Posts tagged ‘tremonti’

maggio 26, 2013

Però parla bene.

 

Il senatore Giulio Tremonti, dopo due mesi e mezzo di legislatura, ha già maturato un bel 94% di assenze, stando ai dati ufficiali del Senato. Fece lo stesso durante l’anno di Mario Monti, e ora continua a saltare voti e sedute. Ma allora ci si chiede, dove sarà mai finito il nostro ex ministro dell’Economia? Al Corriere della Sera ha dichiarato:

“Che fine ho fatto? Sono spesso all’estero, a cercare materiale per il libro che scriverò”.

Ah ecco.

gennaio 25, 2013

Tremonti e il circolo degli Illuminati di Davos

 

Giulio Tremonti su Monte Dei Paschi di Siena a SkyTg24: “Monti ha chiesto la fiducia su Monte Dei Paschi di Siena, adesso lasci il Circolo degli Illuminati di Davos e venga a illuminare il Parlamento”.
E intanto, nel “Circolo degli Illuminati di Davos”, Mario Draghi annuncia che, dopo averla svuotata, si prenderà la nostra sovranità: “Draghi a Davos: rivolete la sovranità? Datecela!“.

gennaio 9, 2013

Chi vincerà?

novembre 9, 2012

Ah ecco, Obama si è “ispirato” a Tremonti …

“Stavo facendo le prove per il mio nuovo movimento, “Avanti insieme” … le prove grafiche e di parole … e voglio dire … non voglio dire che i democratici americani mi hanno copiato … ma io in Italia ho registrato “avanti” e “insieme“, e le formule sono quelle di Obama … “avanti” e “insieme” … e questo è indicativo …”
Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia, poche ore fa.
maggio 2, 2012

Alice in Wonderland.

marzo 19, 2012

Il principio dello scarafaggio.

 

I 31 miliardi di dollari, circa 24 miliardi di euro al cambio attuale, che l’Italia ha perso dal 1994 ad oggi per errate manovre sui prodotti derivati (a tutto vantaggio di un ristretto manipolo di banche estere tra cui primeggia Morgan Stanley) non sono una cifra di poco conto. 24 miliardi di euro equivalgono a più di una delle tante manovre di aggiustamento dei conti pubblici che i governi di Silvio Berlusconi e di Mario Monti hanno propinato al paese nel tentativo di salvarlo da una situazione per molti versi simile a quella di altri paesi europei. Con 24 miliardi di euro si potrebbero ridurre tasse e accise sulla benzina, si potrebbero aumentare gli ammortizzatori sociali, si potrebbero assumere i 10.000 insegnanti precari che stanno sospesi, tanto per restare ai fatti più eclatanti. In questa vicenda sorprende il fatto che poca attenzione sia stata dedicata dai media e dalle forze politiche e sociali a chi dovrebbe assumersi la responsabilità del danno la cui entità riportata da Bloomberg, 24 miliardi di euro, non è stata sino ad oggi smentita. Chi nel lontano 1994 ha preso la decisione di affidarsi ai prodotti derivati, con le più lodevoli intenzioni, speriamo, portandoci ai risultati di cui sopra? Chi in questi 18 anni non ha fatto nulla per uscire da un contratto che si rivelava sempre più un salasso per le finanze nazionali? Un breve ripasso della recente storia politica può chiarire un quadro che nessuno sembra intenzionato a rendere pubblico. Nel 1994, anno di stipula dell’accordo, i due governi che si alternano non sono certamente guidati da sprovveduti in materia di ingegneria finanziaria e conoscenze. Sino a maggio troviamo ai vertici dell’esecutivo l’ex governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, mentre il ministero del Tesoro, è  guidato da Piero Barucci, banchiere fiorentino. Sotto il suo controllo si trovano l’immensa massa dei Bot e degli altri titoli di Stato che generano il debito pubblico nazionale, nonché il rapporto con la Banca d’Italia per la gestione della lira, ancora in tensione dopo la tempesta dei cambi. Non dimentichiamo infine che  nel 1994 alla direzione generale del Tesoro, guidata da Mario Draghi (poi governatore di Bankitalia e quindi di BCE), troviamo l’attuale vice ministro delle finanze Vittorio Grilli, in qualità di capo della commissione per le analisi finanziarie e le privatizzazioni. Insomma, governo e ministero del Tesoro sono in mano a persone competenti. A maggio arriva a palazzo Chigi Silvio Berlusconi, appena sceso in campo, e con grande successo. Forse Berlusconi se ne intende più di immobili, di Tv commerciali e di supermercati, ma il Tesoro è retto da Lamberto Dini, brillante economista fiorentino, fino ad un anno prima direttore generale di Bankitalia. Dini non è arrivato ai vertici di Via Nazionale perché il governatore Ciampi, scrivono le cronache dell’epoca, gli avrebbe preferito il vice Tommaso Padoa Schioppa. Si raggiunge  un compromesso tra Ciampi e il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, e in Via Nazionale arriva Antonio Fazio. Al fianco di Dini ci sono sempre Mario Draghi e Vittorio Grilli, mentre alle finanze troviamo Giulio Tremonti. Tutte teste fini, dunque. Gli anni passano, il contratto con i derivati continua a macinare perdite ma il ministero del ministero del Tesoro, che poi viene conglobato con le finanze, non si muove. Ai vertici del ministero nell’ordine si susseguono nel 1995 Dini ad interim nel governo da lui stesso presieduto, Ciampi nel primo governo di Romano Prodi 1996-1998, Giuliano Amato nel governo D’Alema 1999-2000, quindi Tremonti nei tre governi Berlusconi sino al 2011 e Padoa Schioppa nel secondo governo Prodi 2 del 2006-2008. Per concludere, non sono più di undici i personaggi che dovevano per forza essere al corrente del contratto con Morgan Stanley, o per averlo progettato o per averlo autorizzato: Ciampi, Barucci, Dini, Amato, Prodi,Tremonti, Berlusconi, Draghi, Grilli, D’Alema e Fazio.

marzo 16, 2012

Meno male che ci ha pensato Hitler.

A. Hitler e Papa Pio XII

Caspita questi chierici! Non la mandano certo a dire. E così è stato addirittura per il Banchiere del Papa, il presidente della banca Vaticana (IOR) Ettore Gotti Tedeschi.
Gotti Tedeschi, infatti, mentre interviene alla presentazione di un libro di Tremonti (la casta, si sa, sostiene la casta) pensa bene di gelare la platea on un inquietante storiella su Hitler in Paradiso (e se lo dicono loro…).
E i motivi per cui Hitler rivendica il suo diritto al Paradiso è che avrebbe salvato il lavoro e l’occupazione con la guerra, mandando sei milioni di persone a fabbricar cannoni e altre sei a fare la guerra e a espropriare le ricchezze con cui fabbricare i cannoni! La storiella, secondo il banchiere, ci ammonisce al fatto che “la guerra fa bene all’economia”. Agghiacciante!
Ma non dovrebbero essere l’Istituto che promuove la pace e l’amore nel mondo!?
E, visto che siamo in piena crisi e in crescita della disoccupazione, a quali e quante altre guerre dobbiamo prepararci!!?
Qui il video delle incredibili dichiarazioni di Ettore Gotti Tedeschi: fonte video.repubblica.it

febbraio 22, 2012

Milanese a processo.

Tremonti e Milanese

Si è aperto con tre richieste di patteggiamento il processo sugli appalti ENAV (Ente nazionale assistenza al Volo poi trasformata in spa) che vede imputato tra gli altri il deputato PDL Marco Milanese, ex potentissimo braccio destro di Tremonti al ministero del Tesoro. Al centro dell’inchiesta anche la vendita dell Yacht di Milanese con una cresta di 250mila euro realizzata in pochi mesi dall’acquisto. Secondo gli inquirenti la vendita è stata semplicemente un mezzo per “gratificare” Milanese da parte di Fabrizio Franco Testa, l’ex manager silurato dal consiglio di amministrazione di Enav e che grazie al potente appoggio del politico è riuscito a paracadutarsi alla Presidenza della società Techno Sky.
A destare curiosità è proprio l’acquirente finale della lussuosa imbarcazione. A comprare il Mochi Craft, modello Mochi Dolphin 64, a prezzi esorbitanti, circa 1 milione e 800 mila euro, la Eurotec Impianti e Costruzioni Srl, una società edilizia con base a Roma. L’azienda è risultata essere il paravento della Print Sistem, che di fatto aveva l’esclusiva per la realizzazione dei lavori che Enav, l’Ente nazionale di assistenza al volo, conferiva a Selex, la controllata di Finmeccanica che realizza e commercializza sistemi e radar per la difesa aerea. Presto potrebbero arrivare le richieste di pena del pubblico ministero proprio per Testa e Milanese.

dicembre 30, 2011

Due idioti insieme è meglio che uno.

Se venissero confermate le indiscrezioni secondo cui Giulio Tremonti starebbe passando alla Lega, sarebbero ben pochi a stupirsi. Finora si tratta di rumors, fondati solo sulla parola di Umberto Bossi. Ma, così come non ci sono state conferme, non si sono registrate nemmeno smentite. In ogni caso, niente di nuovo sotto il sole. Infatti, che Tremonti nutrisse da anni simpatie per le camicie verdi padane è a tutti noto, tanto che da sempre si riteneva l’ex super-ministro dell’Economia un infiltrato leghista nelle schiere di Forza Italia prima e del Popolo delle Libertà poi. Inoltre, nessuno ignora il trasformismo tremontiano.

Che Tremonti sia un personaggio camaleontico è noto. La sua vita politica ne è la riprova. In gioventù strizzò l’occhio ai comunisti, scrivendo persino sul Manifesto, poi militò nel Partito socialista di Craxi, senza però riscuotere grande successo a livello elettorale. Si avvicinò in seguito alla Rete di Orlando e ad Alleanza democratica, ma entrò in Parlamento con Mario Segni, che poi lasciò per approdare tra le fila di Forza Italia.

dicembre 28, 2011

la lega è diventata veramente cattiva.

Giulio Tremonti alla Lega Nord? L’entusiasmo del partito guidato da Umberto Bossi è praticamente vicino allo zero: “faccia la gavetta come tutti, prenda la Panda e cominci ad attaccare manifesti”. Ma la dichiarazione più interessante è stata rilasciata un Parlamentare leghista, un Cuor di Leone che “preferisce restare anonimo”:

Se Giulio Tremonti entra in Lega senza fare prima la militanza vuol dire che l’ultimo arrivista che viene dagli altri partiti e bussa da noi per avere una candidatura sarà legittimato a pretenderla, perché sarà chiaro che lo statuto non vale niente. Già abbiamo fatto uno strappo per il Trota, ma per Tremonti no.