesi belligeranti. La Germania combatteva quella guerra non per legittima difesa ma con fini espansionistici.

Karl Kautsky in un articolo pubblicato in Italia dalla “Critica sociale” difese la scelta dei socialisti tedeschi affermando “Ogni nazione deve difendere la propria pelle, donde segue che il partito socialista di tutte le nazioni ha lo stesso diritto e lo stesso dovere di partecipare a questa difesa.”(Critica Sociale pag 375/2014). La “Critica” a commento dell’articolo scriveva “Kautsky, unificando governi e governati,  astrae dal fenomeno di classe e ……non risolve in dottrina quale deve essere la condotta dei socialisti a guerra scoppiata.” I socialisti italiani criticarono aspramente le scelte dei socialisti tedeschi di votare a favore dei crediti di guerra “ Il Partito socialista tedesco legato all’Internazionale, il quale con la sua tenace resistenza ai criminali del patriottismo ufficiale e imperiale soleva fare scuso alla Germania delle simpatie del proletariato internazionale. Ma il partito Socialista Tedesco ad un certo punto si mise a spezzare tutto ciò …lasciò compiere l’infamia della distruzione del Belgio, lasciò passare la distruzione delle città e l’assassinio collettivo dei neutri…Così il Partito socialista tedesco, ha servito la Germania con la stessa stolidità cieca del suo kaiser e dei suoi kaiseriani. “ e conclude “Quale orrore! Quale delitto contro la patria, contro l’Umanità! ()Critica sociale 1915 p. 165/166)

In Inghilterra nel periodo precedente la prima guerra mondiale non c’era un  partito socialista che potesse essere paragonato ai partiti socialisti di massa che c’erano in Francia, Germania, Austria, Italia. Certo c’era la Fabian Society, l’0ILP il Partito Laburista da cui nacque in seguito ad una scissione il Brithis Socialist Party. In Inghilterra nel period0 19010-1914  vi furono una catena di scioperi mai visti in precedenza ma tutti riguardavano in buona sostanza rivendicazioni salariali e sulle condizioni di vita dei lavoratori. Il personaggio più vicino ai socialisti della seconda internazionale fu sicuramente Keir Hardie. Devoto internazionalista diventò un ardente sostenitore dello sciopero generale per impedire la guerra.  Secondo Franco Astengo “In Gran Bretagna la resistenza alla guerra è più forte: si dimette il presidente del gruppo parlamentare laburista Mac Donald e quattro deputati dell’Indipendent Labour Party votano contro: ma la grande maggioranza dei dirigenti delle trade unions, la maggioranza del British Socialist Party e numerosi fabiani (ancorché la società fabiana non prenda ufficialmente posizione) approvano.” Anche se storicamente rappresenta la verità è pur vero che Ramsay Mac Donald era un personaggio ambiguo ed il suo atteggiamento contro la guerra non fu sempre chiaro. Dal 1929 al 1931 divenne primo ministro del secondo governo  laburista.

Altrettanto ambiguo il comportamento dei menscevichi in Russia divisi fra l’avversione alla guerra e quelli che invece appoggiarono le scelte dello Zar.

Nel maggio 1915 i socialisti italiani Lanciarono d’accordo con gli svizzeri “un appello per una conferenza socialista internazionale, rivolto a tutti i partiti, organizzazioni operaie, gruppi che erano rimasti fedeli ai vecchi principi dell’internazionale e che erano disposti abbattersi contro la politica di pace interna per la lotta di classe, che per un’azione unitaria dei socialisti in tutti i paesi contro la guerra. Il punto di sintesi sulla posizione dei socialisti controlla guerra fu trovato a Zimmerwald uno Svizzera dove si tenne una conferenza internazionale a cui parteciparlo i rappresentanti di 42 partiti socialisti nazionali dovuto Italia, Svizzera, Olanda, Svezia Norvegia Russia Polonia Romania Bulgaria. Ero presente anche per la Russia bolscevichi  e menscevichi e socialisti rivoluzionari di sinistra. la conferenza di Zimmerwald viene indicata come la madre della terza internazionale. Il documento finale recitava “Questa guerra non è la nostra guerra” e impegnava tutti i socialisti “a condurre un’incessante agitazione per la pace e costringere i governi a porre fine al massacro”. E concludeva “I socialisti dei paesi belligeranti hanno il dovere di condurre questa lotta con ardore ed energia; i socialisti dei paesi neutri hanno il dovere di sostenere con mezzi efficaci i loro fratelli in questa lotta contro la barbarie sanguinosa.

Mai fu nella storia una missione più nobile e più urgente. Non vi sono sforzi e sacrifici troppo grandi per raggiungere questo scopo: la pace fra gli uomini. Operai e operaie, madri e padri, vedove e orfani, feriti e storpiati, a voi tutti, vittime della guerra, noi diciamo: al di sopra dei campi di battaglia, al di sopra delle campagne e delle città devastate: Proletari di tutti i paesi unitevi!”

Malgrado il documento fosse approvato all’unanimità Lenin ed altri cinque delegati (Zinoviev, Radek (delegato di Brema), Hoglund e Nerman (rappresentanti dell’estrema sinistra scandinava) e il delegato lettone Winter.) presentarono un documento con lo scopo di  spostare a  sinistra il dibattito fra i socialisti. Nel documento si leggeva “La guerra che da più di un anno devasta l’Europa è una guerra imperialista per lo sfruttamento economico di nuovi mercati, per la conquista delle fonti di materie prime, per lo stanziamento di capitali. La guerra è un prodotto dello sviluppo economico che vincola economicamente tutto il mondo e lascia al tempo stesso sussistere i gruppi capitalisti costituitisi in unità nazionali, e divisi dall’antagonismo dei loro interessi. Col tentativo di dissimulare il vero carattere della guerra, la borghesia ed i governi, i quali pretendono che si tratti di una guerra per l’indipendenza, di una guerra che è stata loro imposta, non fanno che trarre in inganno il proletariato, perché in realtà lo scopo della guerra è proprio l’oppressione dei popoli e di paesi stranieri. Lo stesso è delle leggende che attribuiscono ad essa il ruolo di difesa della democrazia, mentre invece l’imperialismo significa dominio più brutale del grande capitalismo e della reazione politica. ……(sequitur)” Lenin e i suoi compagni non volevano che l’Internazionale si limitasse a promuovere Azioni di lotta per la pace, ma con quel documento si voleva spingere a s far nascere in ogni paese la guerra civile per realizzare la rivoluzione socialista. L’obbiettivo fu raggiunto nella successiva conferenza di Khiental, sempre in Svizzera le cui conclusioni furono che non si sarebbe potuta raggiungere la pace senza una rivoluzione socialista che portasse al potere la classe operaia.

Inutile proseguire fino ai giorni nostri per dimostrare che i socialisti storicamente sono allineati contro la guerra e per la neutralità. Il novecento con le sue disastrose guerre è costellato da grandi martiri socialisti e comunisti che hanno dato la loro vita per la pace e contro la guerra.

Nella sciagurata guerra a cui stiamo assistendo nei resoconti giornalistici come un sequel televisivo in cui tutti i media sono schierati in maniera acritica dalla parte dell’Ucraina e che dipingono Putin come un pazzo assassinio assetato di sangue, come socialista non ho dubbio a schierami con Matteotti, Modigliani, Turati e gli innumerevoli personaggi che hanno speso la loro vita per combattere il pensiero unico dominate dei fautori della guerra e mi sentirei se fosse possibile farlo pronto a firmare senza riserve il documento approvato alla Conferenza di Zimmerwald. Mi sentirei molto più a mio agio nei panni di un socialista di inizi novecento con la cravatta rossa svolazzante a predicare per le neutralità e contro la guerra.

Il neutralismo dei socialisti non è non può essere un neutralismo passivo, impotente, ma viceversa un neutralismo vivi, attuale , duttile pronto a prendere iniziative, pronto a discutere con chiunque e sempre dalla parte dei più deboli.

Nessuno vuole la pace non la vuole al momento Putin il ci ministro della difesa dice che non è arrivato il momento per una trattiva di pace non  la vuole Zelesky, il quel oltre a chiedere più armi vuole solo continuare la guerra invocando la terza guerra mondiale. Di fatto questa guerra è il frutto di una diversa interpretazione del capitalismo da una parte un regime basato su un capitalismo oligarchico dall’altro un paese che ambisce ad entrare nel consesso del capitalismo occidentale. Sulla base di questa la guerra mediatica in corso, ancora più efficace forse delle bombe impone un consenso sulla guerra di maniera tale che tutte le categorie sociali di ogni nazione siano unite dallo scopo di parteggiare per una parte o per l’altra. Il frutto di questa guerra è un nazionalismo esasperato e la guerra diventa soltanto uno strumento di offesa e difesa, mentre invece questa guerra la decidono solo le classi dirigenti, nello stesso tempo le classi subalterne sono chiamate ad una anomala collaborazione, pena essere definiti fascisti o filo putiniani mettendo da parte ogni rivendicazione e calpestando ogni diritto. Si accetta senza fiatare l’aumento del costo dell’energia, del carburante, le limitazioni delle libertà, i sacrifici economici per mandare armi alla nazione amica. Si chiama in causa la democrazia, l’interesse della civiltà occidentale. Qualcuno ha detto se Putin occupa l’Ucraina poi verrà il nostro turno. La gente è chiamata a difendere la civiltà occidentale dalla minaccia del mostro russo. La vittoria dell’Ucraina, per Draghi e i suoi amici, è la vittoria della democrazia. All’inizio della pandemia si diceva “tutti insieme ce la faremo” si sperava in un mondo migliore. Sappiamo com’è andata. I ricchi più ricchi e i poveri in mezzo a una strada.

La verità da quello che si legge sui giornali e si vede per televisione e che non si innesca una trattativa  di pace perché Zelesky non vuole la pace: l’obbiettivo di Zelesky è la guerra. La vuole perché il suo sodale american Biden vuole lo scontro con la Russia per vederla finalmente sconfitta. Quando Gorbaciov voleva smantellare l’Urss e sostituirla con una federazione di stati socialdemocratici, l’occidente,  a parte i socialisti, e Craxi questo lo capì, preferì appoggiare il colpo di Stato di Eltsin.

Le multinazionali, appoggiate dal governo americano in prima fila, pensavano che un fantoccio come Eltsin e la corruzione dilagante in Russia avrebbe consentito loro di arricchirsi ed impadronirsi di interi stati e le ricche risorse  naturali che esse avevano. Il disegno non è riuscito ed allora oggi si ripropone quel progetto con la guerra. L’obbiettivo di Zelesky è la guerra non l’indipendenza del suo popolo ed egli usa lo spettacolo delle migliaia di morti come scudo umano per attirare il consenso sulle sue scelte. Dal canto suo Biden accecato dalla sua sete di potere insieme all’0ingilterra ed all’Italia soffia sul fuoco di questa guerra che deve divampare  sempre più ardentemente- La destra americana a sua volta lascia fare Biden in questa sua folle corsa verso la distruzione. A suo tempo i mezzi di comunicazione di massa faranno il loro mestiere convincevo il popolo americano che questa è una guerra ingiusta e che costa troppo ai contribuenti americani e Biden sarà disarcionato dal cavallo del potere. Purtroppo non succederà molto presto.

La  guerra non darà un risultato rispondente alle aspettative di coloro che aspettano il trionfo del diritto e della democrazia  e l’eliminazione di tutte le cause di futuri conflitti. Anzi più andremo avanti nel conflitto e peggio sarà. La Francia e la Germania hanno inteso che è giunto il momento di prendere le distanze dal loro alleato d’oltreoceano perché hanno capito che è follia volere accrescere le stragi che vediamo per le vie di Mariupol e farci trascinare ancora di più in un conflitto che non risolve alcun   problema dei lavoratori ma ne genera altri e ancora più gravi. L’Europa deve in questo momento dimostrare di essere autonoma dall’America e costringere Putin ad accettare una trattativa di pace basata su reciproche concessioni. Deve essere l’Europa per quel poco o molto di credito che ha nei confronti della Russia di Putin di farsi garante della pace laddove si raggiungesse un risultato dalla trattiva. Sappiamo bene che il nostro governo, asservito acriticamente su posizioni filoamericane non ha alcuna credibilità internazionale, laddove storicamente invece le nostre diplomazie primeggiavano. Dobbiamo quindi trovare gli strumenti per convincere il governo Francese e quello tedesco anche in considerazione che la Francia ha la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea a chiedere n a Putin un immediato cessate il fuoco, su tutta la linea con interposizione di forze ONU prevalentemente europee, l’apertura di una conferenza di pace sulla configurazione internazionale dei territori contesi, la rinuncia definitva dell’Ucraina ad entrare nella Nato, con dichiarazione epslicita sulla sua neutralità, il ritiro delle sanzioni contro la Russia con un contributo della Russia a devolvere una parte degli introiti della vendita del gas a favore dell’’Ucraina per la sua ricostruzione.

Ni socialisti italiani siamo ormai una piccola pattuglia ma sulla guerra, come ho provato a dimostrare abbiamo le idee chiare. Dobbiamo quindi avere la forza di gridare e farci ascoltare  per convincere ad uscire all’orrore di questa guerra e riuscire a fermarla dimostrando concretamente il nostro antimilitarismo e il nostro internazionalismo. Contro il populismo ed il nazionalismo sostituiamo i doveri della solidarietà internazionale fra i popoli.  

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