Posts tagged ‘Titolo V della Costituzione’

aprile 16, 2020

Fare squadra.

Di Gaetano Colantuono.

Abbiamo bisogno non di un leader mediatico, ossia funzionale ai media per vendere o vendersi, ma di un gruppo dirigente all’altezza dei compiti sul piano politico e anche umano.

Una squadra, insomma, non un leader. Fare squadra, non assumere leadership che per lo più hanno portato alla deriva. Assenza di settarismo interno ma collaborazione entro regole chiare.
Dare continuità al progetto negli enti locali, nel sindacato, nei movimenti e nelle auspicabili mobilitazioni popolari, senza delle quali noi siamo inutili, anzi siamo fritti.

Noi storicamente le congiure di palazzo le subiamo soltanto. Noi conoscemmo conquiste solo col binomio lotte popolari-lavoro nelle istituzioni.

1. NESSUNA VOCE PREVALGA SULLA DIFESA E ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE.
2. Casse di resistenza.
3. ABROGAZIONE DEI DECRETI SICUREZZA E RIPRISTINO DELL’ART. 18.
4. ABROGAZIONE DELLA REVISIONE DEL TITOLO V NEL 2001.
5. MULTIPOLARISMO COERENTE.

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marzo 31, 2020

VIVA LA SANITA’ PUBBLICA!!

di Giuseppe Giudice

Negli occhi dei pazienti la grande paura" - Cronaca - lanazione.it

Questa brutta pandemia dovrebbe insegnare che occorre ripristinare integralmente il Servizio Sanitario Nazionale, che pur conservando punti di eccellenza indiscutibili, è stato ed è gravemente colpito da due elementi. 1) i forti tagli alla spesa sanitaria pubblica imposti dalle politiche di austerità, sulla base dei parametri imposti dalla Trojka 2) la sciagurata”deforma” del Titolo V della Costituzione , che ha fatto della Sanità (e di altre cose) “materie concorrenti tra stato e regioni) un “riforma fatta dall’Ulivo, ricordiamolo.(anche per inseguire il leghismo). Ora i tagli hanno impedito l’assunzione di personale sanitario, medico e paramedico, di attrezzature, anche quelle al alto contenuto tecnologico; la “concorrenzialità” ha impedito un coordinamento e una direzione da parte delle istituzioni pubbliche centrali, ha accresciuto il divario tra Nord e Sud. In Veneto e Lombardia si è dato molto spazio ai privati, si sono chiusi presidi ospedalieri territoriali (una assessora del comune di Bergamo lo ha messo in evidenza in quella che ora è l’area più colpita. Ora con il massimo rispetto per i nostri fratelli morti e per il grande dolore delle loro famiglie, i “governatori” non possono scaricare tutto sul governo centrale. E’ stata proprio la gestione regionale (e non solo della Lombardia e del Veneto) che si è completamente trovata impreparata a gestire la situazione. Certo , bisogna considerare, che nessuno si aspettava dei focolai così forti e virulenti , soprattutto il Lombardia, e la crescita esponenziale dei malati e dei decessi. Sono cose che vanno indagate. C’è probabilmente il problema dello smog (altissimo in Pianura Padana)…ci sarà altro. Ma certo la mancanza di un serio coordinamento centrale ha recato grossi danni sulla sanità italiana. Poi c’è una considerazione che riguarda il finanzcapitalismo : il quale punta a far privatizzare i beni sociali , quali settori dove massimizzare il profitto.
Ma facciamo un passo indietro nella storia. Il sistema Sanitario Nazionale, segue il cosiddetto modello “Beveridge” (poi dirò perché non è esatto chiamarlo Beveridge): un sistema sanitario fondato su una sanità pubblica, gratuita, universalistica e finanziata dalla “fiscalità generale”. Questo modello è lo stesso dei paesi scandinavi, realizzato (con trenta anni di ritardo) in Italia) e poi in Spagna, Portogallo e Grecia. E differisce dal sistema mutualistico (modello Bismark – ma Bismarck lo prese dai cosiddetti “socialisti della cattedra” tedeschi (Schmoller) che fecero nel 1869 ad Eisenach il primo “manifesto dello stato sociale”. Naturalmente Bismark non lo fece per fare un favore ai socialisti (che pochi anni dopo mise fuori legge) ma per assicurarsi il sostegno dei lavoratori alle imprese belliche prussiane. E comunque il modello mutualistico (adottato con varianti in altri paesi europei) prevede assicurazioni obbligatorie sulla base di contributi degli imprenditori e lavoratori. E’ un modello, detto in estrema sintesi, “lavoristico” e non universalista . Come quello , appunto , detto Beveridge. Ma non è di Beveridge. In Italia , come al solito si tenta di attribuire ad un liberale progressista e non ai socialisti la vera paternità ed implementazione del modello. John Mc Donnell ha recentemente detto che la paternità ideologica del socialismo e laburismo inglese va attribuita a tre grandi intellettuali. Richard Tawney, G.H.D.Cole e William Morris. Il primo (con la critica all’antropologia del capitalismo (nel suo libro “la società acquisitiva) , il secondo grande teorico della democrazia industriale e del socialismo autogestionario, il terzo , marxista eterodosso e libertario. Ma concentriamoci su Tawney (cognato di Beveridge): l’impianto del modello del sistema sanitario universalistico , derivava da una precisa convinzione : occorre in modo chiaro e netto i territori e le attività in cui il capitalismo e la logica del profitto non deve operare. Uno di questi, fondamentali, è la sanità…ma per lui ce ne erano anche altri molto importanti. E comunque quel modello lo realizzò il compagno Bevan, ministro della sanità nel governo laburista di Attlee, minatore del Galles e leader della sinistra laburista, ostile alla entrata nella Nato, e neutralista tra i blocchi. Quindi torniamo fino in fondo al modello “Bevan”

Maggio 2, 2013

Rischiosissimo attacco ai principi costituzionali.

 “Non sono assolutamente disponibile a guidare la Convenzione per le riforme istituzionali, un organismo che rappresenta un rischiosissimo attacco ai principi costituzionali“. Così ai microfoni de ilfattoquotidiano.it il giurista Stefano Rodotà che, al termine dell’incontro “La rivoluzione della dignità. Left incontra Rodotà” al teatro Eliseo a Roma, dice: “La Convenzione è un cattivo servizio alla politica costituzionale, esattamente all’opposto di quello che si dovrebbe fare: rimettere al centro dell’attenzione il Parlamento”. Rodotà spiega che “non è vero che il Parlamento non è in grado di fare riforme costituzionale. Ha già riformato il Titolo V della Costituzione, l’articolo 81, il processo penale. E quando Berlusconi ha voluto approvare una riforma istituzionale lo ha fatto. Poi – conclude – ci sono stati 16 milioni di cittadini che gli hanno detto di no”. Attualmente, quindi, a candidarsi alla guida della Convenzione per le riforme resta Silvio Berlusconi che, dopo aver fatto fallire la Bicamerale del ’97 presieduta da D’Alema, si è proposto a presiedere l’organismo per avviare il dialogo tra le forze parlamentari per un rinnovamento della struttura istituzionale ‘forte’ di due condanne e tre prescrizioni (una per corruzione di giudici). Rodotà non risparmia neanche il Pd: “Vedo un grave rischio di implosione. Si apre un vuoto pericoloso e c’è un grande problema nel partito, frutto della politica di questi anni”