Posts tagged ‘tunisia’

agosto 20, 2013

Cosa succede realmente in Egitto


Aangirfan 18 agosto 2013
“La primavera araba è stata progettata per destabilizzare tutti i Paesi islamici e distruggerli… i Paesi in cui i militari sono relativamente deboli, come Tunisia e Libia, sono i Paesi in cui la destabilizzazione è riuscita.” Lo storico Webster G. Tarpley: “L’Egitto afferma l’indipendenza nazionale per la prima volta da decenni“. Estratti Visualizza altro

dicembre 16, 2011

Una Grande Muraglia verde nel Sahara per fermare la siccità.

 

la grande muraglia verde nel sahara La desertificazione avanza e le conseguenze della siccità sopratutto nell’Africa sub sahariana sono devastanti. Un progetto per arginare il fenomeno vede il coinvolgimento di 11 paesi che proveranno a costruire una Grande muraglia verde che si estenderà per 7000 Km di lunghezza e 15 km di larghezza.

Il muro verde dovrebbe attraversare Mauritania, Algeria, Libia, Egitto, Marocco, Niger, Tunisia, Mali, Senegal, Ciad e Sudan. I Paesi coinvolti dovranno combattere con le severe condizioni climatiche e particolari del deserto. Sebbene il Sahara e il Sahel, la zona al confine, siano aree aride si trovano comunque grandi fonti di acqua come il lago Ciad o il bacino senegalese-mauritano.

luglio 9, 2011

Tra Maometto e Mao.

“Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Kamal Lahbib cita Gramsci per commentare i profondi cambiamenti che attraversano le società arabe contemporanee, frammentate in diverse religioni, etnie, tribù e caratterizzate da una grande complessità politica e ideologica. E spiega: “Da Rabat a Jeddah, nessuna rivolta è uguale all’altra. Sarebbe un grave errore cercare di analizzare il fenomeno dei moti nelle regioni del Maghreb e del Mashrek come se si trattasse di un unico, grande movimento. Alcuni leader, appoggiati dai paesi del Golfo, hanno represso con violenza criminale i manifestanti, la Libia è precipitata in una sanguinosa guerra civile mentre in Tunisia la rivolta è stata più rapida e risolutiva. Il futuro di questi Paesi è ancora incerto, ma nulla sarà più come prima”.

giugno 22, 2011

Marcia pace: la Perugia-Assisi partira’ dalla Tunisia.

La Marcia Perugia-Assisi quest’anno parla arabo. Domani una carovana di giovani tunisini percorrera’ la strada che da Sidi Bouzid – la citta’ di Mohamed Bouazizi, il giovane ambulante che si e’ dato fuoco per protestare contro anni di abusi – conduce a Tunisi dove ci sara’ il passaggio di testimone alla Tavola della pace. La cerimonia, che si svolgera’ presso il Centro della Musica di Tunisi – riferisce una nota del movimento – segnera’ anche il momento d’inizio di un grande Forum Euro-Mediterraneo organizzato dalla Fondazione Anna Lindh, dal 23 al 26 giugno, con la partecipazione di oltre duecento giovani provenienti da tutti i Paesi arabi e dall’Europa. I giovani tunisini saranno tra i principali protagonisti della ‘Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli’ in programma il prossimo 25 settembre, 50° anniversario dell’evento ideato dal filosofo nonviolento Aldo Capitini. “La prossima Perugia-Assisi sara’ innanzitutto una marcia per la fratellanza dei popoli” ha dichiarato Flavio Lotti coordinatore nazionale della Tavola della pace. “Per questo abbiamo pensato di iniziare con un gesto simbolico, andando incontro ai protagonisti della primavera araba, cominciando a camminare insieme. Il successo delle loro coraggiose rivolte dipendera’ anche dalla nostra disponibilita’ a costruire con loro una nuova fratellanza euromediterranea, basata sull’uguaglianza, sulla solidarieta’ e sul dialogo.

aprile 8, 2011

E ‘ccriature

In nome degli innocenti morti annegati nel mare in una notte di tempesta.

aprile 6, 2011

Assassini!

Il naufragio questa mattina alle 4, quando un barcone con 200 persone si è ribaltato per le condizioni del mare in burrasca. Recuperati 48 migranti. Ma si temono molti morti. Gli immigrati sono tutti tunisi. Intanto, in meno di 24 ore sono arrivati oltre mille migranti e il centro di accoglienza dell’isola torna a riempirsi. Maroni in visita a Tunisi per discutere un accordo sull’immigrazione. Dopo ore di trattativa l’annuncio: “Accordo siglato” (leggi l’articolo). Il presidente leghista del Consiglio regionale della Lombardia Davide Boni ha minacciato la crisi di governo, “se Berlusconi non porta a casa un accordo positivo con la Tunisia”. Parole riportate in un’intervista sull’Espresso, poi la smentita. Bossi: “Svuotiamo le vasche”. L’allarme della Croce Rossa: “Situazione sottovalutata”. Il sindacato di polizia si lamenta: “l governo paghi gli straordinari”. Intanto continuano le proteste nella tendopoli di Manduria.

Il governo italiano, Berlusconi, Maroni, il Pdl, La lega Nord sono responsabili di queste morti.

Dio li maledica!

aprile 5, 2011

occhio per occhio.

Tu mi mandi diecimila tunisini ?
E io te ne mando due dei miei …
ma che fanno per ventimila !!
marzo 31, 2011

Bersani svegliati. Prima che sia troppo tardi.

Che cosa aspetta il Partito democratico a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni? Che cosa aspetta il segretario del maggior partito d’opposizione, Pier Luigi Bersani, a rendere atto politico, concreto, visibile le parole di indignazione da lui pronunciate contro il governo, contro il titolare del Viminale, contro il capo della Lega Nord Umberto Bossi? Quasi due mesi fa, agli albori di quella “primavera araba” che – quella sì – ci aveva colto tutti impreparati, il ministro dell’Interno, ancor prima di compiacersi delle ribellioni e delle richieste di libertà e democrazia, aveva pronosticato «un esodo biblico». Era pienamente consapevole, quindi, di quel che sarebbe potuto accadere. È legittimo pensare – di conseguenza – che se non ha agito, se non ha provveduto con la prontezza necessaria, sia stato spinto da un disegno politico a dir poco cinico e interessato.I dirigenti del Pd tutto questo lo sanno bene. E allora che aspettano? Che aspettano a chiedere che Roberto Maroni lasci il Viminale? Non è così che dovrebbe comportarsi un’opposizione seria e responsabile? Che cosa avrebbero fatto dall’opposizione il Pdl e la Lega? Pensate che si sarebbero fatti sfuggire l’occasione per una battaglia senza esclusione di colpi e per chiedere le immediate dimissione del responsabile di una situazione insostenibile? Si può star certi che non si sarebbero limitati alle parole, che possono essere dure e indignate, quali sono state quelle di Bersani, ma che, soprattutto se pronunciate dal segretario del maggior partito di opposizione, per essere credibili devono essere seguite dai fatti.

Così non è avvenuto. E allora che senso ha gridare “Vergogna”, se poi con il nostro silenzio ci rendiamo complici di questi comportamenti?

marzo 30, 2011

Le promesse non mantenute di Berlusconi

Ve lo ricordate il buffone che faceva promesse al popolo tunisino.

Menomale che internet è la nostra memoria ed in questo caso la coscienza sporca dello psiconano.

marzo 5, 2011

La lezione del mondo Arabo.

L’Italia, ma anche l’Europa  sta assistendo quasi indifferente alle rivolte popolari che si stanno diffondendo nel mondo Arabo. Egitto, Tunisia, Libia.

Con incredibile miopia ci preoccupiamo del prezzo del petrolio, della invasione epocale di extracomunitri, che non è avvenuta e del terrorismo islamico, che non c’è. Non ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad un evento straordinario. Questa ondata non si fermerà, anche se le rivolte popolari stanno già prendendo e prenderanno nel futuro prossimo forme diverse. Ogni paese arabo ha condizioni proprie e le relazioni dei popoli verso i loro governanti non sono la stessa cosa. Ma ovunque ci sono le stesse affermazioni di libertà e giustizia sociale. Inoltre non è escluso che assisteremo presto a movimenti giovanili più o meno identici al di fuori del mondo arabo. Con le rivolte di queste settimane il popolo arabo sta uscendo dal clichè che vede l’equivalenza storicamente affermata fra il dispotismo  e l’ islamismo che tanto ha fatto comodo ai paesi occidentali.  Sta al mondo occidentale cambiare modo di pensare ed è compito della sinistra europea verificare se invece di esportare la democrazia non sia il caso di importare forme di lotta pacifica per affermare libertà e giustizia sociale delle quali ogni giorno veniamo sempre più espropriati.