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maggio 21, 2013

Surriscaldamento globale e catastrofi naturali: il dibattito resta aperto.

La temperatura media globale è aumentata di 4 gradi dall’inizio della Rivoluzione Industriale, ma sono soprattutto gli oceani ad assorbire il surriscaldamento. Fra allarmismo e negazionismo la verità sta nel mezzo

Il tornado in Oklahoma è l’ulteriore schiaffo in faccia ai negazionisti, a tutti quegli studiosi – molti a libro paga delle compagnie petrolifere o dei repubblicani – che escludono qualsiasi rapporto di causalità fra surriscaldamento globale e catastrofi naturali.

Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, la temperatura si assesterà su 4 gradi in più di quella registrata prima della Rivoluzione Industriale, questo tenendo conto della crescita registrata negli ultimi dieci anni, di due gradi superiore a quella che garantirebbe stabilità climatica al pianeta.

Gli scienziati dell’Università di Oxford assicurano come questa situazione provochi gravi catastrofi in vaste zone della Terra, causando siccità, inondazioni, ondate di calore e tornadi che hanno effetti deleteri sulla produzione agricola e costringono a migrazioni di massa.

Alexander Otto, uno degli autori della ricerca, ha dichiarato a The Guardian che ci sono molti fattori che non possono inclusi nei modelli abitualmente utilizzati dai climatologi: il surriscaldamento più recente, per esempio, è stato assorbito dagli oceani, ma non tarderà a compiere il suo ciclo nell’aria visto che l’espansione termica delle acque è uno dei fattori che si sommano all’aumento del livello del mare.

gennaio 13, 2010

Lipoproteina (a), il “terzo” colesterolo

Una persona su sei è portatrice di una varianti del gene APO(A) che comporta livelli più elevati di lipoproteina (a) e un rischio di infarto raddoppiato rispetto ai soggetti con genotipo normale

 Una nuova ricerca genetica conferma in modo inequivocabile che livelli plasmatici elevati di lipoproteina (a), un terzo tipo di colesterolo che si affianca ai più conosciuti LDL e HDL, sono causa di un aumento del rischio di malattia coronarica e di infarto miocardico.

E’ questo il risultato di uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine” da parte del gruppo PROCARDIS, il consorzio europeo di ricerca di cui fanno parte ricercatori del Dipartimento di ricerca cardiovascolare dell’Istituto Mario Negri, il Dipartimento di medicina cardiovascolare del Wellcome Trust Centre for Human Genetics e l’Università di Oxford, il Karolinska Institute di Stoccolma e l’Università di Münster.

“Si sa quasi tutto del colesterolo “cattivo” LDL e di quello “buono” HDL, mentre meno si conosce della lipoproteina (a), un tipo di colesterolo cui si dovrà dedicare più attenzione nell’immediato futuro”afferma Maria Grazia Franzosi, che ha coordinato lo studio PROCARDIS per l’Italia. La dieta, l’esercizio fisico e le statine – osservano i ricercatori – sono poco efficaci nell’abbassare i livelli di lipoproteina (a), mentre sembrano funzionare alcuni farmaci esistenti da tempo come la niacina e altri in arrivo sul mercato come l’anacetrapib, un inibitore della CETP (colesteryl-ester transfer protein). L’ideale sarebbe tuttavia avere un farmaco che abbassi solo la lipoproteina (a).(fonte:le scienze)