Posts tagged ‘Tnf’

aprile 27, 2012

Una proteina nel latte materno svolge attività antitumorali.

L’attività di una in alti livelli, per mezzo di un processo detto in grado di indurre la morte delle , potrebbe spiegare l’attività anticancro del materno.

Il materno fa bene, e i bambini che possono godere di questo alimento ne traggono molti benefici – mamma compresa.
Tra i molti vantaggi dell’allattamento al seno, sia a livello fisiologico che psicologico, pare vi sia anche l’attività antitumorale che, sebbene non sia del tutto chiara, è ormai fatto noto.

Lo studio che ha cercato di comprendere l’attività della -Related Apoptosis-Inducing Ligand () è stato condotto dai ricercatori italiani dell’IRCCS L’Istituto materno infantile di Burlo Garofolo (Trieste), dell’Università di Trieste e dell’Università di Ferrara. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Human Lactation.

gennaio 30, 2011

Infiammazioni: il grande interruttore generale.

Il risultato è ritenuto importante per progettare nuove strategie terapeutiche contro malattie, come l’artrite reumatoide, caratterizzate da una risposta infiammatoria abnorme.
Una proteina che funge da “interruttore generale” in alcuni globuli bianchi determinando la promozione o l’inibizione del processo d’infiammazione è stata scoperta da un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra, che ne riferiscono in un articolo sulla rivista Nature Immunology.

Il risultato è ritenuto importante per progettare nuove strategie terapeutiche contro malattie, come l’artrite reumatoide, caratterizzate da una risposta infiammatoria abnorme dell’organismo.

Le risposte infiammatorie non sono sempre patologiche, ovviamente; anzi rappresentano un’importante meccanismo di difesa dell’organismo nei confronti di infezioni e danni ai tessuti.

Le cellule del sistema immunitario denominate macrofagi possono sia stimolare l’infiammazione sia sopprimerla rilasciando segnali chimici che alterano il comportamento di altre cellule. Il nuovo studio ha dimostrato che la proteina IRF5 rappresenta un interruttore molecolare che dà il via a un processo invece che all’altro. Tale circostanza suggerisce che bloccare la produzione di IRF5 nei macrofagi potrebbe essere un modo efficace per trattare un ampio range di patologie autoimmuni, quali l’artrite reumatoide, la sindrome del colon irritabile, il lupus e la sclerosi multipla.