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giugno 25, 2011

Thin White Rope Eresie dal deserto del Mojave.

Oltre i canoni del Paisley Underground che, a metà degli Eighties, dominava l’area californiana. Al di sopra delle mode, lontani dalle luci della ribalta. All’inseguimento di un folle mix di psichedelia, blues, country, punk e new wave.

giugno 20, 2011

Thin White Rope

Oltre i canoni del Paisley Underground che, a metà degli Eighties, dominava l’area californiana. Al di sopra delle mode, lontani dalle luci della ribalta. All’inseguimento di un folle mix di psichedelia, blues, country, punk e new wave. La leggenda di Guy Kyser e compagni, dall’oblio precoce alla riscoperta recente.

La leggenda dei folli Thin White Rope è destinata a crescere nel tempo, vista l’oscurità che da sempre avvolge la loro originale proposta. Unica per quei tempi e unica in assoluto, poiché priva di discepoli conclamati. Coraggiosa, perché capace di andare oltre quel movimento noto come Paisley Underground che, a metà degli Eighties, dominava l’area californiana e pareva essere l’unica via percorribile da chi sognava di raggiungere un minimo di successo pur facendo della buona, sana, musica psichedelica. Ma i Thin White Rope non furono mai interessati alle luci della ribalta e si distaccarono ben presto anche dalla mitigata acidità del Paisley per assumere contorni ben definiti e personali e, conseguentemente, condannandosi all’oblio. Troppo roco e luciferino il vibrato del leader Guy Kyser per assecondare i soffici sogni dei giovani collegiali americani, troppo selvaggi e sferraglianti gli incroci chitarristici dello stesso Kyser e del prode scudiero Roger Kunkel, troppo introspettive e destabilizzanti le liriche per garantirsi un ancorché fugace passaggio nelle più seguite trasmissioni radiofoniche.
Kyser e Kunkel, gli unici due membri fissi di un gruppo dalla sezione ritmica cangiante, come due moderni Don Chisciotte e Sancho Panza, sfidarono inutilmente i mulini a vento dell’industria discografica con un’utopia che uscì naturalmente sconfitta dalle leggi del commercio ma che è destinata alla perenne vittoria morale in termini di qualità.