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luglio 22, 2011

Siringhe molecolari, nanotubi di carbonio: sul banco di prova degli scienziati.

Meglio un colpo secco e verticale, come su una natica, o un ingresso delicato e radente come in un prelievo di sangue? In attesa di scoprire ‘per cosa’, c’e’ gia’ chi si chiede ‘come’ usare quelle minutissime ‘ ’ rappresentate dai di .

Con un diametro piu’ piccolo di un milionesimo di millimetro (nanometro) e una lunghezza massima di alcuni millimetri, e’ venuto subito spontaneo pensare a questi tubicini impalpabili – i piu’ piccoli mai realizzati dall’uomo – come a potenziali aghi con cui iniettare farmaci o all’intero di cellule malate. E se devono essere, meglio allora ragionare sin d’ora su come usarle. Non ha dubbi, al riguardo, un gruppo di ricercatori del dipartimento Ciamician dell’Universita’ di Bologna (Unibo). Il modo piu’ facile e naturale per penetrare una membrana cellulare con un nanotubo di , nella sua forma piu’ semplice, e’ con un’inclinazione radente alla superficie della membrana stessa. Come fa l’infermiera, quando deve “prendere” una vena, insomma. “Nell’ingresso radente, infatti – ha spiegato Siegfried Hofinger (Unibo) – si raggiunge l’equilibrio energetico piu’ favorevole”. L’ingresso del risulta addirittura due volte piu’ agevole che con un angolo, ad esempio, di 45 gradi, e tre volte rispetto alla penetrazione verticale. “Si puo’ persino ipotizzare che il nanotubo tenda ad assumere spontaneamente questo atteggiamento, se accostato alla membrana”, ha aggiunto Tommaso Gallo, un altro giovane autore dello studio, in stampa sulla rivista scientifica Biomaterials. I dubbi degli scienziati dipendono dall’estrema difficolta’ di maneggiare oggetti cosi’ piccoli.