Posts tagged ‘transessuali’

marzo 25, 2012

Succede anche questo!

Redazione Cadoinpiedi.it

 

La bionda e prosperosa di Vancouver era tra le favorite per aggiudicarsi la corona di diamanti nella finale di Toronto a maggio

Jenna Talackova, 23 anni, canadese, era una delle 65 finaliste selezionate per «Miss Universe Canada», la gara di bellezza organizzata dal magnate americano Donald Trump. La bionda e prosperosa di Vancouver era tra le favorite per aggiudicarsi la corona di diamanti nella finale di Toronto a maggio. Ma, come scrive Corriere.it, venerdì gli organizzatori hanno però deciso di squalificare la giovane. Il motivo? Jenna Talackova è nata maschio.

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luglio 9, 2011

Una trans è un disabile?

Una transessuale non può andare al bagno delle donne, e viene invitata a recarsi a quello riservato alle persone portatrici di handicapStephanie Collins è una badante di 55 anni che da tre anni ha cambiato nome ufficialmente da Steven al corrispettivo femminile. Una transessuale che da quando era bambina si sentiva nata nel corpo sbagliato. In una catena di negozi di abbigliamento inglese la signora Collins ha subito una situazione molto spiacevole e discriminatoria. Una commessa di Sainsbury’s l’ha bloccata mentre si recava al bagno delle donne, invitandola a recarsi a quello per i disabili così da non disturbare le clienti.

dicembre 27, 2009

Transessuale trovato morto.

E’ di un trans il cadavere scoperto ieri, in un sacco nero della spazzatura, all’interno di un canneto su una sponda del Tevere a Ostia Antica. La morte risale ad almeno un mese fa e sul caso indagano i carabinieri di Ostia. Singolare e’ la coincidenza temporale con la morte di un altro viado, Brenda, uno dei testimoni del caso Marrazzo, deceduta il 22 novembre per asfissia nel suo monolocale in seguito a un incendio.

Il cadavere è stato trovato in avanzato stato di decomposizione: la parte superiore del corpo, anche a causa dell’intervento di animali roditori, è quasi interamente ridotta a scheletro.  Luxuria parla di caso “inquietante”, non solo perché si tratta di “un’altra uccisione avvenuta circa un mese fa, contemporaneamente alla morte di Brenda”, ma soprattutto perché “nessuno ne ha denunciato la scomparsa, né un parente né un’amica”.

dicembre 26, 2009

Buon Natale, ma non per tutti.

Una trasessuale brasiliana di 34 anni, bloccata domenica scorsa perché irregolare, si è impiccata nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Per uccidersi ha usato un lenzuolo, fissato alle sbarre della finestra della sua stanza al Cie. Il cadavere è stato scoperto intorno all 15,30 da un altro immigrato trattenuto nel centro, che ha dato l’allarme.

Secondo la prima ricostruzione, la trans sarebbe entrata nella sua stanza attorno alle 14 e da quel momento nulla di strano è stato notato fino alla tragica scoperta del suo gesto. Liberata dalla stretta del lenzuolo, la trans è stata subito portata in infermeria dove sono iniziate, senza esito, le manovre rianimatorie. Quando è arrivata l’ambulanza, il rianimatore non ha potuto fare altro che constatare la morte. Ignota al momento la causa del suicidio. La polizia tiene a sottolineare che in questi giorni il Cie non è particolarmente affollato.

Il transessuale, privo di permesso di soggiorno e in attesa di espulsione, era arrivato al centro di via Corelli domenica sera, dopo un controllo anti-immigrazione clandestina effettuato dalla polizia nella zona di piazzale Lagosta, dove l’uomo si prostituiva.

Sei giovani dei centri sociali di Milano, insieme ad un settantenne, si sono radunati poco dopo la mezzanotte scorsa in via Corell dove hanno organizzato un’estemporanea protesta per portare la loro solidarietà agli immigrati trattenuti nel centro

dicembre 6, 2009

Cambio di sesso, il percorso per una nuova vita.

Sono come prigionieri di un corpo che non sentono proprio. Sono i transessuali di cui tanto e tanto male si è parlato negli ultimi tempi. I transessuali  soffrono del disturbo dell’identità di genere. Avvertono un disagio tale da non riconoscere come propri gli organi sessuali di cui sono dotati. “E in alcuni casi il rifiuto è tanto forte – spiega la dottoressa Laura Schiati, psicologa e sessuologa del Centro per la diagnosi e la terapia dei Disturbi d’Identità di Genere (CeDig) di Trieste – da portare queste persone ad affrontare un lungo e difficile cammino che termina con un intervento di riattribuzione chirurgica del sesso”. In Italia per fare l’operazione è necessaria una perizia psichiatrica che accerti la presenza del disturbo, il via libera di un tribunale e l’iscrizione in una lista d’attesa delle strutture pubbliche che praticano la correzione chirurgica. Una volta effettuato l’intervento, il transessuale deve rivolgersi nuovamente al tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Solo a quel punto il giudice può operare la correzione dei documenti, per sesso e per nome.
Attualmente in Italia è possibile operarsi in diverse strutture pubbliche specializzate come l’ospedale Cattinara di Trieste, l’Ospedale le Molinette di Torino, il S. Orsola- Malpighi di Bologna, il San Camillo di Roma, la Clinica urologica dell’Università di Bari e il Policlinico Federico II di Napoli. Una volta, mi ricordo si andava a Casablanca.

Il test di real life. Arrivare all’intervento non è facile. “È necessario prima di tutto un test di real life – spiega la dottoressa Schiati – che permetta ai medici di diagnosticare il disturbo dell’identità di genere. Il paziente viene seguito da uno psichiatra e da un endocrinologo che gli somministra una terapia ormonale sostitutiva: estrogeni e anti-adrogeni per l’uomo che si sente donna, e testosterone per la donna che invece si sente uomo”. Soltanto così la persona affetta dal disturbo può mettersi alla prova con se stesso e iniziare a vivere diversamente il proprio corpo. “Dopo il test di real life, che dura in media un paio d’anni, lo psichiatra effettua la diagnosi che poi il tribunale valuterà”. Il test, la diagnosi e la sentenza del Tribunale vengono eseguite nella propria regione mentre per l’intervento chiunque può iscriversi nelle liste d’attesa di ciascuno dei centri specializzati. “Prima dell’intervento, che è completamente a carico del Servizio sanitario nazionale si può attendere anche un paio d’anni. In alternativa il paziente può chiedere l’operazione in intramoenia.

Adele Sarno