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marzo 16, 2020

Una speranza mi è nata in cuor!

All’assalto del coronavirus Covid-19 ci sono ricercatori di Pomezia. Lavorano giorno e notte negli stabilimenti di IRBM, punta avanzata del biotech e della farmacologia.

“Siamo pronti”, dice Piero Di Lorenzo, “sto affrontando questo momento con un prudente ottimismo”.

Ad di IRBM Spa, società impegnata nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica, Di Lorenzo, va dritto al punto: “L’ora del vaccino anti-Covid-19 è praticamente già arrivata. Siamo pronti. Entro maggio andremo in sperimentazione sui topi, ed entro giugno in sperimentazione sull’uomo. Se non sia mai la pandemia dovesse diventare inarrestabile, le autorità regolatorie nazionali e internazionali potrebbero decidere di accorciare tantissimo i tempi dei test – sia sugli animali che sull’uomo – perché prevarrebbe la legge del male minore. Sa, anche i vaccini, come qualunque farmaco, hanno effetti collaterali; ma se questi sono meno pericolosi dell’espandersi del contagio epidemiologico, allora le autorità regolatorie potrebbero scegliere di far saltare alcuni protocolli e andare subito, nel più breve tempo possibile, su una produzione di massa del vaccino.”

Eccoli, i ricercatori di Pomezia: “Duecentocinquanta persone”, spiega Di Lorenzo, “di cui la maggior parte laureati e con PHD. Su questo specifico vaccino stanno lavorando venti persone applicate ai laboratori Gmp (Good Manifacturing Practices) e altre venti sulle attività di supporto. Contemporaneamente in IRBM vanno avanti anche le ricerche nel campo oncologico, delle neurodegenerazioni e delle malattie rare e della povertà, come per esempio la malaria.

La sede dell'IRBM Science Park a Pomezia. La società opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle maggiori aree di ricerca dell’Istituto è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie. Nei laboratori dell’IRBM,è stato messo a punto il vaccino italiano anti-ebola.

La sede dell’IRBM Science Park a Pomezia. La società opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle maggiori aree di ricerca dell’Istituto è la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie. Nei laboratori dell’IRBM,è stato messo a punto il vaccino italiano anti-ebola.

Come avete lavorato per arrivare a questo risultato?

Anzitutto c’è da spiegare qual è il tipo di vaccino su cui stiamo lavorando e in che modo si sostanzia la nostra importante partnership con lo Yenner Institute della Oxford University. Ci siamo avvantaggiati in questa corsa al vaccino grazie allo sforzo di due expertise già testate. Lo Yenner Institute già a dicembre, quando i cinesi hanno isolato e sequenziato il virus, ha sintetizzato immediatamente il gene della proteina Spike, che è la proteina del coronavirus, cioè la parte cattiva del virus, la parte contagiosa. I ricercatori dello Yenner hanno potuto sintetizzare subito questo gene della proteina del Covid-19 mettendo a frutto uno studio di vent’anni. Dieci anni fa, per dire, hanno messo a punto il vaccino anti-MERS. Loro hanno avuto facilità a partire subito e a sintetizzare questo nuovo virus, avendo già un’importante esperienza alle spalle. Ora questo gene della proteina Spike, sintetizzato e quindi depotenziato, deve essere inoculato nell’organismo umano, e qui è intervenuta la nostra expertise, l’expertise della Advent/IRBM, perché cinque anni fa siamo stati noi, nei nostri laboratori, ad aver testato il vaccino anti-ebola.

Come funzionerà esattamente il vaccino contro il Covid-19?

Non è altro che un virus di un normale raffreddore che viene depotenziato e viene usato come shuttle nel quale viene inserito il gene depotenziato della proteina Spike del Covid 19, già sintetizzato dallo Yenner. Questo virus viene utilizzato come Cavallo di Troia nell’organismo umano, perché quando entra, l’organismo umano riconosce la presenza di un corpo estraneo, il gene della proteina Spike, e reagisce producendo anticorpi. Per cui, pur essendo depotenziato, induce l’organismo a produrre degli anticorpi, che saranno preziosi nell’ipotesi in cui il corpo venisse aggredito dal vero gene della proteina Spike. Il fatto che questo vaccino venga messo a punto da due expertise già collaudate, una per la MERS e l’altra per ebola, pone i presupposti per essere più che ottimisti sulla non tossicità e sull’efficacia del vaccino.

Illustrazione creata dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) del coronavirus 2019 (COVID-19)

Illustrazione creata dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) del coronavirus 2019 (COVID-19)

Qual è la specificità del coronavirus?

Rispetto ad altri virus della famiglia, il Covid-19 appare meno pericoloso di altri virus della stessa famiglia, come per esempio la SARS e la MERS, ma sembra essere molto più contagioso. Siccome non ci sono terapie specifiche per la cura, l’unica possibilità oggettiva di fermare il contagio è quella di evitare che ci sia una proliferazione incondizionata dell’epidemia. E quindi a mio parere bene hanno fatto le autorità a prendere i provvedimenti restrittivi che hanno preso.

Quando si arriva alla commercializzazione in tempi brevi di un vaccino?

“Un farmaco per entrare in farmacia è costato alla filiera circa un miliardo e mezzo di dollari. Perché per ogni medicina che arriva sul bancone ce ne sono novantanove che hanno registrato un fallimento degli studi o della sperimentazione. Nello specifico dei vaccini, poiché quando arriva un’epidemia i tempi per mettersi a studiare non ci sono, è buona norma occuparsene prima, cioè finanziare prima la ricerca, quando non c’è l’emergenza. Penso, per fare un esempio, a una decisione della Regione Lazio che ha finanziato una ricerca, nell’ambito di una convenzione col Cnr affinché un consorzio pubblico/privato, di cui l’IRBM fa parte, cominciasse a porre le basi per la ricerca di un vaccino contro il virus Zika, cioè il virus trasmesso dalla puntura delle zanzare, e che è endemico in Brasile, e che tre anni fa ha manifestato un caso ad Anzio. I virus viaggiano in aereo in prima classe, e ci mettono un attimo a passare da un continente all’altro, è bene ricordarlo.”

Quanto tempo ci vuole per arrivare al vaccino anti-Covid-19? Non siete gli unici a lavorare sul vaccino?

No, certo, non siamo i soli. Vicini al traguardo ci sono, oltre a noi di IRBM, un consorzio americano e una bio-tech israeliana.

Fonte: fondazione Leonardo

marzo 8, 2020

Coronavirus: quanto durerà e quando finirà l’epidemia?

Quanto durerà il coronavirus in Italia e nel mondo? L’epidemia rallenterà davvero con l’arrivo della primavera e del caldo? Cosa sappiamo ad oggi sulla durata e la (possibile) fine dell’epidemia.

Coronavirus: quanto durerà e quando finirà l'epidemia?

Mentre spuntano nuovi casi di coronavirus in Italia, in Europa e nel mondo, ci si chiede quanto durerà l’epidemia e quando, finalmente, riusciremo a vedere la fine di questo periodo nero.

È vero, come hanno detto alcuni, che l’epidemia finirà con l’arrivo della primavera e del caldo? O dovremo aspettare il vaccino per dire addio al COVID-19 che intanto continua a colpire e a uccidere persone in tutto il mondo?

Ad oggi è non possiamo dire per certo quanto durerà il coronavirus, se finirà tra poche settimane, mesi, anni oppure mai, ma quello che è sotto gli occhi di tutti è che la sua marcia globale sembra inarrestabile, tanto che alcuni lo hanno già definito una pandemia.

Il coronavirus potrebbe durare 3-4 mesi

In Italia gli esperti sono concordi nel dire che questa settimana sarà decisiva per capire se le misure di contenimento prese finora sono state oppure no efficaci nel far rallentare i contagi.

Il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, ha detto al Messaggero:

“Possiamo prevedere che si andrà avanti per alcuni mesi, direi 3-4 mesi, considerando anche le code che arrivano dai singoli soggetti ammalati. Sul conto dei contagiati si deciderà se allargare le maglie del controllo in modo mirato o stringere ancora i bulloni.”

Coronavirus: come finirà? Due scenari

A prescindere dalla durata dell’epidemia, sarà cruciale trovare soluzioni per minimizzarne gli effetti. La diffusione del virus nel mondo sta infatti mettendo in ginocchio interi settori produttivi e a rischio posti di lavoro, nonché alimentando i timori di una pandemia globale. Urge quindi fermarlo prima che comporti la recessione dell’economia mondiale e una radicale trasformazione della società.

L’esperto di salute globale Jonathan D. Quick, storico collaboratore dell’OMS e autore di un libro intitolato “La fine delle epidemie: La minaccia incombente per l’umanità e come fermarla”, ha avanzato due possibilità.

1) Nella migliore delle ipotesi i focolai scoppiati nei vari paesi si estingueranno grazie alle misure di controllo e contenimento prese da tutti gli Stati.

2) Nella peggiore delle ipotesi l’epidemia diventerà globale fino a diventare endemica, il che significa che circolerà in modo permanente nella popolazione.

Molti esperti sostengono che Covid 19 diventerà endemico, andandosi a unire agli altri 4 coronavirus esistenti che causano raffreddori lievi, febbre e sintomi influenzali.
Anche Quick ritiene che sia più probabile il secondo scenario. “Il virus si è diffuso in modo silenzioso in 6 continenti con catene di trasmissione da persona a persona anche fuori dalla Cina, e la diffusione si è accelerata nell’ultima settimana. Se diventa una pandemia le domande sono due: quanto sarà grave e quanto durerà? Il tasso di mortalità è del 3% circa, molto superiore a quello dell’influenza stagionale. Ci sono ancora molte incognite. Ad esempio, potremmo aver sottovalutato il periodo di incubazione e il modo in cui il virus si diffonde”.

Coronavirus e meteo: finirà con l’arrivo del caldo?

Alcuni virus, come quelli che causano l’influenza, sono stagionali. Ad esempio, l’influenza stagionale che in Italia inizia in autunno e raggiunge il suo picco tra gennaio e febbraio leva le tende tra marzo e aprile, con l’inizio della primavera.

Anche questo coronavirus si placherà con l’arrivo della bella stagione? La prospettiva che l’estate e il caldo possano evitare lo scoppio di una pandemia è allettante, ma è ancora troppo presto per prevedere come SARS-COV-2 risponderà ai cambiamenti climatici.

Per comprendere meglio il corso del nuovo coronavirus da qui ai prossimi mesi gli scienziati stanno studiando il comportamento dei virus “fratelli” come SARS e MERS. L’epidemia di SARS, che ha iniziato a diffondersi a metà novembre 2002, è durata fino a luglio 2003, per poi sparire sempre più velocemente. Questo dato suggerisce che il virus potrebbe essere scomparso grazie al clima più caldo, anche perché, lo ricordiamo, ad oggi non esiste un vaccino contro la SARS, né un trattamento farmacologico specifico per curarla. Se dovesse comportarsi in maniera simile al virus della SARS, il nuovo coronavirus potrebbe durare 1 anno.

Per quanto riguarda la MERS, iniziata a settembre 2012 in Arabia Saudita dove le temperature sono in genere molto elevate, non sembra esserci una correlazione con la stagionalità. L’epidemia infatti non è mai stata davvero contenuta e occasionalmente vengono segnalati nuovi casi in Medio Oriente.

L’epidemia si fermerà solo con il vaccino?

Ad oggi non esiste ancora un rimedio efficace o un vaccino contro il nuovo coronavirus: i pazienti guariscono spontaneamente o grazie a terapie di supporto. “Se poniamo tutte le nostre speranze nel vaccino siamo nei guai”, ha detto il prof. Jason Schwartz della Yeale School of Public Health. I tempi per la messa a punto e in commercio di un vaccino, infatti, sono lunghi: occorre in genere almeno 1 anno/1 anno e mezzo. Secondo lui, “se non avessimo messo da parte il programma di ricerca sui vaccini per la SARS oggi avremmo avuto più armi per affrontare il nuovo coronavirus”.

La comunità scientifica sta facendo grossi sforzi nello sviluppo del vaccino e la sua commercializzazione in tempi brevi. La compagnia farmaceutica americana Moderna ha sviluppato un vaccino contro il Covid 19 pronto per i test sull’uomo che dovrebbero iniziare ad aprile, ma gli scienziati israeliani del MIGAL potrebbero essere ancora più vicini al vaccino. Stando a quanto riferito dal ministro della Scienza, Tecnologia e Spazio Ofir Akunis, il vaccino contro il Covid 19 sviluppato in Isreale, che non si somministrerà per via endovenosa ma per bocca, potrebbe ottenere l’approvazione entro 3 mesi.

Per prevenire la malattia l’OMS raccomanda di lavarsi frequentemente le mani e di evitare il contatto ravvicinato con chi mostra sintomi riconducibili al coronavirus come tosse, starnuti e febbre.

(fonte: money.it)

settembre 13, 2010

Spray promette efficienza universale anti-H1N1.

Dai laboratori di Hong Kong è in arrivo un super-disinfettante universale ultra-rapido. Un igienizzante spray che secondo i suoi inventori è in grado di uccidere in pochi secondi praticamente tutti i nemici invisibili: dai virus influenzali compreso l’H1N1 dell’influenza pandemica A, ai batteri inclusi quelli resistenti agli antibiotici, fino ai funghi e alle muffe. Atossico, incolore e inodore, promette di sterilizzare per un mese qualunque superficie. Messo a punto dagli scienziati della Hong Kong University of Science e Technology, negli Usa è già stato promosso dall’Agenzia per la protezione ambientale e dall’ente regolatorio Fda, ed è in attesa di brevetto negli Stati Uniti e in Cina.Il segreto del prodotto sta nello speciale polimero che riveste le superfici su cui il disinfettante viene spruzzato, e che è attivato dal semplice contatto. Non solo. Il polimero è anche sensibile al calore e all’umidità del corpo umano, dicono i ricercatori cinesi, quindi attiva il suo potere ‘killer’ anche in presenza delle goccioline liberate con gli starnuti. Secondo gli scienziati, il nuovo super-disinfettante intelligente e universale si candida a prodotto ideale per igienizzare ogni area pubblica e prevenire la diffusione di infezioni, epidemie e pandemie. “Questo rivoluzionario rivestimento è facile da usare, sicuro ed efficace nell’uccidere un ampio spettro di microbi – dice King-Lun Yeung del Dipartimento di ingegneria chimica e biomolecolare dell’ateneo di Hong Kong, uno dei ricercatori che hanno diretto gli studi sul prodotto – E’ amico dell’ambiente e il suo effetto è duraturo”.