Posts tagged ‘welfare’

ottobre 11, 2013

BANCHIERI PADRONI E GOVERNI FANTOCCI – VERSO IL GLOBAL MELTDOWN.

MARCO DELLA LUNA – Il governo USA minaccia di travolgere il mondo intero nel suo volontario default.

L’Italia e altri paesi affondano nella recessione e nella disoccupazione per mancanza di investimenti, aumento delle tasse, crollo della domanda, tagli del welfare….Visualizza altro

maggio 29, 2013

Grillo e quella casta di 25 milioni di italiani.

 

thatcherÈ perfettamente vero che nel nostro paese esiste una quota di “pensioni d’oro” e “stipendi d’oro” che assorbono una quantità ingente e ingiustificata di risorse: oltre ad essere un problema di finanza pubblica sono un inaccettabile insulto all’equità. È perfettamente vero che il posto di lavoro pubblico è diventato, soprattutto in alcune regioni,  un sostituto di strumenti che in altri paesi sono in carico al welfare, mentre il nostro è uno stato sociale male organizzato e incapace di allocare efficacemente ed equamente le risorse. Ancora, è perfettamente vero che nel nostro paese le tasse, sul lavoro come sulle imprese (sebbene in diminuzione per queste ultime), sono troppo alte e che i servizi corrispondenti sono spesso (ma non sempre) tutt’altro che all’altezza.

Ma quanto ieri affermato da Beppe Grillo sul suo blog, a commento delle elezioni amministrative e come giustificazione del crollo del M5S, è un’aperta (e potenzialmente pericolosa) distorsione della realtà.

Continua a leggere »

maggio 12, 2013

Un welfare solo per donne e bambini?

 

apr27-1-imgInterventi selettivi contro la povertà possono portare buoni frutti, ma anche molti rischi. Il primo: rimuovere dalla sfera politica il contrasto alle condizioni che creano la diseguaglianza. Il ri-orientamento del welfare va fatto, ma nella prospettiva di un accentuato impegno alla riduzione delle disuguaglianze nelle condizioni di vita e di un universalismo attento alle differenze

di Elena Granaglia Continua a leggere »

marzo 2, 2013

L’austerità sbarca in America, rinviando la ripresa.

– I tagli automatici alla spesa Usa entrano ufficialmente in vigore. Il presidente americano Barack Obama ha firmato il decreto che fa scattare gli 85 miliardi di dollari di tagli alla spesa solo fino a settembre.

Con la firma entrano in vigore i tagli che erano stati previsti dall’accordo per l’aumento del tetto del debito del 2011. I tagli automatici saranno 85 miliardi di dollari fino a settembre e 1.200 miliardi di dollari in dieci anni.

Ai tagli Obama si e’ piu’ volte opposto ma in mancanza di un accordo in Congresso non li ha potuti evitare. Oggi era stato tentato un accordo dell’ultima ora ma senza esito: i leader del Congresso hanno lasciato la Casa Bianca senza un nulla di fatto. ”Sono stupidi e non necessari” ha detto Obama al termine dell’incontro. E anche se non causeranno una nuova crisi finanziaria si faranno sentire sulla ripresa – ha avvertito – e sul mercato del lavoro. ”Avranno un effetto domino e ci costeranno 750.000 posti di lavoro” ha aggiunto Obama. Standard & Poor’s ha stemperato i timori di una brusca frenata: i tagli avranno un impatto limitato sull’economia a condizione che non si prolunghino nel tempo. Standard & Poor’s infatti ritiene che saranno sostituti nel secondo trimestre da un piano di lungo termine.

novembre 28, 2012

Monti il dittatore tenue.

Ulteriore attacco alla Sanità pubblica e allo stato soci

novembre 28, 2012

Monti è un criminale irresponsabile.

FOFI

Dopo la riforma delle pensioni il criminale di pace Monti intende privatizzare la sanità. Ciò significa che chi non avrà i soldi per curarsi dovrà andare al macello. Quest’uomo merita la galera perchè la sanità italiana è un modello di welfare che non può essere sottratto ai cittadini che lo hanno pagato con le proprie tasche. Monti va fermato subito ha fatto gà troppi danni.

| “E’ quello dei cittadini che sempre più spesso pagano di tasca propria i farmaci rimborsabili e altre prestazioni” dice Andrea Mandelli, presidente della FOFI. Occorre rivedere come si…

28 novembre 2012 / Leggi tutto »

luglio 10, 2012

Reddito minimo di cittadinanza.

Certo che a sentirla così, l’idea del reddito minimo garantito sembra quasi una boutade estiva. Poi, però, parli con Maria Pia Pizzolante, 29 anni, precaria, combattiva portavoce di Tilt, una delle associazioni che in questi giorni promuove la raccolta di firme per introdurlo anche in Italia e tutto diventa più concreto e realistico. Soprattutto quando poi scopri che nella locomotiva europea, la potentissima Germania, esiste dal lontano 1961. E,a giudicare dai risultati, funziona benissimo. “Assieme alla Grecia, siamo il paese più arretrato sul terreno degli strumenti di sostegno al reddito”, spiega Maria Pia. “I cittadini che non hanno un lavoro vengono abbandonati, condannati all’esclusione e alla marginalità. In Danimarca, per esempio, la copertura sociale è del 53%, in Inghilterra del 57%”. E in Italia? Appena lo 0,53% dei cittadini gode di tutele legate al sostegno al reddito. Praticamente nessuno.
Eppure, non solo la Costituzione ma anche numerosi testi e  risoluzioni europee e internazionali richiamerebbero le nostre istituzioni a maggior senso di responsabilità. A partire dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Per non parlare, poi, di quella bella Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948  che riconosce ad ogni individuo il “diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.
Ma non sono solo i principi e le norme a sollecitare l’introduzione di questa misura di ultima istanza ma anche il buonsenso. E non solo perché sarebbe una misura antirecessiva ma anche perché, come spiega Maria Pia,“introducendo il reddito minimo i lavoratori uscirebbero dal ricatto, sarebbero liberi di dire no al lavoro nero, non avrebbero bisogno di rivolgersi al potentato locale per avere il ‘favore’, romperemmo così uno dei meccanismi più regressivi del nostro sistema: le clientele”.
Naturalmente, la tutela del reddito minimo (circa 600 euro al mese) da sola non basta. Occorre legarla, spiega Maria Pia, “ad un nuovo sistema di workfare e di formazione, al potenziamento e ad una maggiore integrazione dei servizi di collocamento. In altre parole, ad un sistema capace di offrire sbocchi occupazionali seri, che mettano la parola fine a quella vocazione tutta italiana al ricatto occupazionale: “Molti di noi – racconta Maria Pia – non vengono retribuiti nemmeno quando lavorano. Il reddito minimo ci aiuterebbe a cercare lavoro con più serenità perché a nessuno di noi piace stare con le mani in mano”.
Sì, però c’è un problema. Quanto costa allo Stato sostenere chi non lavora? “La proposta di legge per la quale stiamo raccogliendo le firme guarda anche alla compatibilità finanziaria di quest’operazione: non è una proposta velleitaria, le risorse ci sono, occorre solo redistribuirle meglio. Inoltre, il nostro testo individua scrupolosamente i requisiti e i coefficienti legati all’erogazione del reddito minimo”.
Certo, tra spending review e controriforme del lavoro, il periodo non sembrerebbe il più favorevole per dare vita ad un’ipotesi così avanzata che ci avvicinerebbe all’Europa ma soprattutto alla civiltà. Ma Maria Pia sembra fiduciosa: “Si avvicinano le elezioni e noi vorremo sentire parole chiare su questo tema”.
Intanto, decine di associazioni, partiti e movimenti hanno già aderito alla campagna, dal popolo viola al collettivo San Precario, da Sinistra e Libertà ai Giovani Comunisti. E nei territori cominciano a nascere i primi comitati locali: a Catania a Trieste a Salerno. Obiettivo? Raccogliere, sotto la proposta di legge, 50.000 firme entro dicembre.
Per aderire o per leggere i documenti qui il sito della campagna
giugno 7, 2012

Il vero scopo delle politiche di austerità: smantellare lo stato sociale.

Si fa sempre più duro il giudizio di Paul Krugman su come i governi occidentali stanno gestendo la crisi.

Si può ripetere fino all’ossessione che le politiche di contenimento della spesa pubblica dovrebbero trovar spazio in periodi di espansione – e non di recessione, come già ricordato da Keynes – ma il messaggio sembra non arrivare. Sembra di parlare al vento quando si ripete che il bilancio di uno Stato, e dunque il debito,  non è la stessa cosa che il bilancio di una famiglia;  che quello del sistema economico nel suo complesso è un “circuito” i cui si corrispondono flussi di produzione, reddito e spesa; che ogni sottrazione di risorse dal circuito  (vale a dire, ogni risparmio) deprime la “portata” del sistema e ne segna il processo di impoverimento.

Continua a leggere »

maggio 21, 2012

Quello che il liberismo non dice.

«Le banche vengono salvate, i popoli no. Perché il tardo capitalismo è diventato un’ideologia che vuole massimizzare il potere dei soldi. La democrazia era ‘una testa un voto’, il mercato senza regole è ‘un dollaro un voto’». L’atto d’accusa di Ha Joon Chang, docente di Economia dello sviluppo a Cambridge

I liberisti accusano voi keynesiani di essere irresponsabilmente pro-debito. E poi se lo Stato è inefficiente perché non farlo dimagrire?
«Sfortunatamente molti non hanno ancora capito Keynes. L’argomento del deficit può essere corretto da un punto di vista individuale ma quando si guarda all’intera economia la spesa di uno è sempre il guadagno di un altro. Un conto sono le spese improduttive, un altro il Welfare o gli investimenti che aiutano a crescere. Dimenticano che paesi come la Svezia, con quel livello di tassazione e si welfare, mediamente sono sempre cresciuti più degli Stati Uniti». Leggi il resto

febbraio 13, 2012

Farmaci veterinari: sì alla liberalizzazione, ma all’italiana.

2

Ofelia-Farmaci-Veterinari.jpg

Il vento delle liberalizzazioni soffia anche sugli animali e Ofelia,  la labrablogger, fiuta con il suo nasino all’insù l’odore dei farmaci veterinari, che potrebbero lasciare la farmacia, sulla scia delle richieste della categoria umana sulla fascia C.

Farmaci veterinari alla grande distribuzione?

Continua la lettura