Posts tagged ‘sergio chiamparino’

luglio 10, 2011

val di Susa il Tunnel come il ponte sullo Stretto

Trentamila per i No-Tav, ma solo seimila per la questura. Oppure, a scelta, almeno diecimila per i quotidiani. O ancora: ventimila per la Fiom, che di conteggi ai cortei se ne intende. RaiTre si limita a parlare di “migliaia” di manifestanti, mentre il sito ufficiale No-Tav parla di 25.000 persone. Tantissime, comunque: troppe, in ogni caso, per chi le teme. E a ragione: l’8 luglio, Torino è stata letteralmente invasa. Non solo dai valsusini in lotta per difendere coi denti il proprio diritto al futuro, ma anche da migliaia di torinesi, per niente convinti dalle chiacchiere dell’establishment sulla sempre più fantomatica Torino-Lione; come osserva “La Stampa”, almeno metà del “popolo delle primarie” non se la sente di schierarsi contro la valle di Susa.

Non casuale, infatti, la chiusura totale da parte del Pd, in allarme dopo la sortita di Vendola, che all’indomani della manifestazione oceanica di fiaccolata 1Chiomonte il 3 luglio – 70.000 persone – ha finalmente avanzato riserve, pretendendo rispetto per le ragioni della valle assediata. Risposta: la consueta reticente arroganza da parte di una élite di potere sempre più trincerata nella paura di non riuscire a far partire il cantiere più costoso e, probabilmente, più inutile della storia delle opere pubbliche italiane. In prima linea Bersani, secondo cui il problema non esiste: si tratta solo di rassicurare chi ha «qualche dubbio». Il pallido Fassino sembra un disco rotto, come Chiamparino: non fa che ripetere che la Torino-Lione si deve fare, punto e basta. E i gerarchi del partito, da Morgando a Saitta, ora auspicano che i sindaci “dissidenti” della valle di Susa, vicini ai No-Tav, vengano finalmente espulsi dal Pd. Niente male anche il centrodestra: l’assessore regionale Barbara Bonino plaude all’opposizione della Comunità Montana, dichiarando di poter finalmente avviare «un confronto serio» coi valsusini meno votati, ignorando il presidente Sandro Plano e cioè la rappresentanza legittima delle istituzioni locali.

dicembre 23, 2010

RAPHAEL ROSSI RESTA ANCORA SOLO.

L’ex dirigente di Amiat ha smascherato un tentativo di corruzione e lo ha denunciato. Il comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile. Ma all’udienza preliminare non si è presentato

 

Processo Amiat, il Comune di Torino non si costituisce parte civile

Il Comune di Torino aveva promesso di costituirsi parte civile al processo Amiat ma non ha mantenuto la parola. E una settimana dopo l’udienza preliminare (che si è tenuta il 13 dicembre) non ha ancora chiarito i motivi. Il caso è quello di Raphael Rossi: vale la pena di ricordare la sua storia. Ex vicepresidente dell’Amiat (Azienda municipale per la raccolta rifiuti torinese), Rossi blocca l’acquisto di un macchinario inutile da 5 milioni di euro, evita un danno all’azienda, si vede offerta una tangente per non impedire l’acquisto, va in Procura, denuncia il tentativo di corruzione, collabora alle indagini fingendo di accettare la proposta illecita e favorendo intercettazioni ambientali – diventa quello che in gergo si chiama agente provocatore – per smascherare il meccanismo. Un esempio di pubblico amministratore virtuoso, insomma. Che dall’Amiat, però, è stato cacciato. Ora siamo al processo, che si avvia con un’altra novità inattesa: il reato contestato passa infatti da corruzione a istigazione alla corruzione.

Nonostante una petizione – promossa dal Fatto Quotidiano – che ha superato le 40mila firme, nonostante l’impegno del Consiglio Comunale, che il 29 novembre ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si chiedeva al Sindaco Sergio Chiamparino di costituirsi parte civile, la Città di Torino, per ora, non è stata rappresentata nell’aula del Palazzo di Giustizia.