Posts tagged ‘sciopero generale’

marzo 9, 2012

9 marzo: una giornata da ricordare.

Alle 9,30 ero in piazza S.Giovanni, puntuale per niente al mondo mi sarei perso questo appuntamento con la Democrazia.

I Compagni del servizio d’ordine della Fiom mi hanno regalato le aste per le bandiere. Ad un certo punto una mestrina mi si è avvicinata chiedendomi le motivazioni dello sciopero. Mi sono emozionato ho parlato dello Statuto dei lacoratori ad un fruppo di ragazzine di diciotto anni che magari non sapevano nemmeno chi fosse Gino Giugni. Gli ho parlato di quella stagione meravigliosa che portò ad approvare tante leggi a tutela dei diritti dei lavoratori, ho parlato loro dell’art. 18, ho detto loro che questo governo sta loro rubando il futuro. Ho parlato di socialismo dciendo che il socialismo e l’idea della solidarietà, della difesa dei più deboli, della democrazia. E’ passato Dilibero si è fermato a d ascoltare, rideva compiciuto. Gli ho detto che anche i socialisti oggi erano al fianco della Fiom “era ora” ha commentato. bandiere rosse, compagni da tutta italia. I compagni della Fincantieri di Genova incazzati e forti. Che giornata ragazzi.

marzo 3, 2012

Noi e il 9 marzo!

Con i compagni di Montella e i compagni di Avellino e con le bandiere che ci siamo inventate del Network per il Socialismo europeo il 9 marzo saremo a Roma. Puntuali alle 9,30 da piazza S. Giovanni sfileremo per le vie di Roma con i compagni della Fiom. Perché? Primo perché riteniamo che la Fiom abbia ragione quando afferma che le condizioni attuali di lavoro e le prospettive allucinanti per il futuro meritino una manifestazione. Bisogna almeno provare a fermare questo unanimismo di tutta la classe politica degli imprenditori e del governo che tenta di abrogare o rendere inoffensivo l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Ma non è solo questo che ci spinge ad andare in piazza. Le discriminazioni nelle fabbriche i ricatti della Fiat nelle assunzioni il voler mettere alla porta delle fabbriche ancora aperte la Fiom è un motivo ulteriore di solidarietà. Certo le critiche che alcuni compagni rivolgono alle modalità con cui questa manifestazione è stata proclamate ci hanno fatto riflettere. E’ vero la  giustezza dei motivi non sarebbe, in un momento diverso, sufficiente per ottenere l’adesione ad un’iniziativa che appare intempestiva.

E’ anche vero che la scelta di organizzare una vasta protesta politica e sociale con una trattativa in
corso, rischia di indebolire la CGIL, che non si può presentare come un interlocutore rappresentativo e non accettiamo neppure l’atteggiamento di chi ritiene che il 9 marzo segnerà lo  spartiacque a sinistra. Il 9 marzo sarà solo un capitolo della contestazione che dalla base del paese sta crescendo contro un governo impopolare che attua scelte impopolari e reazionarie e che prova a mettere in ginocchio sempre più vasti strati di popolazione.

Il 9 marzo ci saremo anche perché non vogliamo che lo sciopero della Fiom sia interpretato come un ricatto nei confronti di quella parte della sinistra che legittimamente tenta di riflettere per trovare momenti di sintesi più partecipata e più significativa. Ci rendiamo conto che agli attacchi di questo governo e della destra ci sarebbe bisogno di una unità più vasta e partecipata e non siamo d’accordo con chi vuol discriminare chi condivide le ragioni della protesta ma non i tempi. E’ giusto come alcuni compagni affermano che per ragioni politiche e sindacali uno sciopero generale dovrebbe avere come protagoniste le confederazioni e non i sindacati di categoria e coinvolgere un ampio schieramentodisoggetti.
Ma siamo certi che se la Fiom  avesse cercato un maggior coinvolgimento di altri soggetti della sinistra sarebbe riuscita a coinvolgere gli altri soggetti politici e sindacali, la cui unità d’azione è sicuramente indispensabile?

Certamente no! E allora che fare? Aspettare tempi migliori?

E’ giusto che chi ritiene che così vada fatto lo faccia, ma chi, come noi, ritiene che in questo momento la posta in gioco è troppo rilevante per lasciare isolati i compagni della Fiom e tutti quei compagni che stanno cercando di dare una risposta politica a tutto quello che sta accadendo, deve scendere in piazza. Il governo, lo stato non hanno capito ciò che sta accadendo e reagisce ad ogni contestazione in maniera scomposta allineando gli strumenti tradizionali della repressione: questore prefetto e i reparti dei carabinieri cattivi.

Oggi più che mai è in gioco la sovranità e la democrazia. Si tratta di decidere chi decide sulla propria esistenza, e sul modello di sviluppo nonché di convivenza civile: decidono gli oligarchi, dai banchieri fino ai tecnocrati, oppure dobbiamo decidere noi come sta scritto nella carta costituzionale e come ci hanno insegnato fin dalla scuola?

Questo governo ha come obbiettivo primario un modello finanziario che non si preoccupa di distruggere territorio, relazioni sociali, comunità, forme di cooperazione in nome del profitto privato, promettendo misure di crescita che vengono smentite ogni giorno dall’andamento reale delle cose. “Andremo avanti ad ogni costo” Si affannano a dire i finti ministri tecnici, e a questo loro andare avanti senza preoccuparsi distruggono anni di dialogo e di democrazia partecipata.

E’ allora necessario cominciare a dare una risposta costruita sulla resistenza, sulla partecipazione ai momenti di contestazione pacifica con tutti gli strumenti che la lotta democratica mette a disposizione.

Siamo ad un momento di svolta, dopo quattro anni di crisi niente è come prima, la reazione dello Stato nei confronti delle dimostrazioni in Val di Susa, indipendentemente da come uno si ponga rispetto al problema, favorevole o contrario, richiede la scesa in campo diretta di tutti, prima di tutto degli operai, e poi di quei cittadini/e che hanno votato per l’acqua pubblica, per i referendum per il nucleare. Bisogna diventare militanti e attivisti e sovrapporre ai momenti di riflessione anche momenti di partecipazione attiva  non solo per generica solidarietà, ma perché la nostra riflessione diventi concreta azione politica. Questo non significa divisione del movimento all’interno della sinistra: chi non scende in piazza è apprezzabile e rispettabile come chi invece decide di scendere in campo. Solo se riusciamo concepirli come due momenti di uno stesso fenomeno riusciremo a diradare quei dubbi e quelle perplessità  e a pensare ad una sinistra diversa, non frammentata, divisa, rissosa ed antagonista con sé stessa.

Lo sciopero generale dei meccanici proclamato dalla FIOM per il 9 marzo, deve essere pensato come inizio di uno dei  processi di unificazione di soggetti diversi. Il momento iniziale con cui tutti dopo il nove marzo dovranno misurarsi per creare insieme una nuova fase di iniziativa politica e sociale, a cui tutti da tempo stiamo lavorando, per costruire una alternativa alla brutalità liberista che l’intero modello sociale dei diritti del lavoro come del cittadino vuole distruggere, di pari passo con la distruzione della natura e dell’ambiente.

E’ difficile, ma si può fare!

Beppe Sarno

settembre 5, 2011

Domani lo sciopero della Cgil, comizi in 100 piazze.

Domani gli studenti di tutt’Italia saranno a fianco dei lavoratori della Cgil ”contro una manovra che distrugge i diritti, iniqua e che continua a far pagare i costi della crisi solo ai piu’ deboli”. ”Il nostro slogan – spiegano Rete degli studenti e Unione degli universitari – sara’ ‘Questa volta noi non paghiamo’; da tre anni ripetiamo che da ogni piazza che la politica di questo governo nell’affrontare la crisi e’ sbagliata e che avrebbe portato il nostro Paese al collasso, facendo pagare le conseguenze piu’ gravi in primis a noi giovani. Quello che abbiamo sempre detto oggi e’ realta’: la crisi non solo non e’ scomparsa, ma questo governo continua a far finta di gestirla mantenendo intatti i privilegi, tagliando sul welfare e gli enti locali, eliminando diritti. La manovra che vogliono approvare per noi – osservano le associazioni studentesche – e’ inaccettabile; per l’ennesima volta non si investe sulla conoscenza, sulla ricerca, sulla formazione, sull’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, ma si cancellano diritti costituzionali, eliminando le garanzie dei lavoratori, smantellando il contratto nazionale di lavoro, portando comuni e regioni sul lastrico, cancellando welfare e servizi.

agosto 31, 2011

Camusso (Cgil): “Sulle pensioni è stato fatto un golpe”

agosto 31, 2011

Susy balla da sola

agosto 30, 2011

Misure economiche e sciopero CGIL

Tra le misure concordate nel vertice tra lo sciancato, il maniaco sessuale, i due sadici omosessuali (Tremonti e Calderoli), il frustrato e il maniaco anti CGIL, si legge , che non verranno più considerati ai fini dell’età pensionistica gli anni di militare e di corso di laurea.

Tralascio di ricordare i precedenti di questi Governo come le modifiche unilaterali dei contratti dei pubblici dipendenti (il principio pacta servanda sunt evidentemente non vale per questi imbroglioni), ma credo che con queste misure, che sono autentiche truffe di stato, si sia fatto un passo oltre la rottura del “contratto sociale”. Quando uno Stato non rispetta la parola data ai consociati siamo oltre qualsiasi discussione economica, siamo al bellum omnium contra omnes. Momentaneamente questi signori hanno dalla loro la forza della pubblica autorità. Che utilizzano in maniera sleale a danno dei cittadini.
A questo punto mi sorgono delle domande:
– per quale motivo io dovrei rispettare i miei doveri di “consociato”? Si tratta pur sempre di doveri “convenzionali” che non derivano certo dal diritto naturale ma da un accordo, il contratto sociale, che prevede uno scambio ritenuto ed accettato per equo tra doveri del signolo consociato verso la collettività e doveri della collettività verso il singolo. Quando lo Stato, che rappresenta la collettività, cessa di essere leale per diventare un imbroglione cessano anche i miei doveri di singolo, O no? Per quale motivo dovrei astenermi dall’usare la forza o la violenza  nei confronti di chi con la forza e la violenza (apparentemente legale) mi raggira e mi truffa?

– per quale motivo, ad esempio, dovrei astenermi dal desiderare per Tremonti (uno per tutti) la fine di François Ravaillac o di Jacques Clement? Ed eventualmente per quale motivo non dovrei prendere parte attiva in una fine del genere o non applaudire chi la mettesse in atto?

agosto 25, 2011

Sciopero generale.

Uno Sciopero Generale, quello proclamato dalla CGIL per mercoledì 6 settembre, che si rende necessario per cambiare il forte segno di iniquità della manovra del 13 agosto, che da ieri è all’esame della Commissione bilancio del Senato. La decisione della Confederazione di lanciare lo Sciopero Generale, come spiegato da Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, oggi in presidio davanti a Palazzo Madama, insieme ad una numerosa delegazione del sindacato di Corso d’Italia, si è resa necessaria di fronte una manovra “bugiarda”, che non “permetterà al Paese di raggiungere gli obiettivi dichiarati per i pareggi di bilancio, perchè profondamente depressiva”. “Sappiamo benissimo – prosegue Camusso – che stiamo chiedendo un sacrificio straordinario ai lavoratori, ma un sacrificio straordinario va chiesto di fronte ad una situazione straordinaria, e lo chiediamo oggi per non avere una condizione sbagliata domani”.

Cento manifestazioni territoriali accompagneranno lo Sciopero Generale del 6 settembre che sarà di 8 ore per ogni turno di lavoro. Una grande mobilitazione per chiedere l’immediato ritiro di una manovra che “non favorisce la crescita e fa pagare solo ai contribuenti onesti” e per sostenere delle proposte alternative di contrasto alla crisi, come quelle presentate oggi dalla CGIL nel corso della conferenza stampa davanti al Senato, perchè “un’altra manovra è possibile”.

maggio 7, 2011

Fisco: CGIL, da imposta grandi ricchezze possibili 18 mld.

Una tassa ordinaria sulle Grandi Ricchezze ispirata al modello francese, con una previsione di imposta mediamente dell’1,0% a carico delle famiglie con una ricchezza complessiva sopra gli 800mila euro potrebbe generare un gettito di circa 18 miliardi di euro l’anno. Una tassa che colpirebbe solo il 5% più ricco e ricchissimo della popolazione italiana e che non toccherebbe nessun altro ceto e reddito. Sarebbero infatti soggetti a tale imposta tutte le famiglie la cui ricchezza complessiva, mobiliare e immobiliare, superi gli 800mila euro l’anno al netto dei mutui e delle altre passività finanziarie. Allo stesso tempo, ne sarebbero esclusi tutti coloro che, pur essendo proprietari di una o più abitazioni, nonché depositi in conto corrente, titoli di Stato o altre obbligazioni, non raggiungano il limite indicato.

maggio 6, 2011

Oggi lo sciopero generale.

Uno sciopero per avere le risposte che servono ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani, alle donne di questo paese. Una scelta di responsabilità che il mondo del lavoro compie con coraggio per denunciare ciò che la maggioranza delle persone vive da tre anni.
Lo sciopero di oggi serve a riportare il lavoro sotto i riflettori dell’informazione e contrastare la precarietà, l’incertezza, le difficoltà quotidiane che gravano sulla vita e sul lavoro delle persone.
La crisi dell’economia ha colpito e colpisce il lavoro, l’occupazione, le pensioni, travolge la possibilità di una vita e di una socialità positiva. Tanto più nello scenario di un governo incapace di dare risposte utili e capaci di costruire la crescita, di rilanciare l’economia e in essa il valore del lavoro.
In Italia, a differenza di quanto accaduto in altri paesi, il governo e le politiche pubbliche hanno scelto di non darsi un programma di intervento a sostegno della crescita, del lavoro, in difesa delle condizioni salariali, fiscali e sociali, contribuendo così in modo profondo e drammatico ad alimentare le paure dei giovani per il proprio futuro, ad offendere la dignità e a negare i diritti delle donne. A rendere i migranti nostri nemici, a usare i pensionati come ammortizzatori sociali.

marzo 28, 2011

Camusso: «Il 6 maggio piazze piene e luoghi di lavoro vuoti»

«Il 6 maggio devono essere vuoti i luoghi di lavoro e piene le piazze». Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, annuncia lo sciopero generale per il 6 maggio chiudendo la campagna ‘Far morire per il pane è un crimine’, organizzata dalla Fillea Cgil in un incontro nel cantiere della metro B1 a Roma, stazione Annibaliano.

Camusso parla dello «di come facciamo a contrastare quella che sembra una marea montante di smantellamento dei diritti dei lavoratori, delle loro condizioni, e quel rischio di rassegnazione rispetto al fatto che puoi avere un lavoro senza diritti. Serve la campagna sulla sicurezza. Serve anche lo sciopero generale del 6 maggio. È un atto di responsabilità della Cgil nei confronti di questo paese. Noi non siamo disponibili, non pensiamo sia possibile essere uguali a tanta parte della classe dirigente di questo paese che sembra assolutamente disinteressata a che cosa succede e a che futuro avrà il paese».