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dicembre 30, 2020

“SOCIALISTI E CRISTIANI”


Mi ricordo di aver assistito, da ragazzino, alla villa comunale, agli inizi degli anni ’50, ad un curioso dibattito, fra anziani braccianti siciliani, dal volto annerito dal sole e solcato da profonde rughe che testimoniavano il loro carico di anni e di esperienza, e tutti con l’immancabile coppola in testa, che li differenziava dai borghesi cappelli padronali.
Essi disputavano di quale fosse stato il colore politico di Gesú Cristo, utilizzando pero’ allo scopo il campionario partitico a loro contemporaneo. Le opzioni da tutti i presenti ritenute possibili erano solo due, ma capaci di dividere e accalorare quei saggi polemisti, figli di Gorgia. Il quesito che li appassionava era nientepopodimenoche quello di stabilire se Cristo era socialista o socialdemocratico!(1) Tertium non datur (2).
La cosa puo’ sembrare perfino divertente, se non fosse estremamente seria. Tanto é vero che se ne sono occupati socialisti del calibro di August Bebel (3), di Friedrich Engels (4) e di Bertrand Russel (5).
E non sono affatto rari i tentativi di conciliare le due visioni del mondo.
Qui vogliamo dare un rapido sguardo ad alcune situazioni che, in italia, videro impegnati su questa tematica socialisti cristiani e cristiani socialisti, sia come singoli, sia come aggregazioni politiche, di tutte le scuole e sfumature (6).
I tentativi, piú o meno riusciti, di contaminazione fra quelle due grandi Idee sono piú numerosi di quanto comunemente si creda.

Camillo Prampolini
Uno dei piú conosciuti é quello dell’apostolo socialista di Reggio Emilia, noto per quello che fu definito il socialismo cristiano di Camillo Prampolini, paladino della non violenza (7), della pace e della giustizia (8). Egli amava spesso richiamarsi a Cristo e al suo messaggio, come fece in particolare con la sua Predica di Natale, un articolo in cui rilevava che Cristo non voleva l’ingiustizia, ma l’eguaglianza, e che per essa egli sempre coerentemente e concretamente si batté; non predicando, come facevano certi preti, la dottrina della rassegnazione, che finiva per avallare il privilegio dei potenti e la miseria degli sfortunati. Insomma il suo era un Cristo…socialista e il messaggio socialista altro non era che l’antico messaggio d’amore dell’autentico cristianesimo, aggiornato alla sua epoca. E questo messaggio non poteva limitarsi alle sole enunciazioni, ma doveva battersi (9), con iniziative reali e palpabili (10), per l’emancipazione e il riscatto del prossimo. Per questo i socialisti, proprio come un tempo i primi cristiani, venivano spesso perseguitati (11).

Guido Miglioli

Classificare Guido Miglioli (1879-1954) come un cristiano socialista sarebbe certamente errato, giacché egli non milito’ mai in nessuna formazione politica che al socialismo tradizionale eplicitamente si rifacesse. Non sarebbe pero’ azzardato collocare la sua azione politica nell’ambito di quello che é stato definito „laburismo cristiano“ (12), non molto diverso dal laburismo classico e quindi piuttosto imparentato col socialismo:

Il laburismo cristiano, sin dall’inizio, non si presenta come un mito, ma come un programma concreto che si affatica sempre intorno alla complessitá della societá nel tentativo di dare figura politica a processi altrimenti drammatici. Esso si presenta come un insieme di riforme che non preparano alcuna rivoluzione, ma che trasformano dall’interno, nella pazienza dei processi, le dinamiche della societá civile. Se non c’é alcun mito dello Stato (di qui l’avversione viscerale per ogni forma di totalitarismo) se ne coglie tuttavia l’enorme importanza per orientare i grandi processi di ridistribuzione della ricchezza e incalzare creativamente gli stessi sviluppi dell’economia. Nessuna statizzazione, ma capacitá di intendere l’importanza dell’impresa pubblica per stimolare e sorreggere, anche attraverso il conflitto, quella privata. Importanza della riforma fiscale per creare una societá solidale, capace di sviluppare i grandi servizi sociali della scuola, della sanitá, della previdenza. Importanza della ricerca come sostegno all’impresa e allo sviluppo civile del Paese.

Un programma, come si vede, che potrebbe ben essere quello di una moderna socialdemocrazia; un programma in cui certamente rientrano l’impostazione teorica e l’azione pratica di Guido Miglioli, che qui vogliamo scorrere velocemente.
Di professione avvocato, il cremonese Miglioli, a partire dal 1904 si dedico’ completamente alla causa dei lavoratori agricoli, in particolare della Valle Padana, specialmente organizzando le leghe bianche e dirigendone le lotte sociali, per riscattare dalla miseria e dall’ignoranza quelle sfruttate plebi rurali.
Nel corso di queste lotte, sostenute anche col giornale da lui fondato L’Azione, egli ricerco’ sempre l’unitá con le consorelle organizzazioni socialiste, con le quali condivise anche un coerente neutralismo allo scoppio della prima guerra mondiale (13), adottando lo slogan No guerra, ma terra. Quando, nel 1919, partecipo’ alla fondazione del Partito Popolare Italiano, guidato da don Luigi Sturzo avrebbe voluto che la nuova formazione si fosse chiamata „Partito del proletariato cristiano“, per scoraggiare l’adesione dei cattolici conservatori (14).
Al congresso di Napoli del PPI del 1920 la corrente migliolina propose un’intesa politico-parlamentare con i socialisti.
Fervente e coerente antifascista (15), nel 1926 fu costretto a riparare all’estero (16), stabilendosi infine in Francia, dove nel 1940 fu arrestato dai nazisti e consegnato ai fascisti italiani, che lo condannarono al confino.
Dopo la guerra gli fu rifiutata l’iscrizione alla DC. Per cui costituí, con la collaborazione di Ada Alessandrini (17), il Movimento Cristiano per la Pace, che alle elezioni del 1948 si schiero’ col Fronte Democratico Popolare, accanto a socialisti e comunisti, senza pero’ottenere alcun seggio. Continuo’ tuttavia a interessarsi di politica assieme all’amico don Primo Mazzolari (1890-1959), prete antifascista, pacifista e impegnato nel sociale (18).
Di lui vanno soprattutto ricordati la strenua difesa del proletariato agricolo e la sua ininterrotta lotta per la pace.

Lucio Schiro’

Uno dei tentativi piú riusciti di conciliare cristianesimo e socialismo fu quello del siciliano Lucio Schiro’ (1877-1961), giornalista, politico e pastore metodista di Scicli, nel ragusano.
Quando arrivo’ a Scicli, nel 1908, come pastore metodista, egli aveva giá abbracciato l’ideale socialista seguendo l’esempio di Nicola Barbato, Bernardino Verro in Sicilia e di Tito oro Nobili in Umbria.
A Scicli prese subito le distanze sia dalle cricche reazionarie che vi dettavano legge che dagli elementi anarcoidi incapaci di alcuna iniziativa concreta, alternando la sua attivitá religiosa con quella politica, svolta con salda coerenza nelle file del PSI, di cui organizzo’ la sezione.
Seguendo i dettami della sua coscienza di pacifista e i principi del suo socialismo evangelico, si schiero’ contro la guerra di Libia (1911) e contro l’ingresso dell’Italia in quella mondiale (1915), poiché considerava la guerra barbara e anticristiana.
Per sostenere le sue idee, prese due importanti iniziative: fondo’ una scuola elementare per i figli dei contadini e inizio’ (23-3-1913) a pubblicare il quindicinale Simplicista, in cui mirabimente riusciva a fondere gli ideali socialisti con quelli cristiani (19).
Nel primo dopoguerra partecipo’ attivamente alla riorganizzazione del PSI, pur continuando nella sua missione religiosa.
Infatti, quando il 16 e il 17 agosto 1919 il PSI tenne (a Vittoria) il suo 1° Convegno Provinciale, in cui venne costituita la Federazione provinciale di Siracusa (20), egli venne chiamato a far parte del direttivo (21). In prossimitá delle prime elezioni politiche del dopoguerra, indette per il 16 novembre 1919, Schiro’ fu chiamato anche a far parte della lista siracusana del PSI (22).
Dopo le elezioni, alla fine di quell’anno, si svolse il congresso provinciale del PSI, che elesse segretario provinciale proprio Lucio Schiro’ (23).
Nel 1920 divenne sindaco di Scicli (24), carica da cui dovette dimettersi sotto la minaccia delle armi degli squadristi, che in precedenza lo avevano minacciato e aggredito.
Rimase sempre fedele alla linea „centrista“ del PSI, non condividendo né l’estremismo comunista né il riformismo parlamentare, che diedero vita a due altri partiti di matrice socialista, il PCdI e il PSU.
Coerente e fermo antifascista, nel Ventennio fu ammonito e vigilato, mentre la sua chiesa e la scuola elementare da lui fondata furono sempre guardate con sospetto dal regime.
Caduto il quale, dal 1944 al 1947 fu di nuovo sindaco di Scicli e successivamente attivista del PSI e dei Partigiani della pace.
Migliaia di siciliani parteciparono al funerale di questo grande campione del socialismo e del cristianesimo, entrambi da lui non solo predicati, ma coerentemente praticati.

Ignazio Silone

Ignazio Silone (1900-1978), politico, scrittore e giornalista, poté dirsi un socialista senza partito e un cristiano senza chiesa, giacché, al compimento del suo cammino intellettuale e spirituale era approdato ad un suo socialismo cristiano, lontano da apparati partitici e gerarchie religiose.
Allevato in una famiglia cristiana, dalla nonna paterna (25) fu avviato alle scuole medie in vari istituti religiosi. Ma la sua natura irrequieta e la sua sensibilitá umana per le miserabili condizioni dei contadini abbruzzesi, che egli definirá i dannati della terra, lo portarono ad interrompere gli studi e aderire al partito socialista (26).
Nel gennaio 1921 fu uno degli scissionisti che vollero costituire il partito comunista, della cui Federazione giovanile divenne uno dei principali dirigenti (27) e all’avvento del fascismo fiancheggio’ Gramsci nell’attivitá clandestina e piú volte, assieme a Togliatti, rappresento’ il PcdI (28) nelle riunioni del Kominter.
Durante i lunghi anni d’esilio divenne critico nei confronti dell’involuzione stalinista che ormai permeava il comunismo internazionale e, a causa delle sue posizioni critiche, nel 1931 fu espulso dal partito.
Dopo un periodo di riflessione, in cui diede sfogo alla sua vena artistica (29), aderí al Centro Estero socialista di Zurigo che dal dicembre 1941 al 1944, in seguito all’invasione nazista della Francia che ne aveva travolto le strutture all’estero, assunse la rappresentanza del PSI.
Rientrato in Italia, entro’ nella Direzione del PSI e divenne direttore dell’Avanti! e deputato alla Costituente.
Nel 1947, dopo la scissione socialdemocratica capeggiata da Saragat, lascio ‘ il PSI, ma non la politica. Alla testa del gruppo che ruotava intorno alla sua rivista Europa socialista (30), aderí poi all’Unione dei Socialisti (UdS), di cui nel 1949 diverrá segretario e, con questa, al Partito Socialista Unitario (PSU), di cui pure fu segretario nel 1950. Dopo la fusione tra il PSU e il PSLI di Saragat, Silone si allontano’dalla politica e si dedico’ alla sua attivitá letteraria.
Intanto era maturata in lui un’avversione per l’apparato clericale, ritenuto troppo incline al compromesso con la classe dominante e responsabile di instillare nei giovani l’idea della sottomissione e della rassegnazione. Questa constatazione, che contraddiceva il suo innato senso della giustizia e quindi della ribellione, non riuscí pero’ a sradicare il suo profondo sentimento religioso maturato negli anni giovanili. Egli dunque finí per convincersi che un altro cristianesimo, piú vicino ai poveri e agli umili, era possibile e che l’ideale socialista potava armonizzarsi con i valori cristiani. Egli era ormai persuaso che il socialismo non solo non era in contrasto con il disegno divino, ma che era la strada maestra perché il cristianesimo potesse realizzare la sua missione di giustizia. In questo quadro egli concluse che lotta per la fede e lotta contro la miseria erano inscindibili.
Un’esperienza originale, quella di Silone, ostile alla partitocrazia che invadeva le istituzioni, e insofferente rispetto alle intromissioni politiche delle gerarchie clericali; una posizione che pero’ rimase socialista e cristiana.

Il Partito Cristiano Sociale

Durante la Resistenza Gerardo Bruni (1896-1975), filosofo e bibliotecario, politico ex popolare legato a don Sturzo, diede vita a un Movimento Cristiano Sociale (31), alla testa del quale partecipo’ alle prime riunioni (32) aventi lo scopo di costituire il nuovo partito che avrebbe preso il nome di Democrazia Cristiana. Tuttavia, avendo constatato che il costruendo partito si sarebbe collocato nell’area moderata e che non avrebbe preso le distanze dall’ideologia capitalista, e anche a causa del suo persistente interclassismo, abbandono’ l’iniziativa.
Rifiuto’ anche di aderire al Movimento dei Cattolici Comunisti (1943) di Franco Rodano e Adriano Ossicini, poi divenuto partito della Sinistra Cristiana (1943-1945), perché ritenuto non autonomo rispetto al PCI, in cui, infatti, nel 1945 conflui’.
Nel periodo clandestino, invece, il movimento di Bruni sottoscrisse dei „patti di collaborazione“ col Partito Socialista Italiano di Unitá Proletaria e col Partito d’Azione, che pero’ non ebbero ulteriori sviluppi politici.

In prossimitá delle elezioni per l’Assemblea Costituente (2-6-1946) il movimento divenne Partito Cristiano Sociale, e si presento’ col proprio simbolo (33) e con proprie liste.
Alla Costituente noi difenderemo con fermezza – era scritto nel programma del PCS – accanto agli altri cattolici, i nostri principi cristiani e sosterremo la nostra causa socialista, che é la causa di tutti i lavoratori.
Il nuovo partito professava dunque un „socialismo cristiano“ che voleva conciliare i principi del socialismo democratico con quelli del solidarismo cristiano (34).
Il partito, convintamente repubblicano, era critico nei confronti del materialismo marxista sul piano ideologico, ma pronto a collaborare con comunisti e socialisti sul piano politico.
Esso presento’ liste solo in 7 circoscrizioni su 31 e ottenne 51.088 voti (0,22 %) e un eletto, nella persona dello stesso Bruni, che al momento della votazione sull’inserimento del Concordato nella Costituzione (art. 7) si schiero’ con i socialisti e voto’ contro, mentre i comunisti votarono a favore.
In occasione delle elezioni politiche del 18 aprile 1948 si schiero’ col Fronte Democratico Popolare, senzá pero’ aderire al suo cartello elettorale, ma presentando liste proprie. , con cui raccolse 72.854 voti (0,28 %), senza pero’ ottenere alcun seggio.
In conseguenza della sconfitta elettorale, il PCS si sciolse, ma Bruni continuo’ la sua battaglia politica collegandosi con vari gruppi della sinistra cristiana.
Lo ritroviamo, nelle giornate del 28 e 29 marzo 1953, alla testa del Gruppo Socialisti Cristiani, al 1° congresso dei socialisti indipendenti, da cui nacque l’Unione Socialista Indipendente (USI) (35), che partecipo’, con proprie liste alle elezioni politiche del 7 giugno 1953, senza ottenere seggi, ma contribuendo in modo determinante ad impedire che scattasse la cosiddetta „legge truffa“.
L’USI concluderá la sua parabola nel marzo 1957, confluendo nel PSI.
Gerardo Bruni non cesso’ di interessarsi di politica, sempre su posizioni progressiste, col suo socialismo ispirato ai principi evangelici.
Nel 1973 partecipo’ al 1° convegno dei Cristiani per il socialismo. Successivamente colloquio’ volentieri col Partito Radicale.

Il Movimento Politico dei Lavoratori

Dopo il congresso di Torino (19-22/6/1969) delle Associazioni Cristiane del Lavoratori italiani (ACLI) che, con grande disappunto della gerarchia cattolica, mise fine al collateralismo con la DC, il leader che aveva guidato la svoltaLivio Labor (1918-1999), lascio’ i vertici dell’Associazione, per dedicarsi ad un’altra sua creatura, l’Associazione di Cultura Politica (ACPOL), giá costituita nel marzo 1969, che voleva essere un luogo di confronto tra laici e cattolici che guardavano al socialismo.
Da questa esperienza maturo’ poi la fondazione (29-10-1971) del Movimento Politico dei Lavoratori (MPL) che doveva dare sostanza politica alle istanze classiste e anticapitaliste emerse nelle ACLI e nella sinistra cattolica in genere.
Con Labor aderirono al Movimento Gennaro Acquaviva, Luigi Covatta, Luciano Benadusi, Giovanni Russo Spena, Marco Biagi e tanti altri.
Ma il nuovo soggetto politico, alla prima prova elettorale, le elezioni politiche del 7-8/5/1972, dovette registrare un sostanziale fallimento, avento ottenuto alla Camera solo 120.251 voti (0,36 %) e nessun seggio.
Tale risultato comporto’ la decisione di sciogliere il MPL , in seguito alla quale la maggioranza di esso (Labor, Covatta, Biagi) decise di confluire nel PSI, mentre la minoranza di sinistra (Russo Spena, Jervolino, Migone) costituí un movimento denominato Alternativa Socialista (AS) che dopo qualche mese si fuse col NPSIUP (36), dando vita (dicembre 1972) al Partito di Unitá Proletaria (PdUP).
In tal modo gli originari cristiani socialisti delle ACLI divennero socialisti cristiani all’interno delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio italiano.

Cristiani per il Socialismo

Il movimento dei Cristiani per il Socialismo (CPS), formato da cristiani progressisti, sorse inizialmente in Cile nel 1971 (37), durante la Presidenza del socialista Salvador Allende (1908-1973) (38), ma presto si diffuse in America e in Europa.
Si trattava di un movimento di cattolici che avevano individuato esserci un nesso inscindibile tra riforma della societá in senso socialista e rinnovamento delle Chiese in senso evangelico.
In Italia il principale teorico di riferimento di tale visione era il salesiano Giulio Girardi (1926-2012), autore di Marxismo e cristianesimo, che nell’aprile 1972 aveva partecipato al primo convegno dei cristiani per il socialismo in Cile. Il modello di riferimento esterno principale era la rivoluzione nicaraguense, guidata dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) (39).
Il gruppo di cattolici di sinistra di varia provenienza (40) che, sull’onda delle speranze suscitate dal Concilio Vaticano II, prese l’iniziativa di organizzare i CPS e che avrebbe costituito la segreteria tecnica del movimento era composto da Arrigo Colombo, Roberto De Vita, Angelo Gennari, Marco Ingrosso, Domenico Jervolino, Raffaele Morese, Romano Paci, Franco Passuello, Paolo Pippi.
Il convegno fondativo del movimento (41) ebbe luogo a Bologna dal 21 al 23 settembre del 1973, proprio durante le drammatiche giornate che seguirono il colpo di stato in Cile, che in Italia indussero Enrico Berlinguer, segretario del PCI, ad elaborare la nuova strateggia detta del compromesso storico.
Al convegno parteciparono piú di duemila persone provenienti da ogni parte d’Italia. Erano presenti intellettuali cattolici (Ernesto Balducci, Giuseppe Alberigo) esponenti comunisti, socialisti (Livio Labor, giá segretario delle ACLI e leader del MPL, poi confluito nel PSI) e della sinistra extra-parlamentare, gruppi valdesi e giovani evangelici.
I lavori furono introdotti da Roberto De Vita (42) e la relazione fu tenuta da Giulio Girardi, che cosí concluse: Il convegno non intende fondare né un nuovo partito né una nuova Chiesa, ma affermare la presenza, di fatto e di diritto, della scelta socialista nel mondo cristiano e della scelta cristiana nel mondo socialista.
Il convegno si chiuse con la riaffermazione della convergenza esistente tra le esigenze della fede e quelle dell’impegno politico e con l’elezione della Segreteria nazionale (43).
I CPS, favorevoli alla laicitá dello Stato, si schierarono contro il regime concordatario, per la difesa dei diritti civili e contro l’abrogazione della legge sul divorzio (44) e percio’ furono espressamente condannati dalla gerarchia ecclesiastica.
Il secondo convegno dei CPS, intitolato Movimento operaio, questione cattolica, questione meridionale, in cui, ancora una volta, fu dibattuto il rapporto tra fede e politica, si svolse a Napoli ai primi di novembre del 1974 (45).
Un’assemblea nazionale si svolse poi a Rimini nel marzo 1976 e un’altra ancora nel giugno 1977, a Santa Severa (Roma). Una terza ed ultima, infine, quando giá si intravvedevano segnali di crisi nel movimento, ebbe luogo ad Arezzo nel marzo 1979.
Per il movimento dei CPS non ci fu un atto formale di scioglimento; semplicemente la loro spinta propulsiva si esauriva in una con l’epoca della contestazione post-conciliare, mentre al soglio di Pietro saliva Giovanni Paolo II.

I Cristiano Sociali

Quando, nel luglio 1993, Il segretario della DC Mino Martinazzoli, nell’intento di rilanciare il ruolo dei cattolici nella politica italiana, convoco’ a Roma un’Assemblea programmatica e costituente di 500 persone (per metá esponenti del partito e per metá di area), la quale appovo’ a larghissima maggioranza, il progetto di dar vita al nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana e popolare (46), a votare contro fu solamente Ermanno Gorrieri (1920-2004), sociologo sindacalista della CISL, ex comandante partigiano ed ex Ministro del lavoro (1987). Egli, infatti, riteneva superato il principio dell’unitá politica dei cattolici, rifiutava l’idea di un centro cattolico equidistante tra i due raggruppamenti di destra e di sinistra che in Italia si fronteggiavano, mentre invece preferiva partecipare alla creazione di uno schieramento alternativo alle forze moderate. Di conseguenza, l’11 settembre 1993 lascio’ la DC.
A quel punto divenne naturale l’incontro tra il gruppo di cristiani progressisti che ne condivisero la scelta e quello dei socialisti cristiani, guidati da Pierre Carniti (1936-2018), ex segretario generale della CISL (1979-85) e parlamentare del PSI, partito ormai in piena crisi.
L’incontro dei due gruppi porto’, il 14 settembre 1993, alla costituzione del nuovo raggruppamento dei Cristiano Sociali (CS), con presidente Gorrieri e segretario Carniti (47), che si proponeva di costituire una presenza organizzata, sociale e civile, di credenti nello schieramento progressista che si candidava al governo dell’Italia.
Esso si ispirava ai principi di democrazia, solidarietá, libertá ed uguaglianza sanciti dalla Costituzione e si proponeva percio’ di fare una politica sociale e di redistribuzione delle risorse, nell’ambito di un rapporto forte tra etica e politica.
Al nuovo movimento aderirono importanti personalitá per lo piú provenienti dall’associazionismo cattolico (48), come Paola Gaiotti (49), Luigi Viviani, Laura Rozza (50), Stefano Ceccanti (51).
In vista delle elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994, i CS si schierarono a sinistra, col cartello elettorale detto „Alleanza dei Progressisti“ (52), nell’ambito del quale ottennero sei senatori (53) e otto deputati (54).
Facendo tesoro degli insegnamenti derivanti dalla sconfitta del 1994, le forze riformiste presenti nella coalizione di sinistra e in quella di centro, principalmente il PDS e il PPI, per impulso di Romano Prodi, raggiunsero successivamente un accordo per dar vita ad uno schieramento unitario, „L’Ulivo“, a cui anche i CS aderirono, in vista delle nuove elezioni del 21 aprile 1996 (55).
Nel nuovo parlamento i CS, che avevano stretto un „patto federativo“ con il PDS (56), ottennero quattro senatori (57) e cinque deputati (58).
A lanciare l’idea di creare una forza unificata dell’intera sinistra riformista, collocata nell’area dei partiti socialdemocratici e laburisti europei, fu Massimo D’Alema; ma ad anticiparla pubblicamente, il 18 febbraio 1995, a Chianciano Terme, fu Ermanno Gorrieri nel corso dell’Assemblea dei CS intitolata Organizzare la speranza: i cristiani nella coalizione democratica.
Il processo di formazione del nuovo soggetto politico con la costituzione degli Stati Generali della Sinistra e con la celebrazione, il 13 febbraio 1998, del congresso costitutivo dei Democratici di Sinistra (DS) (59), in cui i Cristiano Sociali ebbero una rappresentanza del 6 %.
Il nuovo partito si collocava nell’ambito della socialdemocrazia, come dimostrava l’inserimento nel simbolo della rosa del socialismo europeo e la sua adesione all’Internazionale Socialista, ma si avvaleva dell’apporto di altre culture e tradizioni, quale, in particolare, quella cristiano-sociale.
Da allora i CS (60) si trasformarono in un’associazione di cultura politica, impegnata a coniugare i valori del cristianesimo sociale con quelli della tradizione laico-socialista e supportata dalla rivista online Italia solidarietá (61).
Nel marzo 2003, alla 7a Assemblea Nazionale, ne venne eletto Coordinatore Nazionale Mimmo Lucá, con Pierre Carniti Presidente.
Il 14 ottobre 2007 i DS si fusero con la Margherita ed altri (62), dando vita al Partito Democratico (PD).
Nell’Assemblea straordinaria del 6 maggio 2017 i Cristiano Sociali, avendo conseguito lo scopo dell’unitá dei riformisti, decisero di sciogliersi. Nel darne l’annuncio, il Coordinatore Nazionale cosí concluse:
Di noi, spero resti una reputazione positiva e un ricordo di coraggio, onestá intellettuale e buona politica.

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  1. In quel periodo non era proprio la stessa cosa, con il PSI saldamente all’opposizione, assieme agli alleati comunisti e il PSDI ben inserito nei governi centristi, accanto ai democristiani. Nelle piazze i socialdemocratici chiamavano quelli del PSI “comunisti nenniani” e ne venivano ricambiati con “socialisti del dollaro”.
  2. Non era nemmeno presa in considerazione una terza ipotesi!
  3. A. Bebel La donna e il socialismo.
  4. Engels Sulle origini del cristianesimo.
  5. B. Russel Perché non sono cristiano.
  6. La ricerca é limitata al rapporto tra cristiani e socialisti strettamente intesi; dunque essa non comprende i casi di contaminazione tra movimenti cristiani e movimenti o partiti che pure si richiamano al socialismo, ma che se ne sono storicamente differenziati, come quello anarchico e quello comunista.
  7. Prampolini (1859-1930), laureato in giurisprudenza, giornalista, pero’ sapeva opporsi anche energicamente ai soprusi: fu tra quelli che, alla Camera, rovesciarono le urne per impedire una votazione sui cosiddetti „decreti liberticidi“.
  8. Il giornale da lui fondato (1886) e diretto per molti anni fu appunto intitolato La Giustizia.
  9. Prampolini fu sempre e comunque contro la violenza e fautore del socialismo democratico. La sua fu definita una lotta senz’odio.
  10. Si pensi, ad esempio, all’imponente sistema cooperativistico che i socialisti, ai primi del ‘900, crearono a Reggio Emilia.
  11. Prampolini fu scomunicato.
  12. Giovanni Bianchi I laburisti cristiani e i democristiani Eremo e Metropoli edizioni, 2014.
  13. Si era anche opposto alla guerra di Libia del 1911.
  14. Miglioli fu eletto deputato nel 1913, nel 1919 e nel 1921. Nel 1924 fu espulso dal P.P.I. , ufficialmente con l’accusa di aver sostenuto la lotta di classe, in contrasto con la dottrina cristiano-sociale.
  15. Il 1° maggio 1922 fu stipulato un “patto d’intesa”, fortemente da lui voluto, tra cattolici e socialisti cremonesi per fronteggiare il pericolo di violenze del fascismo agrario.
  16. Aveva subito varie aggressioni fasciste.
  17. Ada Alessandrini (1909-1991), laureata in Lettere, di professione bibliotecaria, ex partigiana, lascio’ la DC nel 1947, dopo la rottura di quel partito con socialisti e comunisti. Aderí all’Unione Donne Italiane (UDI), al Movimento unitario dei cristiani progressisti e ai Partigiani della Pace, con i quali collaboro’ anche Miglioli.
  18. Le idee di Mazzolari furono in un primo momento criticate dalla gerarchia ecclesiastica, ma successivamente furono rivalutate dai papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Francesco. Il suo pensiero sull’obiezione di coscienza ispiro’ cattolici come Giorgio La Pira, famoso sindaco pacifista di Firenze, e don Lorenzo Milani, autore di Lettera a una professoressa.
  19. Il giornale sospese le pubblicazioni nel marzo 1915, a causa della guerra. Ritorno’ ad uscire dal 1°-3 – 1919 al 22-3-1924.
  20. La provincia di Ragusa, cui apparterrá la cittá di Vittoria, allora faceva parte di quella di Siracusa. La provincia di Ragusa fu istituita nel 1927.
  21. Segretario ne era Angelo Troina. Gli altri componenti erano: Lucio Schiro’ ((Scicli), Filadelfo Castro (Lentini), Carmelo Bellia (Ragusa), Peppino Di Vita (Comiso) e Giovanni Nifosi (Modica).
  22. Gli altri candidati erano: Vincenzo Vacirca, Salvatore Molé, Peppino Di Vita, Filadelfo Castro e Carlo Muccio. In Sicilia non fu eletto alcun deputato. Vacirca fu eletto, ma nel collegio di Bologna. Schiro’ sará candidato anche nel 1921 e nel 1924.
  23. Il nuovo Comitato Direttivo della Federazione comprendeva, oltre il segretario Schiro’, Salvatore Molé (Vittoria), Peppino Di Vita (Comiso), Carlo Muccio (Ragusa), Giovanni Vajola (Modica), Enrico Giansiracusa (Siracusa), Giovanni Nifosi (Modica), Giuseppe Ingafú (Noto) e Francesco Marino (Lentini).
  24. Fu eletto anche consigliere provinciale.
  25. In seguito alla morte prematura del padre e al terremoto del 1915 in Abruzzo, in cui perse anche la madre, rimase solo col fratello minore Romolo.
  26. Divenne direttore del giornale dei giovani socialisti Avanguardia e collaboratore dell’Avanti!.
  27. Al 3° congresso dell’Internazionale Comunista conobbe Lenin.
  28. Era giá divenuto membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista d’Italia (PCdI).
  29. Suo capolavoro é considerato il romanzo Fontamara (1933).
  30. Il giornale si batteva per l’autonomia dei socialisti e per un’Europa unita.
  31. Al Movimento Cristiano Sociale aderí Anna Maria Enriques Agnoletti (1907-1944), partigiana. Catturata dai fascisti, essa venne torturata e poi fucilata il 15-5-1944. Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Ne fecero parte anche Silvestra Lea Sesini e Lorenzo Lapponi, partigiani cattolici.
  32. Le riunioni si svolsero nell’agosto 1942, per iniziativa di Alcide De Gasperi, ultimo segretario del PPI, e di Piero Malvestiti, leader del movimento neo-guelfo. Vi parteciparono anche, a vario titolo, Mario Scelba, Attilio Piccioni, Camillo Corsanero, Giovanni Gronchi, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Paolo Emilio Taviani e Giuseppe Alessi.
  33. Un badile e un libro aperto, con una croce sullo sfondo, chiari simboli del suo socialismo cristiano.
  34. A causa della sua scelta politica, Bruni perse il posto alla Biblioteca Vaticana e, avendo vinto un apposito concorso, si dedico’ all’insegnamento di „Storia e Filosofia“ nei licei. In seguito diventerá docente universitario di Filosofia medioevale e di Storia delle dottrine politiche.
  35. Alla creazione dell’USI contribuí prevalentemente il Movimento Lavoratori Italiani (MLI) di Cucchi e Magnani, affiancato da socialisti provenienti dal PSI, dal PSU, dal PSLI e dal Pd’Az.
  36. Il Nuovo Partito Socialista Italiano di Unitá Proletaria (NPSIUP) era stato costituito nel luglio 1972 da quei militanti del PSIUP che, dopo lo scioglimento del loro partito, si erano rifiutati di confluire nel PCI o nel PSI e avevano preferito proseguire autonomamente la loro battaglia politica costituendo appunto il NPSIUP, guidato da Vittorio Foa e Silvano Miniati.
  37. Dal 14 al 16 luglio 1971 si riunirono a Santiago del Cile ottanta religiosi per discutere sul tema Partecipazione dei cristiani alla costruzione del socialismo in Cile. Con la Dichiarazione degli Ottanta essi si dichiararono favorevoli alla collaborazione tra marxisti e cristiani.
  38. Allende, dopo aver vinto democraticamente le elezioni, governo’ il Cile dal 3-11-1970 all’11-9-1973, giorno in cui si suicido’ per non arrendersi al golpe militare guidato dal generale Pinochet, che poi instauro’ nel Paese una brutale dittatura di stampo fascista.
  39. Il FSLN fa attualmente parte dell’Internazionale Socialista.
  40. Esso si riuní per la prima volta a Bologna nel marzo 1973.
  41. Esso riprese da quello cileno la denominazione.
  42. De Vita (n. 1938) fu inizialmente referente organizzativo e coordinatore delle attivitá, per poi diventare segretario nazionale e responsabile dei CPS.
  43. Arrigo Colombo, Roberto De Vita, Ernesto Balducci, Marco Bisceglia, Angelo Gennari, Filippo Gentiloni, Gabriele Gherardi, Ghibellini, Michele Giacomantonio, Giorgio Girardet, Marco Ingrosso, Domenico Jervolino, Franco Leonori, Giuseppe Morelli, Raffaele Morese, Arnaldo Nesti, Peppino Orlando, Romano Paci, Franco Passuello, Paolo Pioppi, Marco Rostan, Pier Giuseppe Sozzi, Marcello Vigli.
  44. Referendum del 12-13/5/1974.
  45. Nel Comitato Nazionale furono inseriti due rappresentanti per ogni regione.
  46. Quello che poi sarebbe stato il nuovo Partito popolare Italiano (PPI).
  47. In precedenza Carniti aveva fondato Riformismo e Solidarietá (ReS), un gruppo detto di catto-socialisti che si proponeva la difesa della dignitá dell’uomo e della collettivitá e si presentava come alternativo al capitalismo, materialista e consumista e causa di molte disuguaglianze.
  48. La CISL, le ACLI, l’Azione Cattolica, l’Agesci (guide e scout), la Confcooperative, il volontariato.
  49. Paola Gaiotti in precedenza aveva fatto parte del movimento Lega Democratica – Cristiani per il socialismo e le Comunitá di Base.
  50. Laura Rozza proveniva dal Movimento per la Democrazia – La Rete.
  51. Ex presidente della FUCI (1985-87).
  52. Ne facevano parte, oltre i CS, il PDS, il PRC, il PSI, la Federazione dei Verdi, La Rete, Alleanza Democratica e Rinascita Socialista. Le coalizioni rivali erano quella di destra, „Il Polo“, guidato da Sivio Berlusconi, che vinse le elezioni, e quella di centro, „Il Patto per l’Italia“, capeggiato da Mariotto Segni.
  53. Pierpaolo Casadei Monti, Michele Corvino, Guido Cesare De Guidi, Enrica Pietra Lenzi, Giovanni Russo, Cosimo Scaglioso.
  54. Paola Gaiotti De Biase, Vito Fumagalli, Luciano Galliani, Lorenzo Guerzoni, Giuseppe Lombardo, Mimmo Lucá, Domenico Maselli, Sergio Tanzarella.
  55. Le elezioni furono vinte dall’Ulivo e Romano Prodi formo’ il suo 1° governo.
  56. Nella quota proporzionale della Camera i CS si presentarono nella lista del PDS.
  57. Pierpaolo Casadei Monti, Guido Cesare De Guidi, Giovanni Russo, Luigi Viviani.
  58. Franco Chiusoli, Mimmo Lucá, Marcella Lucidi, Domenico Maselli, Carlo Stelluti.
  59. Vi aderirono: il PDS, la Federazione Laburista, i Comunisti Unitari, la Sinistra Repubblicana, i Riformatori per l’Europa, Agire Solidale e i Cristiano Sociali.
  60. Nel 1999 ne divenne Coordinatore Nazionale Giorgio Tonini, con Presidente Mimmo Lucá.
  61. L’associazione faceva parte della Lega Internazionale dei Socialisti Religiosi, organizzazione associata all’Internazionale Socialista.
  62. Il Movimento Repubblicani Europei (Luciana Sbarbati). Ex UDC di Marco Follini, Alleanza Riformista di Ottaviano Del Turco, singole personalitá.

Fonte: di FERDINANDO LEONZIOTags: FERDINANDO LEONZIOIGNAZIO SILONELA RIVOLUZIONE DEMOCRATICALRDMIMMO LUCA’PIERRE CARNITIPRAMPOLINISCIRO’SOCIALISMOSOCIALISTI E CRISTIANI

aprile 21, 2020

Juan Leon Jaures.

L'immagine può contenere: 1 persona, barba
Giovanni Alpa No, il compagno Juan Leon Jaures non era un pacifista. Era un socialista e non voleva la pace ad ogni costo ma il boicottaggio della guerra borghese da parte del proletariato europeo. Stava organizzando uno sciopero congiunto dei sindacati almeno francesi e tedeschi che avrebbe anche potuto convertirsi in sciopero insurrezionale ed evitare, così, la prima guerra mondiale. Quando venne vilmente trucidato in un ristorante di Parigi, il suo piano non potè essere applicato e la Germania si affrettò a dichiarare guerra allo zar di tutte le Russie per convincere i socialisti tedeschi sulle sue buone intenzioni anti assolutiste. Il PS tedesco (quello maggioritario) si lasciò convincere e votò i crediti di guerra ma i compagni tedeschi del Partito Socialista Indipendente non approvarono l’ eccidio mondiale della borghesia. Viva il socialismo !
aprile 8, 2020

Solidarietà!

di Alberto Benzoni!

Avvento di fraternità - per incontrare Cristo povero | Caritas ...

Come usciremo da questa crisi? Non come una persona guarita da una polmonite o da un cancro che, riaperta la porta di casa, ricomincia la sua vita normale, con tutte le sue facoltà intatte. Ma piuttosto come una persona colpita da un ictus o da una rottura del femore, che deve recuperare faticosamente le sue facoltà e che non riesce a trovare accanto a sé persone che l’assistano.

Questa persona, noi, sarà certo più sobria e più attenta. Meno viaggi in paesi esotici e più attenzione alle infinite bellezze del proprio paese; meno pubblicità e più realtà; meno illusioni individuali e più attenzione ai beni collettivi; meno domeniche nei supermercati e più visite nei negozi sotto casa. Meno oggetti rutilanti; più oggetti duraturi. E, per dirla più in generale, meno consumo e sciupio e più risparmio e conservazione.

Ma sarà anche, attenzione, più chiusa. In generale, a un mondo esterno da cui sono apparsi molti pericoli ma pochi soccorsi. Ma anche agli estranei; anche perchè avremo sempre qualche avvelenatore di pozzi ad alimentare i nostri sospetti. Faremo molta fatica a recuperare i nostri spazi pubblici e i luoghi dei nostri incontri collettivi: stadi, cinema, teatri, discoteche ma anche le sedi e le manifestazioni della politica. Ascolteremo di più (non abbiamo fatto altro ai tempi della crisi) ma in quanto a esercitare il nostro di parola, la vedo dura. E, per dirla più in generale, seguiremo a chiuderci in noi stessi; e, quando riapriremo, lo faremo con molta difficoltà.

Vivremo più poveri in un mondo più povero. In genere i paesi poveri sono anche più giusti. Ma non è affatto detto che questo lo sia.

Sono tornati in campo è vero, a salvarci dal disastro, gli stati e la spesa pubblica; e, per nostra fortuna, non si ritireranno certo in buon ordine a missione compiuta. Ma è anche vero che la crisi ha fatto esplodere ogni tipo di disuguaglianza; e che questo tema non sembra al centro dell’attenzione dei governi. Un eufemismo per dire che non lo è affatto nemmeno nel discorso politico.

Saremo perciò, tendenzialmente, non solo più poveri, ma anche più disuguali.

Ma, alla stessa stregua, saremo anche meno liberi.

Impazzano, anche nelle democrazie, gli uomini soli al comando, nell’assenza dei parlamenti e del dibattito politico (a proposito, tanti auguri di pronta guarigione a Boris Johnson; anche perché il suo sostituto è un disastro…). Ma crescono anche i paesi dove, in nome della lotta al coronavirus il Salvatore o il vecchio autocrate di turno è autorizzato a cancellare libertà pubbliche e private. Mentre la scoperta della possibilità di “tracciare” le persone – dove sono, dove vanno, con chi hanno contatti – appare sì, per ora, un frutto proibito ma costituisce anche una tentazione permanente; e un colpo decisivo per le nostre libertà.

Come, allora, risalire la china? Come contrastare collettivamente una tendenza oggettivamente inarrestabile?

Le prime parole che ci vengono in mente sono “solidarietà” e “internazionale” (mi raccomando, da scrivere con la minuscola N.d.A) . E, a primo acchito, ci suonano bene. Constatiamo però, immediatamente dopo, che queste parole ce le sentiamo ripetere da mesi; ma come invocazione. E accoppiate, in forme diverse con “Europa”. E constatiamo ancora, immediatamente dopo, che queste parole hanno il doppio (dis) valore di funzionare nel corso di una seduta spiritica (leggi evocazione dei morti) e, insieme, di un esorcismo (cacciata dei demoni). Intendendo per tali da una parte le istituzioni e le regole internazionali e, dall’altra, gli stati nazionali e le pulsioni nazionaliste (oltre che “populiste”).

La realtà è che, nella battaglia contro il coronavirus, non c’è spazio per istituzioni, regole e iniziative comuni. Fino al punto che la manifestazione delle solidarietà più elementari – come l’invio di mascherine e altro materiale sanitario – è visto con sospetto e consentito solo dopo negoziati “al più alto livello”(“io Trump non dirò più che il virus è cinese”; “tu Cina, mandami le mascherine di cui ho un grandissimo bisogno”; testuale).

Tutti intenti, invece, a gestire singolarmente il presente per essere più forti, oggi e quindi anche domani, rispetto ai propri nemici, ai lacci e lacciuoli della democrazia e ai propri concorrenti internazionali. Non a caso, a guidare il percorso, l’America di Trump (consensi in forte crescita per la sua gestione della crisi):”far ripartire a qualsiasi costo l’economia” per poi “fargliela vedere”; a russi, cinesi, iraniani, europei e via elencando.

C’è dunque da essere pessimisti sul futuro. Meno liberi. Meno uguali. E, ora, almeno collettivamente, meno buoni e cioè meno solidali. Perché, in un ordine internazionale in cui i buoni esortano e i cattivi agiscono, vincono i secondi.

La partita, però, non è persa. Perché abbiamo ancora risorse a nostra disposizione.

E’ vero. Il vecchio antagonista socialista è scomparso dalla scena. Ma non è morto. Giace invece addormentato, come il Federico Barbarossa della leggenda, in qualche caverna dell’Asia minore; ma pronto a ritornare in campo, sempre come dice la leggenda, se richiamato da mille e mille voci a soccorso.

E queste voci diventano più forti giorno dopo giorno. Sono quelle della protesta e della rivolta momentaneamente sospese o soppresse ma non tutte e non definitivamente. Sono quelli di tanti esponenti dell’establishment che ne denunciano la debolezza e il fallimento: imprenditori, economisti, specialisti, opinionisti, politici di ordine e grado. E ci sono soprattutto i tanti che hanno riscoperto, nel giudizio di Dio cui stiamo sottoposti, ciascuno a suo modo, il dono della profezia: rivivere il passato per immaginare il futuro. E cioè riscoprire esistenzialmente i valori della libertà e dell’uguaglianza, oggi gravemente minacciati e il ruolo decisivo della fraternità nell’affermarli e nel difenderli. Per ripartire da questa; nella teoria e nella pratica. La prima a morire nel macello della prima guerra e nell’uso strumentale e tutto interno degli eredi di Lenin; ma per risorgere oggi più forte che mai.

Immaginate, allora, di riunire questi “tanti” in una stanza. E di fargli ascoltare l’Internazionale. Una musica che ti commuove, sempre, e in qualunque circostanza; e non solo per la sua trascinante bellezza ma perché ha il dono di farti sentire come parte di un tutto. E le sue parole finali: “e l’Internazionale sarà il genere umano”.

Non è un esperimento per “vedere l’effetto che fa”. Perché li c’è tutto, ma proprio tutto. Un impegno politico ed etico, ma anche un movimento, una fiamma che sentiamo ricrescere in ogni angolo e che nessuno potrà mai spegnere o soffocare.

Almeno per ora, un argine nei confronti del dilagare del male. Almeno per ora, quanto basta per farci sperare nel futuro.

marzo 29, 2020

Il mondo che verrà!

di Alberto Benzoni

Anni e anni fa, una signora milanese scrisse una lettera al cardinale Martini. In questa lettera c’era una domanda. E questa domanda era : “quando sarò in cielo, potrò rivedere mio marito?”.

Non conosco la risposta. Ma non riesco a pensare che questa sia stata negativa. Perché se lo fosse stata, la nostra esistenza e il mondo in cui viviamo non avrebbero alcun senso.

Personalmente credo nel “mondo che verrà”. E che questo sia il compimento di un disegno collettivo in cui non si vive e si muore da soli; ma in cui la nostra personale esistenza è legata con infiniti fili a quella degli altri e alla generazione presente e a quelle che ci hanno preceduto. In quel mondo non ci saranno più vincenti e perdenti, fortunati o miserabili, felici o infelici, ricordati o dimenticati: perché tutto verrà riportato alla luce e rimesso al suo posto. E nessuno sarà solo; mai. Una scommessa, certo; ma anche l’unica che dia un senso alla nostra vita.

E mi fermo qui. Perché non intendevo assolutamente approfittare di questa circostanza per aprire un “dibbattito”. Ma solo esprimere un’emozione. Anzi un grande senso di gratitudine.

Nel corso della mia lunga vita ho avuto quasi sempre accanto a me molte altre persone. Senza di loro sarei rimasto quello che ero potenzialmente: quel vecchio accademico raccontato da Cechov che all’appello della figlioccia, fuggita di casa con il solito cialtrone di turno e che, rimasta sola in un albergo sperduto e che gli chiede consiglio e aiuto, risponde: “non so cosa dirti; ho solo idee generali”. Oppure come il padre di Disraeli, sempre chiuso in biblioteca; e magari con la scritta “do not disturb”.

Persone del genere non possono fare niente da soli. Da soli, posso testimoniarlo, non possono né andare al cinema né prendere un caffè. E da soli, posso ancora testimoniarlo, al minimo ostacolo serio o davanti alla prima scelta difficile, precipitano senza essere in grado di risalire da soli.

La mia sorte è stata invece di vivere costantemente in un ambiente che mi coccolava e mi proteggeva. Era quello dei libri: i cui personaggi e le cui vicende mi porto sempre dentro. Era quello di un mondo forse inconsistente ma bellissimo. In cui non si parlava mai né di cibo, né di danaro, né di odi nè passioni, né di sesso, né di potere; e in cui non c’erano buoni e cattivi, amici e nemici, ma solo di persone simpatiche o antipatiche, “autentiche” o “cerebrali”. In questo mondo non c’erano problemi che non potessero essere superati né vicende personali che non potessero risolte con la parola.

La mia sorte? Adesso posso dire la mia fortuna. Perché la forte tensione etica che lo percorreva e, insieme, il bisogno di comunità, mi hanno portato al socialismo. Perché nella sua cultura il successo non era la misura dell’esistenza; il che mi ha consentito di vivere il presente e di guardare al passato con la dovuta serenità, con i dovuti rimorsi ma senza inutili rimpianti. Perché le esperienze che ho vissuto e le cose che ho fatto sono avvenute, sempre, con persone amiche che mi stavano intorno. E, infine, e soprattutto, perché, guardando al passato e al presente ricordo con esattezza tutti, dico tutti, gli atti di gentilezza e di amicizia di cui sono stato oggetto; mentre di offese, odi, rancori non ho alcun ricordo.

Debbo, dunque, a tanti, tanta gratitudine e non finirò mai di manifestarla. Questa varrà per un anno. Poi ci risentiremo. Da Vedova scaltra e con gli opportuni contatti, ho saputo da Chi di dovere che potrò vivere sino a quando: 1) vedrò crescere uno o più dei miei quattro nipoti così da rimanere nella loro memoria e da intuire cosa faranno nella vita; 2) rinascerà, in Italia e nel mondo, una forza socialista degna di questo nome, 3) la Roma vincerà lo scudetto. Più d’una di queste tre cose. Vedova scaltra sì; aspirante a vivere per sempre no.

Un abbraccio a tutti

Ho letto con emozione questa riflessione del compagno Alberto cui mi lega una fede politica e una stima che spero sia reciproca.

marzo 16, 2020

SUL SOCIALISMO COME PROGETTO.

 

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Per Marx i termini socialismo e comunismo erano interscambiabili. Sostanzialmente il comunismo è la piena e compiuta realizzazione del socialismo. Dunque il socialismo non è una fase di transizione tra capitalismo e comunismo come pretendeva Lenin (che ha un po’ manipolato la “critica al programma di Gotha di Marx), ma due fasi dello stesso processo evolutivo una volta “abolito” (uso questo termine improprio per consuetudine) il capitalismo. E questi concetti li spiega bene l’importante economista marxista-critico Paresh Chattopaday , canadese di origine indiana (e collaboratore della rivista marxista americana Monthly Rewiew). Del resto Marx diceva che non “abbiamo le ricette per le osterie dell’avvenire”; e per questo molto spesso è vago e poco determinato sulle forme future che dovrà assumere una società che superi il capitalismo. Nel 2020 molta acqua è passata sotto i ponti rispetto al 1875. In realtà Marx volle allora contestare un concetto piatto di uguaglianza che non teneva conto delle differenze tra le persone. Di qui l’idea di una società che distribuisse a “ciascuno secondo i propri bisogni. Ma d’altra parte lo stesso Marx dice che i bisogni sono storicamente determinati e quindi non sono una invariante antropologica. Per questo molti socialisti (come Gilles Martinet e Riccardo Lombardi) hanno messo in evidenza che la teoria dei bisogni è inadeguata. Perché presuppone uno sviluppo illimitato delle forze produttive che oggi cozza contro i limiti ecologici dello sviluppo. Solo nel campo delle informazioni e del loro scambio non ci sono limiti di scarsità. Per cui una gerarchia di bisogni che va decisa democraticamente , con l’intreccio della pianificazione democratica e dell’autogestione (come processo e non modello modello rigido) può effettivamente coniugare eguaglianza e diversità, certamente sottraendo al mercato capitalistico una vasta area di attività. E stimolando lo sviluppo di scambi non mercantili, possibili tramite un uso socialista delle nuove tecnologie dell’informazione. Questo potrebbe essere il percorso di un nuovo socialismo democratico, un percorso lungo e non facile. Ma l’unica alternativa ad una caduta nella barbarie. E comunque concordo con Riccardo Lombardi quando sosteneva che anche in una società che superi l’alienazione economica capitalistica, continueranno ad esistere conflitti da regolare democraticamente e da risolvere nella libertà. Non tutti i conflitti infatti hanno radici economiche. Una società di eguali, liberi e diversi ma non omogenea.

rubato al compagno Giuseppe Giudice

marzo 7, 2020

Bentornato ” Avanti!”

Nessuna descrizione della foto disponibile.

gennaio 31, 2015

Socialismo o barbarie.


Jérôme Roos – 29 gennaio 2015
In anni recenti, i capi dell’Unione Europea (UE), i burocrati di Bruxelles e i commentatori politici hanno spesso parlato della comparsa di una “Europa a due velocità.” L’idea si riferisce al fatto che membri diversi dell’UE partecipano al progetto comune a diversi livelli di integrazione, in cui alcuni paesi si muovono più velocemente di altri Altro…

febbraio 4, 2014

RUDOLF HILFERDING

  Socialista austriaco di origine ebraica. Poi naturalizzato tedesco. Uno del massimi esponenti dell’Austro.Marxismo . Pacifista aderì alla scissione della SPD nel 1917 che formò la USPD (socialisti indipendenti) con Haase, Kautsky e Bernestein in seguito al loro rifiuto di rifinanziare i crediti di guerra nel 1916. decisa invece dalla maggioranza della SPD (che si chiamò MSPD). E’ uno dei più grandi interpreti in senso evolutivo della teoria economica marxiana. Sua è la prima critica dei fondamenti della teoria margonalista. Suo è uno dei più grandi contributi alla teoria economica marxista “il capitale finanziario” che oggi ha straordinaria attualità . Suo è anche l’anticipo del pensiero di Keynes con la tua teoria del capitalismo organizzato. Un riformista rivoluzionario (LOmbardi si è molto ispirato a lui) primo sostenitore delle riforme di struttura come alternativa alla teoria leninista di presa del potere. Fu un critico radicale del bolscevismo e della esperienza sovietica che non avrebbe prodotto il socialismo ma una forma di dispotismo asiatico. E distinse nettamente tra socializzazione e statalizzazione. Fu ucciso sotto tortura dalla Gestapo, nel 1941, perchè ebreo e socialista, UN grande nome del socialismo democratico da ricordare (i comunisti lo hanno sempre osteggiato e mistificato) al posto delle solite giaculatorie su Rosa Luxembourg, Gramsci e Che Guevara. A cui si è aggiunto Chavez (la Luxemburg e Gramsci si rivoltano nella tomba). Dobbiamo riorientare ideologicamente la sinistra facendo conoscere la storia negata del socialismo democratico. Di seguito un articolo che rammenta la sua attualità:http://www.pensalibero.it/blog/2012/04/22/hilferding-e-la-finanza-lezione-di-grande-attualita/

Giuseppe Giudice

dicembre 26, 2013

Il vero socialismo.

“Il vero socialismo è il controllo da parte dei lavoratori della produzione, del lavoro e dunque della propria vita. Questo controllo non c’è nel capitalismo, che non è un sistema democratico ma feudale, in cui comandano pochi grandi proprietari ed in cui i produttori non hanno nessun potere reale”.(Noam Chomsky)

novembre 4, 2013

Ricostruire la sinistra.

Ricostruire la sinistra i Italia, non una sinistra qualsiasi ma che sia inlinea con la parte migliore del socialismo europeo (quella più legata ai propri valori e principi di fondo) non è affatto impresa facile. Anzi è difficile e irta di ostacoli. Perchè si tratta di combattere contro subculture ed opportunismi che sono stati dominanti negli ultimi vent’anni. Ma è un percorso che non potrà neanche essere tentato se non si ha la chiara volontà di rompere con i paradigmi devianti della falsa sinistra della II Repubblica. Gli ecumenismi delle varie “sinistre senza aggettivi” non portano da nessuna parte, Anzi sono parte della malattia. IL problema è di rendersi conto del fallimento del postcomunismo che si è pers nei suoi errori madornali (lasciando spazio ad opportunismo e trasformismi) e recuperare una soggettività socialista che significa riattualizzare le tematiche della parte più viva del socialismo italiano. La critica al poscomunismo non riguarda certo quei compagni provenienti dal PCI che in questi anni hanno fatto una chiara scelta socialista. Riguarda gli eredi di Occhetto, D’Alema e Vetroni, con i quali è molto difficile costruire un progetto credibile, in quanto progionieri di quelle ambiguità e di quei trasformismi che rendono impossibile costruire un progetto chiaro. Del resto è proprio i una fase in cui è evidente la profonda ed irrimediabile crisi del soggetti esistenti, che occorre lanciare n sasso nello stagno in direzione della ricostuzione di un organico progetto socialista.

Giuseppe Giudice.