Posts tagged ‘SPD’

novembre 4, 2013

Larghe intese, ma per davvero.

 

In Germania l’Spd ha messo, tra le condizioni per la sua partecipazione alla grande coalizione, un investimento di 18 miliardi per la scuola pubblica, più 15 miliardi per il reddito minimo garantito, altri 10 miliardi per il sostegno alle madri in difficoltà economica e 7,5 miliardi in più per gli assegni familiari.

Dato per scontato quindi lo sfondamento del patto di stabilità nel 2014, si scommette tuttavia che gli investimenti di Stato producano una crescita economica che consentirà maggiori entrate nel 2015 e quindi il successivo rientro nei parametri.

Proprio come le larghe intese da noi, insomma: uguale uguale.

ottobre 29, 2013

Come la Merkel ci vuole fregare in via definitiva.

E’ successo in occasione di una cena data nella sede di Bruxelles del Consiglio europeo. Era stato appena servito il dolce, poco prima di mezzanotte, quando Angela Merkel ha fatto quello che i capi di governo europeo le chiedevano da mesi, cioè dimostrare la sua leadership. I paesi della zona euro devono diventare più competitivi, ha ripetuto con insistenza il cancelliere, il controllo che finora ha esercitato la Commissione europea non basta, bisogna adattare delle “misure più vincolanti”. Inoltre la “dimensione sociale” non deve essere trascurata, ha detto la leader della Cdu. L’Europa deve fare un “salto qualitativo”.

In occasione del suo terzo mandato Merkel è determinata a diventare una vera e propria cancelliera europea. Alle ultime elezioni i tedeschi le hanno dato il più alto numero di consensi che abbia mai avuto, è diventata il “leader più potente d’Europa” (The Economist) e ben presto guiderà una grande coalizione con il secondo partito tedesco. Merkel è convinta di essere in posizione di forza per promuovere un progetto che dovrebbe diventare la sua eredità politica: la riforma dell’Unione europea. Tuttavia anche se il rischio di una prossima disintegrazione della moneta unica è stato per ora evitato e se la congiuntura della zona euro mostra i primi segni di ripresa da molto tempo, Merkel è consapevole che in ogni momento la crisi potrebbe di nuovo aggravarsi. Dalla Francia all’Italia i partiti euroscettici hanno il vento in poppa, in molti paesi indebitati le riforme sono a un punto morto e le banche sono molto restie a concedere dei crediti.

Per questo motivo la cancelliera prepara una serie di riforme europee e sa già come imporre il suo progetto; con l’aiuto dei suoi nuovi partner di coalizione – i socialdemocratici – vuole dare un carattere “sociale” alla sua politica europea. Si tratta di creare dei programmi contro la disoccupazione dei giovani e contro l’evasione fiscale, e di adottare un bilancio specifico per la zona euro per rilanciare la crescita. In cambio Bruxelles avrà un potere di controllo esteso sulle politiche finanziarie ed economiche degli stati membri.

Denaro in cambio di riforme. Merkel vuole adesso dare al suo controverso programma una forma “socialdemocratica” e per fare questo si è trovata un alleato importante. Vuole far passare il suo progetto grazie al sostegno del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che presiede la delegazione dell’Spd sulle questioni di politica europea nel quadro dei negoziati in vista della formazione della coalizione, ma pensa già alle prossime tappe della sua carriera. Per ora pensa a essere il capolista dei socialisti alle europee del prossimo maggio, dopodiché, se sarà riuscito a raccogliere abbastanza suffragi, cercherà di diventare presidente della Commissione europea. Così la cancelliera si sbarazzerebbe del suo ex alleato caduto in disgrazia, l’attuale presidente della Commissione José Manuel Barroso. Insieme a Schulz, Merkel potrebbe avviare le riforme in favore della crescita e della competitività.

Schulz vede regolarmente la cancelliera a Berlino, si scambiano sms ed elaborano compromessi

La linea del nuovo governo tedesco è prevedibile: nessun obbligo europeo ma più denaro per i programmi di rilancio e un potere più esteso per Bruxelles. Per imporre la sua nuova strategia Merkel, spesso soprannominata “Mutti” [mammina] nelle sue stesse fila, si è trovata un nuovo alleato in Schulz. E per quanto il dirigente dell’Spd dichiari pubblicamente che “Merkel non è la [sua] migliore amica”, a microfoni spenti entrambi i leader si lasciano andare a grandi dichiarazioni di stima reciproca. Schulz vede regolarmente la cancelliera a Berlino, si scambiano sms ed elaborano compromessi, l’ultimo dei quali riguarda il bilancio supplementare dell’Ue. Entrambi sono contrari a una soluzione di tutti i problemi su scala europea. I loro punti di vista convergono anche sui mezzi per riuscire a rafforzare l’unione monetaria ed economica.

Niente complicazioni

Schulz rappresenta un elemento importante per la grande coalizione e i suoi stretti rapporti con il capofila dell’Spd, Sigmar Gabriel, potranno tornare utili a Merkel sul piano europeo. Le elezioni europee dell’anno prossimo saranno le prime a svolgersi sulla base delle condizioni fissate dal trattato di Lisbona. I suoi risultati dovranno quindi essere presi in conto dai 28 capi di governo degli stati membri per la nomina del presidente della Commissione. Martin Schulz, 57 anni, ha buone possibilità di essere scelto. Può contare su un largo sostegno in parlamento e nel Consiglio europeo, che va ben oltre le fila della sua famiglia politica. Merkel lo sa e sarebbe ben contenta di averlo a capo della Commissione, soprattutto perché il socialdemocratico ha la fiducia del presidente francese François Hollande. Un elemento che permetterebbe di rilanciare il logoro motore franco-tedesco.

Il solo problema per la Merkel è che in quanto presidente della Cdu non può sostenere apertamente un membro dell’Spd. Nella campagna per le elezioni europee i due futuri partner di colazione faranno quindi banda a parte. Tuttavia la cancelliera si impegna a non aprire nuovi e inutili fronti di scontro con il socialdemocratico. Così giovedì scorso i leader del Partito popolare europeo si sono riuniti per discutere delle future elezioni europee. Molti hanno detto di volere che il Ppe presenti un suo capolista contro Schulz. Ma Merkel e il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, hanno espresso forti riserve su questo punto. La cancelliera vuole conservare il diritto di nominare il suo favorito al posto di presidente della commissione dopo le elezioni – e forse si potrebbe trattare dello stesso Schulz.

Una cosa è certa, il contributo dei socialdemocratici tedeschi non sarà sgradito se Merkel vorrà imporre il suo programma in Europa.

settembre 23, 2013

Se Merkel vince.

 

Merkel ha vinto le elezioni in Germania  e questo significa che per l’Europa si proseguirà sulla linea del rigore, della mortificazione dei salari, delle liberalizzazioni. Mentre la Germania è diventata potenza egemone del Continente Europeo, questo potere rafforzerà la convinzione che le politiche seguite fino ad ora sono quelle giuste. Nel resto d’Europa i partiti al governo seguiranno pedissequamente le indicazioni di Berlino e si attesteranno su politiche conservatrici. Ne è riprova le dimissioni minacciate del nostro ministro dell’economia che ha fatto approvare al governo una serie di dismissioni del patrimonio pubblico a favore dei privati. Che fare?
I socialisti in Europa hanno un grande responsabilità perché è necessario elaborare ed imporre la dove è possibile una inversione di tendenza sulle politiche economiche e finanziarie.

Il ricorso ad una tassazione esasperata e l’imposizione di politiche di rigore non solo non contribuiscono ad alleviare la crisi ma contribuiscono ad aggravarla. E’ pertanto necessario elaborare un programma che metta al centro del dibattito le politiche del lavoro, inteso come categoria generale di riferimento nei processi di creazione della ricchezza economica,e la qualità della vita , il rispetto e la difesa dei diritti civili, subordinando a queste le logiche di di una societa’ fondata elusivamente sulle regole dettate dal mercato.

Ciò può avvenire affermando la valorizzazione dei processi democratici contrastando le forze conservatrici e moderate che purtroppo, come avviene in Italia hanno a disposizione ampie maggioranze di governo per politiche di gestione dell’esistente.
I socialisti per fare questo non debbono appiattirsi sulle posizioni conservatrici di un Togliattismo di maniera ormai ridotto a pura gestione di potere, ma puntare ad una costruzione di una sinistra ampia ed autonoma in cui il pensiero socialista diventi l’asse trainante e coinvolga tutte quelle forze disperse  che oggi vanno per conto proprio alla difesa di una individualità sterile ed improduttiva.

giugno 24, 2013

Un piano Marshall per l’Europa? No, per la Germania.

Il sindacato tedesco, appoggiato dalla SPD, presenta un piano dal sapore keynesiano per risolvere la crisi europea. Ma ad una attenta lettura è un Keynes che parla solo tedesco.

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giugno 19, 2013

Germania, crollo della Spd nei sondaggi: sotto il minimo storico.

 

Drammatico crollo nei sondaggi del Partito Socialdemocratico tedesco, che a tre mesi dalle elezioni per la Cancelleria perde due punti e precipita al 22 per cento delle intenzioni di voto, un punto in meno rispetto al minimo storico del 23 per cento ottenuto in occasione dell’ultima consultazione, nel 2009. Il sondaggio ‘Forsa’ per il settimanale ‘Stern’ conferma invece la ripresa dei liberali della Fdp che, dopo essere rimasti per mesi al di sotto della soglia di sbarramento del 5 per cento, con l’attuale 6 potrebbero continuare a governare insieme ad Angela Merkel all’indomani delle elezioni del 22 settembre. La Cdu-Csu del cancelliere rimane sempre al 40 per cento, con i Verdi che crescono di due punti al 15 e la Linke che cede un punto scendendo all’8. Largamente al di sotto della soglia di sbarramento restano i Piraten e il partito anti-euro AfD, o ‘Alternative fuer Deutschland’, che raccolgono solo il 2 per cento dei consensi. In caso di elezione diretta del cancelliere i tedeschi darebbero di nuovo la preferenza a Merkel con il 58 per cento, un punto in piu’ rispetto alla settimana precedente, mentre il suo sfidante socialdemocratico Peer Steinbrueck ne perde due e raccoglie il sostegno solo del 18 per cento degli elettori. Il 24 per cento degli aventi diritto dichiarano invece di non preferire “nessuno dei due”.
Per Manfred Guellner, il presidente di ‘Forsa’ che da decenni ha in tasca la tessera della Spd, quest’ultima deve prepararsi a fare fronte a un brutto risultato elettorale la sera del 22 settembre, dal momento che “la gente ha l’impressione che il candidato alla Cancelleria e il suo partito non siano uniti”.
maggio 22, 2013

150 anni dell’SPD, dall’Internazionale democratica del Psi di Craxi all’Alleanza progressista dei socialisti tedeschi

” Di che si tratti ancora non si sa. Sembra che sia il progetto di un’associazione promossa da partiti socialisti che oltrepassi i rigidi confini dell’Internazionale, ma che per ora vi si affianchi e non ne costituisca un’alternativa. Naturalmente la proposta tende comunque a superare la vecchia organizzazone che ha perso negli utlimi vent’anni sia un chiaro profilo politico sia la sua influenza, priva di temi e campagne internazionaliste coordinate, priva di peso nell’Onu.
E’ una proposta che, al momento, ci pare indirizzarsi verso una analoga idea avanzata dal PSI di Craxi e Martelli alla vigilia del crollo dell’Unione sovietica e alla vigilia della ormai fortemente voluta dal cancelliere Kohl, prima degli altri, della riunificazione tedesca: l’Internazionale Democratica.
Oggi la Germania – in cui la SPD di allora si oppose con forza alla proposta del Partito socialista italiano, viceversa condivisa dal socialismo latino, sia spagnolo, portoghese che di Mitterrand – è una sola e nelle prossime elezioni di settembre potrebbe scalzare (è l’auspicio) Angela Merkel: una Alleanza progressista a guida sociademocratica tedesca avrebbe una grande influenza sulla politica europea, dimostrerebbe che la SPD è capace di influenza internazionale competitiva a quella dell’attuale Cancelliere conservatore.

http://stecarluccio.com/2013/05/22/150-anni-dellspd-dallinternazionale-democratica-del-psi-di-craxi-allalleanza-progressista-dei-socialisti-tedeschi/

febbraio 28, 2013

“La Merkel ha perso le elezioni italiane e la sinistra non ha capito nulla”.

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I grandi sconfitti nelle elezioni italiane non sono Mario Monti né Pier Luigi Bersani, ma Angela Merkel: se la crisi Euro è ancora qui, la colpa è solo sua. La sua politica anticrisi ci sta portando verso il disastro.
febbraio 9, 2013

L’Europa non è un’oca.

Mi scusi prof. se non mi sono mai presentato anche se seguo il blog quasi dagli inizi ma non commento praticamente mai avendo, in genere, poco da aggiungere (sa, sono ingegnere con aggravante elettronica…ma da un po’ di anni cerco di curarmi).

Comunque, tanto per mettere un ulteriore chiodo alla bara del fogno, segnalo questo filmato che va oggi su Youtube.de (si, sto in tedeschia) ogni volta che apri un video: Für einen gerechten Finanzausgleich – Bayern

goofynomics.blogspot.it/2013/02/sorpresa-la-germania-non-e-unoca.html
gennaio 1, 2013

Reddito minimo o minimi salariali? Il caso tedesco.

schroeder
Con le riforme Hartz implementate dal governo socialdemocratico di Gerhard Schröder, il mercato del lavoro tedesco è profondamente cambiato: i lavori a tempo pieno e indeterminato hanno lasciato via via il posto a forme di impiego precarie e sottopagate, integrate dall’assistenza pubblica. Materia su cui riflettere attentamente anche in Italia quando si parla di “reddito minimo garantito” dallo stato e non di minimo salariale imposto per legge ai datori di lavoro. Da Voci dalla Germania
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ottobre 6, 2012

L’ambiguità dei socialisti europei di fronte alla crisi dell’euro.

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Parigi nel week-end contro la decisione del governo e del presidente Hollande di ratificare il fiscal compact e contro la manovra per il rientro del deficit. Manovra, va detto, decisamente più “equa” delle omologhe leggi finanziarie dei paesi deboli, ma per sempre improntata al rispetto dei vincoli di bilancio dettati dalle vecchie e nuove regole europee. Accanto a ciò, lo spettro di una prossima riforma deregolamentatrice del mercato del lavoro.

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