Posts tagged ‘Trattativa Stato-mafia’

dicembre 10, 2012

Il Peggiorista.

dicembre 7, 2012

Bisogan fare luce. Appunto!

agosto 19, 2012

Non lasciamolo solo.

Nuovo affondo del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia dopo le polemiche con il premier Monti. “Il riferimento a noi e all’attività della procura di Palermo – dice in un’intervista a Sky Tg24 – è un po’ ingeneroso”. Anche perché “abbiamo avuto di recente conforto e sostegno dall’intervento, molto apprezzato, del presidente Zagrebelsky, profondo conoscitore del diritto e della Costituzione, che ci dà ragione”. “Abbiamo sempre rispettato la legge – aggiunge Ingroia – e sempre rispettato le regole.

Non lasciamo solo un uomo che ha il solo difetto di credere nella legge e di pretendere di applicarla.

luglio 31, 2012

Padri e padrini fondatori.

luglio 28, 2012

Pietra tombale.

luglio 28, 2012

Trattativa stato-mafia: due morti sospette.

Ha avuto ampio risalto, sui mass media, la morte di D’Ambrosio, mentre il decesso del giudice Barillaro è passato inosservato. Due collaboratori di Falcone morti in due giorni: quando lo scandalo “trattativa stato-mafia” è entrata nel vivo…
 
24 Luglio 2012: Incidente in Africa, muore il giudice Barillaro Il giudice era alla guida di una jeep in Namibia che si è scontrata contro un camion. Si era occupato anche del processo Borsellino ter e dell’attentato a Falcone. 
Barillaro era nato a Reggio Calabria nel 1967. Dal 1996 al 2006 era stato giudice del tribunale di Nicosia (Enna) e consigliere applicato alla Corte assise d’appello a Caltanissetta. Ha redatto, tra le altre, la sentenza nel processo a Mariano Agate e altri 26 imputati nel Borsellino ter relativo alla strage di via d’Amelio e la sentenza 10/03 nel processo a Totò Riina e ad altri sei imputati relativo all’attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone. (…) Nelle settimane scorse il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza aveva deciso di togliere la scorta assegnata a Barillaro fin dal suo arrivo a Firenze. Pochi giorni dopo, ad alcune redazioni fiorentine era stata recapitata una lettera anonima di minacce al giudice. (leggi tutto)
26 Luglio 2012: Quirinale, è morto D’Ambrosio Era il consigliere di Napolitano a cui aveva telefonato Nicola Mancino per la questione della trattativa Stato-mafia. Il decesso sarebbe avvenuto per infarto. Da poco sentito dai magistrati, doveva deporre anche all’Antimafia.
E’ morto nel suo studio di Roma, zona Parioli, Loris D’Ambrosio, il consigliere giuridico di Napolitano a cui aveva telefonato Nicola Mancino, nell’ambito della controversa vicenda che oggi vede Mancino rinviato a giudizio per la trattativa Stato-mafia. La morte sarebbe avvenuta per cause naturali, probabilmente per infarto, mentre D’Ambrosio stava parlando al telefono. D’Ambrosio era stato in passato uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone. Il suo nome tuttavia è tornato alla ribalta proprio negli ultimi giorni perchè D’Ambrosio era stato interrogato dai procuratori di Palermo “come persona informata sui fatti” in riferimento ai contenuti di quella telefonata legata ad uno dei misteri della trattativa. (leggi tutto)
Ovviamente i due decessi non sono collegati: si tratta dei famosi “casi della vita”… comunque ha fatto bene Antonio Ingroia ad andare in Guatemala, vero?
luglio 22, 2012

Addio alle indagini: nessuno vuol sapere.

Guarda caso Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo e titolare dell’indagine sulla trattativa tra stato e mafia ha ricevuto la “proposta” di andarsene in GUATEMALA… (che ha accettato… o forse ha dovuto accettare?): dopo aver tolto di mezzo il Colonnello della GdF Rapetto, “colpevole” di aver contestato 98 miliardi di evasione alla lobby delle slot machine, un altro GRANDE SERVITORE dello Stato viene allontanato dal suo incarico… funziona così DA SEMPRE, un po’ come quando, con la scusa che “i magistrati devono occuparsi di tutto”, volevano che il giudice Giovanni Falcone si occupasse anche di ladri di auto…
luglio 22, 2012

Il Corazziere.

In un articolo apparso nei giorni scorsi sul “Manifesto” Valentino Parlato fa un gratuito intervento a favore di Napolitano  arrivancdo a sostenere che la democrazia sarebbe in pericolo se si attacca Napolitano e conclude che non sente nessun bisogno di conoscere il contenuto della conversazione telefonica tra il Capo dello Stato e Mancino. Ritengo l’articolo di Parlato scorretto e fuorviante, soprattutto perchè si accoda alla pletora di giornalisti di tutti i colori che in questi ultimi tempoi stanno facendo di ,tutto per delegittimare il lavoro di Ingroia e del pool di magistrati che stanno facendo un duro lavoro per acertare la verità sulla morte di Falcone e Borsellino. Non mi sento giustizialista, ma ritengo fondamentale scoprire se ci fu echi furono i responsabili di quella sciagurata operazione definita “trattativa fra stato e mafia”.La democrazia è una bella parola ma è messa in ericolo da tutt auna serie di fatti e circastanze degli ulimi tempi che non sono più nella disponibilità dei cittadini, che ormai sono sudditi di un “imperium”a loro estraneo e irrangiungibile. Nascondere anche la verità sulle stragi mafiose a cui i magistrati stanno cercando di dare volti e nomi, rischia di immergere l’Italia in una notte di cui sarà sempre più difficile vedere la fine. Se il “Manifesto” ci chiede legittimamente e giustamente di salvare l’unica voce libera dell’informazione e noi abbiamo il dovere di farlo, dovrebbe ben rendersi conto che  interventi come quello di Parlato in soccorso di un Presidente discutibile come Napolitano, che con le sue iniziative vuole negare verità e giustizia a Borsellino, danneggiano (se ci fosse) la nostra traballante e ridotta democrazia.

luglio 20, 2012

Ingroia: “Io, pazzo come Borsellino la stanza della verità è ancora buia”

Free Image Hosting

Il procuratore aggiunto di Palermo replica a Dell’Utri e insiste nella denuncia: “Nessuno vuole illuminare quella stanza”

“Un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri, mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino, perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese”. Replica a distanza del procuratore aggiunto di Palermo Antonio ingroia al senatore Marcello Dell’Utri che ieri, dopo avere appreso di essere indagato per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, ha definito appunto i pm di Palermo “pazzi e morbosi”. “Mi sento pazzo – ha proseguito Ingroia – di fronte all’imbarazzo per la verità e alla paura che spesso si denota dentro le istituzioni anche più insospettabili. Sono pazzo perché credo in un’Italia che abbia il coraggio della verità, conquistata a qualsiasi prezzo e senza paura”.

Ingroia è intervenuto ieri sera alle commemorazioni organizzate per il ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio, in un dibattito organizzato dal giornale Antimafia duemila. Sulle stragi mafiose del ’92 “abbiamo finalmente varcato l’anticamera della verità – ha detto fra l’altro -, ora siamo entrati nella stanza della verità. Pensavamo, però, di trovare una stanza illuminata, invece era buia. Qualcuno aveva sbarrato le finestre e qualcuno aveva fulminato le lampadine. Siamo da soli e con le candele”.

“Leggendo in questi giorni i giornali – ha proseguito Ingroia – con commenti illustri di giuristi, giornalisti e politici, ho notato che nessuno purtroppo vuole illuminare quella stanza buia della verità”. Sempre durante il suo intervento, più volte interrotto dagli applausi, Ingroia ha ribadito: “C’è il perpetuarsi dell’allergia alla verità. Da parte della politica non è mai stato fatto un passo avanti per l’accertamento della verità”. E ancora: “Vogliamo che nessuno dica alla magistratura di fare passi indietro su questo”.

“Per accertare la verità sulla strage di Borsellino – è la tesi di Ingroia – prima ancora che domandarci chi uccise Paolo dobbiamo interrogarci sul perché Paolo è stato ucciso. Era questa la stessa domanda che Borsellino si poneva a pochi giorni dalla morte dell’amico e collega Giovanni Falcone. In tutti noi che al tempo eravamo lì in via d’Amelio c’era la consapevolezza che c’era qualcosa di anomalo in quella strage, di quasi unico che non si spiega solo con il fatto che Paolo era un nemico giurato di Cosa Nostra”. Poi il procuratore aggiunto di Palermo ha continuato: “Vent’anni sono tanti e troppi perché si accerti la verità su un fatto del genere”. “E’ scandaloso – ha concluso Ingroia – che non si sia
mai istituita alcuna commissione che indaghi sulle stragi del ’92 e del ’93 e sulla trattativa Stato-mafia”.

luglio 20, 2012

zuppa o pan bagnato