Posts tagged ‘umana’

marzo 27, 2013

Il DNA mitocondriale racconta la storia dell’evoluzione umana.

L’uomo non africano si separò da quello africano tra 62.000 e 95.000 anni fa. Lo afferma un nuovo studio sul di alcuni reperti paleontologici che permette di confermare la cronologia recente dell’ così come emerge dallo studio dei fossili. Sono così smentiti alcuni recenti risultati basati sulla stima delle mutazioni che intervengono da una generazione all’altra nel nucleare e che volevano retrodatare tutte le tappe fondamentali della nostra storia filogenetica.DNA mitocondriale 300x168 Il DNA mitocondriale racconta la storia dellevoluzione umana

La storia evolutiva dell’uomo raccontata dal dei fossili è corretta. Lo afferma un nuovo studio coordinato da Svante Pääbo, del Dipartimento di Genetica evolutiva del Max-Planck-Institut per l’Antropologia evoluzionistica a Leipzig, in Germania, che, sulla base dell’analisi del di una decina di reperti paleontologici ben conservati, smentisce alcuni recenti risultati, basati sul confronto di sequenze genomiche di e figli, che volevano retrodatare tutte le più importanti tappe dell’ .

marzo 16, 2013

Cellule cerebrali umane impiantate nei topi, che diventano più intelligenti.

Più intelligenti e con una capacità di  migliorata. Sono i topi sottoposti ad un  di   del , precisamente della . Queste assieme ai costituiscono il  nervoso ed hanno una funzione nutritiva e di sostegno per i , assicurando l’isolamento dei  e la protezione da corpi estranei in caso di lesioni. cellule umane 300x217 Cellule cerebrali umane impiantate nei topi, che diventano più intelligentiLa scoperta è stata messa a segno all’University of Rochester Medical Center di New York e lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Celle Stem Cell. Un passo importante perché è uno dei primi lavori ad indagare il ruolo delle  gliali nello sviluppo delle capacità conoscitive dell’uomo.Un passo che potrebbe aprire una strada a terapie più mirate per le neurologiche, la schizofrenia e la malattia di Huntington.
I risultati hanno dimostrato che la , pur non avendo un ruolo nella conduzione degli impulsi elettrici neuronali, è importante nel modulare l’attività .

aprile 26, 2012

Alzheimer: funziona la prevenzione in modelli animali con la somministrazione prolungata di immunoglobulina.

La somministrazione prolungata di in modelli di malattia di si e’ dimostrata efficace nel prevenire la malattia.

 

E’ quanto emerge da una ricerca condotta da un team di scienziati del Mount Sinai School of Medicine di New York, pubblicata sulla rivista della Federation of American Societies for Experimental Biology. Come e’ noto, la malattia di (AD) e’ incurabile ed e’ una patologia neurodegenerativa progressiva che colpisce oltre cinque milioni di persone in tutto il mondo, rappresentando la principale causa di demenza negli anziani.

novembre 22, 2011

AIDS: aspettativa di vita sempre più lunga nei malati.

Si vive piu’ a lungo con il virus dell’, a causa di un migliore accesso ai farmaci, secondo il programma delle Nazioni Unite per l’ (UNAIDS).

 

Nel suo rapporto annuale sulla pandemia, l’UNAIDS ha detto che il numero di persone che muoiono di questa malattia e’ sceso a 1,8 milioni nel 2010, una diminuzione di 2,2 milioni dal 2005.
Circa 2,5 milioni di decessi sono stati evitati nei paesi poveri e a medio reddito grazie al piu’ agevole accesso ai farmaci contro l’ in fase di introduzione dal 1995.

settembre 14, 2010

Pelle artificiale: piu’ vera della vera, percepisce il tatto

Finora i tentativi di produrla si basavano o su materiali organici, flessibili ma cattivi semiconduttori, o su materiali inorganici, elettronicamente efficienti ma poco flessibili e fragili

Un materiale elettronico sensibile alla pressione che potrebbe un giorno rappresentare una “pelle” artificiale per diverse applicazioni: è quanto ha sviluppato un gruppo di ingegneri dell’Università della California a Berkeley.

“L’idea è di avere un materiale che funziona come la pelle umana, il che significa integrare la capacità di percepire e toccare gli oggetti”, ha spiegato Ali Javey, professore associato di ingegneria elettrica e informatica, coordinatore dello studio.

La pelle artificiale, denominata “e-skin” e descritta in un articolo apparso sulla rivista Nature Materials, è il primo materiale di questo tipo costituito da semiconduttori inorganici monocristallini.

Una pelle artificiale sensibile al contatto potrebbero consentire di vincere una sfida cruciale per la robotica: la modulazione della forza necessaria ad afferrare e manipolare un’ampia varietà di oggetti.

“Gli esseri umani generalmente sanno come afferrare un uovo fresco senza frantumarlo”, ha commentato Javey, che fa anche parte del Berkeley Sensor and Actuator Center ed è ricercatore presso la divisione di Scienza dei materiali del Lawrence Berkeley National Laboratory. “Se volessimo un robot in grado di svuotare una lavastoviglie, per esempio, dovremmo essere sicuri che non rompa i calici per il vino, ma nemmeno lasci cadere le pentole.”