Posts tagged ‘stefano Cucchi’

ottobre 28, 2013

Cucchi, i pm appellano la sentenza: «Medici e infermieri lo abbandonarono»



I pm che hanno indagato sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra morto quattro anni fa durante il ricovero all’ospedale Pertini di Roma e una settimana dopo il suo arresto per droga hanno proposto appello contro la sentenza con cui la III Corte d’assise nel giugno scorso ha condannato per omicidio colposo (e non per abbaVisualizza altro
giugno 5, 2013

Stefano Cucchi: la sentenza.

Stefano Cucchi, la sentenza: tutti assolti. Condanna a 2 anni per i medici, ma gli agenti sono stati assolti, perché il fatto non sussisti. Bagarre in aula. A deciderlo i giudici della III Corte d’Assise di Roma riuniti in Camera di Consiglio nell’aula bunker di Rebibbia. Sono 12 gli imputati per la morte di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo all’ospedale Sandro Pertini. Sotto accusa sei medici (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti e Flaminia Bruno) e tre infermieri della stessa struttura sanitaria (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe). Con loro anche tre agenti della Polizia penitenziaria (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici). Le accuse sono quelle di abbandono di incapace, abuso d’ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni ed abuso di autorità. Secondo l’impianto dei pm Stefano Cucchi fu picchiato nelle camere di sicurezza del tribunale in attesa dell’udienza di convalida. Inascoltato, nonostante le sue richieste di farmaci e bloccato sul lettino di un ospedale, senza avere possibilità alcuna di provvedere a sé stesso.

Non ci piace, ma impariamo a rispettare le sentenze della magistratura.

Mag 1, 2013

Fabrizio de André – Un blasfemo.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,

non avevano leggi per punire un blasfemo,

non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,

mi cercarono l’anima a forza di botte.

A Stefano Cucchi ucciso dallo stato il 22 ottobre 2009

dicembre 14, 2012

Superperizia Cucchi.

I periti: “Cucchi morì per carenza di liquidi e cibo“. E poi, in un secondo tempo, eventualmente, di botte.

agosto 2, 2012

Lele Mora libero perchè depresso.

In effetti non sembra che nel nostro paese la legge sia uguale per tutti...
In effetti non sembra che nel nostro paese la legge sia uguale per tutti…
Ho un grande rispetto per la magistratura, ma certe decisioni a volte sono incomprensibili.
luglio 24, 2012

Questa la chiamano democrazia.

Questa è la foto, con tanto di didascalia delle affermazioni di Alfano.  Questa foto è la dimostrazione che la verità cambia se si mostra l’atrocità di un regime e la sua violenza. Bene ha fatto Mentana a ricordare a chi ne aveva voglia le atrocità che i detentori del potere sono in grao di commettere sicuri dell’impunità che una classe politica corrotta è in grado di garantir loro.

Questa è la foto, con tanto di didascalia delle affermazioni di Alfano, fatta girare da NOI, dopo l'appello della famiglia di Stefano, puntualmente e più volte scomparsa dalla nostra pagina. Questa foto è la dimostrazione che la verità cambia se si mostra l'atrocità di un regime e la sua violenza.
giugno 20, 2012

due anno fa moriva Stefano Cucchi.

oggi sono trascorsi due anni dalla morte di Stefano Cucchi…nessuno lo ricorderà… non bisogna dimenticare!!!!
Photo: oggi sono trascorsi due anni dalla morte di Stefano Cucchi...nessuno lo ricorderà... non bisogna dimenticare!!!!
ottobre 24, 2010

Carceri, un detenuto su due in attesa di condanna.

Rapporto Antigone, “Da Stefano Cucchi a tutti gli altri. Un anno di vita nelle carceri italiane”. 68.527 i detenuti per 44.612 posti letto. Quasi 30mila in carcere per droga. 113 morti nel 2009, 72 suicidi. Arresti in calo a causa del “tutto esaurito’

In Italia gli istituti penitenziari sono 206, i posti letto 44.612 e i detenuti 68.527. E’ questa l’istantanea del sovraffollamento carcerario scattata dall’Associazione Antigone nel suo settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, presentato il 22 ottobre a Roma. “Da Stefano Cucchi a tutti gli altri. Un anno di vita nelle carceri italiane”: è questo il titolo del Rapporto. Molti i temi trattati, a partire proprio dalla tragedia del geometra trentunenne.

 

Il nostro Paese detiene il record europeo per presenza di imputati nelle carceri, ben il 43,7%, mentre quelli in attesa di primo giudizio sono 15.233. Per questo sono già 1.300 le richieste di ricorso alla Corte Europea per i diritti umani contro le condizioni di vita inumane. I detenuti semiliberi sono 877, le persone in affidamento in prova 7.800 e le persone in detenzione domiciliare 4.692, i detenuti italiani imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso sono 5.726 (71 gli stranieri).

Resta drammaticamente alto il numero di detenuti in carcere per aver commesso violazioni della legge sulle droghe: 28.154 persone, un effetto della legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti che intasa le celle mentre le comunità terapeutiche e di recupero sono mezze vuote. Così come è alto il numero di coloro che devono scontare una pena inferiore a un anno: 11.601 persone. Gli ergastolani italiani sono invece 1.437, contro soli 54 ergastolani stranieri.

ottobre 23, 2010

Cucchi, un anno dopo.

Una giornata dedicata alla memoria di Stefano Cucchi nell’anniversario della sua uccisione, ma anche a tutti gli altri. Alle “morti sospette”, alle cause “naturali” non meglio chirite di decesso in carcere, alle malattie “fulminanti”. I familiari del giovane geometra deceduto a soli sei giorni dall’arresto per detenzione di stupefacenti, scelgono oggi di condividere la ricorrenza con rappresentanti delle istituzioni, della società civile, del giornalismo perché, ha spiegato il padre di Stefano, Giovanni, «il nostro caso appartiene a questa società». «Per evitare che questo possa ancora accadere» è scritto sulla locandina che scandisce gli appuntamenti: una messa in suffragio, una rappresentazione teatrale, un dibattito aperto a partire dal libro scritto da Ilaria Cucchi  “Vorrei dirti che non eri solo” (edizioni Rizzoli). Con l’udienza di martedì scorso in cui il gup Rosalba Liso ha respinto la richiesta della parte civile di una nuova perizia sul corpo del giovane, la famiglia ha subito l’ultima offesa. «La Procura ha manifestato segnali di insofferenza nei nostri confronti che ci hanno veramente umiliato», ha dichiarato il padre alla vigilia dell’anniversario. «Pretendiamo la stessa chiarezza e la stessa onestà – ha aggiunto – con cui noi stiamo cercando di affrontare questa doloroso dramma che ci è capitato». Restituire dignità a Stefano, ripete la famiglia. Alla sua vicenda e a quella delle altre “morti di carcere” è dedicato l’annuale rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Un dossier la cui pubblicazione è stata fatta coincidere con l’anniversario di oggi perché, si spiega nell’introduzione, «si descrivono alcune delle condizioni che hanno reso possibile la tragedia di una persona fragile. in quel momento pressoché indifesa, uccisa mentre era nelle mani dello Stato che dovrebbe avere come obiettivo irrinunciabile la garanzia della sicurezza dei suoi cittadini»

marzo 22, 2010

Ancora su Stefano Cucchi.

Secondo la commissione parlamentare Stefano Cucchi è stato sottoposto a tortura che ha provocato fratture e poi lasciato morire in un reparto ospedaliero carcerario (reparti che sono illegittimi in quanto non rispettano i diritti costituzionali e che, pertanto, chiediamo che vangano chiusi). Sarebbe opportuno simbolicamente che la regione Lazio, che ne ha parte di responsabilità, procedesse alla chiusura immediata del reparto carcerario del Pertini. Si muore in carcere e di carcere, come è avvenuto nel reparto transito del carcere di Livorno il 4 marzo scorso a Snoussi Habib, 30 anni. Un carcere quello di Livorno dove negli ultimi 10 anni sono avvenute più di venti morti. Tra questi Marcello Lonzi, suicida secondo la versione ufficiale anche se le perizie sembrano parlare di una brutta fine, come nel caso di Aldo Bianzino e altre 10-100 vite spezzate mentre il proprio destino è sottoposto al controllo di un’autorità. In questo contesto ci tocca ritenere un risultato il recente esito dell’appello del processo sulle torture di stato perpetrate a Bolzaneto, dove tutti gli imputati hanno trovato condanna, seppur prescritta. Ma tanto è, nell’Italia dei centri di detenzione per stranieri dove l’identificazione e l’umiliazione dura 6 mesi, dove la fabbrica della paura della Bossi-Fini-Giovanardi aggravata dall’ex Cirielli producono patrie galere con cifre da capogiro: 66.700 detenuti che sfondano la “capienza massima regolamentare”, posta a 43 mila reclusi, e una media di meno di cinque metri quadri a disposizione per ogni detenuto. Carceri che grondano di suicidi (già 14 dall’inizio dell’anno, 20 volte di più che nella vita libera) e dove il piano carceri dell’attuale governo sembra più preoccupato a fare gli ennesimi regali ai signori della calcestruzzo piuttosto che a cercare di trovare concrete soluzioni. Un governo che non ha alcuna intenzione di introdurre il reato di tortura nel codice penale e la figura del garante nazionale delle persone private della libertà personale, due leggi previste praticamente in tutti gli ordinamenti democratici dell’occidente, Italia esclusa. Un governo che preferisce accanirsi sulle leggi ad personam e sulle leggi contro la persona. Un governo di un paese dove si dimentica Rosarno e si additano i genitori di alunni stranieri come “speculatori” dello stato che offre istruzione a tutti e ha in cambio genitori extra Ue che ne approfittano, a loro dire, per evitare espulsioni. (osservatorio sulla repressione)

Giovanni Russo Spena, Gennaro Santoro