Posts tagged ‘schizofrenia’

aprile 22, 2013

Glutammato: elevati livelli nel cervello possibile responsabile di schizofrenia ed eventi psicotici.

Chi soffre di o, nei casi più gravi, di presenta maggiori livelli di nel . Questo parametro può essere utilizzato nel trattamento delle , ma soprattutto nella prevenzione e nell’identificare le persone a rischio di malattie mentali anche gravi.

Chiunque potrebbe essere a rischio . Un periodo particolarmente stressante, un evento traumatizzante – sempre in agguato – potrebbero far scattare la molla.
Non a caso, infatti, lo stress è stato trovato far aumentare i livelli nel del neurotrasmettitore . Un eccesso di questo elemento può quindi portare allo sviluppo di e .glutammato 300x300 Glutammato: elevati livelli nel cervello possibile responsabile di schizofrenia ed eventi psicotici

A suggerire una correlazione tra il e le malattie mentali è uno studio del Columbia University Medical Centre, pubblicato sulla rivista Neuron, che apre le porte all’utilizzo di questo parametro quale potenziale strumento diagnostico per identificare le persone a rischio di . Oltre alla diagnosi, questa scoperta potrà essere utile nel trattamento delle malattie mentali correlate agendo proprio sulla limitazione della di e, allo stesso modo, attuare piani di prevenzione.

«Gli studi sulla hanno dimostrato che l’ipermetabolismo e l’atrofia dell’ippocampo sono tra i cambiamenti più importanti nel del paziente – ha spiegato nella nota CUMC il dottor Scott Small, professore di e principale autore dello studio  – I risultati più recenti hanno suggerito che questi cambiamenti avvengono molto presto nella , e possono indicare un processo del che potrebbe essere rilevato anche prima dell’inizio della stessa».

marzo 2, 2013

Autismo, schizofrenia, Adhd, bipolarismo e depressione condividono gli stessi geni.

Autismo, schizofrenia, Adhd, bipolarismo  e depressione condividono gli stessi geni

AUTISMO e schizofrenia pari non sono, su questo non c’è dubbio alcuno. Ma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet ora getta nuova luce sui fattori in comune di queste due malattie e di altre tre: sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), disturbo bipolare e depressione. Tutte queste malattie condividono infatti alcuni rischi d’origine genetica.

A dimostrarlo è appunto un’enorme studio del Psychiatric Genomics Consortium, un ente a cui collaborano ricercatori in 19 paesi, che ha analizzato 61mila individui, alcuni che soffrivano di questi disturbi e altri no. “Queste malattie, che oggi consideriamo nettamente diverse le une dalle altre, potrebbero avere confini molto più smussati”, spiega il dottor Jordan Smoller del Massachusetts General Hospital, uno dei medici a capo del progetto.

I ricercatori hanno trovato quattro regioni di dna collegato a tutti e cinque i disturbi, e in particolare le variazioni di due geni che regolano il flusso di calcio nelle cellule cerebrali, meccanismo chiave con cui i neuroni dialogano.

ottobre 17, 2012

Correlazione tra schizofrenia e una disfunzione immunitaria.

schizofrenia

02:53 am | La schizofrenia è una malattia complessa. Una delle sue caratteristiche è che chi ne soffre spesso ha difficoltà a distinguere ciò che è reale da ciò che non…

17 ottobre 2012 / Leggi tutto »

febbraio 6, 2012

Schizofrenia e disturbi sociali: la natura svelata da studi italiani.

Sono tipici della che colpisce l’un per cento della popolazione adulta, in cui, a tratti, si perde il senso della realtà. Un lavoro dell’università di Chieti e di Parma rivela le alterazioni del funzionamento in chi ne soffre. E mette in evidenza le basi di uno dei tratti chiave: l’incapacità di stabilire un confine preciso fra il sé e l’altro.

 

ALLUCINAZIONI, deliri, tendenza ad isolarsi. Chi soffre di a volte perde il senso della realtà e si sente spaventato, confuso. Un tratto tipico di questo disturbo che colpisce l’uno per cento della popolazione adulta, è la disfunzione sociale: l’altro diventa un enigma indecifrabile, genera ansia, portando ad una serie di meccanismi compensatori che si traducono in comportamenti psicotici.

Ciò che non è chiaro in questa malattia complessa ed invalidante è se i deficit sociali riguardino le relazioni con gli altri individui o abbiano le proprie radici nei disturbi dell’esperienza in prima persona del proprio corpo. Ora uno studio italiano dell’università di Chieti e di Parma, guidato da Vittorio Gallese, professore di fisiologia al dipartimento di neuroscienze dell’università di Parma 1, dà una nuova spiegazione della natura dei disturbi sociali caratteristici della , rivelando le alterazioni del funzionamento in chi ne soffre. E mettendo in evidenza le basi di uno dei suoi tratti chiave: l’incapacità di stabilire un confine preciso fra il sé e l’altro.

agosto 29, 2011

UMORI: ESTRATTI DI PIANTE TROPICALI, NUOVA VIA CONTRO IL CANCRO ALLE OVAIE?

TUMORI: ESTRATTI DI PIANTE TROPICALI, NUOVA VIA CONTRO IL CANCRO ALLE OVAIE?

Trovati estratti di piante tropicali in grado di inibire la crescita delle cellule neoplastiche del cancro ovarico: la scoperta è stata effettuata dai ricercatori britannici delle Università di Strathclyde di Glasgow (Scozia) e di Portsmouth (Inghilterra) che spiegano che, grazie a questo nuovo studio, potranno essere fatti nuovi passi in avanti nella messa a punto di nuovi trattamenti contro questa patologia. «Il pericolo insito nel cancro ovarico è aggravato dal fatto che è notoriamente difficile da rilevare – spiega Alan Harvey, della Strathclyde University -. Gli alti tassi di mortalità hanno urgente bisogno di essere affrontati attraverso nuovi trattamenti sicuri ed efficaci».

Gli studiosi hanno già sperimentato gli effetti degli estratti su gruppi di cellule tumorali prelevate dai pazienti, rilevando la loro capacità di inibirne lo sviluppo. La ricerca è frutto di un lavoro pionieristico dello SStrathclyde Institute of Pharmacy and Biomedical Sciences che mira a sviluppare nuovi farmaci per diverse malattie come patologie infettive, cancro, malattie cardiache e schizofrenia.

marzo 3, 2011

Obesita’: ricercatori ne evidenziano il nesso con il DNA

In circa 7 persone su 100 affette da è stata evidenziata la mancanza di una sezione di (acido deossiribonucleico) contenente 30 geni: questi i risultati di un progetto finanziato dall’Unione europea pubblicati sulla rivista Nature.

 

Gli autori dello studio, provenienti dall’Imperial College London nel Regno Unito e da altri dieci centri di ricerca europei, suppongono che la mancanza di questa porzione di DNA possa avere degli effetti significativi sul peso dei soggetti interessati.

Gli studi condotti in passato avevano già evidenziato diverse variazioni a livello genetico, nella maggior parte dei casi mutazioni singole nel DNA in grado di modificare la funzione di un gene, ma è la prima volta che una ricerca dimostra che l’obesità potrebbe essere determinata da una rara variazione genetica. Non si conosce ancora il ruolo svolto dalla porzione di DNA mancante, ma gli studi effettuati in precedenza suggeriscono che potrebbe essere associato al ritardo nello sviluppo, alla e all’autismo.