Posts tagged ‘università di padova’

giugno 5, 2011

“Il fotovoltaico fai da te fra due anni sarà l’energia più conveniente”

Secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la “grid parity”: il prezzo del chilowattora per autoconsumo prodotto con panelli solari sarà uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica.

Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.

febbraio 7, 2010

L’anticorpo che combatte le metastasi Possibili nuovi farmaci per il cancro

Le metastasi ossee coinvolgono soprattutto i pazienti malati di mieloma multiplo, carcinoma della mammella e della prostata. Una ricerca dell’università di Padova ha individuato l’attività della relaxina, la sostanza che le produce, e di un anticorpo che ne blocca l’azione. Aprendo così la strada a nuove possibilità terapeutiche.

Sono concentrate in un anticorpo le speranze per chi è affetto da metastasi ossee. Un disturbo che coinvolge soprattutto i pazienti malati di mieloma multiplo, carcinoma della mammella e della prostata. A scoprire la relazione tra sistema immunitario e tumore è stato un gruppo di ricercatori italiano, coordinati dal professor Carlo Foresta, ordinario di Patologia clinica all’università di Padova. Stando ai risultati della ricerca pubblicata su Bone, una delle principali riviste scientifiche che si occupa di metabolismo scheletrico, tutto dipende dall’attività della relaxina, una sostanza prodotta in elevate concentrazioni dai tumori che generano metastasi ossee.

“Grazie a un esame in vitro – spiega Foresta – abbiamo dimostrato che la relaxina favorisce la distruzione dell’osso, perché è in grado di mettere in circolo calcio e di favorire l’ipercalcemia. In altre parole questa sostanza, agendo su ricettori specifici delle cellule dello scheletro, attiva meccanismi cellulari che portano proprio alla distruzione dell’osso”. In una seconda fase della ricerca, l’equipe di Foresta ha individuato che un anticorpo, ribattezzato “Antirelaxina”, è in grado di bloccare completamente la capacità distruttiva di questo ormone sulle cellule dell’osso. In altre parole gli studiosi, prima, hanno capito come funziona le relaxina, poi hanno individuato il funzionamento di un anticorpo che ne contrasta l’azione. Ma comprendendo questo meccanismo, lo studio ha aperto le porte a una nuova classe di farmaci in grado di trattare le metastasi ossee.

“Bisogna considerare – continua il professor Foresta – che le metastasi ossee sono la causa maggiore di morbilità nei pazienti con cancro e che lo scheletro è la terza sede più comune di metastasi, preceduta solo da polmone e fegato. Sebbene qualsiasi osso possa esserne sede: il cranio, il rachide, le coste e il bacino sono più coinvolti rispetto alle estremità. Le sedi più comuni sono le coste, la colonna vertebrale, la pelvi, il cranio e la porzione prossimale degli arti inferiori”. E ancora, in tutto il mondo vi sono più di 1,5 milioni di pazienti neoplastici portatori di metastasi ossee. In Italia invece sono circa 35mila. “Ma al di là dei numeri – conclude il ricercatore – le metastasi ossee hanno anche come complicanze il dolore, le fratture patologiche, la compressione midollare, l’ipercalcemia e la soppressione midollare”. L’insieme di questi problemi è responsabile dell’alto tasso di ospedalizzazione di questi pazienti con tutte le conseguenze socio-economiche che possono derivare.