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aprile 23, 2021

Dove siete Compagni?

Di Beppe Sarno

All’indomani di “mani pulite” il Partito Socialista si sciolse come neve al sole. I più furbi salirono sulle scialuppe di salvataggio che la nave di Berlusconi mise in acqua garantendo loro una navigazione sicura per oltre venti anni, altri conservarono il simbolo del nostro  partito con alterne fortune fino allo squallore odierno con un ragazzino che gioca a fare il segretario nazionale e l’indefinibile Nencini. Per il resto un diaspora di compagni dispersi in mille rivoli alla ricerca di una rinascita.

Molti di noi si chiedono ed io sono uno di questi, dove andare. Ognuno lo fa secondo le proprie origini culturali e politiche in modi contraddittori e diversi ed il discorso rimane sempre confuso e la paura dell’ignoto e la consapevolezza di essere ininfluenti non ci fa comprendere i discorsi e le ragioni degli altri.

Ci domandiamo chi sono i nostri interlocutori sul piano reale. Alcuni scelgono il paese come classe operante altri una classe politica che pretende di orientarne il cammino dall’alto.

Eppure gli spazi politici per ricostruire un’ agorà della sinistra esiste: un paese sempre più diviso fra nord e sud, con il nord che avanza verso un’epoca nuova dei rapporti produttivi dove la finanza determina le scelte ed un sud sempre più abbandonato a sé stesso, malgrado i proclami dei vari governatori regionali e che retrocede verso il malcostume borbonico e mafioso che ha fatto dei  rapporti  fra politica ed economia una fossa dei serpenti dove chi ci cade muore avvelenato.

In tutto questo i lavoratori, includendo in questa definizione anche le decine di piccole e medie aziende penalizzate da un’economia che tende sempre più ad emarginarle, vengono abbandonati al loro destino.

L’Ilva di Taranto, la Whirpool di Napoli per citarne alcune ne sono la prova.

Una classe politica senza cultura cresciuta nel clima del ventennio Berlusconiano attenta all’apparire si preoccupa solo delle scadenze elettorali in cui i partiti ricchi di bizantinismi ma poveri di volontà univoche e di progetti politici non hanno mai saputo portare a compimento il progetto democratico che la nostra Costituzione indicava.

In Italia non esiste solo un vuoto di potere che la Presidenza della Repubblica, sollecitata dai poteri forti europei prova a colmare con l’uomo forte Draghi, ma anche soprattutto un vuoto ideologico e politico assai più temibile che una sinistra responsabile e consapevole del proprio ruolo dovrebbe colmare.

Il paese reale, i lavoratori, le imprese sane sono ormai incapaci di prefigurare e preordinare un futuro diverso da quello che Draghi e  l’Europa con l’aiuto degli strumenti di comunicazione di massa propinano loro.

Ma fino a quando questo sarà possibile? Difficile rispondere! I partiti sono arrivati ai limiti dell’inefficienza ideologica e si rischia una crisi di governo per un’ora in meno o più di coprifuoco.

Al vuoto di potere governativo ed amministrativo si aggiunge un vuoto ideologico e politico. Si sente dire che la distinzione fra destra o sinistra non ha più senso, si propina un’ideologia del fare. Il pericolo che a questo vuoto faccia seguito una perdita di libertà e democrazia.

Allora che deve fare una sinistra responsabile per contrastare questa deriva che ci ha portato ad una sorta di Repubblica conciliare dove l’uomo solo al comando fa e disfa secondo il pensiero dominante del finanz-capitalismo?

In un paese dove la burocrazia è tutto e dove l’opposizione non conta nulla, le situazioni precipitano rapidamente e la mentalità reazionaria di Salvini, della Meloni cova in molti ambienti democraticamente immaturi. Quei lavoratori che un tempo votavano per i partiti tradizionali della sinistra ora credono alla Lega ed alla destra reazionaria fra le più retrive d’Europa, amica di Orban e Erdodogan.

Buona parte della magistratura, della polizia, di una pubblica opinione infettata da una televisione di Stato ed un giornalismo che  in genere che non è più servizio informativo ma solo cassa di risonanza del potere sono infettati da questa mentalità reazionaria.

Questo quadro desolante ci insegna una cosa: ci sono spazi per i socialisti e i compagni che intendono resistere.

Il paese i lavoratori hanno fame di politica, di idee, di obbiettivi di lotta. Rifondazione comunista ha lanciato uno slogan molto efficace “Praticare l’opposizione, costruire l’alternativa. Il tempo è ora!” Certo è condivisibile, ma per fare questo bisogna capire come riconquistare quelle masse di lavoratori operai, studenti, impiegati, piccole e medie imprese che oggi guardano a destra  e per fare questo  è necessario capire quali sono i bisogni dei lavoratori che contrastano con i desideri di quella classe politica che rappresenta solo la finanza internazionale  ed assecondarla rappresenta solo un suicidio politico.

Ritornare davanti alle fabbriche, sui posti di lavoro, parlare con la gente smettendo, come diceva Karl Kautsk “di parlare di tasse, dogane, vessazioni poliziesche e casse di malattie e cose simili dimenticando i grandi scopi comuni come un amore di gioventù trascorso”

Andiamo a parlare alle gente dei loro diritti annientati da venti e più anni di liberalismo, andiamo a  parlare e spiegare perché i partiti al governo non vogliono attuare la Costituzione o peggio vogliono ridurla ad un straccio inutile.

Stiamo andando verso una stagione politica in cui sarà varata una nuova legge elettorale che il PD, La lega e tutti i partiti al governo vogliono che abbia una conformazione maggioritaria. E’ il momento di impegnarsi a difendere i diritti politici  e un regime parlamentare effettivo come strumento di dominio democratico dei lavoratori e di tutti quelli che rifiutano questa deriva antidemocratica verso cui stiamo scivolando.

All’interno della sinistra ora più che mai è indispensabile deporre rancori, incomprensioni, rinunciare ai fini particolaristici per fra rinascere il paese e difendere la democrazia.

Sapremo compagni avere una visione lungimirante non solo degli interessi dei lavoratori, ma anche dei nostri stessi interessi?

novembre 3, 2020

Buon compleanno compagno Friedrich!

dii  Beppe Sarno

Dedicato al mio amico Luigi Anzalone

Il 28 novembre 1820 nasceva Friedich Engel.

Karl Marx per buona parte del mondo occidentale e non solo, ha rappresentato l’incarnazione del male assoluto. Marx fu a suo tempo definito come l’”anticristo della Bibbia”. Più defilata, invece, la posizione del suo intimo amico e collaboratore Friedrich Engels, senza il quale probabilmente “Il Capitale” non avrebbe mai visto la luce.

Oggi sembra che il mondo non   conservi la memoria dei due filosofi.

Certo, in circoli ristretti se ne parla ancora, ma la sconfitta del comunismo ha determinato l’oblio su due dei più grandi pensatori dell’era moderna.

Nella versione italiana di Wikipedia non si fa menzione della circostanza che l’odierna Wuppertal sia stata la città natale del filosofo, forse perché all’epoca la città si chiamava Barmen e l’odierna Wuppertal sia il risultato dell’unione delle due città Barmen e Elberfert.

Wuppertal all’epoca della nascita di Friedrich era una roccaforte del pietismo che era ed è ancora una corrente religiosa che contestava l’eccessivo formalismo del protestantesimo sacrificando l’essenza dell’esperienza religiosa.

La famiglia Engels era un’autorevole rappresentante di questa fede.

Leggenda narra che il padre di Friedrich era solito leggere ad alta voce ai tessitori della sua fabbrica prima dell’inizio del lavoro alcuni passi della Bibbia, pregando con loro. Alla fine della preghiera i tessitori lavoravano quattordici ore al giorno, dettaglio insignificante. La predestinazione elemento essenziale della dottrina calvinista faceva ritenere che fosse giusto che il lavoro degli operai fosse benedetto, perché così sarebbe stato ben fatto e nel contempo che i  patrimoni dei padroni crescessero a dismisura. Questa era, secondo la mentalità della famiglia Engels, solo la volontà di Dio. Al giovane Friedrich, mandato a Brema ad apprendere le scienze commerciali, questo modo di pensare sembrò bizzarro e  così scrisse di essere solo “un commesso e poeta”, ma anche rivoluzionario.

Sotto lo pseudonimo di S. Oswald il giovane filosofo cominciò a scrivere sulla rivista di opposizione “Der Telegraf”, rivista fondata dal poeta e scrittore  Karl Ferdinand Gutzkow, delle condizioni dei tessitori nelle fabbriche dove al mattino si leggeva la Bibbia e si pregava insieme al padrone.

“I tessitori siedono da mattina a notte davanti ai telai nelle loro case….di questi uomini ciò che non è preda del misticismo è distrutto dall’alcool.” Denunciò poi la diffusione delle malattie polmonari, della mancata cura dei bambini sottratti alla scuola per farli lavorare al posto degli adulti pagandoli la metà. Però “Nessun anima pietista è andata all’inferno per aver fatto più o meno abbrutire un bambino, particolarmente se va in chiesa la domenica.”

Al momento nessuno capì che dietro lo pseudonimo di S. Oswald si celava il giovane Hengels.

Nel definirsi “un giovane d’ingegno” sperava che il “Telegraf” pubblicasse alcune sue novelle, ma la cosa non ebbe seguito e  oggi, sebbene siano andate perdute le novelle, della sua produzione giovanile rimangono alcune poesie e due tragicommedie.

Nel 1840 il giovane  Hengels aveva come modello letterario Gutzkow, fondatore del “Telegraf”,definito all’epoca “nemico giurato di ogni ordine costituito.”

Otto anni dopo nel 1848 apparve la prima edizione del “Das Kommunistische Manifest” scritto in collaborazione con Karl Marx.  L’accademia cattolica di Treviri nell’anniversario del 150° anniversario della nascita di Friedrich Hengels affermò che, solo dopo la pubblicazione del Manifesto del Partito comunista, “la Chiesa abbia cominciato a considerare Dio sempre meno dal punto di vista mistico e sempre più d quello della fratellanza……Cristianesimo e marxismo sembrano attualmente convergere….”

Senza il “Manifesto” probabilmente oggi  i discendenti della famiglia Engels leggerebbero ancora la Bibbia con gli operai ritenendo corretto affamare i lavoratori.

Hengels arrivò ad  Hegel dopo aver letto l’opera di D.F. Strauss “Das Leben Jesu – Kritish bearbeitet” rimanendo impressionato dalla “gigantesca costruzione di pensiero” del filosofo. 

Nel 1841 arruolato nell’esercito prussiano di stanza Berlino iniziò e frequentare l’Università dove discuteva di filosofia nel club “Die Freien”. In quell’anno esce a sua firma un opuscolo contro Shelling.

Fu in questo periodo che Engels ruppe con il suo amico Gutzkow, dichiarando che la Germania aveva altro da fare che “eccitarsi per un nuovo scritto di Gutzkow”. Fu così che l’editore rivelò il vero nome dell’uomo che si nascondeva dietro lo pseudonimo “S. Oswald”. Gutzkow commentando il tradimento di Hengels scrisse “Così sono quasi tutti gli apprendisti. Devono a noi se possono pensare e scrivere e il loro primo gesto è il parricidio morale.” Viene da sorridere se per un attimo ci portiamo ai tempi in cui viviamo.

Tornato a Barmen alla fine del servizio militare, con una diversa consapevolezza di sé, fu inviato nella filiale inglese della “Ermen & Hengels” a Manchester.

Qui, abbandonando ogni velleità di novelliere  e poeta, incominciò a studiare la condizione dei lavoratori in Inghilterra e del feroce sfruttamento da parte degli imprenditori inglesi nei confronti della classe operaia. In quel periodo la giornata lavorativa era di sedici ore giornaliere e non si leggeva la Bibbia come nella cristianissima Barmen.

Impressionato dalle condizioni di vita sub-umane cui erano sottoposti gli operai inglesi Engels cominciò a collaborare con la rivista “Rheinische Zeitung” diretta da Karl Marx e su “Schweizerische Republikaner”.

Engels denunciò tutto: la mancanza di libertà dei lavoratori, i brogli elettorali, l’inganno di una giustizia  a senso unico sempre dalla parte dei padroni, l’orrendo sfruttamento del lavoro infantile che portava come conseguenza una mortalità infantile del 50%. Nel 1845 queste sue denunce raccolte in un volume e pubblicate a Lipsia suscitarono grande impressione nell’opinione pubblica.

L’incontro con Marx avvenne in quel periodo. Nell’anno precedente, il 1848, Marx e Arnold Ruge pubblicarono un contributo di Engels nei “Deutsch Franzosische Jahrbucher”. Precedentemente nel 1842  Marx aveva criticato Engels  perché giudicava la sua visione del comunismo “inopportuna ed immorale” aggiungendo che si imponeva “una ben diversa trattazione sostanziale del comunismo”

Di fatto Marx diffidava del giovane Engels. Il suo giudizio mutò quando Engels inviò dall’Inghilterra alla redazione della Deutsch Franzosische Jahrbucher  un lavoro dal titolo “Umrisse einer Kritik del Nationalokonomie” che Marx definirà ”un abbozzo geniale della critica delle categorie economiche.”

Secondo gli studiosi fino a quel periodo Marx si era interessato di politica   economica solo marginalmente e solo nel 1847 il problema economico diventa il tema centrale degli studi di Marx.

Nel 1850 Marx pose la prima pietra a quella monumentale opera che è il  “Capitale”. Per completare il primo volume ci vollero trent’anni. Il secondo ed il terzo volume dovettero essere completati ed elaborati da Engels. Lo stesso Marx riconoscerà il contributo di Engels. Leggiamo in una lettera   scritta all’amico “ E’ veramente mortificante non essere indipendenti per metà della propria vita. L’unico pensiero che mi solleva e che noi dirigiamo un’impresa societaria.”

 Molto modestamente Engels si definirà un “violino di spalla”  e ricordando le discussioni avute con l’amico affermava che “ nei periodi rivoluzionari la sua sicurezza di giudizio era incontestabile.”

Che bellezza!

Per me, ma molto più autorevolmente per  molti studiosi Engels non fu solo “un violino di spalla” Lo afferma il suo più famoso biografo Gusta Mayer che afferma “ Persino nel campo che più tardi Marx ha padroneggiato come nessun altro  e che ha rivoluzionato dalle radici, quello dell’economia politica, Engels all’inizio era quello che dava. Dovette procurare una impressione   profonda in Marx il fatto che Engels avesse osato, nel campo di questa scienza trascurata dalla scuola hegeliana, l’ardito tentativo di spiegare tutte le categorie economiche come figure della proprietà privata……. Non sarebbe stato questo il compito di Marx?” Anche Werner Blumenger esalta la figura di Engels affermando che il nostro aveva contribuito notevolmente alla nascita del pensiero economico del “Manifesto” per il suo studio delle teorie della prassi economiche inglesi attraverso la conoscenza sul campo delle condizioni economiche del proletariato inglese che Marx non conosceva nella sua pratica concreta. D’altronde a che serve dimostrare o sostenere chi fosse il primo violino? Forse è meglio accettare la definizione di Marx del sodalizio “noi dirigiamo un’impresa a base societaria.” Saranno stati anche due soli violini, ma che musica!

Come nasce il Manifesto. Engels lascio Manchester nel 1844 e a Parigi incontrò Marx nell’agosto di quell’anno. Trascorsero dieci giorni a parlare e così nacque un’amicizia solidissima e imperitura. Marx in  quel periodo stava scrivendo “ la Sacra Famiglia”. Fu Marx a chiedere ad Engels di collaborare alla stesura del manoscritto. Inizialmente il libro avrebbe dovuto chiamarsi “Critica di una critica critica”: Fu l’editore a suggerire il titolo perchè di più facile comprensione per il pubblico. “Come risulta dalla comunicazione hai messo il mio nome per primo, perché?” si lamenterà Engels.

Dopo l’espulsione da Parigi avvenuta su pressioni del governo prussiano Marx ricoverò a Bruxelles dove fu raggiunto da Engels. All’inizio del 1845 i due decisero di compiere un viaggio di studio in Inghilterra, dove Engels incontrò quella che diverrà la sua compagna Mary Burns. Al ritorno i due amici andarono ad abitare a Bruxelles porta a porta.   Engels dal carattere conciliante dovette più di una volta sostenere l’amico Karl, che di carattere invece era duro ed intransigente. Famosa è la polemica di Marx, in parte ingiustificata contro Weitling, che molto prima di Marx aveva fondato “la lega dei giusti” forse il primo tentativo di partito comunista organizzato. Marx critica le lacune culturali di Weitling e la sua assoluta mancanza di alcun fondamento scientifica delle sue teorie. Con l’allontanamento di Weitling dalla “lega dei giusti” la lega cambiò il suo nome in “Lega dei comunisti”. Per la lega Engels scrisse una specie di catechismo che si chiudeva con la foamosa  invocazione “Proletari di tutto il mondo unitevi!” Informando della cosa Marx, il 24 novembre affermava “Credo che faremmo meglio ad abbandonare la forma catechistica e ad intitolare il lavoro “Manifesto dei comunisti.” Nel 1847 al congresso della lega dei comunisti a Londra i delegati incaricarono Marx ed Engels di stendere un manifesto secondo i principi esposti da Engels e due mesi dopo la “Società Culturale Operaia” di J. E. Burgham a Londra pubblicò il “Manifesto”. Nessun’altra pubblicazione, credo, come il “Manifesto” ha cambiato il volto del mondo così profondamente. Marx nelle “Tesi su Feuerbach” parlando del manifesto affermò “i filosofi hanno finora interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo” … e non mi sento di dargli torto.

Dopo questi avvenimenti e dopo la vanificazione dei moti rivoluzionari  in Germania, Engels fece ritorno a Manchester dove nel frattempo Friedrich era stato chiamato a dirigere la filiale inglese dell’azienda di famiglia. Insieme i due sostennero le lotte nell’Internazionale, che dopo il trasferimento a New York si sciolse. Il benessere di Engels gli consenti di sostenere economicamente l’amico.

Nel 1867 apparve il primo volume del “Capitale” al secondo e al terzo volume Marx lavorò molto meno, sia per le sue condizioni precarie di salute sia a causa del dolore provocato dalla morte della moglie e della figlia.  

Karl Marx fu accusato dal governo francese di essere il responsabile  della Comune di Parigi e questa circostanza gli procurò maggior fama dei suoi scritti. Commentando il fatto Marx affermò che il Governo francese faceva “un fracasso del diavolo ed io ho l’onore di essere  l’uomo più calunniato e minacciato di tutta Londra……..mi fa piacere dopo venti anni noiosi nel pantano.”

Il 17 marzo 1883 al funerale di Karl Marx erano presenti otto persone ed Engles tenne l’orazione funebre in onore dell’amico.  “il 14 marzo -queste le parole di Engels – alle due e tre quarti il più grande pensatore vivente ha cessato di pensare…..Non si può misurare la perdita subita dal proletariato europeo e americano in lotta e dalla scienza storica con la perdita di quest’uomo……Il suo nome e la sua opera vivranno nei secoli” ed anche: “Marx ha individuato anche la peculiare legge di sviluppo della forma di produzione capitalistica e della società borghese da essa prodotta.”

Nel liberare la casa dell’amico Engels, raccogliendone gli scritti,  scoprì che del secondo e terzo volume del “Capitale” non esisteva che un canovaccio, appunti sparsi  e frammenti. “Appena tornato mi sono dedicato al secondo volume: un lavoro tremendo! Accanto a passi completamente elaborati ve ne sono altri appena tracciati, a brogliacci. Inoltre la grafia …..assolutamente  leggibile solo da me.” Scrivendo ad un amico diceva “Mi domandi come mai proprio a me è stato tenuto nascosto  quanto ancora mancava al completamento dell’opera?  E’ semplice: se l’avessi saputo  non gli avrei lasciato tregua né di giorno, né di notte, finché il lavoro non fosse ultimato e pubblicato.”

Il secondo volume del “Capitale” usci nel 1885 ed il terzo scritto in buona sostanza completamente da Engels sulla base degli appunti di Marx fu pubblicato nel 1894 un anno prima della sua morte.

Dopo la morte di Marx le idee dei due filosofi cominciarono a farsi strada. In Germania le leggi contro i socialisti erano state revocate e nelle elezioni politiche del 1893 il partito socialdemocratico conquistò 44 seggi.

Engels soddisfatto affermava “la socialdemocrazia comincia a vincere un po’ troppo!” alla fine della sua vita Engels era preoccupato di non riuscire a pubblicare il terzo volume del Capitale e in una lettera a Kautsky si lamentava delle sue condizioni di salute perché era costretto a limitare “il tempo dedicato a leggere e scrivere”.

In questo periodo Engels oltre a lavorare al terzo volume del “Capitale” lavorava anche ad altre opere. Nel 1884 apparve “L’origine della famiglia , della proprietà privata e dello stato” definito da Lenin “”Una delle opere fondamentali del socialismo moderno.”

Engels credeva nella scomparsa dello stato perché “con le classi scompare ineluttabilmente lo Stato. La società riorganizzando la produzione sulla base di una libera ed egualitaria associazione dei produttori butta l’intera macchina statale al posto che le compete: il museo, accanto all’arcolaio e all’ascia di bronzo!.” Scrivendo ad August Bebel nove anni prima della pubblicazione del terzo volume del capitale si rallegrava della qualità del lavoro e lo definiva ottimo e brillante. “Questo rivolgimento dell’economia classica è davvero inaudito.” Intanto il movimento socialista cresceva e la borghesia cominciava ad aver paura della “marea rossa.”

Nel 1893 i socialisti conquistarono al Reichstag 44 seggi e per l’occasione Engels scrisse un’introduzione  all’opuscolo di Marx “Burgwerkrieg in Frankreich”. Secondo  alcuni con quanto scritto in questa introduzione  avrebbe abiurato la teoria rivoluzionaria per una prassi più moderata.  Per alcuni tagli fatti all’introduzione, (le famose venti righe) la stessa  suscitò fin da subito polemiche protrattesi per decenni. Nel 1930 in una riedizione viene affrontato il problema e la famosa introduzione fu interpretata come una specie di revisione critica delle posizioni originarie laddove all’azione rivoluzionaria si sarebbe sostituita la lotta riformistica parlamentare. Venne  sostenuto che l’equivoco sia stato causato da alcune cancellature fatte per opera di Bernstein che all’epoca dell’uscita dell’opuscolo era segretario e uomo di fiducia di Engels. Gustav Mayer biografo di Engels   smentisce categoricamente questa interpretazione affermando che l’ipotesi revisionistica da parte di Engels “appartiene al regno delle leggende“  D’altronde Engels  in una lettera a Kautsky del 1° aprile 1895  si lamenta di averlo fatto apparire “come un pacifico sostenitore della legalità…” Al genero di Marx il 3 aprile dello stesso anno scriveva “Mi ha fatto proprio un bel tiro Ha tolto dalla mia introduzione tutto ciò che gli poteva essere utile per giustificare pacifica ed antiviolenta che gli piace predicare da qualche tempo.” Certo è che Engels stesso affermò che la lotta degli operai tedeschi e l’uso che questi avevano fatto del suffragio universale era servito alla causa socialista tanto che  arrivò a dire “Gli operai tedeschi avevano reso alla loro causa  anche un altro grande servizio …..mostrando ai loro compagni di tutti i paesi come ci si serve del suffragio universale essi avevano dato lor una delle armi più efficaci.” Engels affermò anche “Dappertutto l’attacco senza preparazione è passato in seconda linea, dappertutto si imita l’esempio tedesco dell’utilizzazione del diritto di voto, della conquista di tutti i posti che ci sono accessibili…..anche in Francia i socialisti si convincono sempre più che per essi nessuna vittoria durevole è possibile se non conquistano prima la grande massa del popolo che ivi è costituita dai contadini. Anche in Francia il lento lavoro di propaganda e l’attività parlamentare vengono riconosciuti come il compito immediato.” Come dargli torto? Il socialismo si impone laddove esistono le condizioni politiche, sociali e storiche per imporsi.

In un ultimo scritto afferma “ Se una parte rompe il patto, tutto  viene meno; e anche l’altra parte non è più vincolata., come Bismark ci ha così ben dimostrato nel 1866. Se voi dunque violate la Costituzione del  Reich, allora la socialdemocrazia è libera e può fare nei vostri confronti ciò che vuole. Ma ciò che farà allora, si guarda bene dal farvelo sapere oggi!”

Dopo pochi mesi  il 5 agosto 1895 Engels moriva a Londra. Le sue previsioni si rivelarono esatte e nel 1898 il partito socialista ottenne i n Germania 82 seggi e nel 1912 addirittura 110 seggi su 397. Si avverava quindi la previsione di Engels che “i rivoluzionari prosperano molto meglio coi mezzi legali che coi mezzi illegali e con la sommossa.”

A duecento anni dalla nascita  io credo che il modo migliore per celebrare l’anniversario è quello di valutare l’attualità delle idee di Engels. Non è un compito facile perché la faconda collaborazione con Karl Marx a chi non sia uno specialista,  non fa comprendere del tutto quale parte dello spartito, per usare la metafora di Engels, sia stata suonata dall’uno o dall’altro violino e quale parte invece sia stata suonata all’unisono. Per i comunisti ortodossi Marx ed Engels furono una cosa sola, ma accettare questa interpretazione   significa non accettare il fatto che almeno in due temi il pensiero di Engels  assolutamente autonomo rispetto alla visione di Marx: il primo il materialismo dialettico ed il secondo relativo alla crescita dei partiti socialisti nei paesi capitalisti. Per i comunisti, ma questo appartiene ormai alla storia, identificare Marx ed Engels significava riconoscere la perfetta ortodossia del materialismo dialettico elaborato da Engels nell’”Antiduring” e quindi giustificare acriticamente tutta la storia del movimento comunista rappresentato soprattutto dall’Unione Sovietica. E allora qual è il vero Engels il giovane rivoluzionario amato da Lenin  o il vecchio revisionista esaltato dai socialdemocratici europei?

Ognuno può dare la risposta che crede. Certo è che oggi il liberismo è in crisi ed ha lasciato sulla sua strada parecchie vittime. La pandemia ha dimostrato quanto folle fosse questa corsa verso il nulla. Decenni passati a credere nella supremazia del mercato e ad osannare la globalizzazione hanno fatto un deserto di anni di lotte e di conquiste per il mondo del lavoro. Avere la presunzione di fare la rivoluzione con l’esercito dei lavoratori contro l’esercito del Capitale oggi è impensabile. Il socialismo va quindi pensato come modello diverso di sviluppo attraverso una trasformazione delle strutture economiche in cui la proprietà, come dice Papa Francesco, non sia appannaggio di pochi ma distribuita pensando al bene comune.  Dice Engels “ Se sono cambiate le condizioni per la guerra tra i popoli, non meno sono cambiate per la lotta di classe. E’ passato il tempo dei colpi di mano delle rivoluzioni fatte da piccole minoranze coscienti alla testa delle masse incoscienti” e ancora “L’ironia della storia capovolge ogni cosa. Noi i “rivoluzionari” i “sovversivi” prosperiamo molto meglio coi mezzi legali che coi mezzi illegali e la sommossa. I partiti dell’ordine, com’essi si chiamano, trovano la loro rovina nell’ordinamento legale che essi stessi hanno creato …mentre noi in questa legalità ci facciamo i muscoli e forti e le guance fiorenti e prosperiamo che è un piacere. E se non commetteremo noi la pazzia di lasciarci trascinare alla lotta di strada per far loro piacere, alla fine non rimarrà loro altro che spezzare essi stessi questa legalità divenuta loro così fatale.”

In queste frasi in questa volontà di Engels di pensare il socialismo come una lunga marcia verso la costruzione ineluttabile  di un nuovo stato sociale, va vista la modernità del suo pensiero.

Ecco perché arrivato a questo punto non mi resta che dire” buon compleanno  vecchio Friedrich”

maggio 5, 2020

Riformista! A me?

di Giuseppe  Giudice

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Gaetano Arfè diceva che Turati, Matteotti, Treves , Modigliani , rifiutarono sempre di considerarsi riformisti. In effetti il termine “riformismo” alla fine dell’800, indicava quelle correnti liberali progressiste ( in alcuni paesi chiamati “radicali” – ma nulla a che vedere con Pannella) che volevano riformare il sistema borghese senza metterlo in discussione e rappresentavano il ceto medio colto e progressista. Allo stesso Bernstein fu attribuito il termine “revisionista” (non so se lui si sarebbe considerato riformista) . E comunque Bernstein fu criticato dai socialisti democratici di ispirazione marxista. Da Jaures in Francia, a Turati , Matteotti , Modigliani e Mondolfo in Italia. Si deve stare attenti a non confondere il riformismo con il socialismo gradualista di ispirazione marxista democratica. Pur nella contrapposizione al socialismo rivoluzionario (ma di matrice soreliana) di Mussolini, non accettarono mai di definirsi riformisti. Perché come Kautsky, Hilferding, Bauer e FritzAdler. , erano convinti della piena ‘autonomia politica della classe lavoratrice rispetto alle frazioni progressiste della borghesia” . Il gradualismo fu definito (mi pare da Kautsky)come “evoluzionismo rivoluzionario”. Del resto, storicamente si definirono “socialisti riformisti” Bissolati e Bonomi , che furono espulsi dal PSI per il loro appoggio alla Guerra di Libia. Lo stesso Rosselli (come sottolineò DE Martino) parlava di socialismo liberale rivoluzionario. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora. Ma il termine riformismo ha sempre avuto una sostanziale ambiguità. E’ con Riccardo Lombardi (ed in Francia con Martnet) che si opera una vera e propria “decostruzione” dei termini riformismo e rivoluzione in una sintesi nuova. Già Saragat, negli anni 30 , sosteneva che occorreva un nuovo socialismo democratico marxista che superasse le “malattie dell’infanzia del socialismo (riformismo e massimalismo) e quelle della “pubertà” il bolscevismo. In Lombardi , nel concetto di riformismo rivoluzionario, c’è al contempo , la contestazione della subalternità del riformismo e, contemporaneamente la cont

estazione della visione leninista e bolscevica della rivoluzione. Con l’idea di una trasformazione dall’interno della società capitalistica ma con l’obbiettivo di superarla, tramite processi di rottura dei rapporti di potere nell’economia e nella società. Quersta visione sarà poi arricchita dalla tematica dei contropoteri (foa e panzieri) integrasti nel suo schema delle riforme di struttura. La tematica dei contropoteri è una altra arma polemica verso il leninismo. Ma Lombardi non aderì mai a posizioni “gauchiste(che consideravano la Costituzione come espressione organica del dominio della borghesia)…il suo riformismo rivoluzionario doveva operare nel quadro pieno della costituzione repubblicana e delle sue garanzie., anche perché la Costituzione lascia la porta aperta ad una trasformazione democratica e socialista nel senso indicato da Lombardi stesso.

febbraio 4, 2014

RUDOLF HILFERDING

  Socialista austriaco di origine ebraica. Poi naturalizzato tedesco. Uno del massimi esponenti dell’Austro.Marxismo . Pacifista aderì alla scissione della SPD nel 1917 che formò la USPD (socialisti indipendenti) con Haase, Kautsky e Bernestein in seguito al loro rifiuto di rifinanziare i crediti di guerra nel 1916. decisa invece dalla maggioranza della SPD (che si chiamò MSPD). E’ uno dei più grandi interpreti in senso evolutivo della teoria economica marxiana. Sua è la prima critica dei fondamenti della teoria margonalista. Suo è uno dei più grandi contributi alla teoria economica marxista “il capitale finanziario” che oggi ha straordinaria attualità . Suo è anche l’anticipo del pensiero di Keynes con la tua teoria del capitalismo organizzato. Un riformista rivoluzionario (LOmbardi si è molto ispirato a lui) primo sostenitore delle riforme di struttura come alternativa alla teoria leninista di presa del potere. Fu un critico radicale del bolscevismo e della esperienza sovietica che non avrebbe prodotto il socialismo ma una forma di dispotismo asiatico. E distinse nettamente tra socializzazione e statalizzazione. Fu ucciso sotto tortura dalla Gestapo, nel 1941, perchè ebreo e socialista, UN grande nome del socialismo democratico da ricordare (i comunisti lo hanno sempre osteggiato e mistificato) al posto delle solite giaculatorie su Rosa Luxembourg, Gramsci e Che Guevara. A cui si è aggiunto Chavez (la Luxemburg e Gramsci si rivoltano nella tomba). Dobbiamo riorientare ideologicamente la sinistra facendo conoscere la storia negata del socialismo democratico. Di seguito un articolo che rammenta la sua attualità:http://www.pensalibero.it/blog/2012/04/22/hilferding-e-la-finanza-lezione-di-grande-attualita/

Giuseppe Giudice