Posts tagged ‘UDC’

ottobre 31, 2013

tengono famiglia.

Lo scandalo rimborsi travolge anche la Liguria, 10 i consiglieri indagati. Libri, cene, alberghi, soggiorni con famiglie, caviale, champagne, pasticcini. Si dimette il presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone (in foto). Stando a quanto riportato dal Secolo XIX, l’esponente Udc avrebbe prelevato quasi 200mila euro in contanti dai depositi del suo gruppo consiliare, 8mila euro al mese di “paghetta“, giustificandone soltanto la metà. “Sono certo si tratti di un grosso malinteso“, ha dichiarato Monteleone.

 

 

febbraio 7, 2013

Finchè morte non ci separi.

Tag: , , ,
novembre 29, 2012

Sondaggio SCENARIPOLITICI: PD 27,6%, M5S 19%, PDL 14,6%.

  COMMENTO GENERALE Torniamo dopo  2 mesi esatti. Forte crescita di M5S e PD. Precipitano PDL e IDV. In forte calo anche l’UDC. Il CDX sta naufragando sempre più ed ancora non abbiamo qui i risultati dell’annullamento delle primarie del PDL. La LN raccoglie ma molto poco. Al centro profilerano i partiti ed i movimenti ma la torta sembra essere sempre quella, che anzi sembra soggetta a continue erosioni. CSX in lieve calo. Il PD va benone ma IDV (se vogliamo considerarla CSX) soffre molto e gli altri partiti perdono decimali.  COMMENTO AI PARTITI POPOLO…
settembre 21, 2012

L’incompatibilità è nelle cose.

“Una coalizione c’é se si capovolge l’agenda Monti. C’é se a pagare saranno le grandi ricchezze e non il lavoro dipendente. C’é se si assomiglierà a Hollande e non alla troika di Bruxelles”. Così Nichi Vendola all’incontro dell’Idv a Vasto, dove è stato accolto da Antonio di Pietro. “Non la facciamo più questa discussione che riguarda l’Udc e Casini. L’incompatibilità è nelle cose”.

settembre 9, 2012

Che fantasia!

settembre 4, 2012

Buffoni.

Dalla Festa democratica di Torino, il responsabile economia del Partito democratico annuncia che alle prossime politiche c’è spazio solo per Sel, ma, una volta a Palazzo Chigi, “accanto a questo pilastro progressista, ci sarà anche l’Udc” di Cosimo Caridi

Tag: , , , ,
agosto 23, 2012

Una truffa chiamata legge elettorale.

L’accordo sulla legge elettorale? Ancora non c’è, ma per il 29 agosto, quando tornerà a riunirsi la commissione competente in Senato dovrebbe esserci un testo base. In realtà le questioni sul tavolo non sono di piccolo conto, visto che mai come in questo genere di cose il diavolo è nei dettagli: in sostanza, la brutta legge che si profila potrebbe fare del tutto schifo. Il trio delle meraviglie che gestisce la partita – Denis Verdini per il Pdl, Maurizio Migliavacca per il Pd e Lorenza Cesa per l’Udc – tornerà a riunirsi lunedì o martedì e quello dovrebbe essere l’incontro in cui i tre alchimisti produrranno la pietra filosofale in grado di tenere in vita i loro committenti, i partiti della maggioranza montiana. Per alcuni l’esito di questa accelerazione è il voto a novembre, altri – come il costituzionalista Stefano Ceccanti – segnalano che è impossibile andare al voto così presto avendo da ridisegnare i collegi . Eccovi dunque, sempre che non salti il tavolo, una breve rassegna di quanto deciso finora.
COME LA GRECIA.
Il premio di maggioranza andrà al partito e non alla coalizione. Era una delle richieste del Pdl e anche il Pd alla fine ha capito che gli conviene. Sarà del 15% visto che questa soglia è stata considerata inprescindibile da Pierluigi Bersani: “Non un punto di meno”, ha avvertito. Curiosamente l’unico altro paese europeo che ha un sistema del genere è la vituperata Grecia: ad Atene il partito che vince si becca un premio di 50 seggi alla Camera, pari al 16,6% dei posti disponibili. Similitudine che non pare imbarazzare i proponenti.
L’AMMUCCHIATA.
Il sistema che si profila è largamente proporzionale: se non fosse per il premio di maggioranza saremmo ai bei tempi di Mariano Rumor. Col bonus al partito anziché alla coalizione non c’è alcuno spazio per le alleanze preelettorali, i governi si decideranno dopo il voto. Scenario perfetto per quanti – come il presidente della Repubblica – sostengono l’ipotesi di un nuovo governo Monti (o para-Monti) anche dopo le prossime elezioni. Simile, ma diversa la partita che su questo punto giocano Bersani e Casini: l’accordo per allearsi dopo il voto (col democratico a palazzo Chigi) c’è già – magari tirando dentro anche Vendola e Sel, ma non Di Pietro – solo che non si può dire prima, pena la perdita di pezzi consistenti di elettorato che giudicano questo accordo contro natura (questo è valido in particolare per l’Udc che, dicono i sondaggi, lascerebbe per strada circa la metà dei suoi voti).
LISTE BLOCCATE.
Croce e delizia dei partiti, resteranno anche nella legge elettorale prossima ventura per circa un terzo degli eletti: così i caporioni dei partiti potranno ancora nominare circa 200 deputati e 100 senatori. Peraltro, faranno finta di non farlo più: restringendo le circoscrizioni, che ad oggi sembra l’orientamento prevalente, nel listino deciso a Roma ci saranno al massimo quattro nomi, potrebbero finire persino sulla scheda dando l’illusione di una vicinanza fittizia tra eletto ed elettore.
SALVA-LEGA.
Siccome il Carroccio se la passa male e non è certo di raggiungere la soglia nazionale del 5% alla Camera (al Senato potrebbe essere all’8%), i tre saggi hanno pensato bene di introdurre una sorta di clausola di salvaguardia per gli amici padani. In Parlamento potranno entrare anche i partiti che non superano il minimo, ma che portano a casa comunque l’8% in almeno tre regioni (in un’altra versione si parla di cinque circoscrizioni elettorali ma il principio è lo stesso). I leghisti, dunque, potranno allietare la vita anche del prossimo Parlamento, mentre rischiano movimenti della stessa consistenza, al momento, come Sel o Italia dei Valori: avendo più o meno le stesse percentuali in tutta Italia gli sarebbe difficile raggiungere l’8% in tre regioni.
IL KAMASUTRA ELETTORALE
È quello dei collegi uninomali proporzionali, che eleggeranno la maggior parte del prossimo Parlamento. Attenzione all’ultima parola. Si dice: c’è il collegio, la gente vota il candidato. Non è vero: i voti di ogni collegio vengono poi raggruppati per circoscrizione (quando grande, ancora non si sa) e i seggi assegnati proporzionalmente ai candidati che hanno preso la percentuale più alta nei singoli collegi. Insomma, non è affatto detto che chi prende più voti in un collegio venga eletto, né che chi ne prende meno sia escluso. È quello che potremmo definire “il paradosso di Firenze centro”: il Pd non riuscirà mai ad eleggere nessuno in quel collegio perché le sue percentuali nel contado sono ancora più alte, anche se i voti assoluti inferiori. Per di più, questo sistema – già in uso per le province – lascia ampi margini di accordi sottobanco ai leader dei partiti, soprattutto al Sud, dove ancora esistono i pacchetti di voti: mettimi un candidato scarso in quel collegio così eleggo il tizio che mi piace e io farò lo stesso con uno tuo. Per evitarlo, qualcuno propone il recupero dei “migliori non eletti”
QUEL CHE MANCA.
È tantissimo. Finché non si sa quali saranno le circoscrizioni per i collegi e quelle per i listini bloccati non è chiaro quali saranno gli esiti: più sono piccoli, più l’effetto maggioritario è più intenso e viceversa. La partita è tutta lì: tra il ritorno completo al proporzionale (rappresentanza) e una distorsione che privilegi i partiti più grandi (governabilità) è solo questione di misure.
Marco Palombi
Pd Udc e Pdl si fanno la legge elettorale secondo i loro comodi. Niente preferenze. I parlamentari saranno sempre nominati dai partiti. Niente più coalizioni. Tu voti, e solo dopo le elezioni si saprà chi governa con chi. Come nella Prima Repubblica. Il premio del 15%, non alla coalizione ma al primo partito, serve a P
d e Pdl per ricattare gli elettori: date il voto utile a uno dei due partiti più grandi, gli altri sono voti persi. Non hanno altri modi per fermare la sempre maggiore emorragia di voti: il ricatto. Diranno che così si favorisce la governabilità … l’esatto contrario. Il primo partito anche col premio non avrà mai la maggioranza da solo, e dovrà cercare le alleanze dopo. Il che vuol dire che l’Udc sarà sempre e comunque indispensabile e andrà comunque al Governo con chi vince, quelli o quegli altri, chi se ne frega, basta aver la poltrona. Grazie Bersani Casini e Alfano del regalo che fate all’Italia. Complimenti!
agosto 18, 2012

Un uomo al passo coi tempi.

Dice l’Onorevole Domenico Scilipoti, roba di poco fa:

E’ grave che un partito come l’Udc, che si dice di ispirazione cattolica, si allei in Sicilia con un uomo come Saro Crocetta (gay dichiarato, ndr), del quale, sia chiaro, non ho nulla da dire sul piano personale, ma che dal punto di vista cattolico teorizza e propaganda quelle pratiche che le Sacre Scritture e il Vangelo, San Paolo in primis, bollano come pratiche sodomitiche contro natura … Parliamoci chiaro Saro Crocetta secondo lei lavora per la prosecuzione della specie? Lui, come Vendola e la Concia, sono strutturalmente favorevoli alla distruzione delle famiglie. Sono per le unioni gay, mentre la famiglia è composta da un maschio e una donna. Se dovessimo dare retta a Crocetta scomparirebbe in pochi anni la razza umana.

Casini è pronto a tutto per il potere anche ad allearsi con chi vive nel peccato come Crocetta. Se dovesse vincere non sarà un buon esempio per nessuno. Mi meraviglio anche di cattolici del Pd, della Bindi, di Rutelli dell’Api, di Fioroni che dovrebbero appoggiare Crocetta. Che vive e persevera in una condizione condannata dalla Chiesa. Lui la rivendica? Una scelta la sua che rispetto. Ma dal punto di vista del Vangelo è sbagliata, come sono sbagliati l’omicidio o il furto. Come rispetto anche le lesbiche che rinunciano all’uomo. Le rispetto, ma per me sono cose incomprensibili.

 

luglio 20, 2012

Alla faccia del moderato.

”Il matrimonio tra gay e’ un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura”. Pier Ferdinando Casini pronuncia questa frase alla direzione nazionale dell’Udc e una bufera lo travolge. L’ex presidente della Camera si e’ detto d’accordo nello ”stabilire garanzie giuridiche per le coppie di conviventi, cosa che e’ molto diversa dal matrimonio”.

“Noi le unioni gay le facciamo. Gli altri si regolino”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a Camposanto per la Festa del Pd in uno dei Paesi più colpiti dal terremoto, ha risposto a chi gli chiedeva la posizione del Pd sulle unioni gay, anche alla luce della presa di posizione di Pier Ferdinando Casini.

Casini è l’uomo che Bersani vorrebbe per alleato, perchè leader del polo moderato. Viene da domandarsi che significa moderato, se poi una cosa ormai riconosciuta da tutti gli stati del mondo civile, venga trattata con tanta violenza, che sarà pure verbale, ma che sicuramente porterà conseguenze non solo verbali. Se questo è il modo di essere moderato, io sono orgoglioso di essere un massimalista.

Quanto a Bersani staremo e vedere se saprà andare fino in fondo e trarre le conseguenze politiche  dalle sue dichiarazioni.

giugno 28, 2012

ma che cazzo vogliono questi lavoratori?