Posts tagged ‘Putin’

giugno 2, 2022

Rassegnatevi alla Pace!

Di Beppe Sarno

Il governo Draghi ha inviato una proposta di pace fra Ucraina e Russia giudicata insoddisfacente dai vertici Russi. Contemporaneamente violando l’art.11 della Costituzione  Draghi continua a inviare armi  dei più svariati tipi. Ovviamente il parlamento è tenuto all’oscuro della natura degli armamenti  inviati per motivi di sicurezza.  Certo è che le armi vengono spedite sotto il controllo del Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) guidato dal commissario straordinario generale Francesco Paolo Figliuolo. E si occuperà la Nato della consegna logistica sul territorio ucraino. Se aggiungiamo l’adesione alle sanzioni contro la Russia e la feroce battaglia mediatica che fanno apparire Zelesky e il battaglione di Azov come degli eroici combattenti e Putin come un Hitler con l’atomica possiamo affermare senza tema di smentita che l’Italia è in guerra contro la Russia al fianco di Zelesky. Eppure l’ineffabile presidente del consiglio al pari di tutti i leaders europei sono  ammirevoli per il loro commovente zelo per la pace; ogni capo di governo la propone ne delinea le generose condizioni e nello stesso tempo studia come affamare la Russia e il suo popolo. Ci si indigna e ci si stupisce  del fatto che Putin si ostini a ricusarla per una pervicace e fatale incontentabilità. Nel frattempo i combustibili raggiungono prezzi  record, le piccole e medie imprese lavorano a ritmi ridotti le materie prime mancano, i granai cominciano a svuotarsi. Tutto questo accade mentre il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, proponendo nuove e più feroci sanzioni contro la Russia,   affabula gli interlocutori e dedica alla pace discorsi non meno obbliganti e piani di condizioni estremamente vantaggiose, a suo dire, per la Russia e per tutti i paesi d’Europa all’Ucraina oppressa con particolare riguardo alla causa delle democrazia, del diritto e della indipendenza dei popoli.

Tutte queste cose di cui la von der Leyen sembra avere l’esclusiva presenta un inconveniente, lieve ma decisivo, che l’Europa, il Regno Unito,  gli Usa  pur volendo la pace continuano ad alimentare la guerra inviando armi, uomini, consiglieri militari, applicando sanzioni e non si intendono con Putin che da parte sua continua a bombardare l’Ucraina.

E’ stato dimostrato che la famosa guerra dei trent’anni  durò tanto perché i condottieri dei popoli in guerra impiegarono tanto tempo per capire ciò che poi riconobbero essere stato chiaro per tutti sin dal primo momento e cioè che era perfettamente inutile cercare una decisione diversa da quella dettata dal primo anno di guerra e che gli altri ventinove anni furono spesi nel rincorrere ciò che si era fatto nel primo. Nel frattempo i morti, la fame e la carestia fecero milioni di vittime innocenti. Eppure appare chiaro a tutti l’inutilità di questa guerra. Deve estremamente eccitante per i soldati di un parte e dell’altra che combattono e muoiono, sapere che coloro che ritengono indispensabile la continuazione della guerra fino alla resa finale dell’uno o dell’altro contendente  e dei loro sacrifici sono anche dell’opinione che ci si potrebbe benissimo porre fine. I termini della questione che hanno generato questa guerra sono chiari: da una parte Putin  chiede l’indipendenza del Donbass e della Crimea dall’Ucraina sulla base della circostanza che sono stati di fatto legati alla Russia già da otto anni  e quindi si chiede cheKiev riconosca che le due regioni appartengono alla Russia. Inoltre la Russia ha chiesto la neutralità dell’intera Ucraina e quindi la dichiarazione formale che mai l’Ucraina entrerà nella Nato. Dal canto suo Zelesky mentre si dichiara disponibile a trattare sul modo di arrivare a un cessate il fuoco e pronto a discutere sui territori contesi dichiara “Questa guerra non finirà così. Scatenerà la guerra mondiale», aggiungendo che «Tutti coloro che sono venuti sulla nostra terra, tutti coloro che hanno dato gli ordini… sono tutti criminali di guerra». Difficile credere alla sincerità dell’uno e dell’altro anche perché se da una parte c’è l’America di Biden,  dall’altra c’è la Cina e ognuno sostiene  le rispettive ragioni dei contendenti. Intanto Biden fa sapere che se la Cina dovesse occupare Taiwan l’America è pronta a difenderla, dimenticando che Taiwan non è uno stato riconosciuto dagli USA. Ma si sa da sempre l’America è un paese che difende ed esporta democrazia per combattere “l’autoritarismo, la lotta alla corruzione e la promozione del rispetto dei diritti umani». La storia ci ammonisce del contrario e cioè che da una parte i popoli liberati il gusto della libertà prende il sopravvento sulla gratitudine dei liberatori sino a punto di  schierarsi contro questi ultimi, forse perché solitamente i liberatori hanno la strana tendenza a farsi pagare i loro disinteressati servizi con delle ipoteche  su quella libertà che fu la loro fatica.  Intanto assistiamo tutti ad un universale logoramento che ognuno della parti in causa progetta a danno dell’altro. Oggi giorno dai telegiornali nazionali, dai giornali, dai media sentiamo dire che è necessario logorare il nemico per giungere alla vittoria finale e mi domando che cosa ci sia  ancora da logorare per arrivare alla vittoria finale se è vero che oltre alle migliaia di morti  dall’una parte e dall’altra ci saranno gravissime ripercussioni economiche che pagheranno tutti, come universalmente riconosciuto. Pagheranno tutti: Ls Russia, l’Europa, gli Stati Uniti.  Quanto ci vorrà per l’Italia per ricostituire le ricchezze sprecate in questa assurda guerra? Per quel che ci riguarda il militarismo della signora Ursula von der Leyen santificata da  Mario Draghi che applaude soddisfatto, uscirà spezzato dalla guerra non per la eventuale vittoria o sconfitta del proprio campione, ma  per l’estenuazione alla quale  essa, complice il nostro Mario Draghi avrà ridotto il popolo che essa pretende di rappresentare: fabbriche chiuse, operai disoccupati, servizi sociali mortificati. D’altra parte, non mi sembra che chi si arma con rinnovato accanimento possa attribuire un significato democratico ed antimilitarista alla pretesa del disarmo altrui.  Questo poteva essere il punto di vista di Mefistofele nel duello fra Faust e Valentino.  D’altronde pretendere la pace come risultato esclusivo della guerra con la vittoria di uno dei contendenti significa voler  estirpare l’erba maligna della guerra lasciandone intatte le radici per le future rigerminazioni.  

Non c’è nessuno che crede sinceramente che l’Ucraina o la Russia siano in grado di assicurare la vittoria dell’uno sull’altro con un grande sacrificio di uomini e ricchezza nazionale perché se così fosse si potrebbe comprendere perché nessuno vuole la pace, ma dal momento che non è dimostrabile con assoluta certezza che una vittoria quale viene chiesta da Zelesky può essere ottenuta non solo cacciando i Russi dai territori occupati, ma obbligandoli ad arrendersi senza condizioni, domandiamoci se è logico porre termini che non si possono imporre fin che la guerra non sia stata vinta.

Moriranno ancora molti soldati, moriranno ancora molti civili, donne bambini, anziani ma alla fine ci si dovrà rendere conto che la guerra va fermata perché la vita non si arrenderà mai alle esigenze delle vittorie militari e per quanto ci si impegni sul piano del logoramento del nemico, la vita saboterà tuto questo perché la vita è vilmente ma irriducibilmente pacifista.

Maggio 4, 2022

PAPA FRANCESCO E LA GUERRA

di Giuseppe Giudice

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Papa Francesco ha detto cose di grande rilevanza. Che fanno a pugni con il “mainstream” di una stampa, in larghissima parte sostenitrice di un bellicismo e di una escalation militare nella guerra russo-ucraina. In realtà , come ho già detto, l’Italia è tra i paesi dell’Europa Occidentale uno con minore libertà di stampa di fatto. Chi contesta il bellicismo è considerato oggettivamente un servo di Putin. Una grandissima menzogna. Del resto, negli altri grandi paesi europei, c’è molto più contraddittorio e dialettica nei mass media. In Francia, in Germania, perfino nei paesi più bellicisti come la GB e gli USA (vedi il New York Times ) non c’è narrazione unica. Ma veniamo a quelli che ritengo i passi più qualificanti dell’intervista del Papa.

1) riprende il discorso sulla Terza Guerra Mondiale a pezzi; sostenuta da una fortissima escalation (negli ultimi venti-trenta anni) della produzione di materiale bellico, del suo commercio e vendita; con gli enormi profitti realizzati

2) si pone apertamente il problema (pur certo non approvando la politica imperiale di Putin) delle concrete responsabilità dell’Occidente per aver voluto espandere ad est la Nato.

3) come ha rilevato Tomaso Montanari, il Papa rifiuta il concetto di “guerra giusta ” (vedi l’Enciclica “Fratelli tutti”) mettendo anche in discussione passi del Catechismo scritto da Ratzinger – che sia pur di sbieco non esclude che ci possano essere guerre giuste – La guerra giusta non esiste soprattutto in un mondo in cui c’è stato una enorme crescita di armi di distruzione di massa (l’atomica, le armi chimiche e batteriologiche) e il forte aumento del potenziale distruttivo delle stesse armi convenzionali

4) Si dichiara nettamente contrario all’escalation miltare , nella guerra in corso. All’aumento delle spese militari in Europa. La via da seguire è sempre quella della diplomazia e del negoziato, per quanto possa apparire difficile in questo momento

Chiaramente il Papa parla con il suo linguaggio (che è quello di Vescovo di Roma), ma mostra di avere una visione della politica estera molto più seria e profonda di molti leader politici.

Personalmente io condivido in pieno la posizione di Corbyn in merito alla guerra (non poi così distante da quella di Francesco). Corbyn è un critico feroce di Putin, del suo regime di capitalismo oligarchico, segnato da enormi disuguaglianze. Ma evidenzia sempre le gravissime responsabilità dell’Occidente , nell’aver determinato la situazione attuale. Chiede l’immediato ritiro delle truppe russe, la cessazione dei bombardamenti sui civili, e l’avvio di un negoziato …..ma non ha alcuna simpatia per Zelensky ed il suo nazionalismo. Contesta duramente l’ultra bellicismo di Boris Johnson (che fra l’altro ha intrattenuto ottimi rapporti con Putin fino al 2020) la sua volontà di estendere la guerra, di inviare armi sempre più micidiali ed offensive fra cui aerei potenti) all’Ucraina , per poter bombardare il territorio russo. E poi si rifiuta di accogliere i profughi ucraini (li vuole mandare in Ruanda!).

La posizione pacifista di Corbyn è la più coerente con l’essere socialisti oggi. Poi certo , quando si guardano le sparate di quel mezzo comico che minaccia la distruzione nucleare dell’intera isola britannica , non si può che sorridere per queste baggianate.

aprile 26, 2022

 SOCIALISTI CONTRO…….

Di Beppe Sarno

ll 20 ottobre 1914 la direzione nazionale del Partito socialista Italiano firmava un documento che aveva le seguenti conclusioni “in mezzo al fragore delle armi, innanzi all’orrore della guerra, noi socialisti d’Italia dobbiamo dire :il partito socialista è contro la guerra per la neutralità. Contro la guerra per la neutralità perchè così vuole il socialismo che per noi vive e per cui l’Internazionale oggi perita dovrà tornare vigorosamente a risorgere.” Il 24 novembre 1914 La sezione milanese del Partito Socialista Italiano chiedeva di espellere Benito Mussolini in disaccordo sulla sua tesi di intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale al fianco dei Paesi della Triplice Intesa.

Matteotti, il disobbediente, l’unico a capire la pericolosità del fascismo, fu uno strenuo oppositore della guerra proponendo iniziative di boicottaggio,   bloccare i treni che portavano armi al fronte, lo sciopero generale  e contrastò in ogni modo il partito quando lanciò lo slogan “né aderire, né sabotare”

 Giuseppe Modigliani in un famoso discorso tenuto alla camera dei deputati il 9/11 dicembre 1914 , propose di indire uno sciopero generale contro l’entrata in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa (Francia, Inghilterra, Russia) contro gli Imperi centrali (Germania, impero austro-ungarico). Karl Liebtnech In una relazione tenuta a Mannheim nel 1914 riportata nell’Avanti del 2 gennaio 1915 afferma testualmente “ il proletariato sa che le guerre che la classe capitalistica sta facendo per interesse proprio, sono proprio le guerre che più pesano sulle spalle della classe lavoratrice imponendole e più gravi sacrifici di lavoro e di denaro. Il proletariato sa che ogni guerra travolge i popoli in  un’onda di barbarie e di volgarità e la civiltà ne viene annientata per anni e anni….. il proletariato non può quindi non essere profondamente e consapevolmente contrario alla guerra ossia a tutta la politica espansionista. Il proletariato ha un nobilissimo compito di combattere il militarismo nel modo più energico anche in questa sua manifestazione di violenta espansione capitalista.”  E segue  “Ci   troviamo       quindi    di    fronte    alla    più grande  tragedia   delle storia   di   puro  carattere  capitalistico,   che   si   consuma   in  uno  sfondo  grigio  di  basse  passioni   e  di  appetiti   insoddisfatti,   senza luce di    pensiero   e   genialità   di   aspirazioni.    Si  tratta  di   borghesie  giunte   ormai, qua    o   là,  all’apogeo  della   loro   forza    e    del    loro   sviluppo,    bramoso     continuamente   di   dominio    e   di   guadagno,    che    esauriscono   la   loro   funzione   in    barbariche   piraterie   od   in   ignominiosi   mercati,    e    rinnegano   e  sconfessano   i  loro   principi   del   «   pacifismo »  e  dell’   «  equilibrio  »     mentre   vergognosamente      si    palleggiano     le   responsabilità” (L’Avanti  del 7 gennaio 1915). Mai il giornale socialista venne meno alla sua funzione di sentinella contro la guerra denunciandone quasi quotidianamente come una guerra voluta dal capitalismo contro gli interessi delle classi lavoratrici.

Turati non riuscì a controllare il partito e dopo la scissione del 1912, con l’uscita di Bissolati per le sue posizioni interventiste (Carlo Tognoli lo definisce: “un liberal ante litteram”)  dovette mantener una posizione equilibrata e prudente che si condensò nella famosa formula “non aderire, non sabotare”.

Nel 1910 si tenne a Copenaghen il congresso internazionale socialista ed il dibattito più importante del congresso fu sulla guerra. Quasi tutti i delegati  erano d’accordo che l’Internazionale dovesse sollecitare i propri deputati all’interno dei propri parlamenti decisioni aventi ad oggetto un accordo tra le grandi potenze per la riduzione degli armamenti e che tutte le controversie tra gli  Stati venissero sottoposte ad arbitrato internazionale. I socialisti italiani  con  il relatore Morgari proposero una risoluzione che invitasse tutti i partiti socialisti con rappresentanza parlamentare a proporre ai propri parlamenti una riduzione del 50% di tutti gli armamenti. Alla fine fu approvata una risoluzione presentata da Vailland e Keir Hardie con l’appoggio del partito laburista britannico e del partito socialista francese che affermava “tra tutti i mezzi da usare per prevenire e impedire la guerra, il Congresso considera particolarmente efficace lo sciopero generale degli operai, soprattutto nelle industrie che producono gli strumenti bellici (armi, munizioni, trasporti, etc) oltre all’agitazione e all’azione popolari nelle loro forme più attive.”

Anche il successivo  Congresso di Basilea nel novembre 1912 ebbe esclusivo l’argomento della guerra e soprattutto la posizione dei socialisti contro la guerra in corso nei Balcani per impedire che il conflitto si allargasse.

nel 1914 si tenne in Francia il Congresso dell’internazionale già fissato per Vienna, che non si era potuto tenere per l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono austriaco. La risoluzione approvata dall’internazionale socialista invitava tutti i movimenti operai dei paesi interessati affinché la controversia austro-serba venisse composta tramite arbitrato.  il 31 luglio successivo Jan Iaures veniva assassinato da un giovane reazionario in un ristorante mentre teneva una riunione con i colleghi della redazione dell’Humanitè.

Diversa fu la posizione dei socialisti Del Belgio i quali per effetto dell’ultimatum del governo tedesco di ottenere l’autorizzazione a traversare il territorio Belga si schierarono praticamente dalla parte della difesa nazionale.  Gli stessi socialdemocratici tedeschi  votarono compatti a favore dei crediti di guerra. Lo stesso Karl Liebtnech si adeguò alla volontà della maggioranza del partito. Il famoso gruppo degli spartachisti composto da Rosa Luxembourg  nel 1916 votò contro  il rifinanziamento dei crediti di guerra e per questo motivo furono espulsi dal Partito. La nascita del USPD determinò in Germania l’esistenza di due partiti di ispirazione socialista. A questa seconda organizzazione aderirono i capo storici del socialismo radicale e successivamente anche la  lega degli spartachisti.  Va osservato che Karl Liebtnech in un successivo momento decise di rompere la fedeltà al partito e votò  da solo contro gli  stanziamenti per la guerra e motivò la sua posizione in uno scritto in cui affermava che la guerra era il risultato dell’ imperialismo capitalistico che avrebbe avvantaggiato solo le forze imperialistiche che l’avevano provocata, che sarebbe stata usata per schiacciare il movimento dei  lavoratori nei  paesi belligeranti. La Germania combatteva quella guerra non per legittima difesa ma con fini espansionistici.

Karl Kautsky in un articolo pubblicato in Italia dalla “Critica sociale” difese la scelta dei socialisti tedeschi affermando “Ogni nazione deve difendere la propria pelle, donde segue che il partito socialista di tutte le nazioni ha lo stesso diritto e lo stesso dovere di partecipare a questa difesa.”(Critica Sociale pag 375/2014). La “Critica” a commento dell’articolo scriveva “Kautsky, unificando governi e governati,  astrae dal fenomeno di classe e ……non risolve in dottrina quale deve essere la condotta dei socialisti a guerra scoppiata.” I socialisti italiani criticarono aspramente le scelte dei socialisti tedeschi di votare a favore dei crediti di guerra “ Il Partito socialista tedesco legato all’Internazionale, il quale con la sua tenace resistenza ai criminali del patriottismo ufficiale e imperiale soleva fare scuso alla Germania delle simpatie del proletariato internazionale. Ma il partito Socialista Tedesco ad un certo punto si mise a spezzare tutto ciò …lasciò compiere l’infamia della distruzione del Belgio, lasciò passare la distruzione delle città e l’assassinio collettivo dei neutri…Così il Partito socialista tedesco, ha servito la Germania con la stessa stolidità cieca del suo kaiser e dei suoi kaiseriani. “ e conclude “Quale orrore! Quale delitto contro la patria, contro l’Umanità! ()Critica sociale 1915 p. 165/166)

In Inghilterra nel periodo precedente la prima guerra mondiale non c’era un  partito socialista che potesse essere paragonato ai partiti socialisti di massa che c’erano in Francia, Germania, Austria, Italia. Certo c’era la Fabian Society, l’0ILP il Partito Laburista da cui nacque in seguito ad una scissione il Brithis Socialist Party. In Inghilterra nel period0 19010-1914  vi furono una catena di scioperi mai visti in precedenza ma tutti riguardavano in buona sostanza rivendicazioni salariali e sulle condizioni di vita dei lavoratori. Il personaggio più vicino ai socialisti della seconda internazionale fu sicuramente Keir Hardie. Devoto internazionalista diventò un ardente sostenitore dello sciopero generale per impedire la guerra.  Secondo Franco Astengo “In Gran Bretagna la resistenza alla guerra è più forte: si dimette il presidente del gruppo parlamentare laburista Mac Donald e quattro deputati dell’Indipendent Labour Party votano contro: ma la grande maggioranza dei dirigenti delle trade unions, la maggioranza del British Socialist Party e numerosi fabiani (ancorché la società fabiana non prenda ufficialmente posizione) approvano.” Anche se storicamente rappresenta la verità è pur vero che Ramsay Mac Donald era un personaggio ambiguo ed il suo atteggiamento contro la guerra non fu sempre chiaro. Dal 1929 al 1931 divenne primo ministro del secondo governo  laburista.

Altrettanto ambiguo il comportamento dei menscevichi in Russia divisi fra l’avversione alla guerra e quelli che invece appoggiarono le scelte dello Zar.

Nel maggio 1915 i socialisti italiani Lanciarono d’accordo con gli svizzeri “un appello per una conferenza socialista internazionale, rivolto a tutti i partiti, organizzazioni operaie, gruppi che erano rimasti fedeli ai vecchi principi dell’internazionale e che erano disposti abbattersi contro la politica di pace interna per la lotta di classe, che per un’azione unitaria dei socialisti in tutti i paesi contro la guerra. Il punto di sintesi sulla posizione dei socialisti controlla guerra fu trovato a Zimmerwald uno Svizzera dove si tenne una conferenza internazionale a cui parteciparlo i rappresentanti di 42 partiti socialisti nazionali dovuto Italia, Svizzera, Olanda, Svezia Norvegia Russia Polonia Romania Bulgaria. Ero presente anche per la Russia bolscevichi  e menscevichi e socialisti rivoluzionari di sinistra. la conferenza di Zimmerwald viene indicata come la madre della terza internazionale. Il documento finale recitava “Questa guerra non è la nostra guerra” e impegnava tutti i socialisti “a condurre un’incessante agitazione per la pace e costringere i governi a porre fine al massacro”. E concludeva “I socialisti dei paesi belligeranti hanno il dovere di condurre questa lotta con ardore ed energia; i socialisti dei paesi neutri hanno il dovere di sostenere con mezzi efficaci i loro fratelli in questa lotta contro la barbarie sanguinosa.

Mai fu nella storia una missione più nobile e più urgente. Non vi sono sforzi e sacrifici troppo grandi per raggiungere questo scopo: la pace fra gli uomini. Operai e operaie, madri e padri, vedove e orfani, feriti e storpiati, a voi tutti, vittime della guerra, noi diciamo: al di sopra dei campi di battaglia, al di sopra delle campagne e delle città devastate: Proletari di tutti i paesi unitevi!”

Malgrado il documento fosse approvato all’unanimità Lenin ed altri cinque delegati (Zinoviev, Radek (delegato di Brema), Hoglund e Nerman (rappresentanti dell’estrema sinistra scandinava) e il delegato lettone Winter.) presentarono un documento con lo scopo di  spostare a  sinistra il dibattito fra i socialisti. Nel documento si leggeva “La guerra che da più di un anno devasta l’Europa è una guerra imperialista per lo sfruttamento economico di nuovi mercati, per la conquista delle fonti di materie prime, per lo stanziamento di capitali. La guerra è un prodotto dello sviluppo economico che vincola economicamente tutto il mondo e lascia al tempo stesso sussistere i gruppi capitalisti costituitisi in unità nazionali, e divisi dall’antagonismo dei loro interessi. Col tentativo di dissimulare il vero carattere della guerra, la borghesia ed i governi, i quali pretendono che si tratti di una guerra per l’indipendenza, di una guerra che è stata loro imposta, non fanno che trarre in inganno il proletariato, perché in realtà lo scopo della guerra è proprio l’oppressione dei popoli e di paesi stranieri. Lo stesso è delle leggende che attribuiscono ad essa il ruolo di difesa della democrazia, mentre invece l’imperialismo significa dominio più brutale del grande capitalismo e della reazione politica. ……(sequitur)” Lenin e i suoi compagni non volevano che l’Internazionale si limitasse a promuovere Azioni di lotta per la pace, ma con quel documento si voleva spingere a s far nascere in ogni paese la guerra civile per realizzare la rivoluzione socialista. L’obbiettivo fu raggiunto nella successiva conferenza di Khiental, sempre in Svizzera le cui conclusioni furono che non si sarebbe potuta raggiungere la pace senza una rivoluzione socialista che portasse al potere la classe operaia.

Inutile proseguire fino ai giorni nostri per dimostrare che i socialisti storicamente sono allineati contro la guerra e per la neutralità. Il novecento con le sue disastrose guerre è costellato da grandi martiri socialisti e comunisti che hanno dato la loro vita per la pace e contro la guerra.

Nella sciagurata guerra a cui stiamo assistendo nei resoconti giornalistici come un sequel televisivo in cui tutti i media sono schierati in maniera acritica dalla parte dell’Ucraina e che dipingono Putin come un pazzo assassinio assetato di sangue, come socialista non ho dubbio a schierami con Matteotti, Modigliani, Turati e gli innumerevoli personaggi che hanno speso la loro vita per combattere il pensiero unico dominate dei fautori della guerra e mi sentirei se fosse possibile farlo pronto a firmare senza riserve il documento approvato alla Conferenza di Zimmerwald. Mi sentirei molto più a mio agio nei panni di un socialista di inizi novecento con la cravatta rossa svolazzante a predicare per le neutralità e contro la guerra.

Il neutralismo dei socialisti non è non può essere un neutralismo passivo, impotente, ma viceversa un neutralismo vivi, attuale , duttile pronto a prendere iniziative, pronto a discutere con chiunque e sempre dalla parte dei più deboli.

Nessuno vuole la pace non la vuole al momento Putin il ci ministro della difesa dice che non è arrivato il momento per una trattiva di pace non  la vuole Zelesky, il quel oltre a chiedere più armi vuole solo continuare la guerra invocando la terza guerra mondiale. Di fatto questa guerra è il frutto di una diversa interpretazione del capitalismo da una parte un regime basato su un capitalismo oligarchico dall’altro un paese che ambisce ad entrare nel consesso del capitalismo occidentale. Sulla base di questa la guerra mediatica in corso, ancora più efficace forse delle bombe impone un consenso sulla guerra di maniera tale che tutte le categorie sociali di ogni nazione siano unite dallo scopo di parteggiare per una parte o per l’altra. Il frutto di questa guerra è un nazionalismo esasperato e la guerra diventa soltanto uno strumento di offesa e difesa, mentre invece questa guerra la decidono solo le classi dirigenti, nello stesso tempo le classi subalterne sono chiamate ad una anomala collaborazione, pena essere definiti fascisti o filo putiniani mettendo da parte ogni rivendicazione e calpestando ogni diritto. Si accetta senza fiatare l’aumento del costo dell’energia, del carburante, le limitazioni delle libertà, i sacrifici economici per mandare armi alla nazione amica. Si chiama in causa la democrazia, l’interesse della civiltà occidentale. Qualcuno ha detto se Putin occupa l’Ucraina poi verrà il nostro turno. La gente è chiamata a difendere la civiltà occidentale dalla minaccia del mostro russo. La vittoria dell’Ucraina, per Draghi e i suoi amici, è la vittoria della democrazia. All’inizio della pandemia si diceva “tutti insieme ce la faremo” si sperava in un mondo migliore. Sappiamo com’è andata. I ricchi più ricchi e i poveri in mezzo a una strada.

La verità da quello che si legge sui giornali e si vede per televisione e che non si innesca una trattativa  di pace perché Zelesky non vuole la pace: l’obbiettivo di Zelesky è la guerra. La vuole perché il suo sodale american Biden vuole lo scontro con la Russia per vederla finalmente sconfitta. Quando Gorbaciov voleva smantellare l’Urss e sostituirla con una federazione di stati socialdemocratici, l’occidente,  a parte i socialisti, e Craxi questo lo capì, preferì appoggiare il colpo di Stato di Eltsin.

Le multinazionali, appoggiate dal governo americano in prima fila, pensavano che un fantoccio come Eltsin e la corruzione dilagante in Russia avrebbe consentito loro di arricchirsi ed impadronirsi di interi stati e le ricche risorse  naturali che esse avevano. Il disegno non è riuscito ed allora oggi si ripropone quel progetto con la guerra. L’obbiettivo di Zelesky è la guerra non l’indipendenza del suo popolo ed egli usa lo spettacolo delle migliaia di morti come scudo umano per attirare il consenso sulle sue scelte. Dal canto suo Biden accecato dalla sua sete di potere insieme all’0ingilterra ed all’Italia soffia sul fuoco di questa guerra che deve divampare  sempre più ardentemente- La destra americana a sua volta lascia fare Biden in questa sua folle corsa verso la distruzione. A suo tempo i mezzi di comunicazione di massa faranno il loro mestiere convincevo il popolo americano che questa è una guerra ingiusta e che costa troppo ai contribuenti americani e Biden sarà disarcionato dal cavallo del potere. Purtroppo non succederà molto presto.

La  guerra non darà un risultato rispondente alle aspettative di coloro che aspettano il trionfo del diritto e della democrazia  e l’eliminazione di tutte le cause di futuri conflitti. Anzi più andremo avanti nel conflitto e peggio sarà. La Francia e la Germania hanno inteso che è giunto il momento di prendere le distanze dal loro alleato d’oltreoceano perché hanno capito che è follia volere accrescere le stragi che vediamo per le vie di Mariupol e farci trascinare ancora di più in un conflitto che non risolve alcun   problema dei lavoratori ma ne genera altri e ancora più gravi. L’Europa deve in questo momento dimostrare di essere autonoma dall’America e costringere Putin ad accettare una trattativa di pace basata su reciproche concessioni. Deve essere l’Europa per quel poco o molto di credito che ha nei confronti della Russia di Putin di farsi garante della pace laddove si raggiungesse un risultato dalla trattiva. Sappiamo bene che il nostro governo, asservito acriticamente su posizioni filoamericane non ha alcuna credibilità internazionale, laddove storicamente invece le nostre diplomazie primeggiavano. Dobbiamo quindi trovare gli strumenti per convincere il governo Francese e quello tedesco anche in considerazione che la Francia ha la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea a chiedere n a Putin un immediato cessate il fuoco, su tutta la linea con interposizione di forze ONU prevalentemente europee, l’apertura di una conferenza di pace sulla configurazione internazionale dei territori contesi, la rinuncia definitva dell’Ucraina ad entrare nella Nato, con dichiarazione epslicita sulla sua neutralità, il ritiro delle sanzioni contro la Russia con un contributo della Russia a devolvere una parte degli introiti della vendita del gas a favore dell’’Ucraina per la sua ricostruzione.

Ni socialisti italiani siamo ormai una piccola pattuglia ma sulla guerra, come ho provato a dimostrare abbiamo le idee chiare. Dobbiamo quindi avere la forza di gridare e farci ascoltare  per convincere ad uscire all’orrore di questa guerra e riuscire a fermarla dimostrando concretamente il nostro antimilitarismo e il nostro internazionalismo. Contro il populismo ed il nazionalismo sostituiamo i doveri della solidarietà internazionale fra i popoli.  

aprile 21, 2022

BELLA CIAO!

di Ferdinando Pastore

Bella Ciao non è stato un canto della Resistenza. Ne è diventato simbolo postumo. Viena descritta la storia di un fiore. Quindi di una rinascita, di una nuova vita nel gelo della morte. Il fiore è un monito per tutte le genti che passeranno, quel bel fior di pace, di consapevolezza per la nascita del terrore. Monito perché lo spreco della vita in nome dell’egoismo non si ripeta mai più. La libertà conquistata è una libertà piena, di concordia con la natura. Non un capriccio libertario individuale, non un’erba voglio, ma una dimensione di salvezza dalla paura, dalla fame, dal cinismo, dallo sgretolamento della speranza. Il testo non assomiglia ai canti di lotta operai, possiede un recondito afflato spirituale. E non è una canzone di guerra. Esalta la vita nella sua essenza più profonda. Quella che costruisce vita e speranza. Di conseguenza non è un canto di guerra né un canto di lotta, ma un canto politico sì.

Col tempo quelle parole, ripetute meccanicamente, hanno perso il loro intimo significato. Bella Ciao è stata confezionata per ogni evenienza. Nella sistematica opera di immiserimento della lotta partigiana, di ciò che politicamente e socialmente ha significato, è diventata prodotto buono per ogni contesto. Fino a diffondersi come colonna sonora di un gruppo di rapinatori in una serie televisiva.

Il potere più insidioso del capitalismo è quello di far assorbire ogni aspetto dell’umanità ai propri scopi. Di commercializzare all’infinito ogni spazio dell’esistenza. Così da far perdere qualsiasi significato alle cose se non quello del valore di scambio. Perché, per il capitalismo, gli esseri umani vivono solo per glorificare il proprio tendenziale egoismo.

Così Bella Ciao diventa un brand. Riutilizzabile per qualsiasi scopo. E lo si può vendere anche nella sua versione fascista. Perché proprio ciò che cantano gli ucraini sulle note di Bella Ciao contraddice il significato originario di quel canto sulla Liberazione e diventa un inno dai propositi fascisti.

“Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono

I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo”

“E i javelin e i bayraktar combattono per l’Ucraina e uccidono i russi”

“Presto li distruggeremo

E conquisteremo la nostra libertà

E ci sarà di nuovo la pace”

Il fascismo si annida dietro queste parole. La volontà di annientamento feroce dei “nemici maledetti” non conosce alcuna pietà. L’esaltazione per le armi (javelin e bayraktar) che uccidono i russi, sostituisce il fiore della speranza e quindi di riscatto per l’intera umanità.

Diventa un canto di fierezza allucinatoria per la guerra. Presupposto perché la retorica fascista ritorni in auge, e venga riconsiderata buon senso comune. Discorsività letteraria.

Seguendo la medesima traccia non sorprende la tenacia con cui alcune formazioni politiche vorrebbero sventolare le bandiere della NATO in occasione della celebrazione del 25 Aprile.

Il processo di soppressione, nell’immaginario collettivo, dei valori della lotta partigiana, che non erano valori bellicisti, è ormai avviato da tempo.

Già nel contrasto alla Costituzione, risultato politico di quella visione che considerò i motivi sociali e culturali che portarono il fascismo all’apice della mentalità occidentale, si è vista la tenacia con cui quel modello doveva essere cancellato dalle coscienze.

Oggi si fa un passo in avanti. Per difendere il “mondo libero” quella grammatica fascista può tornare utile.

Così si stupra un inno di pace e lo si reinventa canto cupo di cieca violenza. Nel quale i teschi potranno essere sbandierati in nome della libertà. Da sempre quel nazionalismo razziale che oggi si ammanta di cosmopolitismo, ha elevato la libertà senza aggettivi a condizione per la volontà di potenza. E non ha mai parlato di Pace e Giustizia. Quel nazionalismo oggi incarnato nei cosiddetti valori europei che definiscono il confine tra Bene e Male. Nazionalismo cosmopolita dove o l’estraneo si assoggetta nell’assimilazione o verrà combattuto fino all’ultimo respiro della Ragione.

Potrebbe essere un primo piano raffigurante fiore e natura
aprile 19, 2022

LA NEUTRALITA’ ATTIVA DI RICCARDO LOMBARDI.

di Giuseppe Giudice

Il caro compagno Lombardi ha sempre avuto una posizione neutralista in politica estera. Era la sua posizione nel 1948 , alternativa sia al frontismo di Nenni e Morarandi, da un lato, che all’atlantismo di Saragat (che fino a tre anni prima era anch’egli neutralista). Era la posizione di molte parti della socialdemocrazia europea. La posizione di Kurt Schumacher , che rifondò la SPD nel 1945 (dopo aver trascorso 13 anni in un lager nazista); era la posizioone di una parte consistente (Bevan, Foot) del laburismo inglese. Nenni giustificò il suo filo-sovietismo nel nome del concetto di “unità di classe” . In quella fase , secondo lui, la unità della classse operaia imponeva lo schierarsi con l’URSS. Indubbiamente, quella posizione, sacrificò moltissimo alla autonomia ed alla specificità socialista, nella sinistra. Ma consentì di far mantenere un forte radicamento operaio e popolare al PSI, che pose le basi dell’autonomismo socialista dopo i fatti d’Ungheria. Anche se , per pagare pegno all’entrata nel governo di centro-sinistra , il PSI accettò la la NATO intesa come alleanza geograficamente e politicamente limitata. Del resto Berlinguer 13 anni dopo , accettò l'”ombrello protettivo della Nato”. C’è comunque da sottolineare che il PSI si mantenne molto distante dall’Atlantismo ideologico” del PSDI. Che fu una delle cause del fallimento dell’unificazione. Lombardi comunque continuò a rimanere sostanzialmente un neutralista. Ma in cosa consisteva il neutralismo di Lombardi? Era innanzi tutto un netto rifiuto dell'”atlantismo ideologico”, come “scelta di civiltà” (quella idea che ha portato alla mistificazione dell'”esportazione della democrazia”). Vi era in lui l’idea che europeismo ed atlantismo erano progetti contraddiottori, in quanto sanciva la piena subordinazione dell’Europa Occidentale agli USA non solo sul piano militare ma anche sui quello ideologico. E comunque Lombardi era un socialista occidentale ma non atlantico. Vedeva bene la differenza tra il concetto di occidente radicato in Europa, e quello declinato dagli USA. E vedete , non esiste neanche, una unità anglosassone. Questa era una idea dei conservatori da Churchill al Johnson. Non dei socialisti inglesi. Se è vero che il liberismo nasce in Inghilterra (ma ancora prima in Olanda), in questo paese (contemporaneamente alla Francia) nasce il movimento operaio e socialista. Nasce il movimento sindacale. La GB laburista vara il welfare universalistico, pubblico e gratuito, l’economia mista, la programmazione economica frutto della scuola post-keynesiana di Cambridge. Sviluppa il concetto di democrazia industriale. Nulla di più lontano dal modello economico e sociale USA. Ma torniamo a Lombardi. La sua idea di neutralismo era sostanzialmente vicina a quelli attuati dalla Svezia e dell’Austria socialdemocratiche. Nell’occidente, ma fuori dalla Nato. Vedeva, inoltre nell’Europa Occidentale il luogo privilegiato dove avviare una transizione democratica al socialismo, tramite un modello alternativo nel modo di produrre e consumare, che avrebbe reso possibile lo sviluppo del Terzo Mondo, ponendo fine allo sfruttamento imperialistico delle risorse. Anche se non accettò mai le ipotesi terzomondiste , il III mondo rimase sempre un oggetto costante di interesse. Per ultimo: Lombardi fu uno dei critici più acuti del leninismo e dei suoi sviluppi. Era un marxista laico ed eterodosso. La sua critica ai regimi sovietici si fondava non solo sul carattere dispotico e dittatoriale di quei sistemi, ma cercava di individuarne le basi strutturali. In definitiva l’URSS e i satelliti non erano paesi socialisti. Ma regimi di classe, fondate sul dominio organico di classe della burocrazie e della nomenclatura sulla società e l’economia…un tesi che richiama la previsione di . In conclusione, il neutralismo di Lombardi, oggi lo porrebbe in netta antitesi al ritorno all'”atlantismo ideologico” , quello che ha portato l’allargamento della Nato ad est (in cui è forte la componente relativa ai profitti fatti con la crescita delle spese militari), contro la subalternità dell’Europa agli USA. Senza alcun dubbio Lombardi sarebbe stato un critico feroce del regime reazionario, neo-zarista e del capitalismo oligarchico di Putin. Avrebbe condannato in modo netto l’invasione dell’Ucraina (ma, se mi consentite non avrebbe avuto fiducia in Zelensky). Anche se avrebbe riconosciuto il diritto di resistenza, sarebbe stato , senza alcun dubbio contrario all’escalation militare , ed al bellicismo di certi paesi europei. E per una soluzione negoziata del conflitto. Avrebbe visto , con chiarezza, che l’alternativa sarebbe stata la III guerra mondiale.

aprile 16, 2022

Papa Francesco

L’odio, prima che sia troppo tardi, va estirpato dai cuori. E per farlo c’è bisogno di dialogo, di negoziato, di ascolto, di capacità e di creatività diplomatica, di politica lungimirante capace di costruire un nuovo sistema di convivenza che non sia più basato sulle armi, sulla potenza delle armi, sulla deterrenza. Ogni guerra rappresenta non soltanto una sconfitta della politica, ma anche una resa vergognosa di fronte alle forze del male.

Nel novembre 2019, a Hiroshima, città simbolo della Seconda guerra mondiale i cui abitanti furono trucidati, insieme a quelli di Nagasaki, da due bombe nucleari, ho ribadito che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche.

Chi poteva immaginare che meno di tre anni dopo lo spettro di una guerra nucleare si sarebbe affacciato in Europa? Così, passo dopo passo, ci avviamo verso la catastrofe. Pezzo dopo pezzo il mondo rischia di diventare il teatro di una unica Terza guerra mondiale. Cui si avvia come fosse ineluttabile.

Invece dobbiamo ripetere con forza: no, non è ineluttabile! No, la guerra non è ineluttabile! Quando ci lasciamo divorare da questo mostro rappresentato dalla guerra, quando permettiamo a questo mostro di alzare la testa e di guidare le nostre azioni, pèrdono tutti, distruggiamo le creature di Dio, commettiamo un sacrilegio e prepariamo un futuro di morte per i nostri figli e i nostri nipoti.La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione di potere, la violenza, sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia bellica che dimentica l’incommensurabile dignità della vita umana, di ogni vita umana, e il rispetto e la cura che le dobbiamo.

Di fronte alle immagini di morte che ci arrivano dall’Ucraina è difficile sperare. Eppure ci sono segni di speranza. Ci sono milioni di persone che non aspirano alla guerra, che non giustificano la guerra, ma chiedono pace. Ci sono milioni di giovani che ci chiedono di fare di tutto, il possibile e l’impossibile, per fermare la guerra, per fermare le guerre. È pensando innanzitutto a loro, ai giovani, e ai bambini, che dobbiamo ripetere insieme: mai più la guerra. E insieme impegnarci a costruire un mondo che sia più pacifico perché più giusto, dove a trionfare sia la pace, non la follia della guerra; la giustizia e non l’ingiustizia della guerra; il perdono reciproco e non l’odio che divide e che ci fa vedere nell’altro, nel diverso da noi, un nemico.

Mi piace qui citare un pastore d’anime italiano, il venerabile don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, in Puglia, instancabile profeta di pace, il quale amava ripetere: i conflitti e tutte le guerre «trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti».

Quando cancelliamo il volto dell’altro, allora possiamo far crepitare il rumore delle armi. Quando l’altro, il suo volto come il suo dolore, ce lo teniamo davanti agli occhi, allora non ci è permesso sfregiarne la dignità con la violenza. Nell’enciclica «Fratelli tutti» ho proposto di usare il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari per costituire un Fondo mondiale destinato a eliminare finalmente la fame e a favorire lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa. Rinnovo questa proposta anche oggi, soprattutto oggi. Perché la guerra va fermata, perché le guerre vanno fermate e si fermeranno soltanto se noi smetteremo di ‘alimentarle’.

Francesco

aprile 12, 2022

STORIA DI UN SOCIALISTA, ALEKSEJ MOZGOVOJ!

Di Ferdinando Pastore

Nella barbarie di falsità stampata nella comunicazione occidentale sulla guerra ucraina, il libro di Sara Reginella “Donbass, la guerra fantasma” aiuta a trovare una bussola che permette di riportare il discorso a una dimensione di ragionevolezza. E di umanità. L’autrice riesce nell’intento grazie e testimonianze dirette e al suo continuo peregrinare nei luoghi del conflitto, acceso nel 2014 a seguito della svolta autoritaria e fascista dello Stato ucraino corrispondente al colpo di stato di Euromaidan. Da lì, da quel momento, il nazionalismo ucraino si è dotato di prassi, icone, miti, simbologia di chiara matrice nazional-socialista, ha istituzionalizzato i battaglioni paramilitari ideologicamente appartenenti a quella tradizione, ha emanato leggi di persecuzione politica, sociale e culturale nei confronti della popolazione russofona, posto fuori legge i partiti di opposizione. Diventando, di fatto, il punto di riferimento di una nuova internazionale nera acclamata dai cantori della società aperta di stampo liberale.

L’auto-proclamazione della Repubbliche indipendenti di Lugansk e di Doneck si comprende solo se si volge lo sguardo su queste premesse. E sulla specificità di quei territori che risultarono decisivi nella contrapposizione all’invasione tedesca durante la Grande Guerra Patriottica – così i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale. A dimostrazione del fatto che ogni popolo possiede una propria consapevolezza storica e anche in base a quella compie le proprie scelte di ordine politico. Sta di fatto che lo Stato ucraino ha reagito sin dal 2014 con una guerra distruttiva nei confronti dei propri connazionali dell’est, guerra molto apprezzata dai vertici militari della NATO e dai fascisti di mezzo mondo che improvvisamente sono stati riverniciati con il colore della dignità. Guerra completamente dimenticata dai media “democratici”.

La popolazione del Donbass ha così riscoperto le proprie radici di resistenza alla nuova ondata nazistoide e ha iniziato a difendersi dall’aggressione fratricida dell’esercito ucraino e delle sue inquietanti milizie. In questo contesto tra le storie raccontate nel libro/documentario c’è quella della Brigata Prizrak, in russo Brigata Fantasma. Nome evocativo di una leggendaria riapparizione della divisione dopo che i mass media ucraini diedero la notizia del suo annientamento. Il primo comandante della Brigata fu proprio Aleksej Mozgovoj. Per descrivere la sua sensibilità politica riporto le parole dell’autrice: “Nel 2014, solo un anno prima della sua morte, Mozgovoj, un uomo comune che non aveva mai avuto velleità politiche si era ritrovato a guidare l’insurrezione popolare ad Alchevsk nella regione di Lugansk. Come in molte altre città del Donbass, nei mesi successivi il golpe di Kiev anche in quella città erano stati occupati i palazzi delle amministrazioni pubbliche, i militari delle caserme si erano uniti alle rivolte armando il popolo, e i minatori si erano associati all’insurrezione, rifornendo la brigata d’ingenti quantità di esplosivo.

Aleksej Mozgovoj era orgoglioso delle proprie radici russe e ortodosse e in quella ribellione portava avanti un progetto non comunista, ma socialista.”

“Tutti sanno che ho alcune riserve rispetto alla rivoluzione del 1917 – aveva spiegato il comandante della Prizrak, basco in testa e kefiah al collo, durante il suo discorso al popolo nell’ambito delle celebrazioni per la Rivoluzione d’Ottobre, ad Alchevsk. – Da un lato è stata una rivoluzione socialista, ma dall’altro è stato un evento accompagnato da distruzione. Io sono per costruire, sempre, ma dal momento che ora tutti noi stiamo vedendo come vengono abbattute le statue di Lenin nelle diverse città dell’Ucraina, abbiamo il dovere di schierarci dalla parte dei socialisti e dalla parte dei comunisti, perché lo sviluppo del fascismo che osserviamo in Ucraina è inaccettabile per il mondo intero!.” E ancora: “Mi rivolgo a tutti coloro che sono coinvolti in questa guerra, mi rivolgo a entrambe le fazioni. Ci stiamo uccidendo tra noi, anziché punire coloro che andrebbero puniti. Combattiamo contro gli oligarchi da una parte come dall’altra parte, ma uccidendoci tra noi ci stiamo solo suicidando in modo sistematico”.

“Aleksej Markov e Aleksej Mozgovoj ritenevano che gli ucraini fossero il loro popolo fraterno e che molti di loro avessero iniziato le proteste a Maidan lottando contro gli sessi mali per cui si lottava in Donbass, mali che andavano dall’oligarchismo all’ingiustizia sociale. La cellula nazista e quella ultranazionalista, però, avevano veicolato le proteste fungendo da sudicia manovalanza per il golpe, ma del fatto che vi potesse essere un’unione di intenti con una parte del popolo ucraino, al di fuori della frangia nazista, Mozgovoj era certo.”

Mozgovoj è stato ucciso il 23 maggio 2015 all’età di 40 anni in un’imboscata su una strada tra Luhans’k e Alčevs’k, quartier generale della Brigata Prizrak. La sua segretaria Anna Samelyuk, l’autista, e sei guardie del corpo sono rimaste uccise. La vettura del comandante è stata assaltata con IED e armi da fuoco.

Naturalmente era descritto dalle autorità ucraine come un terrorista.

Oggi molti socialisti occidentali sono schierati dalla parte dei suoi aguzzini.

marzo 13, 2022

Prendere le distanze.

Di Beppe Sarno

Questa guerra trova gran parte dell’opinione pubblica schierata dalla parte dell’Ucraina. Si tende a dimenticare la cause, le ragioni di un parte e dell’altra. E’ opinione comune che solo la guerra può risolvere la guerra. E’ avvenuto cosi che ignorando la nostra Costituzione abbiamo mandato armi e uomini a sostenere la guerra del presidente Zeleski contro Putin.

 l’Europa intera trainata dalla Francia e dalla Germania si è affrettata a promuovere sanzione durissime contro la Russia. Fanno impressione le centinaia di sfollati che si stanno riversando in Europa ed è giusto dare loro sostegno e assistenza umanitaria. I sacrifici che vengono imposti, il fatto che i lavoratori e le fasce medie hanno cominciato a pagare un conto salato da pagare a causa della guerra sono ritenuti sacrifici assolutamente necessari.

Come socialisti non possiamo, però, trasformarci in tifosi da stadio, e dobbiamo il dovere di ragionare su quello che è successo, perché, quali le conseguenze e come uscirne. E’ doveroso ignorare quello che una internazionale della disinformazione tende a dare per scontato, perché questo è il frutto di una campagna elettorale già in corso in Italia. I  partiti al governo,   attenti all’opinione pubblica perché l’anno venturo sarà anno di elezioni,  tentano di indirizzare il consenso senza nessuna seria discussione del problema e dei suoi aspetti complessivi. Invece tutto quello a cui stiamo assistendo con lo strazio di centinaia di morti dall’una e dall’altra parte e le migliaia di profughi che attraversano l’Europa in cerca di salvezza e di un futuro migliore è solo frutto di interessi economici contrapposti.  Il capitalismo occidentale a guida americana si scontra con il capitalismo russo per togliere spazi di sfruttamento al governo russo per sottrare alla Russia fette di mercato quale quello della fornitura delle fonti di energia: il gas, il petrolio ed altre fonti di approvvigionamento.

La  guerra in questo momento agli occhi di una determinata classe politica diventa non solo uno strumento per risolvere questioni di politica estera nei rapporti fra due stati in conflitto fra di loro, ma anche come mezzo estremo per la risoluzione di crisi economiche interne di uno stato per cui anche se il conflitto vedesse vincere l’odiato Putin, la finanza internazionale avrà trovato il suo profitto dalla guerra a prescindere da ogni altra considerazione.  

I pacifisti nostrani, che gridano all’orrore e vorrebbero Putin morto, considerano la guerra come un disastro per tutti perché alla fine si distrugge ricchezza nazionale intesa come un bene comune per cui  tutte le classi sociali debbono essere solidali fra di loro unite da un vincolo etico contro il nemico. La storia antica e recente e l’attualità di tutte le guerre in corso, dimostra che la colossale distruzione di ricchezza che ogni giorno avviene serve meravigliosamente a risanare economie in crisi e/o di sovrapproduzione all’interno degli stati, come  puntualmente ci ha insegnato Carlo Marx.

Mai come ora l’Europa è apparsa unita dietro alla parola Pace.  La guerra è una donna sterile che non produce nulla se non distruzione e morte perché come possiamo vedere in questi giorni  a meno di immaginare una soluzione finale vi si legge un’impotenza delle parti un causa a prevalere gli uni sugli altri. Questa impotenza della guerra a raggiungere gli obbiettivi suoi ci fa sperare che essa possa risolversi con un onorevole compromesso fra Russia ed Ucraina.

La sensazione però che qualcuno abbia interesse che la guerra duri a lungo nasce dalla considerazione che tanti, troppi traggono vantaggio, perché certe economie stagnati riprendono vigore,  i titoli industriali salgono vertiginosamente e le borse danzano allegramente sui cadaveri lasciati  a marcire per le strade. Certo la benzina aumenta, il costo dell’energia aumenta, i  camionisti si fermano, ma questa nuvola non offusca la fortuna di quelli che con l’economia di guerra si arricchiscono.

Noi che ci dichiariamo socialisti possiamo accettare tutto questo.  Per noi una produzione che abbia come unico scopo la crescita della ricchezza di una categoria di imprenditori e che ha per unico obbiettivo il profitto non può essere accettata, perché alla fine il conto sarà pagato sempre dagli stessi: i lavoratori e il ceto medio impoverito. Secondo l’analisi Marxista la guerra accelera con i suoi vantaggi e con i suoi danni il ritmo dell’economia generale solo a vantaggio delle classi dominanti siano esse le multinazionali finanziarie internazionali sia gli oligarchi di Putin.

In termini assoluti la guerra è solo e soltanto un mezzo di superamento di crisi interne economiche o come mezzo, come nel nostro caso di eliminazione di “concorrenze moleste”.

Cosa fa il governo Draghi di fronte alla crisi economica che la guerra sta accelerando? Condanna la Russia, esprime parole di solidarietà per il popolo Ucraino ma fa poco o nulla per noi sudditi e per impedire la mancanza di generi di ogni tipo, l’aumento dei prezzi generalizzati su ogni categoria di merci, all’aumento delle materie prime, dei trasporti e dell’energia.

 Il governo Draghi guarda da una sola parte, dimenticando  di tutelare l’interesse generale, si preoccupa solo gli interessi particolari degli imprenditori e delle banche: il mercato domina sovrano. Draghi passato il momento di emergenza della pandemia ha contribuito ad inasprire il costo della vita, con la sua politica tributaria, che riversa i suoi maggiori oneri sui consumi. Col  pretesto della guerra si determina sempre il maggior impoverimento della popolazione ed in particolar modo dei lavoratori incapaci di far fronte con il loro bassi salari al crescente aumento del costo della vita be dall’altra il sempre maggior arricchimento di pochi gruppi e ceti privilegiati per cui l’attuale condizione determina enormi profitti.

Putin e Zelesky capi di due governi reazionari sono stati per un verso e per l’altro costretti a suicidarsi e mentre il frutto di questo suicidio è terrore e morte.

 l’Italia intanto è attraversata da uno spirito reazionario mefitico, c’è collera, malvagità  dietro  la bandiera della pace si nascondono la malafede dei gruppi  al potere che usando ideali di libertà e fratellanza fra i popoli alimentano invece idee fortemente conservatrici  che servono  solo a giustificare la loro determinazione di rimanere al potere in nome di una emergenza da loro stessi generata. Così si giustificano le censure che sradicano i diritti dei cittadini.  E i mezzi di comunicazione? stampa, televisioni pubbliche e private, radio, social sono unanimi nel tacere o nel parlare  in un’unica direzione. Ci vuole poco per capire che non è più né la guerra, ne la sua evoluzione, ne il problema dei profughi che interessa  ma il gruppo di persone al potere. Il “Quarto potere” è ridotto al livello del buffone di corte che loda il padrone e ne ruffianeggia le trame. Tutto viene dall’alto: Draghi è onnipotente: una minoranza privilegiata fabbrica l’opinione e diventa la coscienza del paese. E’ l’ubriacatura del servilismo; è un cupio dissolvi collettivo. Chi non è con loro è contro di loro, chi prova a ragionare o è un fascista o un comunista. Questa dissoluzione porta gli uomini al potere che da maestri di cinismo quali sono,  ci giocano e ci portano dove vogliono. Un’oligarchia onnipotente che si identifica con lo Stato ne hanno occupato gli organismi e provano calpestando la Costituzione , ad annullare la  sovranità popolare.

Non so quando finirà questa guerra e come finirà; sono consapevole però che questa guerra come tutte le guerre soddisferà le pretese di qualcuno che resterà soddisfatto della guerra come istituzione e quindi, invece di desiderare la fine di tutte le guerre, avrà la tendenza opposta.  C’è una casta che guarda e sempre guarderà alla guerra come ad una finalità della vita.

marzo 6, 2022

Ma Shakespeare era pacifista?

Di Beppe Sarno

Boris Jhonson ha dichiarato che sa come fermare Putin. Nessuno però dice come fermare Zeleski e il Battaglione d’Azov. Ma questa è la guerra: il bene da una parte e il male dall’altra e chi non si adegua al pensiero unico o è fascista o putiniano. I quattordicimila civili assassinati dalle brigate nazifasciste ucraine sono come i  morti in mare  nel tentativo di attraversare il mediterraneo per arrivare nella terra promessa, che tanto promessa non è.

Questa è l’Italia di Bruno Vespa che dice che Mussolini fece anche cose buone, di Draghi che se ne fotte del parlamento, di Letta con l’elmetto e Di Maio uno che dà della bestia a Putin, che sorride sempre e vorrei sapere che c’è da sorridere col Covid che continua a imperversare, con la guerra che fa vittime innocenti con gli operai che finiscono in mezzo a una strada. Di Maio intanto sorride e non è mai spettinato.

In questo clima surreale è lecito chiedersi  cosa  pensa della guerra qualcuno dei grandi pensatori, scrittori o musicisti o artisti. Scarterei Omero che ha scritto un intero poema sulla guerra, anche se poi cerca di ripigliarsi con l’Odissea, ma anche l’Odissea finisce in un bagno di sangue. Per non parlare del Tasso o  dell’Ariosto e anche Dante è molto ambiguo sul tema della guerra. Nella Divina Commedia infatti puoi trovare tante frasi a favore della guerra e da altrettante a favore della pace. Di Wagner non ne parliamo.

E allora mi viene, ricordando Boris Johnson il genio eterno di William Shakespeare.

Nell’epitaffio di Shakespeare è scritto “buon amico per l’amore di Gesù, guardati dal  rimuovere la polvere qui rinchiuso. Benedetto sia colui che rispetterà queste pietre; maledetto sia chi turberà le mie cose….”.

Il genio dorme l’eterna pace con queste parole e mi viene da chiedermi cosa penserebbe se tornasse a vedere ciò che avviene in  questi giorni e come descriverebbe il  barbaro spettacolo che si sta rappresentando.

Voterebbe a favore degli armamenti o come Bernard Shaw farebbe almeno delle riserve? Shakespeare fu al tempo stesso un creatore e un cortigiano, un uomo pratico e  un’idealista. Seppe vivere nella vita reale ma seppe anche sognare. Fu cortigiano nei suoi madrigali alla “vergine regina” che per nulla tagliava teste e che era una donna insopportabile. Il genio che ha comparato Elisabetta alla regina di Saba per chi voterebbe oggi: per Putin o per  Zeleski?

A ben vedere Shakespeare non ebbe un’idea sola né una patria sola era talmente grande che se n’è perfino negata l’esistenza tanto la sua personalità si sia confusa con i suoi personaggi ognuno dei quali e così vivo è così diverso. Fra tanti personaggi così  diversi l’uno dall’altro solo il poeta non si riesce a scorgere e quindi e difficile comprenderne il  pensiero. Per conoscere cosa pensa il genio  sulla guerra bisogna decidere se egli parteggiava per Faucoinbridge o per Enrico. Sembra leggendo le pagine immortali che il genio sia rimasto imparziale, ma ame sembra che non sia così.

‘A une immagination comme la sienne,il faut une patrie moins limitèe qual la patrie terrestre, cette patrie est l’ideal”(Villemais).

Comodo così!

Ma noi viviamo il nostro tempo. Certamente però, qualcuno delle oltre 50 opere del genio avrà sicuramente trovato dei pensieri a favore della guerra; ma si sa! Di pensieri Shakespeare ne aveva per tutti i gusti. “Shakespeare è come il Vangelo” ha detto qualcuno e quindi nella sterminata opera shakesperiana si può trovare qualche frase dal sapore bellicoso. Quello che fu definito il  cantore dalla lingua di miele può essere tranquillamente scambiato per un furente tifoso della guerra. E stato detto “datemi tre parole di un uomo e ve lo faccio condannare a morte”. Lo definirono “il cigno di Avon” non falco, non sparviero; lo definirono  “l’amabile Will”. Qualcuno se lo è immaginato di origine siciliana,  amante del vino delle belle donne e avendo vissuto d’amore l’amore cantò. L’amore sovrasta le sue tragedia e sopra la tragedia c’è il sole che domina. L’ amore è più grande dell’odio fra i Montecchi e i Capuleti; è più forte Di Antonio sconfitto da Cleopatra è più forte di Otello. Negli  stessi drammi storici di Shakespeare alla fine l’amore vince e conduce  ogni  vicenda crudele in un finale di serenità. Possiamo vederlo nelle nozze di Enrico con Caterina di Francia pegno di pace fra due terre rivali; lo vediamo in quell’altro Enrico con Margherita d’Angjou quando Carlo settimo chiese la tregua d’armi. Tutte le donne del poeta sono sempre portatrici di un messaggio di conciliazione: Imogene, Porzia, Cordelia, Desdemona, Perdita e Miranda figure luminose; mentre Ofelia e Giulietta erano martiri d’amore. Enrico Heine riteneva addirittura che anche Lady Macbeth fosse portatrice d’amore. Scopriamo quindi che il poeta si dimostra imparziale e abbia descritto queste donne con la tenerezza di un innamorato e la dolcezza di un padre. Cleopatra confessa ad Antonio il suo desiderio di pace, oppure Lady Percey nell’ Enrico VIII piange sugli orrori della guerra. Sentiamo l’uomo presente nella tragedia più di quanto imprechi Otello l o bestemmi Riccardo III. nelle “pene d’amore perdute” Shakespeare ci racconta delle tre principesse che vanno a chiedere la provincia d’Aquitania al Re  di Navarra e nel racconto c’è il messaggio che le controversie possono essere risolte senza ambasciatori e senza guerre basta un incontro amichevole.

“…. sotto l’albero verde, chi ama stendersi con me e accordare i suoi canti a quelli degli uccelli, che esso venga, che esso venga, che esso venga! Qui non avrà altri nemici che l’inverno e la tempesta….” datemi trenta parole di un uomo e ve lo farò assolvere per la vita!

Shakespeare non è per la guerra nemmeno con la Barbara Germania,  nelle “Pene d’amore perdute” c’è un paragone fra le mogli e gli orologi della Germania “sempre da sorvegliare” e nemmeno con gli italiani francesi è stato generoso: paragona L’Italia a un delfino mutilatore di cadaveri e definisce Giovanna d’Arco come una pazza isterica al pari di Margherita D’anjou entrambe guerriere. Anche con i suoi connazionali Shakespeare non è stato molto generoso perché pur essendo un nazionalista per necessità nel “Troilo e Cressida” tratta malissimo l’eroico Ettore malgrado la leggenda  volesse gli inglesi discendenti di Ettore.

Shakespeare quando parla della storia patria racconta sempre  insidie tradimenti, stragi, tutti gli errori delle guerra delle due rose, tutte le fetenzie di Riccardo III deforme di corpo e di animo; racconta di Enrico VIII assassino di tre mogli è di 60.000 sudditi; di re Giovanni, debole crudele,  di re Riccardo II narcisista  usurpatore e ancora di Re Enrico IV così fiero di sé da invidiare i poveri “che possono dormire”. Per non parlare di Enrico V, vincitore di Azincourt, che insieme  ai suoi compagni di merenda si divertiva ad ammazzare la gente per strada.

Macbeth si macchiava di molti crimine e  Re Edmondo  e  Gonerilla una delle tre figlie di Re Lear che per gelosia fa morire avvelenata la sorella Regan con la quale divideva il regno. Le storie di cui parla Shakespeare non sono frutto della fantasia del poeta ma fatti autentici trovati nelle cronache di Holinshed, anche se qualcuno ha visto in Amleto Giordano Bruno.

Accanto agli eroi di guerra c’è sempre qualcuno saggiamente critico come Tersite che  nel Trolio e Cressida il quale osservando i due eroi Achille e Ajace commenta ironicamente “per liberare una Mosca da una ragnatela, costoro la prenderebbero a sciabolate”  e poi c’è  Pandoro che chiama Agamennone uno scervellato e Nestore viene definito un vecchio formaggio bacato; Ajace un bruto. Enrico V fa una figuraccia con Falstaff  perché avendolo il re chiesto una spada il filosofo Falstaff che non ama la guerra gli porge  un fiasco di vino. Allora il re ricorda a Falstaff che la vita è un debito che si deve pagare a Dio. Falstaff brandendo il fiasco ormai vuoto afferma “ sì ma non prima della scadenza” Claudio nella scena capitale di “Misura per misura” afferma il suo diritto alla vita e grida “ Oh, Vivere!…. L’esistenza la più pesante e  la più penosa che la vecchiezza, la malattia, la miseria, la prigione rendono intollerabile, è un paradiso in confronto ciò che temiamo dalla morte!” Per finire voglio ricordare volentieri il Giacomo di “ Come vi piacerà”, che alcuni hanno identificato nel poeta, che piange per il cadavere di un cervo o Prospero della “Tempesta” che perdona ai nemici e insegna al suo schiavo Calibano, mostro ripugnante, le regole di una sana misantropia. “Pronto a cadere su di me; che, quando mi sono svegliato, ho pianto per sognare di nuovo».

Alla luce di questa narrazione si può concludere che il grande genio   William  Shakespeare ci ha spiegato da par suo quanto odiasse la guerra. Io ormai vecchio sognatore socialista mi limito ad ululare alla luna nelle notti di luna piena e a pensare che se Colui che è morto per noi, risorgesse ancor oggi,  ripeterebbe forse l’invocazione di Caterina d’Aragona nell’Enrico VIII:

“Spiriti della pace, dove siete?”

E sconsolato tornerebbe indietro osservando quanto è inutile la primavera.

marzo 3, 2022

“Coloro che non ricordano il passato saranno condannati a viverlo di nuovo”

Di Beppe Sarno

La Russia ha lanciato un’operazione su vasta scale  dell’Ucraina dopo che il presidente Vladimir Putin ha autorizzato, quella che ha definito, una “operazione militare speciale” nell’est.

l’occidente sia essa L’Europa che l’America hanno condannato questa operazione e l’Europa compresa l’Italia si è prestata ad inviare armi e personale militare a sostegno per l’esercito. Il governo Draghi cancellando di fatto l’articolo 11 della Costituzione in cui espresso il sacro principio il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie si è assunta la grave responsabilità di entrare in una guerra al fianco di uno dei contendenti.

I bombardamenti nella regione del Donbass si sono intensificati quando Putin ha riconosciuto le due regioni separatiste di Donetsk e Luhansk come indipendenti e ha ordinato il dispiegamento di quelle che ha chiamato forze di pace, una mossa che l’Occidente ha definito l’inizio di un’invasione.

Mercoledì, i separatisti hanno lanciato un appello a Mosca per chiedere aiuto per fermare la presunta aggressione ucraina – affermazioni che gli Stati Uniti hanno respinto come propaganda russa.

La Russia ha lanciato un’invasione su vasta scala giovedì poco dopo che Putin ha detto di aver autorizzato un’azione militare per difendersi da quelle che ha detto essere minacce provenienti dall’Ucraina.

I missili russi hanno colpito diverse città ucraine, tra cui Kiev, mentre l’Ucraina ha riferito di colonne di truppe che si riversavano attraverso i suoi confini nelle regioni orientali di Chernihiv, Kharkiv e Luhansk e sbarcavano via mare nelle città di Odessa e Mariupol nel sud.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato la legge marziale e ha fatto appello ai leader mondiali per imporre tutte le possibili sanzioni alla Russia, incluso Putin, che ha accusato di voler distruggere lo stato ucraino.

Immediatamente gli Stati occidentali si sono accordati per infliggere pesanti ritorsioni economiche alla Russia fra cui quello di tagliare la Russia fuori dal sistema finanziario SWIFT.

Da due giorni sono iniziate le trattative fra i rappresentanti dell’Ucraina e rappresentanti della Russia per cercare di fermare la guerra.

Cosa chiede La Russia per fermare la guerra?  la richiesta principale Di Putin e che le nazioni ex sovietiche come Bielorussia Georgia Ucraina non facciano mai parte della NATO così come in buona sostanza riconosciuto dai precedenti accordi internazionali. L’America risponde che allo stato attuale L’Ucraina non è in possesso dei requisiti democratici per accedere all’organizzazione mondiale della NATO.

L’Ucraina dal canto suo chiede l’istituzione di una no-flyzona  e   la sospensione degli attacchi militari.

Infine il Presidente Putin ha chiesto la “denazificazione” dell’esercito di Kiev con la messa al bando del “battaglione Azov” che è l battaglione Azov è un reggimento della Guardia nazionale ucraina che  nel maggio del 2014  è stato nei ranghi delle forze armate di Kiev. Il battaglione neonazista è stato anche associato a accuse di tortura e di abusi dei diritti umani e continua d essere tra i più tenaci e feroci oppositori delle milizie separatiste filorusse che hanno occupato una parte delle province di Donetsk e Lugansk.

Oggi l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione a schiacciante maggioranza che chiede alla Russia di fermare gli attacchi nei confronti dell’Ucraina.

Mentre l’intero mondo occidentale si sbraccia nel definire Putin un pazzo furioso paragonandolo ad Hitler, nessuno si domanda se l’America e l’Europa vogliono veramente la pace o invece come alcuni compagni sottolineano l’America, a soprattutto L’Europa, o almeno una parte dell’Europa non ha interesse alla pace.

Tutto questo mentre il mondo ignora completamente ciò che avviene in Siria bombardata quotidianamente da Israele e la guerra civile in Yemen rappresenta la più grande crisi umanitaria di oggi. Questa guerra va avanti da più di sei anni, e l’invasione del paese è stata condotta dall’Arabia Saudita, volendo mettere al potere il “suo popolo” in quel paese. È poco da dire che si tratta di una catastrofe umanitaria e umana totale perché oltre 2 milioni di bambini sono affamati e affamati per le strade di città e villaggi devastati. Le operazioni saudite nello Yemen sono state assistite dai loro alleati, Stati Uniti, Gran Bretagna ed Emirati Arabi Uniti. La prima richiesta di Putin di fatti è rivolta ai paesi occidentali perché è da loro che deve essere accettato il principio che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato e certamente non basta una semplice rassicurazione del premier inglese, ma è sicuramente necessario un atto formale.

Il problema è invece un altro Putin: chiede la denazificazione dell’esercito. Il battaglione Azov detto anche la legione straniera Ucraina è una parte consistente dell’esercito Ucraino che si ispira a principi neonazisti di cui gli stati europei fingono di non accorgersi.

Andriy Yevhenovych Biletsky è un politico di estrema destra nazionalista bianco ucraino e leader del partito politico National Corps. Fu il primo comandante della milizia volontaria Azov Battalion, e co-fondatore del movimento nazionalista Social-National Assembly. Dal 2014 al 2019 Biletsky è stato membro del parlamento ucraino.

Intanto i nazionalisti ucraini che fanno arte dell’esercito ucraino usano la bandiera gialla e blù con lo stesso logo  (la runa “Wolfsangel”) che era  usata dalla 2a divisione SS Panzer “Das Reich” nella seconda guerra mondiale. Il loro leader, Andriy Biletsky, una volta disse che lo scopo dell’Ucraina era di “guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale” contro “Untermenschen a guida semita”. Gli attivisti del partito nazionalista ucraino tengono nelle loro sedi il ritratto del leader dell’UPA Stepan Bandera.

Vediamo nelle immagini televisive il Presidente Zelinsky con alle spalle la bandiera Ucraina con il logo dei Wolfsangels simbolo nazista.

Il 22 gennaio 2010, il presidente uscente dell’Ucraina Viktor Yushchenko ha conferito a Stefan Bandera il titolo postumo di Eroe dell’Ucraina. Il titolo fu poi revocato per le proteste della comunità internazionale.

Bandera fu in gran parte responsabile dei massacri di civili polacchi e in parte dell’Olocausto in Ucraina. Per aver orchestrato l’assassinio nel 1934 del ministro dell’Interno polacco Bronisław Pieracki, Bandera fu condannato a morte ma la sentenza fu commutata in ergastolo. Nel 1939, in seguito all’invasione congiunta tedesco-sovietica della Polonia, Bandera fu rilasciato dalla prigione e si trasferì a Cracovia, nella zona della Polonia occupata dai tedeschi.

L’Olocausto in Ucraina ha avuto luogo nel Reichskommissariat Ucraina, nel governo generale, nel governo generale della Crimea e in alcune aree sotto il controllo militare a est del Reichskommissariat Ucraina (tutte sottomesse alla Germania nazista), nel Governatorato della Transnistria e nella Bucovina settentrionale (entrambe occupate dal quest’ultima annessa alla Romania) e la Rutenia dei Carpazi (allora parte dell’Ungheria) nella seconda guerra mondiale. Le aree elencate fanno oggi parte dell’Ucraina.[ Tra il 1941 e il 1944, più di un milione di ebrei che vivevano nell’Unione Sovietica furono assassinati dalle politiche di sterminio della “Soluzione finale” della Germania nazista. La maggior parte di loro fu uccisa in Ucraina perché la maggior parte degli ebrei sovietici prima della seconda guerra mondiale viveva nel Pale of Settlement, di cui l’Ucraina era la parte più grande.

Stefan Bandera è il riferimento storico della Brigata di Azov che è parte integrante dell’esercito dell’Ucraina con cui noi oggi ci apprestiamo a combattere contro l’orso sovietico. I soldati italiani vanno a combattere al fianco di gente che ha a celebrato il compleanno di Hitler nel 2018 distruggendo un campo rom a Kiev e inseguendo i suoi residenti terrorizzati, compresi i bambini, per le strade. Il compleanno di Bandera, il 1 gennaio, è diventato una festa ufficiale ucraina.

Il Presidente Ucraino  Zelensjy chiede aiuto ad Israele che  allo stato sembra non inviare personale militare. Certo mi domando come potrebbe un ebreo combattere sotto la bandiera che porta il  logo  (la runa “Wolfsangel”) che era  usata dalla 2a divisione SS Panzer “Das Reich” nella seconda guerra mondiale?

Alla richiesta di Zelensky ha risposto il  primo ministro israeliano Naftali Bennett che ha rifiutato la richiesta del presidente ucraino di fornire assistenza militare alla nazione dell’Europa orientale assediata, anche se ha inviato aiuti umanitari e ha votatao a favore della risoluzione dell’ONU che condanna l’occupazione militare dell’Ucraina.

 I media occidentali sono rimasti per lo più in silenzio sul ruolo dei gruppi nazisti neo e classici nel Maidan e nella guerra nell’Ucraina orientale, scegliendo di eliminarli dalla narrativa sull'”aggressione russa” che hanno creato. Nessuno ne parla e se qualche vago accenno vien fatto viene subito messo a tacere.

La domanda sorge spontanea: perché?

La pietà e la solidarietà per il popolo ucraino sofferente non ci deve far dimenticare che come è stato detto “non si può manifestare per la Pace senza denunciare il progetto americano ed europeo di spingere tutto l’Occidente ad una politica di guerra rappresentando con un bombardamento mediatico martellante ed unilaterale la Federazione Russa come il nemico frontale da combattere tentando di sanare tutti gli atti criminosi di guerra ed aggressione commessi dal 1991 in poi dagli usa e dalla nato in Europa e nel mondo per imporre in modo violento un modello politico economico e finanziario, ormai in crisi drammatica , che sta distruggendo ovunque le società civili, i valori umani e le risorse naturali e le istituzioni  democratiche” (F. Bartolomei).

 La Germania si è fatta capofila di questa escalation antirussa e allora sorge il sospetto che la Germania abbia interesse che la guerra non si fermi e duri a lungo per poter giustificare nei confronti della comunità internazionale la sua corsa al riarmo annunciata  dal cancelliere  tedesco, Olaf Scholz, il quale nel corso di un intervento al Parlamento in cui ha condannato aspramente l’attacco russo all’Ucraina ha dichiarato che Il governo federale tedesco intende finanziare le Forze armate (Bundeswehr) con un fondo speciale da 100 miliardi di euro.

La Germania al di là della propaganda mediatica si appresta diventare una potenza militare oltre che economica e quindi è chiaro che la volontà dei suoi governati è quella di  costruire la quarta potenza politica ed economica mondiale dopo l’America, la Russia e la Cina. Questo significa la morte del sogno europeo e la riduzione dell’Italia ad un paese insignificante sul piano internazionale pronto ad obbedire al dittatore di turno.