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aprile 25, 2020

Intervista a Carmelo Barbagallo Segretario confederale UIL x Critica Sociale

Intervista a Carmelo Barbagallo Segretario confederale UIL x Critica Sociale

di Beppe Sarno

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 1)Il lavoro è fondamento della nostra società come sarà possibile difenderlo dopo la crisi del coronavirus in cui molte imprese non riapriranno mettendo per strada migliaia di famiglie?

R)Il lavoro è alla base della nostra Costituzione ed è l’unica ricchezza di cui disponiamo per risollevare il Paese. Lo si è visto chiaramente anche in questa tragica vicenda del Covid-19, che ha sconvolto la nostra quotidianità e ha stroncato la vita di migliaia di nostri concittadini. È solo grazie al lavoro, talvolta eroico, di tante categorie di lavoratori se stiamo evitando il tracollo. E sono tanti anche coloro che, con le innovative tipologie contrattuali, stanno continuando a dare il proprio contributo anche dalle proprie case. Il lavoro resta il pilastro per la crescita del Paese. Faremo di tutto, dunque, per evitare che si perda questo patrimonio, che i lavoratori restino senza la propria attività e senza garanzie e che chiudano le imprese. Pertanto, dovranno essere messi in campo, per tutto il tempo necessario, gli ammortizzatori sociali necessari ad assicurare una continuità di reddito, ma anche una prospettiva di ripresa produttiva, indispensabile per rilanciare il Paese. Noi crediamo che quella che stiamo affrontando sia una guerra, del tutto insolita, ma pur sempre una guerra. Dunque, sarà necessario approntare un sistema economico coerente con uno scenario post bellico. Sono convinto che il nostro Paese abbia le potenzialità per vivere una stagione di ricostruzione, come accadde negli anni Cinquanta e Sessanta. In questo quadro, sarà necessario definire anche un nuovo modello fiscale che privilegi il lavoro e che riduca le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Se infatti, queste categorie avranno le risorse necessarie per acquistare i beni e i servizi prodotti dalle nostre imprese, anche queste ultime potranno dare continuità alla loro attività.

2)Non crede che manca un progetto di ripresa economica che possa effettivamente rilanciare l’economia italiana?

R)Premesso che l’obiettivo prioritario, ora, è quello di uscire, tutti insieme, da questa drammatica situazione di emergenza sanitaria ed anche economica, ribadisco un convincimento e una proposta che sosteniamo da anni. Noi pensiamo che la leva più efficace per risollevare l’economia sia quella degli investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. Tutte le altre opzioni rischiano di essere solo dei palliativi. Questa impostazione vale per tutto il Paese, ma in particolare per il nostro Sud, che deve trasformare le proprie potenzialità in un’opportunità di crescita a vantaggio dell’intera nazione. A questo proposito, vorrei ricordare che il periodo in cui il gap tra Nord e Sud si è maggiormente ridotto è stato quello in cui ha operato la Cassa per il Mezzogiorno. Poi, emersero fenomeni di corruttela e decisero di porre fine a quell’esperienza. Purtroppo, però, hanno eliminato lo strumento, ma la corruzione è rimasta. Non sono un nostalgico di quella fase, ma penso che si debba provare a rilanciare una sorta di Cassa per il Mezzogiorno 4.0 . Lo si chiami come si vuole, l’importante è che si attivi un piano di interventi straordinari che ridia slancio all’economia del Sud e del Paese. In questo quadro, è fondamentale utilizzare, sino all’ultimo centesimo, i finanziamenti che ci pervengono dall’Unione europea. Oggi, purtroppo, molta parte di quelle risorse vengono perdute: è inaccettabile. Ecco perché, a più riprese, abbiamo proposto di commissariare ad acta le Regioni che non provvedono ad attivare i relativi progetti e che, dunque, non spendono quei soldi che vengono poi stornati agli altri Paesi europei.

3)È possibile ora riprendere la lotta per il ripristino dellarticolo 18?

R)Le battaglie fatte in questi ultimi anni hanno impedito che fosse smantellato del tutto il sistema dei diritti conquistati nel corso dei decenni. Siamo riusciti a porre un argine a uno sfrenato liberismo espresso, in particolare, da alcune multinazionali che scorrazzano nel mondo, facendo il bello e il cattivo tempo. Ma, purtroppo, la lotta è davvero impari. Lo stesso articolo 18, anche se fosse reintrodotto nella sua formulazione originaria, non sarebbe sufficiente a fermare le dismissioni di massa operate da quelle multinazionali. Contro i rischi di licenziamenti collettivi, oggi servono strumenti ancora più incisivi. Ad esempio, a chi volesse trasferire all’estero la propria produzione, bisognerebbe richiedere la restituzione di tutti gli aiuti economici ottenuti a qualsiasi livello: bisogna, insomma, colpirli nel portafoglio e nei loro interessi.

 

4)Il nostro sistema sanitario ha retto e i medici e tutto il personale sanitario hanno dimostrato un’efficienza per molti inaspettata, non crede che da ora in poi bisogna ripensare ad un modello di sanità pubblico diverso?

R)Nonostante le enormi difficoltà e alcune contraddizioni, il nostro sistema sanitario nazionale ha risposto con eccezionale efficacia. Medici e infermieri si sono prodigati al limite dell’eroismo, pagando anche con la propria vita il loro servizio. Quando questa pandemia sarà sconfitta, nulla potrà più essere come prima. Bisognerà  battersi perché prevalga davvero l’idea di una visione sociale dell’economia. Che non ci siano più tagli indiscriminati alla sanità, al welfare, all’assistenza. Non solo. Tutti quei lavoratori che vengono indicati come eroi ogni volta che si verificano eventi che li vedono protagonisti, dai vigili del fuoco alle Forze dell’ordine, dai medici agli infermieri, non potranno essere ringraziati semplicemente con una pacca sulla spalla e poi dimenticati. Si pone, cioè, una questione complessiva di valorizzazione del lavoro. Ecco perché chiederemo, per via contrattuale, condizioni economiche decisamente più gratificanti per i lavoratori dipendenti che meritano questi riconoscimenti in vita e non solo a futura memoria.

 

5)Qual è il suo giudizio sul fenomeno degli anziani lasciati morire nelle case per anziani?

R)È un fatto di una gravità inaudita. Confidiamo nell’operato della Magistratura per fare piena luce su questa tragedia. Gli anziani sono la parte più debole della popolazione e, in questa vicenda, sono stati i più colpiti. Dal punto di vista psicologico, ciò rappresenta un peso spesso difficile da gestire. Già di per sé la loro condizione genera incertezze e, talvolta, paure. Peraltro, moltissimi hanno assegni pensionistici ai limiti della sussistenza. Ecco perché avevo proposto di sospendere la rata mensile dell’eventuale “quinto” della pensione: può essere un segnale di tranquillità che vale la pena mettere in campo, senza particolari costi aggiuntivi. In questo periodo sono stati previsti aiuti per così tante categorie che sarebbe un’ingiustizia non estenderli anche ai pensionati, veri e propri “ammortizzatori sociali” del Paese, spesso pronti a intervenire per dare un piccolo sostegno ai propri familiari in difficoltà. La battaglia contro il virus e, poi, per la ripresa dell’economia, la si vince tutti insieme, restando uniti e non creando dannose contrapposizioni che non avrebbero alcun senso.

 6)Molti propongono un’Italexit: per il suo sindacato può essere una soluzione?

R)Per entrare in Europa, abbiamo fatto mille sacrifici: non vorrei che fossimo costretti a  farne il doppio per uscirne. Non è questa l’Europa che vogliamo consegnare ai nostri figli. Ma per cambiarla, bisogna starci dentro. Dobbiamo costruire un’Europa sociale, del lavoro, dei diritti e per lo sviluppo e sconfiggere la politica del rigore che ha messo in difficoltà tutti gli Stati membri, in particolare il nostro Paese. Questa è l’unica strada da seguire per rinverdire il sogno dei nostri Padri fondatori dell’Europa e per dare una prospettiva di crescita al vecchio Continente e, dunque, ai nostri figli e nipoti.

 

7)Infine, in questi giorni Papa Francesco ha dato indicazione precise, ha detto infatti “ Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”. Cosa ne pensa?

R)Quando fu eletto Papa Francesco, disse che avrebbe voluto una Chiesa povera per i poveri. E allora pensai: i poveri aumenteranno. Così è stato. Nel mondo, i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più numerosi e poveri. Non c’è dubbio, dunque, che è necessario recuperare l’esperienza del welfare state in forme sempre più rinnovate e, dunque, anche con sostegni al reddito che consentano di salvaguardare la dignità delle persone. C’è però da mettere in atto una politica che provi a risolvere il problema alla radice, preventivamente: bisogna evitare cioè che le persone diventino povere. E questo è possibile – e qui ci ripetiamo – solo si valorizza e si crea lavoro con forme di investimento pubblico e privato e con una più equa redistribuzione della ricchezza, agendo sulla leva fiscale.

 

 

 

 

 

 

 

 

maggio 2, 2013

Concerto I° Maggio.

settembre 10, 2012

Angeletti: “Un autunno drammatico si perderanno mille posti al giorno”

Luigi Angeletti è il segretario della Uil (Foto d’archivio)I mesi che ci aspettano sul fronte del lavoro saranno peggiori di quelli passati: il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti lancia l’allarme sulla situazione occupazionale e sulle prospettive per l’autunno e avverte: «perdiamo 1.000 posti al giorno». Gli ultimi dati diffusi dall’Istat (tasso di disoccupazione al 10,7% e oltre 2,7 milioni di senza lavoro a luglio, il picco più alto dal 2004, inizio delle serie storiche) rischiamo di essere superati in peggio nei mesi che verranno se non si metteranno in campo a breve politiche per la crescita.

gennaio 4, 2012

Sosteniamo la giuts lotta dei sindacati (finalmente) uniti.

La Cgil contro Cisl e Uil,

La Cgil anche oggi torna a chiedere al governo Monti un piano per il lavoro e di non convocare separatamente i sindacati al tavolo delle trattative come già aveva fatto ieri. Il maggior sindacato italiano su twitter ritorna sulla questione e chiede a Monti di parlare chiaro e individuare “obiettivi e strumenti” se realmente è interessato ad un accordo con i sindacati, per la Cgil questo “è solo buon senso altrimenti è solo tutto fumo per decidere da soli”. Il sindacato della Camusso, risponde anche a chi li aveva accusati di voler ritornare alla concertazione degli anni 90, affermando che le cose importanti sono due, che ci sia “un confronto serio e onesto” e che i tre sindacati arrivino alla concertazione con una posizione comune.

La Cgil, oggi, infatti, si rivolge anche direttamente a Cisl e Uil, invitando gli altri due sindacati confederali a trovare una linea comune altrimenti si rischia di essere poco coerenti, “bisogna concordare uno spartito, non si può chiedere ogni giorno concertazione e poi accettare di fare i solisti stonati”, sono le parole che la Cgil tramite un twitter indirizza agli altri due maggiori sindacati italiani. Una vera e propria presa di posizione dopo le parole di ieri di Bonanni e Angeletti che si erano dimostrati più possibilisti ad un confronto separato con il Governo, sottolineando che la forma del confronto tra Governo e sindacati non è importante, ciò che è importante è la sostanza e cioè che il Governo accolga le proposte delle parti sociali.

dicembre 21, 2011

Gli effetti benefici del governo Monti.

novembre 29, 2011

L’arroganza senza fine della Fiat.

Fiat, il tavolo comincia senza la Fiom
Landini: “Hanno perso la testa”

E’ iniziata all’Unione Industriale di Torino la trattativa tra Fiat e sindacati metalmeccanici. Al tavolo non c’è la Fiom che ha lasciato un osservatore. Il segretario Maurizio Landini ha infatti abbandonato il tavolo tra sindacato e Fiat: “Siamo ad una situazione paradossale – ha detto Landini lasciando i locali – la delegazione della Fiom non può entrare, per questo anch’io esco sperando di poter rientrare poi con la mia delegazione. In ogni caso abbiamo lasciato un osservatore al tavolo di trattativa. La Fiat – ha concluso Landini – sta perdendo la testa ancora prima di cominciare, non mi era mai capitato di essere invitato ad una trattativa e a non poter entrare. Se l’azienda voleva dare un segnale, ci è riuscita”. Per parte sua la Fiat si è detta “dispiaciuta che la trattativa sia iniziata senza la presenza di Maurizio Landini”.

A chi crede che la classe operaia non esiste più  la Fiat manda un seganel inequivocabile: gli operai vanno divisi ed umiliati.  Perchè CISL e UIL non sono solidali con la CGIl. Allora chi è che non vuole l’uità sindacale?La CGIL o gli altri?

settembre 5, 2011

Manovra: allo sciopero generale CGIL aderiscono anche iscritti CISL e UIL.

Il 63,7% dei lavoratori dipendenti intervistati su un campione rappresentativo del mondo del lavoro dipendente condivide i motivi dello sciopero generale della CGIL di domani, 6 settembre. Tra gli intervistati l’81,6% sostiene di essere informato sullo sciopero, mentre l’82,1% esprime un giudizio negativo sulla manovra finanziaria del governo. Le stesse persone ammettono di essere molto preoccupate degli effetti attuali e futuri della crisi economica e ben il 62,7% dichiara di avere paura di poter perdere il proprio posto di lavoro. Sempre dalle risposte del campione, apprendiamo che l’84,2% degli intervistati (tutti lavoratori dipendenti pubblici e privati) è stato costretto a ridurre i consumi perché lo stipendio (o il salario) è insufficiente.

agosto 24, 2010

Qualcosa di sinistra.

Domani alle 12,30 a Melfi, sit in del Partito Socialista Italiano davanti allo stabilimento Fiat per chiedere il rispetto della sentenza del giudice sul reintegro dei tre lavoratori licenziati dalla casa automobilistica torinese. L’iniziativa, promossa dalla Federazione Giovanile Socialista, vedra’ la partecipazione di una delegazione guidata dal coordinatore della segreteria nazionale PSI Marco Di Lello, dal segretario della Fgs Luigi Iorio, dal responsabile del Dipartimento organizzazione Lello Di Gioia, dal segretario regionale lucano Livio Valvano e dal capogruppo in Consiglio regionale della Basilicata Rocco Vita. Prima del sit in, la delegazione socialista incontrera’ alle 10 a Potenza i vertici della Uil della Basilicata e alle 12 a Melfi quelli della Cgil.

luglio 20, 2010

Vertenza IrisBus: quando funziona la concertazione.

E’ stato raggiunto l’accordo tra vertici aziendali e Organizzazioni Sindacali in merito alla vertenza IrisBus. Nel primo pomeriggio Fiom, Fim, Uilm, Ugl-Metalmeccanici e Fismic hanno sottoscritto con le Rsu ed i dirigenti l’accordo quadro che prevede il mantenimento del livello occupazionale presso lo stabilimento di Valle Ufita ovvero 700 posti di lavoro salvati e tutelati.
“Un passo importante è stato compiuto – commenta Giovanni Cicchella, segretario provinciale dell’Ugl-Metalmeccanici – perchè non solo siamo riusciti ad ottenere il livello occupazionale ma anche perchè dei 230 esuberi di cui l’azienda ci aveva annunciato, oggi siamo riusciti a ridurre la messa in mobilità tant’è che abbiamo deciso di concerto con l’azienda che dal primo ottobre 2010 al 31 dicembre 2011 andranno in mobilità 135 lavoratori in quanto prossimi alla pensione e quindi ci sarà un accompagnamento al prepensionamento.

Come dire: quando funziona la concertazione fra sindacati e impresa si possono risolvere i problemi di entrambe le parti senza danneggiare nessuno.Questa lezione porta a concludere che gli accordi senza politici fra i piedi funzionano.

luglio 10, 2010

Il PD Irpino si accorge che esistono anche gli operai.

 Caterina Lengua, in merito alla vertenza FMA e alla crisi occupazionale in provincia di Avellino ha detto:”Il Partito democratico intende spendersi fino in fondo sulla vertenza della FMA di Pratola Serra, non solo per testimoniare la vicinanza ai problemi dei lavoratori, ma per contribuire a determinare concretamente le condizioni necessarie per una prospettiva produttiva ed occupazionale. E’ necessario , però, verificare che gli impegni assunti dal gruppo FIAT per Pomigliano d’Arco, vengano mantenuti. Ci fa piacere sapere che il Pd Irpino si è finalmente accorto che in Irpinia esistono gli operai, la cassa integrazione, la crisi economica. Era ora. Speriamo che alle parole seguano i fatti e la smettano di lasciare alla destra ogni iniziztiva su questo fronte.