Chi è Volodymyr Zelensky?

di Daniele Kalidou Maffione

Breve storia del leader profetizzato della “resistenza” ucraina.

●Nasce nel 1978 a Kryvyj Rih, in Ucraina meridionale.

Cresce in una famiglia di origini ebraiche. La sua prima lingua non è l’ucraino, ma il russo.

● Si laurea in giurisprudenza all’Università Economica Nazionale di Kyiv, poi persegue la carriera di attore.

● Nel 2003, insieme a Serhiy Shefir e Boris Shefir, Zelensky diviene il fondatore di 𝗞𝘃𝗮𝗿𝘁𝗮𝗹 𝟵𝟱 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼, società attiva nel settore dell’intrattenimento televisivo sulle emittenti ucraine, che produce film, cartoni animati e serie tv.

● Tra le serie più note di Kvartal 95 c’è <<Sluha Narodu>> (Servitore del Popolo).

In essa, Zelensky interpreta un professore del liceo che stanco della corruzione in politica, viene inaspettatamente eletto presidente dell’Ucraina.

● Nel 2017, Zelensky annuncia la fondazione di un suo partito: <<Servitore del popolo>>, rifacendosi alla popolare serie tv.

● Il 31 dicembre 2018, all’apice della sua carriera, Zelensky annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali del marzo dell’anno successivo.

𝗜 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀, 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗹𝗶𝗴𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶 𝗲 – 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲- 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗶𝗮 𝗲 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶.

● Proprio in questo periodo, la società d’intrattenimento fondata da Zelensky, la Kvartal 95, registra un anomalo flusso di finanziamenti, gestiti attraverso società off-shore con sedi in paradisi fiscali, per un ammontare di 𝟰𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶.

● Il principale sovvenzionatore della campagna di Zelensky sarebbe Igor Kolomoyskyi, potente uomo d’affari dal triplo passaporto ucraino, cipriota e israeliano, già sponsor delle serie televisive del comico, nonché uno dei principali oligarchi dell’Ucraina.

● 𝗦𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲𝗺𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗮𝗶 𝗣𝗮𝗻𝗱𝗼𝗿𝗮 𝗣𝗮𝗽𝗲𝗿𝘀 (𝗣𝗣), 𝗹𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮, pubblicata la prima volta a ottobre 2021 dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICJI), le transazioni verso Kvartal 95 sarebbero avvenute quando Igor Kolomoyskyi era ancora proprietario di 𝗣𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗕𝗮𝗻𝗸, la più importante banca in Ucraina, coinvolta in un caso di bancarotta fraudolenta e investimenti illeciti.

● 𝗜𝗴𝗼𝗿 𝗞𝗼𝗹𝗼𝗺𝗼𝘆𝘀𝗸𝘆, 𝗮𝗻𝗰𝗵’𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗲𝗯𝗿𝗮𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗻𝗲𝗼𝗻𝗮𝘇𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲𝗱 𝘂𝗹𝘁𝗿𝗮-𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 che, nel 2014, hanno rovesciato il governo Janukovich, in seguito a violente manifestazioni filoccidentali conosciute col nome di “Euromaidan”.

● 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗼𝗽𝗶𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 “𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼𝘁𝗶”, 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗼𝘁𝘁𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗼𝗹𝗶𝗴𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶.

Ovvero, unità militari accusate di crimini di guerra da parte di Amnesty International, ma anche dalle Nazioni Unite.

Anche secondo quanto riportato da Reuters, Pravyj Sektor, i Battaglioni Azov e Aidar, sono stati fondati in parte grazie all’aiuto dell’oligarca Kolomoysky.

● Nell’aprile 2019, Zelensky viene eletto Presidente dell’Ucraina, battendo nettamente al ballottaggio il presidente uscente, Petro Poroschenko.

● Zelensky provvede subito a distribuire incarichi governativi ai soci di Kvartal 95, la sua società di intrattenimento.

Ivan Bakanov, già direttore della società, diventa il capo dei Servizi Segreti dell’Ucraina, mentre Serhiy Shefir viene battezzato primo assistente del presidente.

● L’ex comico si trova subito a fronteggiare una brutta rogna: il coinvolgimento di Hunter Biden, figlio dell’attuale Presidente USA, nella Burisma Holdings, la maggiore compagnia energetica dell’Ucraina, attiva sia sul mercato del gas e del petrolio.

𝗗𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼, 𝗕𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗮 𝗲𝗿𝗮 𝗯𝗮𝗹𝘇𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗻𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗮𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗮𝗻𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗶𝗻𝘃𝗼𝗹𝗴𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗲𝗱 𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮.

A completamento di ciò, per il lavoro di consulente di quella società, dal 2014 al 2019, Hunter Biden ha percepito 𝟱𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶 𝗮𝗹 𝗺𝗲𝘀𝗲.

● Donald Trump, all’epoca presidente degli USA, aveva affermato che Joe Biden -suo competitor nella lotta per l’investitura alla Casa Bianca- avesse chiesto il licenziamento di un procuratore ucraino che indagava sul figlio, in modo da proteggerlo. Nonostante le pressioni di Trump, 𝗭𝗲𝗹𝗲𝗻𝘀𝗸𝘆 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻’𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗼.

In tutta risposta, Trump decise di bloccare gli aiuti economici e militari degli USA destinati all’Ucraina.

● Nacque così l’Ucrainagate, che si è trascinato per tutta la campagna elettorale delle presidenziali USA nel corso del 2020, fino all’elezione di Joe Biden.

● A testimoniare i buoni rapporti tra l’attuale inquilino della Casa Bianca e Zelensky sono state le parole pronunciate dal presidente ucraino nel dicembre 2020, quando Joe Biden è stato eletto Presidente degli Stati Uniti: <<Lui conosce l’Ucraina meglio del precedente presidente e aiuterà davvero a risolvere la guerra nel Donbass e a porre fine all’occupazione del nostro territorio>>.

● Nel giugno 2021, alcuni giornalisti britannici hanno pubblicato un documentario: “𝘼 𝙇𝙊𝙏 𝙊𝙁 𝙃𝙊𝙏 𝘼𝙄𝙍, 𝙒𝙝𝙤’𝙨 𝙩𝙚𝙡𝙡𝙞𝙣𝙜 𝙩𝙝𝙚 𝙩𝙧𝙪𝙩𝙝 𝙞𝙣 𝙩𝙝𝙚 𝘽𝙪𝙧𝙞𝙨𝙢𝙖 𝙜𝙖𝙨 𝙨𝙘𝙖𝙣𝙙𝙖𝙡?”.

Nel documentario si sostiene la teoria secondo cui l’amministratore della compagnia del gas Burisma avesse bisogno di Hunter Biden per due motivi: da un lato per non ricevere formalmente sanzioni, dall’altro per poter riciclare i soldi sporchi che la compagnia aveva fatto negli anni precedenti.

● Joe Biden si è impegnato a perseguire una politica americana tutta concentrata nel far riprendere all’Ucraina le zone del Donbass, attualmente dichiarate da Putin “Repubbliche riconosciute dalla Russia”.

L’interesse per quelle aree sarebbe stato innescato dal fatto che 𝙡’𝙖𝙧𝙚𝙖 𝙙𝙞 𝘿𝙤𝙣𝙚𝙨𝙥𝙩 𝙚̀ 𝙧𝙞𝙘𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙜𝙞𝙖𝙘𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙜𝙖𝙨 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙞𝙣𝙚𝙨𝙥𝙡𝙤𝙧𝙖𝙩𝙞 𝙛𝙞𝙣𝙞𝙩𝙞 𝙣𝙚𝙡 𝙢𝙞𝙧𝙞𝙣𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘽𝙪𝙧𝙞𝙨𝙢𝙖 𝙃𝙤𝙡𝙙𝙞𝙣𝙜𝙨.

● Anche Kolomoysky ha forti interessi sul Donbass, motivo per cui il suo esercito privato di organizzazioni neonaziste, in parte inquadrate nell’Esercito ucraino, dal 2015 𝗵𝗮 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝟭𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼𝗳𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.

● In base a quanto emerso nel Pandora Papers e riportato dal “𝗧𝗵𝗲 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮𝗻” 𝗱𝗲𝗹 𝟯 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟭, Zelensky detiene quote azionarie di tre società off-shore. Una di queste, Film Heritage, è registrata in Belize.

Dalla documentazione spicca che Film Heritage detiene il 25% delle quote societarie di Davegra, azienda con sede a Cipro.

● A sua volta, Davegra possiede Maltex Multicapital Corp, società registrata nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. Zelensky e i fratelli Shefir detenevano ciascuno il 25% delle quote societarie.

● Circa sei settimane dopo la vittoria di Zelensky, nel 2019, l’avvocato di Kvartal 95 ha siglato un ulteriore documento. Si legge che Maltex avrebbe continuato a pagare i dividendi alla società di Zelensky, la Film Heritage, nonostante quest’ultima non possedesse più alcuna azione della società. Dal 2019, unica proprietaria di Film Heritage è Olena, moglie di Zelensky.

🔎 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗺𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗹𝗶𝗴𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶, finanziamenti illeciti, introiti miliardari, armi e soldi ai neonazisti.

🔎 𝗟𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗶𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗱𝗶𝘀𝗶 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝗹𝗶 sarebbe stata messa su da Zelensky e dai suoi soci nella società di produzione televisiva Kvartal 95 già nel 2012.

🔎 𝗨𝗻 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿 𝗮𝗱𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗡𝗔𝗧𝗢, piazzando basi missilistiche americane ai confini della Russia, invocando la no-fly zone e l’uso della bomba atomica.

Alla luce di questi fatti, resta da chiedersi se il presidente ucraino sia davvero l’eroe che i mass media occidentali stanno rappresentando.

~Grazie al compagno Daniele Kalidou Maffione che martedì ha pubblicato questo post pieno di informazioni importanti e vere, che meritano di essere condivise.

Psquale Andreozzi

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