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febbraio 6, 2010

Torino sfida il governo:Ru486senza rcovero.

Da fine febbraio le donne piemontesi potranno abortire con la pillola Ru486. Appena il farmaco sarà a disposizione, l´ospedale Sant´Anna di Torino, dove nel 2005 si è svolta la sperimentazione che aveva scatenato le reazioni dell´allora ministro Francesco Storace, è pronto a partire con l´aborto farmacologico. Il protocollo studiato dal gruppo di lavoro regionale nominato dall´assessore alla sanità Eleonora Artesio indica che non ci saranno diktat esterni: a scegliere l´eventuale ricovero o il day hospital saranno la donna e il medico, che insieme valuteranno le condizioni fisiche e psicologiche, la situazione familiare, tutte quelle variabili che possono indirizzare la scelta in un verso o nell´altro. Una scelta che peraltro potrà essere cambiata in caso di necessità.

«Abbiamo imboccato la via del pragmatismo, mettendo da parte ogni posizione ideologica che su questo tema rischia di essere solo dannosa», spiega Walter Arossa, il direttore generale dell´azienda Oirm Sant´Anna-Regina Margherita. «Non sono arrivate linee guida del ministero che prevedano indicazioni diverse, in quel caso non potremmo non adeguarci», chiarisce ancora.

Se il Piemonte ha preferito puntare sulla libertà di scelta, l´Emilia Romagna, dove finora la pillola abortiva veniva importata direttamente, ha invece intenzione di proseguire con il day hospital. Il ginecologo Corrado Melega dell´ospedale Maggiore di Bologna conferma: «Si prosegue senza ricovero, rispettando le indicazioni dell´Aifa, l´agenzia italiana per il farmaco che non entra nel merito del ricovero e seguendo le linee della Società italiana di ostetricia e ginecologia».
Secondo il modello già seguito con la sperimentazione condotta al Sant´Anna – in nove mesi, dal settembre del 2005, 362 donne hanno abortito con la pillola abortiva – si potrà somministrare la Ru486 su quattro o sei pazienti al giorno due volte alla settimana, spiega Silvio Viale. I posti letto per il ricovero ci sono e le richieste sono in aumento: «Ogni giorno ci chiamano decine di donne che vogliono sapere quando iniziamo».