Posts tagged ‘scisto’

ottobre 18, 2013

Il ministro dell’Energia russo chiude la porta allo shale gas

Alexandre Novak ha dichiarato di non credere necessario lo sfruttamento della risorsa, tenuto conto delle riserve tradizionali del Paese.
La Russia possiede sufficienti riserve tradizionali, e dunque non è interessata ad uno sfruttamento su larga scala del gas da scisto. A dichiararlo è stato questa mattina il ministro dell’Energia de…Visualizza altro

 
 
 
 
Maggio 19, 2013

Cresce l’opposizione sociale al fracking negli USA.

Il fracking devasta l’ambiente perchè ha bisogno di un gran numero di pozzi, consuma e contamina moltissima acqua ed è fortemente sospettato di indurre terremoti: per questo cresce l’opposizone alla sua pratica

Nello stato di New York cresce l’opposizone alla pratica del fracking per recuperare il gas di scisto: nell’ultimo sondaggio il 45% della popolazione si è detta contraria (50% nell’Upstate, cioè escludendo l’area urbana di New York City). Un anno fa i contrari erano il 36%. Nello stesso periodo gli indecisi/non informati sono calati dal 27 al 15%.

Si tratta di un grande risultato di coscientizzazione popolare, tenuto anche conto delle ampie risorse mediatiche dell’industria petrolifera. I petrolieri iniziano infatti a lamentarsi del fatto che senza fracking non si creeranno 50 000 posti di lavoro.

I newyorchesi non si fanno però incantare da queste dichiarazioni, visto che sanno cosa è successo nella non lontana Pennsylvania. Sono stati scavati 150000 pozzi, trasformando di fatto aree rurali in zone industriali, con traffico elevato di pesanti autocarri, depositi di acqua contaminata, inquinamento dell’aria e rumore. La falda acquifera è inquinata e alcune famiglie come quella dei Mc Intyre hanno avuto problemi di salute e non possono più usare l’acqua del rubinetto.

Questa devastazione ambientale si accompagna ad una vita media dei pozzi molto breve: circa 7 anni e mezzo, con un calo della produzione del 65% rispetto al valore iniziale in meno di tre anni.

giugno 13, 2011

Tar Sands: la catena di negozi Lush si mobilita.

La catena di negozi di Lush, l’azienda che produce e commercializza cosmetici naturali ed ecologici, lancia una mobilitazione europea contro lo sfruttamento delle Tar Sands. Fare pressione sui media, far prendere coscienza ai consumatori dell’ennesimo scempio ambientale perpetrato da compagnie petrolifere come la BP che vogliono sfrutture anche le sabbie bituminose della regione di Alberta, in Canada, per estrarre il loro “oro nero”.

Greenpeace ha dimostrato che i processi di estrazione del petrolio da queste particolari sabbie comportano un danno ambientale semplicemente inaccettabile. L’emissione di Co2 connessa alla lavorazione delleTar Sands è quattro volte superiore a quella dell’estrazione petrolifera tradizionale. Per ogni ogni barile di petrolio estratto sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua che risulta pesantemente inquinata e contaminata alla fine del processo. Un vero e proprio scandalo rispetto al quale Lush ha deciso di avviare una campagna. Sabato 18 giugno, alle 15, le bottegaie di Lush in tutta Europa verranno simbolicamente ricoperte di “petrolio”.