Posts tagged ‘stimolazione’

giugno 19, 2013

La stimolazione elettrica della corteccia motoria riduce il dolore.

 

transcranial magnetic stimu 300x300 La stimolazione elettrica della corteccia motoria riduce il doloreLo rivela uno studio pilota dell’Università di Milano-Bicocca pubblicato sulla rivista Pain. L’effetto è indotto dalle correnti elettriche anodiche a bassa intensità che attivano una sorta di circuito analgesico. Dolore ridotto fino al 60 per cento nei pazienti affetti da sindrome dell’arto fantasma, sulla quale hanno poco effetto i trattamenti con farmaci.

 

 

Milano, 18 giugno 2013 – La elettrica della motoria attiva un circuito analgesico. È la conclusione alla quale sono arrivati i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca che hanno condotto uno studio pre-clinico i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Pain.

 

La riduzione del dolore arriva in media fino al 60 per cento nei pazienti affetti dalla cosiddetta “sindrome dell’arto fantasma”, ovvero la sensazione anomala (e spesso dolorosa) di persistenza di un arto dopo la sua amputazione, difficile da trattare in maniera farmacologica. La sindrome dell’arto fantasma è dovuta a una “errata” riorganizzazione da parte del cervello che, pur registrando la mancanza di un arto, non è in grado di escluderlo del tutto dalla “mappa” mentale del corpo. Per questo si parla di una riorganizzazione “maladattiva” che interessa le aree motorie e parietali.

 

 

dicembre 19, 2011

Ictus: corrente di lieve entità diretta al cervello in grado di ripararne i danni.

Uno studio italiano mostra che con una lieve ‘’ indolore diretta al si possono riparare i post-.

 

I ricercatori dell’IRCCS Santa Lucia e dell’universita’ di Tor Vergata di Roma, diretti da Marco Bozzali, hanno infatti testato con successo la magnetica transcranica su 20 pazienti reduci da . Secondo i risultati del lavoro pubblicati sulla rivista Neurology, la , detta anche TMS, e’ in grado di riabilitare pazienti con un grave danno, molto comune dopo un , la eminegligenza spaziale, ovvero la perdita di consapevolezza di una parte dello spazio che ci circonda che semplicemente diventa invisibile per il paziente. Se il soggetto e’ colpito da in una parte dell’emisfero sinistro del , perdera’ consapevolezza dello spazio alla sua destra e viceversa. Le tecniche di riabilitazione oggi in uso non producono grossi risultati.

agosto 26, 2011

Nuova terapia per cefalea a grappolo.

La impatta notevolmente sulla qualita’ della vita delle persone che ne soffrono ma purtroppo finora non sono stati ancora sviluppati metodi terapeutici adeguati.

Da uno studio effettuato dall’University Medical Centre di Essen e pubblicato sul Deutsches Arzteblatt International emerge che nuove procedure invasive, come la cerebrale profonda dell’ipotalamo e la del occipitale, possono effettivamente aiutare i pazienti con questo tipo di patologia. La e’ la piu’ comune forma di patologia causata dal . Solitamente i pazienti soffrono di attacchi unilaterali brevi, di tipo trafittivo, accompagnati da irrequietezza. Ogni singolo attacco puo’ durare in genere dai 15 ai 180 minuti. Le cause della non sono ancora chiare ma e’ noto che gli uomini sono colpiti piu’ spesso delle donne, con un rapporto di 3,5 a 1. Secondo i ricercatori tedeschi, guidati da Charly Gaul del Medical Centre di Essen, trattare gli attacchi di dolore con triptans o inalazione di ossigeno puro e’ una terapia efficace e ben supportata da prove scientifiche.

luglio 5, 2011

Stimolazione ovarica in età avanzata e casi di sindrome di Down.

I farmaci per la , utilizzati nelle donne in eta’ avanzata che si sottopongono alla fertilizzazione in vitro, possono aumentare il rischio di avere un bimbo con la di .

 

Lo rivela un nuovo studio. I medici gia’ sapevano che il rischio di avere un bambino con problemi genetici aumenta con l’avanzare dell’eta’ della gestante, soprattutto dopo i 35 anni d’eta’. Ora un gruppo di ricercatori britannici, che ha esaminato 34 coppie, ha osservato che i farmaci per la possono danneggiare il materiale genetico degli ovuli.

I ricercatori britannici, che hanno presentato il loro lavoro al congresso annuale della Societa’ Europea di e Riproduzione Umana, non sono ancora in grado di quantificare l’ampiezza del rischio, ma sostengono che, oltre alla di , tali farmaci potrebbero favorire anche altre malattie genetiche.