Posts tagged ‘Yoani sanchez’

ottobre 6, 2012

Yoani Sanchez libera.

http://www.youtube.com/watch?v=V7WQqR_k89kLa blogger cubana Yoani Sanchez ha annunciato su Twitter di essere stata “liberata dopo 30 ore di detenzione” e ha ringraziato “tutti quelli che hanno alzato la loro voce e i loro tweet”. La dissidente era stata arrestata giovedì insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, a Bayamo, 750 km a sudest dell’Avana, dove voleva assistere al processo contro un giovane politico spagnolo accusato di omicidio colposo per la morte di un dissidente. Il giovane attivista spagnolo del Partido Popular di Madrid Angel Carromero è stato accusato dalle autorità castriste di omicidio colposo per l’incidente stradale nel quale, lo scorso 22 luglio, sono morti il dissidente Oswaldo Payà e un altro oppositore cubano, Harold Cepero, e rischia 7 anni di carcere. La versione ufficiale sulla morte di Payà è peraltro contestata dai familiari e da ambienti del dissenso.

ottobre 5, 2012

Yoani Sanchez, la blogger anti castrista, arrestata dalla polizia cubana.

La blogger dissidente Yoani Sanchez è stata arrestata qualche ora fa dalla polizia cubana insieme al marito e ad altri attivisti. La notizia è filtrata da diverse fonti d’informazione ufficiali, confermata anche da media non vicini al regime castrista. La versione più accreditata parla di almeno altre tre persone trattenute, El País, il giornale spagnolo per il quale la Sanchez è corrispondente (”non autorizzata”) da Cuba, ha fatto i nomi del marito Reinaldo Escobar e di Agustin Diaz, un blogger.

L’arresto è avvenuto nei pressi di Bayamo, a sud dell’Isola. La Sanchez si stava dirigendo nella zona per partecipare ad una protesta contro il regime all’esterno del palazzo di giustizia nel quale si sta celebrando il processo ad Angel Carromero, un politico spagnolo. Carromero, vicesegretario dell’organizzazione giovanile del Partido Popular, è accusato di aver provocato la morte di Oswaldo Payà e Harold Cepero.

la simpatia che proviamo per Cuba non ci esime dal condannare un atto di intimidazione nei confronti di una giornalista dissidente. Non è così che si difende la democrazia ed il socialismo.

gennaio 17, 2010

Patate a volontà.

L’anno che sono nata si è celebrato il primo congresso del Partito Comunista di Cuba e la centralizzazione del commercio e dei servizi era quasi assoluta. Fuori dal mercato razionato si potevano acquistare soltanto alcuni libri, i periodici e i biglietti per il cinema. I rimanenti prodotti e le altre prestazioni erano tutte sotto l’austero simbolo delle cose limitate, racchiuse nella quota sovvenzionata che ricevevamo ogni mese. Anche per acquistare una lametta da barba dovevamo presentare una tessera sopra la quale un negoziante segnava il numero corrispondente alle taglienti lame.

Il cibo seguiva identico destino e specialmente i frutti dei nostri fertili campi venivano distribuiti in quantità limitate per ogni consumatore. La patata era uno degli alimenti più controllati dall’occhio statale. In tutta la mia vita ho trovato questo saporito tubero esclusivamente sugli espositori dei mercati razionati; arrivava ogni tre o quattro mesi per onorarci con la sua presenza e con il suo sapore. Io sognavo un purè unto di burro e patate fritte che uscivano fuori dal piatto. Sono arrivata a pensare che quel prodotto così soave si raccogliesse nelle remote praterie siberiane invece che nei campi del mio paese.

I contadini privati erano obbligati a vendere la loro produzione di patate allo Stato, che puniva duramente coloro che violavano una norma molto rigida. Per questo motivo ci siamo abituati a vederle apparire sui nostri piatti poche volte all’anno e a conservarle tra le nostre fantasie culinarie. È stato così fino ad alcune settimane fa, quando il governo di Raúl Castro ha deciso di liberalizzare la vendita di patate, togliendole dal sempre più asfittico mercato razionato. Adesso non è più necessario esibire un documento per poter comprare un chilo di patate, ma serve soltanto che compaiano di nuovo sul mercato, per consentirci di metterle nelle nostre borse e portale a casa.

Traduzione di Gordiano Lupi
http://www.infol.it/lupi

Grazie amico mio.

Yoany Sanchez- Generation Y

gennaio 16, 2010

Haiti, il commento di yoani sanchez

Un’isola che ha visto una serie di tragedie, di invasioni, di dittatori, oggi mostra i resti di una catastrofe, un terremoto non meno terribile per essere naturale. In quello indicato Haiti a noi da Carpentier in “Il Regno di questo mondo”, che la notizia ci ha fatto pietà, la miseria è diventata cronica e piangere un linguaggio di tutti i giorni. Più di un terremoto, la patria di Jacques Roumain è stato scossa da disgrazie che arrivano e cadono sulla instabilità sociale, economica sul malessere e la disperazione. Per qualsiasi nazione, qualcosa di simile sarebbe una calamità, per Haiti si tratta di una apocalisse completa.

Questo non è il momento di fare politica con il dolore, né di passare davanti ai microfoni promettendo  aiuto, ma piuttosto di venire in loro aiuto incondizionato, senza desiderio di riconoscimento e di gratitudine. E soprattutto mi spaventa che fra tre mesi la sofferenza non sarà più un titolo su qualsiasi giornale e la gente avrà cessato di sentire l’urgenza del dramma di Haiti. Temo che siamo abituati alla miseria e indurire il nostro cuore per la tragedia, concentrandosi sui nostri problemi, senza considerare che gli altri, della porta accanto, stanno urlando.

Il sismografo potrebbe indicare che  non ci sono nuove scosse, ma l’ago sul metro della vita è rosso. E ‘il momento di dare aiuto, e dobbiamo farlo subito.

Yoani sanchez – generation y

gennaio 13, 2010

Angeli controcorrente:Yoani Sanchez

Yoani Maria Sánchez Cordera (L’Avana, 4 settembre 1975) è una giornalista web cubana. Laureata in filologia nel 2000, alla Università della Avana.

Nel 2002 emigra nella Svizzera Tedesca dove impara ad usare il web, ma per problemi familiari rientra a Cuba nel 2004. Nell’aprile del 2007 in collaborazione con un server tedesco crea il blog Generación Y (che le ha dato rinomanza internazionale) dove pubblica regolarmente cronache di vita cubana, caratterizzate da un tono acutamente critico sul governo, e tradotte in 18 lingue.

Riportiamo un recente post dedicato al giornalista Gianni Minà:

Tutta una serie di argomentazioni retoriche – così ampie negli anni Sessanta del secolo passato – muovono i loro colpi di coda moribondi in questo millennio da poco cominciato. È un modo di dibattere sullo stile delle “barricate”, ci si sistema dietro ai parapetti e da un luogo sicuro si lanciano insulti all’indirizzo degli oppositori, invece di argomentazioni. Gianni Minà ha spolverato una parte di quella consumata artiglieria. L’arsenale che ha riversato sopra di me è composto dalle solite accuse: sono una creatura del Nord e ho dimenticato in maniera predeterminata di ricordare i vantaggi dell’attuale sistema cubano. Per concludere mi ripete il ritornello che sono una “sconosciuta” a Cuba, dimenticando che mi sono sempre vantata di essere una persona piccola e insignificante.

Minà, invece, possiede un curriculum di tutto rispetto. È riuscito a intervistare l’uomo che ha retto i destini del mio paese per cinquant’anni, mentre noi cubani non abbiamo mai potuto rivolgergli domande o rispondergli con un voto depositato nell’urna. Il libro che è uscito fuori da quell’incontro veniva esposto nelle librerie negli anni in cui pensavo di abbandonare il liceo, perché non avevo scarpe da mettermi. Dalla nostra parte e lontani dalle vetrine dove veniva esibita l’ampia  intervista in edizione di lusso, succedevano cose molto diverse: si svuotavano le tasche, cresceva la frustrazione e prendeva campo la paura. Tuttavia non comparivano simili osservazioni nelle frasi elaborate di quella pubblicazione e l’autore non ha ritenuto opportuno pubblicare una seconda edizione per riparare a certe dimenticanze.

Mi piacerebbe suggerirle un paio di domande per un nuovo incontro tra lei e Fidel Castro, che probabilmente non avverrà mai. Indaghi signor Minà – lei che può parlare con Lui – come mai non decreta un’amnistia per Adolfo Fernández Saínz e i suoi colleghi, che hanno già scontato sei anni di galera per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi della mia vicina sul divieto di entrare a Cuba pronunciato nei confronti del fratello, dopo “aver disertato” durante un congresso all’estero. Trasmetta l’interrogativo di mio figlio Teo, che non comprende come mai per essere ammesso agli studi del livello superiore deve dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici.

Se lei può avvicinarsi a Lui – più di quanto è stato mai possibile a ogni cubano – gli chieda di permettere a questi “sconosciuti” cittadini di associarsi, fondare un giornale, creare un emittente radiofonica, fare domande a un presidente o sfruttare un diritto – che lei esercita senza limiti – di scrivere pubblicamente opinioni molto diverse rispetto a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quella intervista – che lei non farà mai – diventerà un best seller su questa Isola.

Traduzioni di GORDIANO LUPI (che ha fatto conoscere in Italia Yoani Sanchez e la traduce ancora oggi per LA STAMPA). (con le nostre scuse e che saremmo lieti di avere nostro ospite nel blog)

dicembre 29, 2009

Buonanotte compagni

Buonanotte a Niki ne ha bisogno.

Buonanotte al popolo iraniano.

Buonanotte ad Hamas.

Buonanotte a yoani Sanchez, che ha il lavello del rubinetto che perde e non sa come farselo aggiustare.(succede anche questo) 

Un terrorista è un terrorista.

Buonanotte ai fratelli islamici.