Posts tagged ‘USA’

aprile 17, 2020

Negli Usa durante il coronavirus le vendite di marijuana hanno superato tutti i record

Durante la quarantena gli americani stanno consumando più erba che mai, tanto da aver portato le vendite di cannabis legale al nuovo record assoluto nel marzo 2020. E’ quanto rivela il quotidiano economico Bloomberg, secondo il quale durante il mese scorso le vendite di marijuana hanno toccato aumenti da capogiro, fino al 64% su base settimanale.

Dati confermati anche da un sondaggio che ha rivelato come il numero degli statunitensi che abbiano dichiarato di aver consumato almeno una volta marijuana nel corso del mese di marzo si sia attestato al 12,8%, anche questo un record rispetto al precedente del 12,5%.

I primi dati ufficiali che arrivano dagli stati confermano la tendenza: durante l’emergenza del coronavirus gli americani si stanno rivolgendo alla cannabis per riempire le giornate casalinghe e probabilmente per cercare di superare le ansie date da una situazione lavorativa che desta preoccupazione.

In Oregon durante il mese di marzo si è venduta cannabis per 84,5 milioni di dollari, addirittura il 38% in più rispetto ai 61,2 milioni fatturati dal settore nello stesso periodo del 2019. Curioso notare come anche le vendite di alcolici siano notevolmente cresciute, seppur a livello inferiore rispetto all’erba, registrano un + 17% su base mensile.

Passando dalla costa al profondo midwest americano i dati non cambiano e confermano la validità dell’analisi prodotta da Bloomberg. In Illinois la legalizzazione è entrata in vigore solamente dal primo gennaio scorso, e quindi i dati non sono consolidati. Nello stato è in vigore una norma secondo la quale i cittadini possono uscire di casa solo per motivi di salute, di lavoro, o per acquistare una lista ristretta di beni essenziali, tra i quali è stata inserita anche la cannabis. A marzo 2020 le vendite hanno raggiunto i 38 milioni di dollari, superando i 35 milioni raggiunti a febbraio.

 

aprile 16, 2020

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

di Violetta Silvestri

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

La situazione è grave e di assoluta emergenza. Con la dichiarazione dello stato di calamità nel Wyoming, la potenza statunitense si trova in una situazione inedita, mai successa nella sua storia: tutto il territorio è dichiarato in calamità.

Il Senato ha approvato un piano di interventi economici fondamentale per la nazione.

Nel mirino delle critiche resta il presidente Trump, che ha appena deciso di sospendere i finanziamenti all’OMS, incolpando l’organizzazione per i ritardi su informazioni e interventi contro la pandemia.

La Casa Bianca, però, è stata accusata nuovamente di sottovalutazione del coronavirus e Trump ha mostrato molto nervosismo anche contro i governatoriminacciando “poteri assoluti” che, in realtà, la Costituzione non gli concede.

Intanto, il presidente degli Stati Uniti continua a ripetere che presto si potrà riaprire. Secondo la sua analisi, infatti, il picco è stato raggiunto e alcuni territori potrebbero allentare le misure già entro maggio.

Molti dubbi, però, restano da sciogliere, soprattutto quelli legati alla gestione sanitaria e dei tamponi.

Il coronavirus ha destabilizzato gli USA, non solo da un punto di vista economico e sanitario, ma anche sociale. La popolazione, infatti, ha reagito con [paure incontrollate, aumentando gli acquisti di armi.>/coronavirus-usa-armano-contro-epidemia-con-pistole].

gennaio 27, 2015

Ma l’ Isis chi l’ha inventata?

gennaio 1, 2015

Il piano USA-Europa per il mercato globale: meno costi per le aziende, meno diritti per i cittadini

Svelato un altro documento segreto: dopo TPP e TTIP, TISA si occupa specificamente del settore dei servizi, imponendo la più ampia liberalizzazione ed impedendo ogni forma di regolamentazione da parte dei governi.

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/piano-usa-europa-mercato-globale-tisa-meno-costi-per-le-aziende-meno-diritti-per-i-cittadini/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

dicembre 30, 2014

Il “modello americano” funziona? Solo per gli Usa!

Daniele Conti – tratto da http://contropiano.org/
Il modello americano funziona! I titoli di oggi non lasciano scampo al lettore che mastica poco di economia, e Renzi – o chi gli gestisce il tweet – ne approfitta subito per dire che è così che bisogna fare.
Altro…

dicembre 27, 2014

Tim Burton’s The nightmare before Christmas

Tim Burton’s The nightmare before Christmas

febbraio 23, 2014

Indipendenza energetica, il primo passo verso la distruzione dell’economia: l’allarme di Noam Chomsky

La conferenza Noam Chomsky l’ha tenuta lo scorso 10 febbraio al Third Boston Symposium on Economics alla Northeastern University Economics Society a Boston e il tema era Come mandare in rovina l’economia in 3 mosse. Il discorso non è molto complicato e si basa sostanzialmente sull’accaparramento e sfruttamento delle risorse naturali. In effetti tutto parte dalla ricerca di energia a buon prezzo necessaria a sostenere la crescita e lo sviluppo e dunque la stessa economia. Ma questa energia non è a impatto zero e costa in termini ambientali.

La premessa che fa Chomsky è questa:

Supponiamo che per qualche motivo perverso siamo interessati a rovinare una economia e una società e per renderlo interessante, selezioniamo la società più ricca e più potente della storia, con vantaggi incomparabili, con la fortuna a portata di mano – vale a dire la nostra (quella americana NdR).


Sostanzialmente le risorse ci sono e per tutti, così come il lavoro, ma spiega Chomsky:

nascosto dove non è possibile accedere, nelle tasche traboccanti dei super-ricchi, in particolare le grandi banche , che sono state generosamente ricompensati per aver creato una crisi tanto grave da aver quasi fatto crollare l’economia nazionale e globale.

Spiega Chomsky che tutto ciò non accade all’improvviso ma è diretta conseguenza delle politiche liberiste adottate dalla generazione passata. Il primo passo per distruggere un economia consiste nel tagliare sulla ricerca sostenuta dallo Stato; il secondo passo riguarda il favorire la crescita di istituzioni finanziarie tenendo il mercato sotto rezzo attraverso interventi statali e il terzo e ultimo passo riguarda il convincere l’opinione pubblica che queste scelte non hanno impatto sul futuro.

Chomsky ha portato l’esempio dell’euforia attualmente in corso negli Stati Uniti in merito alla indipendenza energetica per cui ci si paragona all’Arabia Saudita. Sappiamo che questa indipendenza energetica si basa sulle estrazioni di gas scisto attraverso la tecnica del fracking che genera un notevole impatto ambientale.

Conclude quindi Chomsky:

La società è impegnata in una grande campagna di propaganda per convincere la gente cheil cambiamento climatico, se esiste, non deriva da attività umane.Nel caso di collasso climatico globale, tuttavia, la rovina andrà ben oltre l’economia.

gennaio 28, 2014

Italia discrica del mondo.


Nave laboratorio
MV Cape Ray
rotta Gioia Tauro http://www.remocontro.it/difesa/ambiente/nave-laboratorio-mv-cape-ray-rotta-gioia-tauro/ Armi chimiche siriane. Il mercantile militare statunitense MV Cape Ray, trasformato in laboratorio per il disinnesco di armi chimiche ha lasciato da poche ore il porto di Norfolk, Virginia, con rotta Gioia Tauro. A metà febbraio quindi la previsione di passaggio per l’Italia …

gennaio 27, 2014

L’America è sempre più povera e diseguale………..mentre noi stiamo una bellezza!


Linkiesta.it – Meno posti di lavoro, e pagati peggio. La Grande crisi continua a mietere vittime
Federico Guerrini – Sono passati 50 anni dal discorso con cui il presidente Lyndon Johnson annunciò al Congresso l’inizio della grande “War on poverty”, la guerra alla povertà, in un America in cui, come disse poeticamente, troppe persone vivevano alla “perifeVisualizza altro

novembre 19, 2013

Ossimori armati: guerre umanitarie.

guerre democratiche http://www.remocontro.it/editoriale/ossimori-armati-guerre-umanitarie-guerre-democratiche/
Può avere un senso il concetto di “guerra democratica”? Esaminando l’andamento dei conflitti armati dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e la fine della contrapposizione tra due blocchi di nazioni ideologicamente alternativi, senz’altro sì. Ciò vale, tuttavia, se e solo se si ritiene che …