Posts tagged ‘termini Imerese’

giugno 19, 2013

Fiat. Ritorna la protesta a Termini Imerese.


Torna la protesta in Sicilia con gli operai della Fiat dell’indotto di Termini Imerese che sono tornati a manifestare a Palermo per chiedere risposte.

Torna la protesta in Sicilia con gli operai della Fiat e dell’indotto di Termini Imerese che sono tornati in piazza a manifestare a Palermo per chiedere ai governi nazionale e regionale delle risposte riVisualizza altro

dicembre 24, 2012

Non per tutti è Natale.

La bandiera del sindacato davanti all'ingresso murato dai lavoratori ex Rockwool, chiusi denti
Feste nel segno della crisi e di un’Italia che lotta contro le difficolta’. L’Ansa ha raccolto le storie di Medolla e Cavezzo (VIDEO), l’Alcoa (VIDEO), Euroillumina (VIDEO), Termini Imerese (VIDEO) e Bienne Sud (VIDEO)

ILVA: CIG OPERAI,FESTE SENZA LUMINARIE – In fabbrica non ci sono luminarie, ma neanche in alcune case. Sarà un Natale povero per 2.500 operai dell’Ilva. A loro l’azienda ha fatto recapitare le lettere che annunciano la cassa integrazione: ordinaria, in deroga e per ‘eventi atmosferici eccezionali’. Al sequestro giudiziario degli impianti si è aggiunta la crisi di mercato. Poi una tromba d’aria ha devastato parte dello stabilimento e ucciso un giovane operaio, Francesco Zaccaria, rimasto intrappolato nella cabina di una gru inghiottita dal mare. Nonostante la legge ‘salva Ilva’, approvata due giorni fa, abbia ridato il via alla produzione a pieno ritmo, i lavoratori, anello debole della catena produttiva, hanno paura per il futuro. Ognuno ha una storia da raccontare. Massimiliano Portulano è entrato in Ilva a 24 anni. Ora ne ha 39 e lavora nel Reparto Ril (Officina riparazione locomobili), proprio nell’area portuale devastata dal tornado del 28 novembre scorso. “Questo – sottolinea Massimiliano, in cassa integrazione per calamità – è un periodo davvero tragico e lo stiamo vivendo malissimo. Prenderemo l’80% dello stipendio perché il sindacato non è riuscito a farci avere l’integrazione salariale. La mia famiglia è monoreddito. Sono sposato e ho una figlia di 9 anni, a cui devo dare spiegazioni e non trovo le parole”. Il lavoratore si commuove. Vorrebbe urlare la sua rabbia, ma quando parla della bambina i suoi occhi si inumidiscono. “Lei è preoccupata per me. Per noi. Tra mutuo e bollette varie spendiamo 800 euro al mese”.

FABBRICHE CHIUSE NEL SULCIS MA SI LOTTA – La tristezza si vede negli oggi degli operai davanti alle fabbriche ormai ferme. Questa volta di fronte agli stabilimenti non c’é spazio per messaggi d’auguri, i pensieri dei pochi lavoratori che ancora varcano i cancelli sono tutti rivolti al futuro “che non c’é”. Salvatore Corriga è uno dei delegati della Rsu dell’ex Rockwool, la fabbrica di lana di roccia di Iglesias chiusa da anni. Rappresenta gli operai che il 12 novembre hanno occupato la galleria Villamarina a Monteponi, una protesta estrema culminata con la decisione di murarsi all’interno ostruendo gli accessi con blocchetti di cemento. “Siamo in una situazione disperata – dice Corriga – noi chiediamo solo una cosa, il rispetto di un accordo firmato un anno fa che prevede la nostra stabilizzazione”. Dalla ex Rockwool all’Alcoa. Renato Tocco da 25 anni lavora nello stabilimento di Portovesme. In fabbrica ci è entrato venticinquenne. “Io sono colatore in fonderia – racconta – per me è una tristezza vedere la fabbrica spenta. Il silenzio degli impianti è quasi una tortura. L’altro giorno ho fatto un giro nei reparti, mi è venuto un colpo al cuore, tutto spento, un silenzio tombale, e io ero abitato a vedere billette, anodi e impianti in funzione”. Il suo pensiero va anche a quelli più sfortunati di lui, senza l’ombrello della cassa integrazione. “E’ necessario che venga fatto l’accordo quadro per chi lavorava nelle imprese d’appalto, ma soprattutto che ci sia una prospettiva”. Bruno Usai, 49 anni, in fabbrica ci è entrato 24 anni fa. Delegato sindacale della Rsu Cgil, ha vissuto tutte le vertenze. “Primo sciopero dopo un mese – racconta – poi tutto il resto”. Oggi la fase più nera, con la fabbrica ferma. “E’ il momento più triste e drammatico – dice – Speriamo solo che si trovi al più presto la soluzione. Non è pensabile che per andare avanti ci si debba far aiutare dai genitori o dai nonni”.

Mag 17, 2012

Chi lavora non è in grado di vivere – puntata 24 – Servizio Pubblico

dicembre 1, 2011

Una bella notizia: accordo tra Fiat e i sindacati Nello stabilimento arriverà Dr Motors

E’ stato firmato l’accordo tra Fiat e sindacati sullo stabilimento di Termini Imerese. Tutte le organizzazione dei lavoratori hanno sottoscritto, quindi, l’intesa raggiunta sabato scorso sugli incentivi alla mobilità per 640 dipendenti. A dare l’annuncio della formalizzazione dell’accordo è stato l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, confermando per i lavoratori di Termini “l’impegno del governo a usare il sistema pensionistico in vigore nel momento in cui l’accordo viene siglato”. In particolare, l’accordo prevede che, al termine dei due anni di cassa integrazione per cessazione di attività, tutti i dipendenti per i quali non è possibile l’aggancio dei requisiti pensionistici attraverso la mobilità saranno assunti da Dr. Motors. In serata è stato sottoscritto anche l’accordo tra sindacati e Dr Motor, per il passaggio dello stabilimento di Termini Imerese dalla Fiat all’azienda guidata da Massimo Di Risio. Si chiude così, dopo due anni, il capitolo sulla riconversione industriale dello stabilimento siciliano aperto nel 2009 quando Fiat annunciò la decisione di chiudere l’impianto. Il piano industriale di De Risio prevede la produzione di 60 mila vetture annue a regime nel 2017, investimenti per 110 mln di euro e un’occupazione di circa 1.312 lavoratori.

La classe operaia esiste ancora e quando lotta vince.

novembre 27, 2011

Tempi moderni.

Termini Imerese.
O.t. oggi su Liberazione la vignetta sull’ Egitto.

Sempre oggi su Il Misfatto de Il Fatto Quotidiano altre quatto vignette tra cui:
Update; Mondo non trasferibile; V vendetta DC.

novembre 26, 2011

Fantozzi contro Ichino sulla questione Fiat.

Roberta Fantozzi, segreteria nazionale Prc – FdS e responsabile area Lavoro Welfare Prc, dichiara:
«E’ veramente impagabile il senatore Ichino, che in ogni sua dichiarazione si fa ormai portavoce di Sergio Marchionne. Secondo lui è democratico che le lavoratrici e i lavoratori non possano più eleggere i loro rappresentanti sindacali, ma che questi vengano nominati. Ed è democratico che il sindacato più importante venga escluso dalla rappresentanza dei lavoratori perché non sottoscrive un accordo o meglio un diktat della Fiat, che attacca il diritto di sciopero, e prevede condizioni di lavoro insostenibili. Per Ichino non è questo il problema, ma che esista ancora chi si batte per i diritti e le libertà dei lavoratori. Anzi il problema è che esistano ancora diritti, giacchè non perde occasione per esternare contro l’articolo 18.

novembre 26, 2011

Fiat formato Marchionne.

novembre 25, 2011

FIAT, dopo 41 anni via dalla Sicilia. Il grido di un operaio: “Che Marchionne provi il nostro dolore!”

(foto di palermo.blogsicilia.it)

Dopo 41 anni di storia la FIAT si appresta ad abbandonare la Sicilia: così un pezzo della grande Casa torinese lascia un pezzo d’Italia. I partiti, la politica, i media sono su tutt’altre faccende affaccendati.

Oggi è stato l’ultimo giorno di piena produzione, da domani e fino al 31 dicembre i lavoratori saranno messi in cassa integrazione. All’Assemblea davanti ai cancelli della fabbrica il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini ha rilanciato la lotta.

Se aspettate ceh i vostri problemi ve li risolva Bersani o Vendola vi illudete.

Debbono tornare le partecipazioni statali.

novembre 25, 2011

C’è poco da ridere.

novembre 24, 2011

Ultimo giorno alla Fiat di Termini Imerese?

Tutto ha un inizio e una fine. Se pensiamo che in questi 40 e passa anni di presenza dello stabilimento, la classe operaia è stata fonte e oggetto di voti di scambio per tutti i politici che a ogni tornata elettorale si erano presentati ai cancelli della Fiat promettendo tutto il loro potere al servizio della gleba operaia, viene fuori una rabbia senza fine. Oggi ho sentito molti operai prendere la parola e maledire i politici a cui avevano dato il loro voto per averli abbandonati al loro destino. Non so se queste arrabbiature faranno prendere loro coscienza, probabilmente molti di loro rivoteranno per i prossimi politici codardi che avranno la faccia tosta di promettere altri falsi futuri di vita… l’angoscia senza futuro e i capelli bianchi precoci di molti miei ex compagni mi hanno fatto rabbrividire. Non c’è speranza per questa terra, per questo Sud, ma una vera e liberante rivoluzione addà venì!

Perchè non facciamo una legge che chi ha avuto gli incentivi per fare una fabbrica nel momento in cui chiude deve essere obbligato a restituire mi soldi fregati ai contribuenti?