Posts tagged ‘Terremoto Haiti’

febbraio 13, 2010

Testimonianze dall’inferno.

Riportiamo un articolo del N.Y.T. che riferisce alcune drammatiche testimonianze di medici accorsi in aiuto della popolazione haitiana.

PORT-AU-PRINCE, Haiti – I medici stranieri che hanno  eseguito la prima amputazione dopo il terremoto, hanno utilizzato seghetti da hobbista. Hanno chiesto  la vodka per la sterilizzazione, usato  paralizzante locale per l’anestesia generale. Hanno lavorato tutto il giorno in improvvisate sale operatorie, hanno sacrificato arti e pazienti che hanno perso per lesioni che normalmente non sarebbero state invalidanti o mortali.

Ora tornano  nella loro sale antisettiche, negli uffici high-tech negli Stati Uniti e altrove, i medici che inizialmente sono volati a soccorrere Haiti,  sono ossessionati dalle loro esperienze “, sopraffatti da sentimenti contrastanti di impotenza e di senso di colpa”, come ha descritto il Dr. Pierre Louisdon.

Sono stati testimoni di quanto Dr. Laurence J. Ronan del Massachusetts General Hospital  ha descritto come un “sinistro horror show di massa.”

Hanno praticato quello che Il dottor Dean G. Lorich della Hospital for Special Surgery  di Manhattan ha definito “medicina di guerra civile.” Hanno salvato la vita forse a migliaia di persone. Ma i risultati sono stati limitati dalle circostanze, dal  disagio, prima che le condizioni cominciassero a migliorare  per medici e i pazienti.

 La maggior parte dei medici intervistati hanno dichiarato di essersi  impegnati a tornare a Haiti e per organizzare  le risorse della comunità medica per aiutare le migliaia di haitiani che hanno subito lesioni invalidanti in modo permanente. Le necessità sono impressionanti: dalla cura delle ferite di base per trapianti di pelle, la chirurgia di revisione, la riabilitazione fisica e professionale, le protesi e la terapia dei traumi.

“Tutto ciò che tutti hanno fatto nel corso delle prime due strazianti settimane straziante sarà stato per niente, se per questi pazienti non si ottiene il proseguimento delle cure”, ha detto la Dr. Elizabeth Bellino, una pediatra della  Tulane University che ha lavorato ad  Haiti immediatamente dopo il terremoto.

Il Dr. Pierre, un haitiano-americano che è  direttore della terapia intensiva pediatrica al Brooklyn Hospital Center, Ha detto che pensava costantemente ai pazienti che ha lasciato. Progettando il suo prossimo viaggio – lui e il dottor Stephen Carryl, il presidente della chirurgia presso il suo ospedale, sarà di ritorno con un produttore Protesi .

Tornato  a Brooklyn, sente ancora il forte, lacerante grido di una madre perché il figlio più piccolo è morto di una infezione  sul prato di un ospedale nel quartiere Carrefour. La madre e il padre, che avevano già perso un figlio nel  terremoto, avevano  implorato il dottor Pierre di  aiutare il loro piccolo di 4 anni, che era stato eviscerato da un blocco di cemento e cucito in fretta di nuovo insieme da un medico locale.

Visitando il ragazzo, che giaceva in una mangiatoia sotto un albero, costatata la sua frequenza cardiaca, il suo modo di respirazione troppo veloce, era chiaramente in sofferenza per shock settico, e il dottor Pierre, dotato solo di uno stetoscopio, non poteva far nulla.

“Mi sono sentito così impotente”, ha detto, e non molto tempo dopo, mentre somministrava sedativi a un altro paziente per un intervento chirurgico, ha sentito un lamento che ha detto essere della morte del ragazzo.

Più tardi, tra i pazienti sparsi sul terreno dell’ospedale, il dottor Pierre ha trovato un fagotto macchiato avvolto in quello che sembrava essere un incubatore abbandonato. Si trattava di un neonato prematuro la cui madre era morta di parto. Il Dr. Pierre e un infermiere pediatrico da Brooklyn, Sharon Pickering, hanno freneticamente cercato di trovare un modo per idratare il bambino.

“Questo è qualcosa che sappiamo fare”, si sono detti. Infine, sono riusciti a inserire un ago in una cavità delle ossa e idratare il bambino. Ma la mattina dopo, il dottor Pierre ha trovato l’incubatrice vuota.

Tali perdite sono state sconvolgenti, ma era difficile reagire al momento, hanno detto i medici. C’era troppo da fare, e le circostanze erano drammatiche. Il Dr. Lorich, un chirurgo ortopedico all’ Hospital for Special Surgery, ha detto che è difficile adattarsi alla triste realtà di amputazioni di massa. “Io ho  l’abitudine di salvare le gambe”, il commento.

Quando la sua squadra di 13 membri, da New York è arrivato all’ Haiti Community Hospital, migliaia di haitiani giacevano  terribilmente feriti sulle barelle, tavole, materassi e il pavimento, tra i quali i bambini piccoli, con le gambe schiacciate, tutto da soli.

L’ospedale aveva due sale operatorie che funzionavano, ma la macchina per anestesia non ha funzionato, i serbatoi di ossigeno erano vuoti, non vi era alcun afflusso di sangue e i laboratori di analisi non erano funzionanti. La squadra di New York si è immersa nel lavoro eseguendo 40 amputazioni, 60 operazioni di salvataggio degli arti e, per concludere tre giorni insonni, un taglio cesareo – “un bambino bella rosa,” ha detto il Dott. Lorich.

La partenza, però, e stata inquietante. La squadra del Dott. Lorich era esaurita, così come le loro forniture, ma un volo che doveva arrivare  con una squadra fresca di chirurghi e infermieri per sostituirli era stato annullato. Al di fuori dell’ospedale, la folla in cerca d’aiuto ha spinto contro le porte sbarrate, e non volevano che i medici stranieri li abbandonassero. I medici hanno avuto bisogno di una scorta militare per partire.

febbraio 9, 2010

Haiti: trovato superstite a un mese dal terremoto

PORT-AU-PRINCE – In cattive condizioni di salute, ma vivo. Sembra incredibile ma un superstite è stato estratto vivo dalle macerie di Port-au-Prince, a quasi un mese di distanza dal terremoto che ha devastato l’isola di Haiti. Si tratta di un uomo di 28 anni, intrappolato sotto le rovine di un mercato dove, riferiscono alcuni testimoni, vendeva riso. Evan Muncie – questo il nome del sopravvissuto – è gravemente disidratato e denutrito ma sembra non aver riportato ferite gravi.

“Era emaciato, non mangiava da chissà quanto tempo – spiega alla Cnn Mike Connelly, uno dei medici che stanno lavorando ad Haiti – e aveva ferite aperte su entrambi i piedi”. A ritrovarlo, sono stati gli operatori che stanno liberando le strade di Port-au-Prince dai detriti.

L’uomo avrebbe raccontato ai soccorritori che qualcuno gli ha dato dell’acqua mentre si trovata sotto le macerie, ma secondo i sanitari era visibilmente confuso, tant’è che, in certi momenti, credeva ancora di trovarsi sotto i detriti. Ora è ricoverato in un ospedale da campo di Port-au-Prince gestito da un team di medici americani dell’Università di Miami.

Il terremoto del 12 gennaio ha provocato la morte di oltre 200 mila persone e migliaia di feriti. Il governo di Haiti ha interrotto le ricerche di eventuali superstiti il 23 gennaio.

La Repubblica

gennaio 31, 2010

Haiti: arrestati 10 americani per presunto traffico illecito di bambini

Dieci cittadini americani sono stati arrestati dalla polizia di Haiti mentre, nel caos del dopo terremoto, stavano cercando di portare via dal paese 33 bambini da immettere in un possibile circuito di adozioni illecite.

Secondo quanto hanno reso noto oggi le autorità dell’isola caraibica, il gruppo – che comprende cinque uomini e cinque donne – è stato intercettato nella serata di venerdi a Malpasse, il principale valico di confine tra Haiti e la Repubblica dominicana.

I 10 americani, ora in stato di arresto, stando alle autorità di Haiti non avevano documenti che potessero certificare che per i 33 bambini, di un’età compresa tra i 2 e i 12 anni, erano state avviate regolari pratiche di adozione.
Il ministro haitiano per gli affari sociali, Yves Cristalin, ha detto dal canto suo che la vicenda “si pone assolutamente fuori dalla legge”. “Nessun bambino può lasciare Haiti senza una regolare autorizzazione e queste persone di autorizzazioni non ne avevano”, ha aggiunto.

gennaio 26, 2010

Critiche Bertolaso agli USA: grande figuraccia!

WASHINGTON – “Queste polemiche mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite” del giorno prima. Così il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha risposto, nel corso della conferenza stampa al termine del bilaterale col ministro Frattini, ad una domanda sulle critiche del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in merito alla gestione degli aiuti ad Haiti.

POLEMICHE CON IL SENNO DI POI – “Monday morning quarterback”. Usa questa espressione, ricavata dal mondo del football ed entrata nel linguaggio corrente, il segretario di Stato americano Hillary Clinton per criticare le polemiche del capo della Protezione civile italiana Guido Bertolaso sugli aiuti alla popolazione di Haiti. Una frase che in italiano ha il senso dell’espressione “polemiche con il senno di poi.

RINGRAZIO ITALIA MA NON E’ L’AQUILA – Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ribadisce il “grande apprezzamento” degli Stati Uniti per l’impegno dell’Italia nel terremoto di Haiti. Ma ricorda che la logistica e le difficoltà presenti nell’isola sono ben diverse da “quelle dell’Aquila”, aggiunge la Clinton all’indomani delle parole del capo della Protezione civile italiana, Guido Bertolaso, che ha criticato la gestione dei soccorsi nell’isola. La Clinton, ricordando anche l’incontro di oggi a Montreal sugli aiuti ed i soccorsi ad Haiti, ha sottolineato che bisogna “discutere delle difficoltà” in cui stiamo operando. “Grazie all’Italia per il grande aiuto tecnico che sta apportando”, ha ribadito, ricordando che il Paese ha “sofferto, proprio l’anno scorso, il tragico sisma” in Abruzzo.

Fonte: ANSA

gennaio 18, 2010

Santi laici: Medici senza frontiere ad Haiti.L’appello di francesco Totti.

A cinque giorni dall’avvio delle operazioni per il disastro a Haiti, le equipe di Medici Senza Frontiere sono sul terreno per rispondere all’enorme richiesta di interventi chirurgici salva-vita. I medici di MSF stanno utilizzando al massimo le sale operatorie lavorando 24 ore su 24. Al contempo si stanno cercando altre strutture, portando un ospedale gonfiabile da campo.

Nel suo nuovo ospedale nel distretto di Carrefour, un’equipe chirurgica di MSF ha realizzato 90 operazioni da quando vi ha cominciato a lavorare. Un’altra equipe ha effettuato 20 interventi chirurgici in un container. A breve arriveranno altre strutture, ma l’arrivo dell’ospedale gonfiabile da campo, con due sale operatorie, è stato ritardato perché all’aereo che lo trasportava è stato negato il permesso di atterrare all’aeroporto di Port-au-Prince il 16 gennaio. L’aereo, dirottato sulla Repubblica Dominicana, è stato scaricato e il suo carico trasportato con dei camion ad Haiti. L’aereo con l’altra metà dell’ospedale è atterrato a Port-au-Prince, ma MSF è preoccupata che la consegna delle scorte essenziali venga ancora ritardata.

Nonostante i problemi nei trasporti, MSF è riuscita a far giungere a Port-au-Prince più di 100 operatori umanitari internazionali per dare supporto alle equipe che lavoravano stabilmente a Haiti già prima del terremoto. Tra loro vi sono chirurghi, anestesisti, nefrologi e psicologi. Alcuni sono arrivati via terra attraverso la Repubblica Dominicana, ma MSF è riuscita, dal 13 gennaio, a far arrivare a Port-au-Prince 4 aerei-cargo con operatori umanitari e materiali.

Le equipe sul terreno dicono che le condizioni non migliorano e che le strade sono piene di gente disperata. La mancanza di cibo e di acqua potabile causa ulteriore stress

gennaio 18, 2010

haiti: si salvano i ricchi

Nessun danno alle ville e i negozi di lusso di Petionville. “Ci manca solo la sicurezza, quindi mandate i marines”

Il terremoto ha fatto strage tra la povera gente di Port-au-Prince, ma ha risparmiato i ricchi dei quartieri alti.
L’inviato del Washington Post ha scritto che il sisma non ha danneggiato le lussuose ville dei politici e dell’alta borghesia commerciale costruite nell’acropoli di Petionville.”Il sisma ha risparmiato le abitazioni e gli edifici commerciali sulla montagna, verde e fresca, dove si trova Petionville, dove ci sono le residenze degli ex presidenti e dei senatori. Non è crollato nemmeno il palazzo che si è costruito proprio in cima alla montagna l’uomo che gestiste la principale lotteria di Haiti, come non sono crollati le grandi rivendite d’auto, gli uffici commerciali delle famiglie che controllano il porto”.
Il reportage del quotidiano statunitense racconta anche che negli ultimi giorni i notabili della città sono stati visti girare a bordo delle loro auto guidate dagli autisti e scortati da guardie del corpo.
“Tutto il paese sta soffrendo per il terremoto, ma noi qui stiamo bene”, afferma Erwin Berthold, il proprietario di un supermercato di lusso a Petionville, che vende vini francesi e prodotti Usa. “Abbiamo ripulito tutto e siamo pronti a riaprire, abbiamo solo bisogno di un pò di sicurezza, quindi mandate i marines, ok?”.

(Fonte:Peacereporter)

gennaio 16, 2010

Haiti, il commento di yoani sanchez

Un’isola che ha visto una serie di tragedie, di invasioni, di dittatori, oggi mostra i resti di una catastrofe, un terremoto non meno terribile per essere naturale. In quello indicato Haiti a noi da Carpentier in “Il Regno di questo mondo”, che la notizia ci ha fatto pietà, la miseria è diventata cronica e piangere un linguaggio di tutti i giorni. Più di un terremoto, la patria di Jacques Roumain è stato scossa da disgrazie che arrivano e cadono sulla instabilità sociale, economica sul malessere e la disperazione. Per qualsiasi nazione, qualcosa di simile sarebbe una calamità, per Haiti si tratta di una apocalisse completa.

Questo non è il momento di fare politica con il dolore, né di passare davanti ai microfoni promettendo  aiuto, ma piuttosto di venire in loro aiuto incondizionato, senza desiderio di riconoscimento e di gratitudine. E soprattutto mi spaventa che fra tre mesi la sofferenza non sarà più un titolo su qualsiasi giornale e la gente avrà cessato di sentire l’urgenza del dramma di Haiti. Temo che siamo abituati alla miseria e indurire il nostro cuore per la tragedia, concentrandosi sui nostri problemi, senza considerare che gli altri, della porta accanto, stanno urlando.

Il sismografo potrebbe indicare che  non ci sono nuove scosse, ma l’ago sul metro della vita è rosso. E ‘il momento di dare aiuto, e dobbiamo farlo subito.

Yoani sanchez – generation y

gennaio 13, 2010

Aggiornamento terremoto Haiti. Italia: parte team protezione civile

La Protezione civile sta organizzando un primo team di intervento per il soccorso alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto. Il Dipartimento della Protezione Civile e’ in stretto coordinamento con i ministeri degli Affari Esteri e della Difesa e con la Croce Rossa Italiana. Nella giornata di oggi e’ prevista la partenza di un C130 della 46 Aerobrigata che portera’ nell’isola caraibica un ospedale da campo e un team sanitario specializzato in medicina di emergenza

Fonte Ansa