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aprile 7, 2020

Occupazione, numeri drammatici: oltre 400mila posti in meno nel 2020

Teresa Maddonni

Occupazione, numeri drammatici: oltre 400mila posti in meno del 2020. Il report di Unioncamere prospetta un calo pesantissimo nell’industria e servizi in Italia. Settore moda tra i più colpiti.
Occupazione, numeri drammatici: oltre 400mila posti in meno nel 2020

È quanto riporta un rapporto di Unioncamere con dati allarmanti per il mondo produttivo italiano, il mercato del lavoro e la nostra economia interna che come possiamo immaginare già si prospetta in parte compromessa.

l rapporto prevede un calo dell’occupazione nel 2020 con l’ipotesi di almeno 422mila posti in meno per l’anno corrente. Sebbene il mondo del lavoro, specie per i giovani, non sia stato sempre roseo in Italia questi dati dimostrano le dimensioni della crisi in atto.

Solo ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto liquidità, ma che non basterà forse per salvare l’occupazione se i numeri drammatici di Unioncamere dovessero essere confermati dalla realtà. Vediamo nello specifico il rapporto.

Occupazione, numeri drammatici: oltre 400mila posti in meno

Occupazione: i numeri drammatici di Unioncamere parlano di oltre 400mila posti in meno nel 2020 a causa dell’epidemia di COVID-19. Nell’aggiornamento di marzo del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali delle imprese private dell’industria e dei servizi. Si tratta per la precisione, in termini di occupazione, di 422mila posti in meno nel 2020. Come si legge nel comunicato stampa di Unioncamere:

“Si tratta di uno scenario di crisi senza precedenti, in cui l’economia nazionale e internazionale è stata colpita da uno shock di ingenti proporzioni sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Le prime stime presentate in questo report considerano uno scenario intermedio di progressiva uscita dalla crisi e di ripresa delle attività economiche entro il mese maggio, senza comunque tener conto dei possibili effetti delle misure a sostegno dell’economia che saranno attivate a livello nazionale ed europeo, dal momento che sono ancora in via di definizione.”

In particolare nel 2020 Unioncamere considera, escludendo coloro che andranno a percepire i sussidi previsti dallo Stato come la cassa integrazione ordinaria o in deroga, un calo dell’occupazione nei settori privati di industria e servizi. La media annuale è di meno 422mila occupati rispetto al 2019 (-2,1%). In particolare il calo riguarda:

  • autonomi meno 190mila unità (-3,4%) ;
  • dipendenti meno 232mila unità (-1,6%).

Vediamo qual è la stima del calo dell’occupazione per settore sempre secondo Unioncamere.

Occupazione in calo: i settori più colpiti

Occupazione in calo dunque e Unioncamere fa anche una distinzione per settoripiù colpiti. Come abbiamo già visto principalmente il numero dei posti in meno nel 2020 riguarda servizi e industria nel primo per 309mila posti, nel secondo settore per 113mila. In particolare nel settore dell’industria il calo dell’occupazione è così ripartito:

  • costruzioni (-31mila unità);
  • moda (-19mila unità);
  • metallurgia (-17mila unità);
  • meccatronica (-10mila unità);
  • industrie della gomma e delle materie plastiche (-10mila unità).

Sempre secondo Unioncamere il calo nei servizi dei posti occupati riguarda:

  • commercio (-72mila unità);
  • servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (-24mila unità);
  • trasporto e logistica (-18mila unità).

Non solo Unioncamere evidenzia anche i settori in cui l’occupazione segna numeri più che positivi con un aumento dei posti:

  • sanità (+26mila unità);
  • servizi ICT (+8mila unità);
  • industrie farmaceutiche (+1.200 unità).

Tutto ha una sua logica dal momento che stiamo affrontando un’emergenza sanitaria. Riportiamo di seguito la tabella con i dati comunicati da Unioncamere su occupazione e calo dei posti nel 2020 ricordando che saranno aggiornati non appena si avrà un quadro più chiaro in merito anche alle misure messe in campo dal governo a sostegno dell’economia e del mercato del lavoro. Come si legge infatti nel comunicato:

Nei prossimi mesi Unioncamere potrà formulare uno scenario più aggiornato, tenendo conto del DEF e delle stime del Governo sugli impatti degli interventi a sostegno dell’economia del Paese nonché delle previsioni dei principali Istituti internazionali sull’evoluzione della crisi, per il quinquennio 2020 2024.

Saldi occupati privati industria e servizi previsti nel 2020 (valori assoluti)*

Totale -422.100
Dipendenti privati -232.000
Indipendenti -190.100
Industria -113.300
Industria della moda (tessili, abbigliamento, pelli e calzature) -19.300
Industrie farmaceutiche 1.200
Industrie della gomma e delle materie plastiche -10.100
Industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo -17.400
Meccatronica (meccanica, industrie elettroniche ed elettriche) -10.100
Costruzioni -30.800
Altre industrie -26.800
Servizi -308.800
Commercio -72.300
Servizi di alloggio e ristorazione; servizi turistici -219.900
Servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio -18.100
Servizi ICT 7.600
Sanità, assistenza sociale e servizi sanitari 26.000
Servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone -23.800
Altri servizi -8.300

*Vengono evidenziati i settori con i maggiori saldi postivi e negativi.
Fonte: Unioncamere

novembre 9, 2012

Unioncamere: in 3 mesi 120mila posti in meno.

L’indagine del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro: quasi 120mila i posti di lavoro in meno. Cali in tutte le regioni. “Troppa incertezza, le aziende predili…Visualizza altro

novembre 5, 2012

La risposta a Monti.

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ROMA – Quasi 1 impresa su 4, il 23,6%, punta sulla green economy per superare la crisi. Il 38,2% delle assunzioni sono in settori ‘verdi’ dell’economia. Questi, in sintesi, alcuni dei dati del rapporto ‘Green Italy 2012′ di Unioncamere e Fondazione Symbola realizzato con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico – presentato oggi a Roma.

Lo studio scatta una fotografia dello stato dell’arte in Italia per le eco-imprese, una ”peculiarita”’ della nostra industria legata alla ”riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali”: dalla chimica alla farmaceutica all’high-tech, passando per l’agroalimentare e l’industria tessile ed edilizia, fino ai servizi, senza dimenticare rinnovabili e rifiuti. Per Symbola e Unioncamere si tratta di una ”rivoluzione verde che attraversa il Paese da nord a sud, tanto che nelle prime 10 posizioni per diffusione delle imprese che investono in eco-tecnologie ci sono 4 regioni settentrionali e 6 del centro-sud”. Alta la propensione all’innovazione: ”Il 37,9% di queste imprese hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel 2011, contro il 18,3% delle imprese” meno verdi. Lo stesso vale per ”la propensione all’export: il 37,4% vanta presenze sui mercati esteri (contro il 22,2% di chi non investe nell’ambiente).

Ancora una volta la risposta viene dalle persone di buona volontà. le piccole e medie imprese hanno capio qual’è la strada per uscire dalla crisi. Alla faccia di Monti e malgrado Monti. Saranno gli operai e le piccole imprese a salvare un’Italia mortificata e derelitta. Speriamo!

maggio 8, 2010

Una buona notizia sull’occupazione.

Si attenua la caduta dell’occupazione, seppure con margini molto contenuti. Il rapporto Unioncamere conferma per l’anno in corso prospettive ancora negative – saranno 173mila i posti perduti – ma rileva per il complesso delle imprese una diminuzione (-1,5%) più contenuta rispetto al 2% del 2009. Sarà l’effetto, secondo la proiezione presentata a Roma, di un’entità delle uscite sostanzialmente in linea con quella del 2009 e di un leggero incremento delle assunzioni previste: 830mila, quasi 50mila in più rispetto a quelle programmate nel 2009. http://www.ilsole24ore.com/

I dati sono un’anticipazione dell’indagine Excelsior e si basano su un campione di 40mila imprese. Giungono nello stesso giorno in cui la Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica segnala che il tasso di disoccupazione salirà quest’anno all’8,7% dal 7,8% del 2009. È uno scenario meno grave di altri paesi europei diretti competitor, sottolineano i ricercatori di Unioncamere, che evidenziano al tempo stesso le differenti chiavi di lettura: tengono meglio i servizi (soprattutto l’information technology) mentre stenta ancora il manifatturiero e vanno male le costruzioni. Soffre decisamente di più il Mezzogiorno e le microimprese – da 1 a 9 dipendenti – faranno segnare addirittura un arretramento: -2,5% rispetto al -2,2% del 2009. Altra tendenza in corso è il maggiore ricorso ad assunzioni qualificate – dirigenti, impiegati specializzati, tecnici laureati – e di riflesso la quota in crescita di lavoro a tempo indeterminato rispetto ai contratti a termine.