Posts tagged ‘trattamenti’

maggio 11, 2012

Tumori, ridurre progressivamente l’utilizzo del bisturi.

Modulare l’intensita’, l’estensione e gli eventuali funzionali dei terapeutici in base all’aggressivita’ della ed alle condizioni del paziente: ”Il futuro della sara’ dunque affidato alla progressiva riduzione dell’uso del bisturi a favore di fonti di energia sino all’estremo uso per via ”.

Lo ha detto Giario Conti, Presidente di AURO.it e Primario della Divisione di Urologia presso l’Ospedale Sant’Anna di Como ad Uroleague 2012, la tre giorni di lavoro organizzata dall’Associazione Urologi Italiani (AURO.it) nella cornice di Lido di Camaiore.

L’appuntamento vede al centro dell’incontro la urologica con interventi trasmessi in collegamento dalle sale operatorie della U.O.C di Urologia dell’Ospedale Versilia, con l’obiettivo di esplorare le diverse possibilita’ terapeutiche che possono essere eseguite in sala operatoria nel trattamento dei principali tumori dell’ (, , uretere, vescica, prostata, testicoli) fornendo strumenti pratici e applicabili quotidianamente dai medici in sale operatorie, reparti e ambulatori.

settembre 3, 2010

Chemioresistenza: gli italiani del Regina Elena di Roma scoprono la proteina che vanifica in molti casi le cure.

I risultati di un’importante lavoro condotto in prima linea da ricercatori dell’Istituto nazionale Tumori Regina Elena di Roma sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Cancer Cell. Il lavoro individua la proteina Che-1 come possibile bersaglio per bloccare la crescita di cellule tumorali resistenti ai trattamenti chemioterapici. La proteina Che-1 identificata e clonata alcuni anni fa dagli stessi ricercatori del Regina Elena, svolge un ruolo fondamentale in caso di danno al DNA, promuovendo la trascrizione dell’ormai noto gene p53 la cui attivazione induce alla riparazione del DNA danneggiato o alla morte cellulare programmata (apoptosi) nel caso il danno sia irreparabile. In molti tumori tuttavia p53 e’ presente in una forma mutata, detta mtp53, che non solo non e’ piu’ in grado di arrestare la crescita delle cellule malate ma svolge anche un importante ruolo nel favorire la proliferazione tumorale.Forti delle scoperte precedenti su Che-1″, spiega Maurizio Fanciulli, responsabile del gruppo di ricerca, “abbiamo voluto verificare se questa proteina fosse in grado di regolare anche la trascrizione di p53 mutata, e abbiamo avuto risposte affermative. In pratica come Che-1 attiva p53 nelle cellule normali, allo stesso modo attiva p53 mutata nelle cellule cancerose. A questo punto abbiamo testato gli effetti del silenziamento di Che-1 su vari tipi di cellule, utilizzando la metodica dell’RNA interference. Questa tecnica sfrutta il fatto che piccole molecole di RNA (small interfering RNAsiRNA), complementari al tratto di RNA messaggero responsabile dell’espressione di una data proteina, sono in grado di interrompere il processo di traduzione, cosi’ che la proteina non puo’ piu’ essere prodotta.Il lavoro pubblicato su Cancer Cell e’ stato condotto da ricercatori dell’Area di Medicina molecolare del Regina Elena, con la collaborazione di ricercatori dell’Istituto, del dottor Claudio Passananti del CNR e di gruppi di ricerca dell’Universita’ dell’Aquila e dell’ Istituto Superiore di Sanita’.(liquidarea)