Posts tagged ‘stati Uniti’

aprile 23, 2022

IL FASCISMO LIBERALE!

di Ferdinando Pastore

“Lo Stato deve essere ridotto alla forma più semplice. Esso deve avere un buon esercito, una buona polizia, un ordinamento giudiziario che funzioni bene, fare una politica estera intonata alle esigenze della nazione: tutto il resto deve essere abbandonato all’attività privata.” La frase non è stata pronunciata da un vecchio signorotto liberale, tutto decoro e commercio sapiente, bensì, senza che nessuno si sorprenda, da Benito Mussolini, appena prima di marciare su Roma, durante un battibecco con il consunto Giolitti. Certo poi da Duce non mantenne in pieno le promesse, un po’ anglofone come spirito, per ricercare, con altri mezzi, la protezione del capitale dalle minacce pianificatrici del socialismo.

Il fascismo, quindi, nelle sue intenzioni, aveva un approccio laico riguardo il ruolo dello Stato. Mastodontico l’apparato per ciò che concerne la promozione culturale e il monopolio della forza, ma snello quando si trattava di affari. Forse per questo motivo la sua affermazione non lasciava insonni l’Inghilterra e gli Stati Uniti, con i loro Governi così attenti nel non mostrare insofferenza per l’Italia fascistizzata. In fondo al tunnel della soppressione democratica, si poteva trovare la luce, tanto vitale per i liberali, della spoliticizzazione dell’economia.

Qualche anno più tardi, nella Germania Hitleriana, giuristi ed economisti, di regime e non, si interrogavano sulla fallacia del modello liberale delle origini, nella critica a ciò che risultava loro davvero intollerabile. Il sistema della democrazia di massa, spinta dalle conseguenze nefaste della Grande Guerra, tutte dazi e suffragio universale, aveva imbarbarito gli Stati Uniti con il suo New Deal. L’antidoto, per Eucken e Bhöm incipriati dall’autorevolezza di Carl Schmitt, si trovava nel concepire una Costituzione economica equivalente a quella politica ma, nella sostanza, destinata a svuotare di senso la seconda. Mai più Stato minimo, ma intervento attivo dei Governi a tutela della concorrenza. La Germania post-nazista si diede una lucidata su queste basi dottrinarie.

Sempre in quegli anni, altri filosofi dei mercati, in realtà poco inclini nello studiare numeri ma più rigorosi nel concepire una teoria organica delle istituzioni post-imperiali, sentimentalmente vedovi dell’espansione Asburgica così razionalmente cosmopolita, si spingevano ancora più il là. Ciò che conta è assicurare che il flusso dei capitali scorra senza ostacoli e che lo Stato non si lasci ricattare dalle pulsioni particolaristiche del popolo, magari con la poco raziocinante piena occupazione. Hayek, von Mises, Robbins, Röpke delinearono un doppio binario. La democrazia nazionale si manteneva a livello ornamentale, mentre organi sovranazionali inchiodavano le scelte di politica economica al pilota automatico.

La democrazia, quindi, non era una preferenza idealistica, ma una semplice comodità funzionale. Il suffragio universale avrebbe, nei limiti della gerarchia economica, evitato il nascere di fastidiose rivolte. Ma se la democrazia avesse accentuato il proprio carattere popolare ecco che allora una dittatura liberaleggiante si sarebbe fatta preferire. L’importante era sconfiggere l’influenza delle masse popolari organizzate. Le quali o venivano assorbite spontaneamente dal sistema o potevano essere tranquillamente perseguitate da un autoritarismo feroce ma economicamente libertario.

Bisogna comprendere che sul pensiero di questi demiurghi del neo-liberalismo, si è costruita tutta l’architettura istituzionale della globalizzazione dei mercati, in parte fedele all’anarco/capitalismo americano ma soprattutto ligia nel rendere fattuali le idee post-democratiche dei suoi vecchi sacerdoti europei. Il Cile di Pinochet fu l’occasione d’oro per sperimentare questo nuovo sentimento élitario, dove privatizzazioni selvagge e pareggi di bilancio accompagnavano, senza paracaduti, i lanci degli oppositori politici dagli aerei in volo sull’Oceano. Pochi anni dopo arrivarono la Thatcher e Regan a condire le liberal -democrazie con salse anti-popolari.

Ma perché questo autoritarismo liberale fosse accolto con entusiasmo dalle masse, occorreva renderlo allettante. Una spoliticizzazione così capillare della società non avrebbe mai potuto affrancarsi dalle reminiscenze delle lotte per i diritti. Bastava capovolgere la narrazione. I diritti diventavano privilegi parassitari. Freni tirati all’evoluzionismo individuale che si esaltava nel mercato. In una pedagogia del merito concorrenziale che delineava un nuovo popolo eletto, non più ingraziato dai tratti somatici razziali ma reso unico dalle capacità manageriali. Chi dimostrava di non sapersi spendere nella lotta quotidiana per la sopravvivenza era chiamato fuori dalla democrazia.

Quel popolo eletto poteva crogiolarsi nel pretendere il diritto ad avere diritti soggettivi, in un’esaltazione capricciosa della libertà, dove la libera scelta diventava esercizio di crescita personale ma che contemporaneamente giustificava il giudizio di indegnità per i deboli. Con questo stratagemma la discorsività fascista tornava ad emanciparsi come buon senso comune ma slegata dal moralismo conservatore dei tempi andati, tutto onorabilità, decoro e manganello. Il disprezzo per le classi popolari assumeva un contorno progressista e le campagne di rieducazione ingentilite da un parsimonioso anelito di civilizzazione paternalista.

Essenziale far dissolvere a quel punto qualsiasi riferimento storico al fascismo di un tempo. Perché nella crisi della globalizzazione quella forma di autoritarismo avrebbe potuto tornare ad essere pietanza commestibile. Il rischio di rivivere pulsioni solidaristiche, nell’alveo delle democrazie a capitalismo avanzato, doveva essere stroncato sul nascere, con le buone o con le cattive. Occorreva una grande operazione culturale. Il fascismo è stata una dittatura come le altre. Equiparabile al comunismo per esempio. I connotati delle dittature si misurano sull’espansione dei diritti civili e sul libero commercio. Tutto ciò che rievocava, secondo le linee guida del sogno manageriale, una postura arcaicizzante era di per sé totalitario.

Il regalo confezionato per le masse era un darwinismo rammodernato, rilevabile a suon di benchmarking. Chi non osa sfidare la performance e quindi sé stessi, non possiede alcuna cittadinanza. Questo tipo di approccio all’esistenza è facilmente trasportabile verso una furia bellicista. Da crociata contemporanea. E verso valori consoni all’autoritarismo anonimo dei poteri senza volto delle super conventicole internazionali. Un fascismo che perde quella ritualità dei gruppuscoli nostalgici ma che si riaffaccia in una veste ragionevole. Liberalismo e fascismo, come avvenne nel secolo scorso, trovano un punto di equilibrio, ancor più insidioso di quello precedente. Perché declinato in senso progressista ed evolutivo. Difendere con le armi la società aperta e proteggere i mercati dalla democrazia. Una storia lunga che in Ucraina ha trovato i propri eroi da consegnare a una nuova epica mistica. La svastica è il simbolo del sole.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, in piedi e uniforme militare
gennaio 6, 2021

FATTI E I PERCHE’IL RADUNO DI TRUMPE’

di Alberto Benzoni

cambiata la natura del raduno fissato in contemporanea con il giuramento del nuovo presidente. Non più lancio formale della campagna elettorale del 2024, in nome e per conto del Gop. Ma raduno dei fedelissimi; diciamo di quell’80% di elettori repubblicani che credono fermamente che Donald sia stato la vittima di una cospirazione di proporzioni gigantesche. E del 50% dei congressisti che difende questa tesi.L’ultimo urrà? L’inizio di una resa dei conti per la conquista del partito? O magari, chissà, l’avvio di una grande formazione populista, in concorrenza ostile con i due partiti del “sistema”. Chi scrive propende per quest’ultimo scenario. Voi che ne dite?

UN GIUDICE DI BERLINO O L’ULTIMO DEI MOHICANI?

Oggi, 4 marzo, una giudice di Londra era chiamato a decidere sulla richiesta di estradizione per Julian Assange. In linea generale e tenendo in conto delle forze in campo, l’esito appariva scontato. Pure, le cose sono andate in modo diverso. E non in nome di un giudizio di merito ma perché Assange non sarebbe sopravvissuto all’esperienza del carcere. Una rivendicazione dei diritti imprescrittibili dell’individuo, base della civiltà liberale. Il giudice di Berlino che ristabilisce la verità delle cose? O, il canto del cigno dell’ultimo dei Mohicani? Dipende anche da noi.

RENZI, PERCHE’ L’HAI FATTO?

Perché mai hai aperto una crisi, con un ultimatum che rischia di portarci a nuove elezioni? Nessuno è in grado di capirlo. Anche perché le cose mutano continuamente e in una nebbia sempre più fitta. Proviamo allora, come ci consigliano quelli dell’Eredità, a “giocare da casa”.Perché vuoi nuove elezioni? Sarebbero un disastro. Per il paese; bloccato per settimane se non mesi. Per lo schieramento di governo che, con l’attuale legge elettorale, sarebbe condannato alla sconfitta. E, anche per te, che rimarresti sotto le macerie.Perché vuoi un governo di unità nazionale sotto la guida di Draghi? Ma allora si aprirebbe un nuovo scenario con la dissoluzione dei due blocchi (impossibile); o, ipotesi riduttiva, un’intesa che lascerebbe fuori Fd’I, il M5S e Leu (molto improbabile). Perché vuoi arrivare ad un patto di legislatura? Se l’avessi voluto non avresti lanciato sfide e ultimatum.Perché vuoi fare saltare l’alleanza Pd/M5S? Ma la stai rafforzando.Perché vuoi un rimpasto? Vale l’ipotesi precedente. Ma allora perché tutta questa ammuina?Per acquisire maggiore visibilità? Ma di che tipo?Perché sei fatto così? Questo è indubbio.

ANDARE DOVE CI PORTA IL CUORE? MA IL PORTAFOGLIO DOVE LO METTIAMO?

Di recente il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione di condanna dell’Egitto per la sua violazione dei diritti umani; invitando i governi a operare perché vengano ripristinati o, in caso contrario, a usare il meccanismo delle sanzioni, a partire dall’embargo sulle vendite di armi.A favore, uno schieramento che va dai liberali alla sinistra. Astenuti, ma per ragioni di metodo, i popolari e i macronisti. Contraria la destra populista/sovranista.A determinare questo improvviso scatto d’indignazione, una fotografia. Ma non quelle che vengono dalla Bosnia (per inciso il governo italiano ha respinto circa 1300 profughi, destinati a essere rimandati in quell’inferno). Ma quelle che vedono Macron ricevere con tutti gli onori e i complimenti del caso al Sisi. A urtare, insomma, è la forma; non la sostanza.Nel contempo, a chiarire il concetto, la Gran Bretagna si propone di acquistare i droni turchi (“sono i migliori e costano poco”) mentre la Merkel, d’intesa con Erdogan, propone di rilanciare su nuove basi rapporti tra Europa e Turchia; a partire dal versamento dei 6 miliardi dovuti per il suo contenimento del flusso di profughi.Infine, l’Europa ha raggiunto in un arco di tempo di pochi mesi, due importantissimi accordi con la Cina: il primo sulla tutela dei prodotti tipici, il secondo sulla protezione degli investimenti. In ambedue le situazioni a fare le maggiori concessioni è stata Pechino.“Entriamo, in uno spazio che state occupando tutto voi, usando il meccanismo delle sanzioni a vostro vantaggio”. Questa, con il dovuto garbo, la risposta europea alle rimostranze di Washington.Quanto basta per accantonare il sanzioniamo a senso unico e per dare una chance ai sguaci del portafoglio? A certe condizioni, forse sì.

DESAPARECIDO; MA, COME E PERCHE’

A quanto ci risulta (in mancanza di nuove informazioni): Corbyn è stato sospeso dal gruppo parlamentare laburista per “antisemitismo”, senza che la cosa suscitasse particolari questioni.Il perché della scelta è chiaro; Corbyn è da tempo nel mirino del governo israeliano perché filo palestinese ma soprattutto perché sostiene, o tollera, la presenza del movimento “boicottare, disinvestire, sanzionare” Israele per la sua politica nei territori occupati. Insomma non perché sia antisemita – e non lo è – ma perché ostile nei confronti della destra israeliana e dei suoi governi. Che poi l’attuale dirigenza laburista faccia eco a questo giudizio è solo un altro esempio di viltà ambientale.Sorprende, invece, il silenzio di quanti, appena tre anni fa, lo portavano alle stelle.Disinteresse nei confronti del suo programma, magari perché troppo estremista? In base ai sondaggi non si direbbe.Effetto della campagna di demolizione personale lanciata nei suoi confronti? Il popolo di sinistra è perfettamente alla conoscenza dei fatti.Effetto della crisi generale del laburismo inglese? Il partito è risalito nei sondaggi sino a raggiungere sul 40%.Prevalenza, in un periodo di vacche magre dell’esigenza di “difendere le conquiste” più che di farne? Ipotesi ragionevole ma tutta da verificare.Infine, necessità di “serrare i ranghi” di fronte a una destra reazionaria? E’ una scelta che è stata fatta di fatto o apertamente, negli Stati uniti, come in Spagna, Bolivia, Polonia e Ungheria (per tacere dell’Italia). Una scelta. Giusta o sbagliata che sia, sembra essere stata fatta anche in Inghilterra. O no?

UNA SPARIZIONE MISTERIOSA: I MEDIA ITALIANI

Un tempo era, “visto da destra visto da sinistra”. Notizie e commenti faziosi ma bilanciati.Poi abbiamo avuto opinioni diverse su fatti dati per scontati (come al liceo, dove si davano giudizi sui poeti, senza leggerli). Un percorso che, all’indomani della caduta del muro di Berlino ha portato a manipolarli o a cancellarli, così da arrivare all’uniformità delle opinioni.Ultima tappa, la loro pregiudiziale soppressione per l’impossibilità/incapacità di commentarli.Questo per un’infinità di ragioni. A voi di discuterne.

aprile 16, 2020

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

di Violetta Silvestri

Coronavirus: per gli USA è calamità in tutti gli Stati. La situazione

La situazione è grave e di assoluta emergenza. Con la dichiarazione dello stato di calamità nel Wyoming, la potenza statunitense si trova in una situazione inedita, mai successa nella sua storia: tutto il territorio è dichiarato in calamità.

Il Senato ha approvato un piano di interventi economici fondamentale per la nazione.

Nel mirino delle critiche resta il presidente Trump, che ha appena deciso di sospendere i finanziamenti all’OMS, incolpando l’organizzazione per i ritardi su informazioni e interventi contro la pandemia.

La Casa Bianca, però, è stata accusata nuovamente di sottovalutazione del coronavirus e Trump ha mostrato molto nervosismo anche contro i governatoriminacciando “poteri assoluti” che, in realtà, la Costituzione non gli concede.

Intanto, il presidente degli Stati Uniti continua a ripetere che presto si potrà riaprire. Secondo la sua analisi, infatti, il picco è stato raggiunto e alcuni territori potrebbero allentare le misure già entro maggio.

Molti dubbi, però, restano da sciogliere, soprattutto quelli legati alla gestione sanitaria e dei tamponi.

Il coronavirus ha destabilizzato gli USA, non solo da un punto di vista economico e sanitario, ma anche sociale. La popolazione, infatti, ha reagito con [paure incontrollate, aumentando gli acquisti di armi.>/coronavirus-usa-armano-contro-epidemia-con-pistole].

gennaio 3, 2015

Coloni israeliani sradicano 5000 ulivi e prendono a sassate i diplomatici Usa.


Scrive Michele Giorgio su Nena News a proposito dell’episodio rivelatore delle crescenti tensioni tra Israele e Stati Uniti: “Che ingrati i coloni israeliani. Dovrebbero ringraziare giorno e notte gli Stati Uniti sempre pronti ad impedire una soluzione della questione palestinese fondata sulla legalità internazionale. L Altro…

febbraio 23, 2014

Indipendenza energetica, il primo passo verso la distruzione dell’economia: l’allarme di Noam Chomsky

La conferenza Noam Chomsky l’ha tenuta lo scorso 10 febbraio al Third Boston Symposium on Economics alla Northeastern University Economics Society a Boston e il tema era Come mandare in rovina l’economia in 3 mosse. Il discorso non è molto complicato e si basa sostanzialmente sull’accaparramento e sfruttamento delle risorse naturali. In effetti tutto parte dalla ricerca di energia a buon prezzo necessaria a sostenere la crescita e lo sviluppo e dunque la stessa economia. Ma questa energia non è a impatto zero e costa in termini ambientali.

La premessa che fa Chomsky è questa:

Supponiamo che per qualche motivo perverso siamo interessati a rovinare una economia e una società e per renderlo interessante, selezioniamo la società più ricca e più potente della storia, con vantaggi incomparabili, con la fortuna a portata di mano – vale a dire la nostra (quella americana NdR).


Sostanzialmente le risorse ci sono e per tutti, così come il lavoro, ma spiega Chomsky:

nascosto dove non è possibile accedere, nelle tasche traboccanti dei super-ricchi, in particolare le grandi banche , che sono state generosamente ricompensati per aver creato una crisi tanto grave da aver quasi fatto crollare l’economia nazionale e globale.

Spiega Chomsky che tutto ciò non accade all’improvviso ma è diretta conseguenza delle politiche liberiste adottate dalla generazione passata. Il primo passo per distruggere un economia consiste nel tagliare sulla ricerca sostenuta dallo Stato; il secondo passo riguarda il favorire la crescita di istituzioni finanziarie tenendo il mercato sotto rezzo attraverso interventi statali e il terzo e ultimo passo riguarda il convincere l’opinione pubblica che queste scelte non hanno impatto sul futuro.

Chomsky ha portato l’esempio dell’euforia attualmente in corso negli Stati Uniti in merito alla indipendenza energetica per cui ci si paragona all’Arabia Saudita. Sappiamo che questa indipendenza energetica si basa sulle estrazioni di gas scisto attraverso la tecnica del fracking che genera un notevole impatto ambientale.

Conclude quindi Chomsky:

La società è impegnata in una grande campagna di propaganda per convincere la gente cheil cambiamento climatico, se esiste, non deriva da attività umane.Nel caso di collasso climatico globale, tuttavia, la rovina andrà ben oltre l’economia.

ottobre 30, 2013

Colpo di scena nel DATAGATE.

Non è solo Obama ad essere preso con le mani nella marmellata, ma anche il fruitore del più famoso lettone del mondo.
Il nostro furbacchione ha regalato – in occasione del G20 – tanti bei gingilli ai suoi colleghi. Peccato che fossero marchingegni per intercettare le loro conversazioni.
Un particolare riguardo al suo amico di dittatura, a cui ha riservato un dono di particolare pregio.

ottobre 24, 2013

LA FOLLIA DELL’IMPERO

CHRIS HEDGES (truthdig) – Gli ultimi giorni dell’impero danno gran lavoro e potere agli inetti, agli squilibrati ed agli imbecilli. Questi politici e propagandisti di corte, assunti per essere la faccia pubblica della nave che affonda, mascherano il vero lavoro dell’equipaggio, il quale saccheggia sistematicamente i passeggeri mentre la nave affonda. I mandarini del potere s…Visualizza altro

ottobre 6, 2013

Ha vinto Wall Street.


Joseph E. Stiglitz – Riprendendo il recente articolo “How Wall Street Won” in cui Rana Foroohar sul Time scrive di come gli Stati Uniti abbiano fallito a riformare il settore finanziario a cinque anni dal collasso Lehman, il premio nobel dell’economia Joseph Stiglitz interviene nel dibattito sul magazine americano per rincarare la dose di quanto espresso da Foroohar. Prenden…Visualizza altro

luglio 4, 2013

Carboidrati: controllare l’indice glicemico, perché se alto crea dipendenza.

Ridurre il consumo di pane bianco e patate può aiutare a controllare la
I cibi ad alto possono attivare le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza dalle sostanze d’abuso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di ricercatori del Boston Children’s Hospital guidati da David Ludwig, esperto del New Balance Foundation Obesity Prevention Center (Boston, Stati Uniti), secondo cui limitare il consumo di questo tipo di alimenti potrebbe aiutare le persone obese ad evitare le abbuffate.indice glicemico 300x225 Carboidrati: controllare lindice glicemico, perché se alto crea dipendenza

L’ è un parametro che misura la velocità alla quale aumenta la concentrazione di nel sangue dopo aver assunto dei . I risultati di Ludwig e collaboratori, ottenuti misurando la glicemia, l’appetito e l’attività cerebrale di 12 uomini obesi o in sovrappeso di età compresa tra i 18 e i 35 anni, indicano che il consumo di altamente processati, caratterizzati da un elevato , è associato a una eccessiva e attiva la regione del cervello coinvolta nei meccanismi di ricompensa e nella ricerca di cibo. “Questa zona del cervello è anche associata all’abuso e alla dipendenza da sostanze – spiega Ludwig – fatto che fa chiedere se alcuni cibi possano creare dipendenza”.

giugno 15, 2013

Datagate, ovvero Barack O’Bush.



Disse Brecht che, quando il fascismo fosse giunto in America, avrebbe assunto le fattezze della democrazia. Profezia poetica che si sta avverando.

di Giulietto Chiesa – Disse Bertolt Brecht che, quando il fascismo fosse giunto in America, avrebbe assunto le fattezze della democrazia.
Visualizza altro