Posts tagged ‘santi laici’

aprile 15, 2013

restiamo umani!

 

A due anni dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare Vittorio Arrigoni attraverso la proiezione di alcuni capitoli del lungometraggio Restiamo Umani – The Reading Movie.

Sono ormai due anni che Vittorio Arrigoni è morto. Non dimentichiamolo.

luglio 6, 2012

Giacomo Brodolini, santo laico.

L’11 luglio 1969 moriva giovanissimo (era nato il 19 luglio 1920) Giacomo Brodolini, socialista, Ministro del Lavoro e padre dello Statuto dei Lavoratori. La Fondazione Bruno Buozzi lo ricorda mettendo in rete la cartella che il PSI predispose nel 1979 per ricordare, con 10 poster, la vita di Brodolini.
http://www.fondazionebrunobuozzi.it/vis_fotogallery.asp?id=17&nome=Pubblicazione

maggio 31, 2012

Luciano Lama. Noi non ti dimentichiamo.

Il 31 maggio del 96 moriva Luciano Lama. Leader sindacale e politico, un gigante nella lotta al terrorismo in difesa della democrazia.

giugno 10, 2011

Celebriamo i nostri Santi Laici.

Un anniversario che dopo tanti anni e tanta storia suscita ancora dolore e commozione nei socialisti senza aggettivi.

 Il 30 maggio 1924 il compagno Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera dei deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano contestazioni e rumori che lo interrompevano più volte Matteotti, denunciando una nuova serie di violenze, illegalità ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni, pronunciava con un discorso che sarebbe rimasto famoso:

  « Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni (…) »
 
(Giacomo Matteotti, Camera dei Deputati)

Al termine del discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni, rispose loro con una premonizione:

  « Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me. »
 
(Giacomo Matteotti)

ed infatti puntualmente  Il 10 giugno 1924, a soli dieci giorni dal discorso pronunciato alla Camera, Giacomo Matteotti fu rapito a Roma. Il suo corpo fu ritrovato in stato di decomposizione il 16 agosto alla macchia della Quartarella, un bosco nel comune di Riano a 25 km da Roma.

Onore ad un grande compagno che ci fa sentire  orgogliosi di di essere socialisti.

settembre 5, 2010

I nostri santi laici: Carlo Alberto Della Chiesa.

Alle ore 21.15 del 3 settembre del 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini, a Palermo, da una BMW dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47 che uccisero il prefetto e la giovane moglie [1].

Nello stesso momento l’auto con a bordo l’autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del prefetto, veniva affiancata da una motocicletta dalla quale partì un’altra raffica che uccise Russo.

Per l’omicidio di Dalla Chiesa, della Setti Carraro e di Domenico Russo sono stati condannati all’ergastolo come mandanti i vertici Cosa Nostra, nelle persone di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci [19].

Nel 2002, sono stati condannati in primo grado quali esecutori materiali dell’attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia entrambi all’ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno.

Carlo Alberto Dalla Chiesa un uomo che ti fa credere che è ancora possibile salvare questa nostra Repubblica, cosi umiliata da chi la governa.

agosto 1, 2010

I nostri Santi laici: Rocco Chinnici.

Ventisette anni fa esattamente il Il 29 luglio 1983, nel pieno delle sue attività, viene ucciso davanti al portone di casa, il magistrato Rocco Chinnici. L’agguata avviene in  via Federico Pipitone a Palermo, con un’autobomba carica di tritolo. Perdono la vita, insieme a lui, i due agenti della scorta Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi, e il portiere del suo stabile, Stefano Li Sacchi. Il processo per l’omicidio ha individuato come mandanti i fratelli Nino e Ignazio Salvo, e si è concluso con 12 condanne all’ergastolo e quattro condanne a 18 anni di reclusione per alcuni fra i più importanti affiliati di Cosa Nostra. Nato in un piccolo paese della provincia siciliana, Rocco Chinnici frequenta il liceo classico “Umberto” di Palermo dove consegue il diploma nel 1943. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza nella stessa città conosce una giovane insegnante, Agata Passalacqua, che sposa e dalla quale avrà tre figli, Caterina, Elvira e Giovanni. Dopo la laurea in giurisprudenza nel luglio del 1947, entra in magistratura cinque anni dopo e lavora come procuratore nell’ufficio del Registro della sua città natale. Per i due anni di uditorato viene assegnato prima al Tribunale di Trapani, poi alla Pretura di Partanna. La lunga tappa nella tranquilla provincia siciliana lo porta a sviluppare quelle doti di sensibilità umana che caratterizzeranno tutto il suo lavoro di magistrato. Nel 1966 lascia la piccola cittadina per trasferirsi al Tribunale di Palermo, dove si occupa dei primi grandi processi conto la mafia. Nel 1975 consegue la qualifica di magistrato in Corte d’Appello e viene nominato consigliere istruttore aggiunto.

Quattro anni dopo diventa consigliere istruttore e inizia a dirigere l’ufficio di cui fa parte da tredici anni come unico titolare. Dopo l’assassinio di alcuni importanti giudici impegnati contro la criminalità organizzata, Chinnici ha l’intuizione vincente che porterà all’istituzione del “Pool antimafia” qualche anno dopo. Dà vita a gruppi di lavoro con responsabilità e indagini condivise, per le quali chiama con sé due giovani giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mette in piedi con loro le prime indagini che porteranno anni dopo all’istruzione del Maxiprocesso. Parallelamente porta avanti un intenso lavoro di sensibilizzazione nelle scuole con i più giovani, convinto che la spinta verso un’educazione antimafiosa sia parte integrante del lavoro di magistrato.

Questa la motivazione con cui è stato insignito della medaglia d’oro al valor Civile “«Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale Capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Barbaramente trucidato In un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la sua vita al servizio della giustizia, dello Stato e delle istituzioni» “Quaderni Socialisti”non dimentica i martiri della democrazia e della legalità.