Posts tagged ‘risorgimento socialista’

maggio 14, 2020

Contro la Lagarde e contro il MES

di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista.

Questo e’ il documento base su cui sta lavorando il tavolo telematico tra le forze politiche che hanno aderito all’appello contro la Lagarde e contro il MES .
II tentativo e’ farne un vero e proprio manifesto di contestazione radicale del sistema Euro Maastricht, e di conseguente definizione di un piano di uscita dal sistema attraverso il pieno recupero della nostra sovranita’ costituzionale .
Le forze politiche che partecipano al Tavolo sono :
Risorgimento Socialista, Parti…

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maggio 6, 2020

Assemblea iscritti Risorgimento socialista in Puglia.

SABATO PROSSIMO 9 MAGGIO, ORE 18

https://i2.wp.com/www.avantionline.it/magazine/wp-content/uploads/2020/03/rosselli.jpg
è indetta l’assemblea dei compagni iscritti e simpatizzanti di Risorgimento socialista in Puglia. Essa si terrà in modalità telematica tramite la piattaforma Meet.
Quanti sono interessati – oltre agli iscritti e alle iscritte –
sono invitati a contattare i compagni referenti del partito o a scrivere una e-lettera a gae.colantuono@gmail.com (fino a 15 minuti prima dell’inizio) per ricevere il codice di accesso.

Ordine del giorno.

1. Stato del partito nazionale e regionale; ultime iniziative, fra cui la nomina dell’esecutivo e l’avvio della collana di studi (G. Colantuono).
2. Crisi dell’UE e posizione di RS (S. Prontera).
3. Testimonianze e Proposte del e per il mondo del lavoro e del risparmio (interventi dei partecipanti).
4. Elaborazione di un documento politico regionale e calendario di iniziative sui territori.

maggio 1, 2020

FANTOZZI NON FA PIÙ RIDERE

di Ferdinando Pastore

Oggi siamo tutti “manager di qualcosa” : dai social network alla raccolta differenziata.

Distrutta la centralità del lavoro di fabbrica, ridicolizzata l’immagine del lavoro da impiegati, I nati dagli anni ’70 in poi vivono in un incubo in cui nel nome della “creatività” vengono colpevolizzati nel nome della produttività.

E allora, Fantozzi, l’impiegato a posto fisso parassita e imbranato, non fa più ridere come prima: era lui, quello davvero fortunato.

Per questo Primo Maggio atipico, una riflessione tra cinema e critica sociale di Ferdinando Pastore:

https://www.risorgimentosocialista.it/…/fantozzi-non-fa-pi…/

Il Virus ha costretto parte della popolazione a confrontarsi con il pericolo della morte dopo anni in cui è stata propagandata un’esistenza dedita alla ricerca di un eterno presente. La speranza è che possa sedimentarsi una nuova consapevolezza capace di mettere finalmente in dubbio determinati …

Il Virus ha costretto parte della popolazione a confrontarsi con il pericolo della morte dopo anni in cui è stata propagandata un’esistenza dedita alla ricerca di un eterno presente. La speranza è che possa sedimentarsi una nuova consapevolezza capace di mettere finalmente in dubbio determinati …
aprile 29, 2020

SOCIALISTI AL CAPOLINEA; COME RIPARTIRE

di Alberto Benzoni.

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Chi scrive, dopo 63 anni vissuti all’interno di una comunità socialista, è oggi senza fissa dimora. Una situazione, credetemi, soggettivamente e oggettivamente intollerabile. Soggettivamente perché coinvolge tanti altri compagni, “rimasti fuori” o chiamatisi fuori nell’arco di una generazione; insieme ad un universo che penso assai ampio di persone che, fuori dal nostro piccolo recinto, hanno bisogno del socialismo democratico ma non sanno a chi o a che cosa rivolgersi.

Oggettivamente perché le, diciamo così, strategie perseguite dal socialismo politicamente organizzato sono tutte arrivate al capolinea. Non so quante sigle, tutte chiuse nella loro piccola dimensione e totalmente insensibili, per varie ragioni, a qualsiasi richiamo unitario; la principale delle quali e titolare del nome raccoglie lo 0.2% dei consensi e appare caudataria di un partito, Italia viva, che con il socialismo non ha e non vuole avere nulla a che fare.

Quando e dove abbiamo sbagliato? Per chiunque voglia ripartire, una domanda cui dobbiamo una risposta.

La mia ipotesi (frutto, beninteso, del senno del poi) è che abbiamo sbagliato all’inizio; ma che non potevamo non sbagliare.

Avremmo potuto, come i tre partiti minori, scioglierci; affidando le fortune personali di questo o di quel dirigente a chi l’avesse adottato. Una scelta forse corretta ma, nelle circostanze date, improponibile.

Avremmo dovuto, come la Dc, riciclarci in una nuova veste e con un gruppo dirigente di ricambio; ma, come sappiamo, non esistevano, nel nostro caso, le condizioni necessarie per portare avanti, con successo, questa operazione.

E però, avremmo potuto e dovuto, a questo punto, prendere campo; leggi chiamarci fuori, come suggeriva Craxi, dal falso bipolarismo della seconda repubblica, un ambiente, peraltro, per noi del tutto inospitale; presentandoci, nel 1994, solo nel proporzionale. Una scelta che avrebbe tenuto insieme compagni, ansiosi di fuggire nelle più diverse direzioni, e che ci avrebbe gradualmente collocato (ma questa è una mio giudizio personale) a sinistra del Pds/Pd sia sulle questioni economico-sociali sia su quelle di libertà e di rispetto dello stato di diritto.

Avremmo dovuto però pagare il prezzo di una non breve traversata nel deserto. Ipotesi che però era vista con orrore da diecine e diecine di migliaia di compagni, di quadri, di eletti di un partito allo sbando e assolutamente dominati, questo è il punto centrale, dalla duplice ansia di protezione e di vendetta. Una duplice aspirazione che, ci piaccia o no, sarebbe stata la stella cometa del popolo socialista nei decenni successivi.

Protezione e vendetta. Due pulsioni, inestinguibili anche perché mai veramente soddisfatte; e comunque incompatibili con l’esistenza stessa di un partito socialista degno di questo nome. Se tu affidi totalmente a Berlusconi la tua vendetta, puoi garantire il tuo contributo personale alla bisogna; ma scompari fatalmente come collettivo, oltre che nella tua stessa ragion d’essere. Se poi, nelle vesti di partito socialista, ti affidi, per essere prima riammesso in società e poi come protettore di ultima istanza, ad un partito che ha applaudito alla tua distruzione e che ha cancellato il socialismo dal suo passato e dal suo presente, finisci col perdere qualsiasi identità. Trasformando il desiderio di rivalsa dei tuoi iscritti in rancore impotente e autodistruttivo.

Alla fine della storia, c’è stato qualcuno che ha pensato bene, dando per scontato che il socialismo fosse un relitto del passato, di assicurare, insieme, ansia di protezione e ansia di vendetta, affidandosi al più grande rottamatore oggi in circolazione. Un binario morto; ma anche la fine, ingloriosa, della nostra storia.

Da dove ripartire allora? Per prima cosa, dalla liquidazione di questo mefitico retaggio. Il miglior modo per fare i conti con quelli che ci hanno distrutto è, semplicemente, di tornare a esistere; e per esistere e operare non abbiamo bisogno di alcuna protezione né di chiusure rancorose e impotenti.

Per tornare a esistere dobbiamo, per prima cosa, riscoprire e recuperare il socialismo: e non solo e non tanto nella sua dimensione partitica (quella verrà da sé, ma in un secondo momento) ma piuttosto come eredità del passato e come parte essenziale del nostro futuro. E, nel primo caso come nel secondo un socialismo democratico; con mille aggettivi ma anche, in proiezione futura, senza bisogno di averne qualcuno. Oggi, l’aggiunta automatica di “riformista” e “liberale” vale soltanto, come avviene di solito, a sminuire il valore del sostantivo; segnalando, al nostro interno, un richiamo al nostro passato riassumibile in una versione, per giunta edulcorata, del messaggio di Craxi.

Ora, il socialismo italiano, e in questo sta la sua capacità di risorgere, non comincia e, quindi, non finisce con Craxi. Perché ha mille fonti di cui nutrirsi; e quindi mille aggettivi. Mentre quello del presente e del futuro non ha bisogno di aggettivi; perché potrà e dovrà riassumersi in un messaggio che travalica le sue stesse frontiere – solidarietà, pace, lotta alle disuguaglianze, recupero, a tutti i livelli, dei valori e delle istituzioni della democrazia, internazionalismo – e intorno al quale si articolerà, durante e dopo la grande crisi della pandemia, lo schieramento alternativo al ritorno della barbarie.

Riscoprire il socialismo. Oggi e nell’oggi. Abbiamo gli strumenti per farlo. Riviste prestigiose, come Mondoperaio; ma non solo. Giornali come l’Avanti! non più soltanto organi di un partito ma appartenenti a tutti. Associazioni ed esperienze comuni a ogni livello; espressione, in particolare, di quanti, in nome della democrazia, si sono battuti, ieri, contro il referendum costituzionale e oggi contro la riduzione del numero dei parlamentari.

Per riscoprire, per far nascere tra di noi e soprattutto al di fuori di noi, la cultura anzi la civiltà socialista non possiamo, purtroppo, riferirci al nostro passato prossimo o a eventi esterni dell’oggi (sto parlando dell’Italia). Dovremo allora, riportare alla luce (con lo spirito del minatore non dell’archeologo) gli eventi e le parole; di ieri e di sempre. Ottima cosa, allora, uscire, periodicamente (mi riferisco al nuovo Avanti!), in relazione a grandi eventi del nostro passato nazionale: Primo maggio, 2 giugno, nascita del Psi, 20 settembre, 25 aprile, tanto per fare alcuni esempi.

E poi, i grandi appuntamenti che hanno segnato la nostra storia: dal 14 luglio alla formazione della seconda internazionale, dalla rivoluzione russa di febbraio, alle tante rivoluzioni condotte in nome di un’ansia di riscatto nei suoi più diversi aspetti.

Dovranno esserci da guida in questo percorso le tre parole lanciate al mondo dalla rivoluzione francese. E soprattutto una, la prima ad essere brutalmente cancellata e soppressa, l’unica che ci appartiene totalmente e in tutti sensi: fraternità.

aprile 18, 2020

“Sovranità alimentare, ambiente e agricoltura”

Dalle tesi congressuali di Risorgimento socialista (primavera 2019) su

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Agricoltura di qualità, nuovi modelli di sviluppo, salute alimentare e questione meridionale sono temi fra loro strettamente collegati, al punto
da essere indivisibili: occorre pertanto pensare a politiche organiche e sistemiche anziché campanilistiche e estemporanee, come spesso è avvenuto.
Lo svuotamento delle campagne del Sud è uno dei punti critici della odierna questione meridionale: è questo un destino di declino cui non bisogna rassegnarsi.

Rilanciare la produzione agricola deve assumere valenza
strategica per il conseguimento di una piena sovranità
alimentare e per la creazione di filiere produttive controllate da
punto di vista tanto dei diritti di chi ci lavora quanto della salute
dei consumatori. A sua volta, il rilancio dell’occupazione nella
produzione agricola rientra nel piano occupazionale rivolto in particolare ai giovani meridionali.
Un’agricoltura di qualità, rispondente alla crescente richiesta di cibo di qualità e che salvaguardi l’ottima reputazione delle produzioni italiane e meridionali, ha bisogno di nuovi modelli di sviluppo fortemente integrati con tutto il resto delle attività economiche del settore, a partire dalla filiera agroalimentare nel suo complesso, nei legami con i settori del
turismo, della ristorazione, dell’energia per essere davvero in grado di garantire occupazione e reddito.
La crescente attenzione dei cittadini-consumatori nei confronti della qualità e sicurezza si salda alla necessità di una tutela delle aree rurali anche dal punto di vista sociale e culturale.
Alla base vi è una rinnovata consapevolezza del ruolo strategico che il produttore agricolo può assolvere nella salvaguardia del territorio e dell’ambiente di fronte alle questioni rilevanti poste dai cambiamenti climatici e dalle necessità di diversificare le fonti energetiche ed il risparmio nel suo consumo.
Il mondo agricolo italiano versa in uno stato di grave crisi: non è un problema settoriale ma assume carattere politico collettivo per l’intera economia del paese e carattere strategico per la delineazione di un diverso modello di sviluppo.
Serve una netta scelta politica di tutte le istituzioni che offra risposte alle comunità rurali, in particolare del Mezzogiorno. La presenza degli agricoltori sul territorio è da ritenersi una garanzia per la gestione dell’ambiente.
Senza un’agricoltura italiana diffusa e di qualità non vi è un sostanziale aspetto della nostra sicurezza e sovranità, quella alimentare, poiché non siamo più autosufficienti in quasi tutte le filiere, con effetti deleteri per i lavoratori dei settori e per la salute dei consumatori. Pertanto le coperture per la tutela e lo sviluppo delle aziende agricole sono da
considerarsi investimenti strategici irrinunciabili.

Durante la “seconda repubblica” la politica agricola italiana è
stata sempre più diretta dalle industrie di trasformazione e dalle
centrali di vendita piuttosto che dalle imprese, spesso a
conduzione familiare, e dai lavoratori del settore.

Non è un caso che finora nessuna autorità abbia multato le industrie agroalimentari per gli evidenti cartelli a danno degli agricoltori di base.
Analogamente contestiamo la norma doganale, ancora in vigore, che consente di definire nazionale un prodotto straniero la cui ultima lavorazione utile sia fatta in Italia. Chiediamo con forza l’obbligo di indicazione di residui tossicologici in etichetta e l’unico blocco dei porti che riteniamo opportuno, quello delle navi che importano grano al glifosate, nonostante le evidenti prove scientifiche di nocività e evidenti divieti normativi. Chiediamo infine il rispetto diffuso della norma sul
divieto di vendita sottocosto dei prodotti agricoli.
Il tema della frutta e verdura vendute a costi bassissimi va affrontato: crediamo che l’istituzione di un consorzio o una cooperativa di agricoltori locali potrebbe aiutare gli stessi a liberarsi dalle imposizioni dettate la logiche di mercato verticistiche che non rispettano il loro duro
lavoro.

La necessità quindi è quella di tutelare, a livello nazionale, le
nostre produzioni, e combattere i trattati economici trasnazionali
che li penalizzerebbero ulteriormente.
È necessario il rispetto della legge che istituisce il principio di
trasparenza, mentre constatiamo l’assenza di trasparenza sulla xylella (che non esitiamo a definire un ecocidio), sull’importazione di grano estero e sull’annosa questione delle quote latte.
Risorgimento socialista è attenta a quanto da tempo emerge nel mondo agricolo sul ruolo dell’agricoltura nell’attivazione di altri settori produttivi e nella tutela di funzioni pubbliche, quali la conservazione/ricostituzione del paesaggio rurale, il recupero delle aree soggette a fenomeni tellurici o di erosione del suolo; pratiche agricole eco-sostenibili; presidio e salvaguardia del territorio anche attraverso il contenimento dei processi
di trasformazione del suolo agricolo in aree di insediamento urbano, specie in aree marginali, dove la presenza di un’agricoltura in grado di garantire reddito e occupazione è essenziale per mantenere la
popolazione sul territorio e con essa le tradizioni e la cultura rurale.

Un’agricoltura di qualità è inoltre anche un’efficace risposta al
falso dilemma fra sviluppo e salute: in tal senso facciamo nostre le campagne per una riduzione e soppressione di pesticidi, con
particolare attenzione al glifosato, di cui ormai sono acclarati i danni per la salute umana. Il ripopolamento delle campagne deve assumere anche il ruolo di controllo del territorio rispetto a utilizzi illeciti (discariche di ogni tipo) o legate ad un modello di sviluppo ormai sorpassato (cementificazione compulsiva). L’agricoltura di qualità, con la promozione dei prodotti tipici e la difesa dei paesaggi naturali e storici,
si collega così a nuove forme di sviluppo turistico non invasivo ma responsabile.
Il lavoro agricolo si è spesso associato al ritorno a inaccettabili
forme di lavoro sottopagato, privo di diritti e paraschiavile con
numerose vicende tragiche di sottomissione, di deprivazione e di lutti. Per noi il contrasto effettivo al caporalato in ogni sua tappa si accompagna a forme dignitose di vita e di lavoro per quanti, italiani e migranti, lavorano nei campi.
Ci impegniamo in misure incisive per la sicurezza sul lavoro, con l’aumento dei fondi e del personale per i controlli.
È del tutto fallace pensare di poter assolvere a queste funzioni
strategiche di sviluppo soltanto attraverso una condizione di
sfruttamento del lavoro ed una condizione di salari bassi e precari anche attraverso l’utilizzo, occasionale e non, del serbatoio di manodopera del l’immigrazione comunitaria o migrante, con l’osceno ricorso al caporalato ed al lavoro illegale: sono anzi questi fenomeni
alcuni dei punti più critici della odierna questione meridionale.
Il continuo utilizzo del caporalato e delle forme
semi-schiavistiche a cui sono ultimamente approdate molte fasi del lavoro agricolo (dalla raccolta al confezionamento) – nonostante le prime leggi a contrasto – è un presupposto falso e fuorviante che rischia di accelerare ancora più velocemente il declino dell’agricoltura e la sua distanza dalle produzioni del Centro-Nord Italia. Occorre invece promuovere quelle buone pratiche, fatte di esperienze di miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione e dell’occupazione trainate dal
ruolo sempre più importante che vi svolgono i giovani.
Uno dei problemi che ha afflitto l’agricoltura meridionale, accanto al mancato sostegno delle istituzioni locali e alla scarsa frequenza di accordi cooperativistici, è rappresentato dalla concorrenza estera: se riteniamo opportuna la presenza di accordi commerciali con paesi del Sud del mondo per favorirne esportazioni e sviluppo endogeno, nell’ottica di una cooperazione Sud-Sud, tuttavia, a maggior ragione, riteniamo inopportuna una massiccia importazione di prodotti agricoli da
alcuni paesi del Nord Europa e America. In tal senso ribadiamo la nostra opposizione a tutti quei trattati economici (TTIP, CETA, TISA) che, in nome di un neoliberismo quasi postumo,
costituiscono ulteriori attacchi alle residue speranze di rilancio
della produzione agricola nazionale.

Per noi socialisti di sinistra sono questi i temi di una questione agricola (soprattutto meridionale) antica ed irrisolta.
Nessuna ipotesi di evoluzione produttiva e di trasformazioni
dell’agricoltura meridionale può essere disgiunta da percorsi territoriali anche specifici di riaffermazione di percorsi qualitativi e di difesa della biodiversità nelle produzioni agroalimentari.

aprile 16, 2020

Fare squadra.

Di Gaetano Colantuono.

Abbiamo bisogno non di un leader mediatico, ossia funzionale ai media per vendere o vendersi, ma di un gruppo dirigente all’altezza dei compiti sul piano politico e anche umano.

Una squadra, insomma, non un leader. Fare squadra, non assumere leadership che per lo più hanno portato alla deriva. Assenza di settarismo interno ma collaborazione entro regole chiare.
Dare continuità al progetto negli enti locali, nel sindacato, nei movimenti e nelle auspicabili mobilitazioni popolari, senza delle quali noi siamo inutili, anzi siamo fritti.

Noi storicamente le congiure di palazzo le subiamo soltanto. Noi conoscemmo conquiste solo col binomio lotte popolari-lavoro nelle istituzioni.

1. NESSUNA VOCE PREVALGA SULLA DIFESA E ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE.
2. Casse di resistenza.
3. ABROGAZIONE DEI DECRETI SICUREZZA E RIPRISTINO DELL’ART. 18.
4. ABROGAZIONE DELLA REVISIONE DEL TITOLO V NEL 2001.
5. MULTIPOLARISMO COERENTE.

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aprile 8, 2020

APPELLO AL GOVERNO ITALIANO PER LA PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO B PER SALVARE IL PAESE DALL’ESITO NEGATIVO DELLA TRATTATIVA IN ATTO NELLA UE .

di Franco bartolomei coordinatore nazionale di Risorgimento socialista.

La ferma risposta negativa data dalla Germania ed i suoi stati vassalli – in ossequio alle stringenti regole europee – alla richiesta Italiana di una diretta emissione di Eurobond da parte della BCE , i cui ricavi siano ripartiti proporzionalmente tra gli stati della UE ,per far fronte alle spese straordinarie ed ingenti necessarie ad uscrire dall’emergenza ed a rilanciare le economie nazionali , rende sempre più difficile e densa di rischi per il nostro paese la trattativa in atto nel gruppo decisionale della Eurozona.

E’ evidente il gioco della Germania e dei suoi alleati, e degli organi esecutivi della UE – edificata proprio per attuare politiche ispirate al contenimento dei bilanci e della spesa sociale – di allungare i tempi della trattativa per volgerla a proprio favore e ridurre i margini di manovra dell’Italia e della Spagna .
E’ evidente il disegno: strozzare il nostro paese, alle prese con tutte le emergenze connesse con la crisi epidemica in atto, in una situazione in cui le difficoltà di liquidità e la pressione speculativa esercitata sugli spread, finiscano per piegare le ginocchia al nostro tentativo di resistenza sulle richieste avanzate dalla Governance europea e sul nostro diniego alla utilizzazione del Meccanismo Europeo di Stabilità( MES). Meccanismo che se attuato produrrebbe il commissariamento economico, finanziario e normativo della nostra residua autonomia decisionale.

L’attacco – massiccio e continuativo – da parte della BCE sullo Spread diventerebbe uno strumento formidabile di pressione sul Governo italiano per fargli accettare in condizioni di piena emergenza, il progetto originario della UE sponsorizzato dai paesi del Nord, quello di far transitare ogni possibile via di erogazione di liquidità straordinaria attraverso le forche caudine di un nuovo MES. Anche se esso fosse potenziato finanziariamente e solo lievemente attenuato nei suoi tempi e nei suoi poteri di commissariamento del paese, sarebbe comunque finalizzato a distruggere definitivamente la nostra autonomia economica. L’Italia è ancora fondata su un sistema manifatturiero molto esteso, completo in tutte le filiere , di forte spessore tecnologico e di alta qualità progettuale e commerciale. La nostra forza finanziaria, fondata sia sul risparmio privato più ampio tra tutte le economie sviluppate che sulle nostre tecnostrutture bancarie e finanziarie in possesso di fortissime competenze operative, si troverebbe immediatamente sotto attacco. Inoltre senza attuare serie politiche di espansione della domanda interna e di nuova liquidità si imporrebbe al paese una politica forzata di restituzioni e sacrifici a danno delle classe popolari e del mondo del lavoro .
E’ necessario che il governo prepari un piano di uscita e di emergenza per evitare di essere posto in una situazione di fatto ricattatoria.

Un piano articolato, da attuare nel momento in cui l’attacco della UE – governato dalla Germania – dovesse scattare in modo irreversibile, diretto a consentire al Paese di riacquistare immediatamente la propria autonomia finanziaria e monetaria .

Un piano di uscita unilaterale dal sistema Maastricht/Lisbona per consentire all’Italia di far fronte con mezzi autonomi o autonomamente reperiti a ogni possibile crisi di liquidità che paralizzerebbe tutta l’attività amministrativa ed esecutiva dello Stato e che porterebbe al collasso tutto il nostro sistema paese. Per far fronte a ogni altra aggressione sugli spread che porterebbe in prima battuta tutto il nostro sistema bancario e finanziario a un default immediato.

Un piano di emergenza che preveda:
L’immediata introduzione sul mercato di una nostra nuova ed indipendente circolazione monetaria.
L’immediato ingresso con partecipazioni pubbliche di controllo o condizionamento in tutte le imprese strategiche per il paese.
L’adozione di tutti gli strumenti operativi necessari a impedire flussi speculativi contro il nostro sistema azionario ed obbligazionario.
L’emissione di nuovi titoli di debito pubblico internazionalmente contrattati e riservati ai Paesi legati all’Italia da continuative relazioni di scambio commerciale.

aprile 8, 2020

UNA TASK FORCE PER L’AGRICOLTURA.

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RS – Risorgimento Socialista – Emilia RomagnaMi piace

7 h

 

E’ di questi giorni la notizia che la filiera agricola sconta una preoccupante mancanza di manodopera su tutto il territorio nazionale. La chiusura delle frontiere, per contenere la Pandemia, impedirà nei prossimi mesi l’arrivo dai paesi esteri di tantissimi lavoratori stranieri che annualmente coprono la richiesta di manodopera agricola.
In occasione della carenza di personale medico in un settore strategico come quello della Sanità, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con altri enti statali, ha deciso di creare una task force di circa 300 medici provenienti da ogni parte d’Italia da poter inviare nei territori con le maggiori criticità sanitarie. Alla chiamata hanno risposto in oltre 7000 !!
A questo punto, come Risorgimento Socialista E-R, avanziamo la proposta, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la creazione di una task force per risolvere il problema di carenza di manodopera in un altro settore strategico del paese, quello dell’Agricoltura.
In un momento di crisi economica, con un bacino di disoccupazione che certamente, ahinoi, si andrà a gonfiare nei prossimi mesi, il Governo potrebbe mettere mano alla creazione di una task force mediante una chiamata diretta anche nel campo dell’agricoltura, magari con specializzazioni diverse, gruppi di volontari, esperti e meno esperti, da inviare e gestire direttamente, mediante il Ministero, lavoratori assunti con un apposito contratto nazionale, laddove vi sia necessità e carenza di manodopera. Tale intervento statale, oltre a risolvere il problema primario, permetterebbe il controllo della sicurezza e delle condizioni di lavoro, andrebbe a dare un duro colpo al caporalato, allo sfruttamento dei lavoratori e farebbe venire a galla una fetta di economia sommersa in questo importantissimo settore. Lo Stato potrebbe inoltre partecipare con una quota al pagamento degli stipendi di tali lavoratori investendo così, direttamente gli eventuali aiuti ed incentivi stanziati per le imprese agricole a causa della crisi. Certo la nostra è una proposta che andrebbe perfezionata, discussa, smontata e rimontata, ma intende incoraggiare il Governo a proseguire quel percorso di intervento diretto, di attenzione per il territorio, di stretta collaborazione con Comuni e Regioni che ci sembra andare nella direzione giusta per una riappropriazione completa della capacità di uno Stato Sovrano di incidere in maniera positiva sulla vita dei propri cittadini e sull’Economia reale del proprio territorio. Un doveroso ritorno alla fase progettuale di un paese, una visione d’insieme che per troppo tempo si è accantonata perchè ritenuta antistorica a causa di una visione liberista e globalizzata dell’economia e della società, visione che evidentemente, come dimostra la lunga crisi economica che ci attanaglia dal 2008, è risultata del tutto fallimentare. La cosa pubblica, lo Stato, torni insomma a guidare gli importanti processi di sviluppo del paese.

aprile 2, 2020

SOCIALISMO O BARBARIE .

d franco bartolomei, coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista.
LA RICOSTRUZIONE DEL PARTITO SOCIALISTA NEL DOPOGUERRA -

Il Risorgimento Socialista riafferma tutte le ragioni della propria opposizione radicale al governo , fondate su una una concezione del modello sociale e dei rapporti economici del tutto alternativa allo stato di cose esistente , e sulla convinzione che il paese debba assolutamente recuperare la propria sovranita’ Costituzionale e rompere la sua sottoposizione ad un quadro normativo e ad un sistema finanziario e monetario ad esso esterno, costituito dal complessivo sistema Euro / Maastricht Lisbona /BCE ), che distrugge il suo equilibrio sociale , la sua coesione civile , il suo tessuto produttivo , e la sua vita democratica .

In questo momento drammatico le istituzioni europee hanno tentato di distruggere il nostro sistema economico per sottoporre il paese ad un nuovo commissariamento politico , che porterebbe il paese ad uno stato di gravissimo ulteriore impoverimento , ed alla distruzione della nostra democrazia .

Il Governo pur nella sua estrema diversita’ della sua visione sociale ed economica , fondata sulla condivisione del modello liberista , e su un progetto di sostanziale conservazione del sistema, mostra di voler resistere a questo attacco esterno , che approfitta della difficilissima situazione di emergenza che il nostro popolo sta affrontando con sacrificio , generosita’ e coraggio , cercando di contestare il patto di stabilità ed il pareggio obbligato di bilancio ,per poter utilizzare in deficit spending risorse consistenti per la ricostruzione del paese senza dover subire commissariamenti di sorta .

Se riuscira’ in questo tentativo , indubbiamente segnera’ una soluzione di continuita’ rispetto alla precedente prassi consolidata’ di vassallaggio e subalternita’ che finora hanno tenuto tutti i governi della II repubblica .

A maggior ragione questo accadra’ se sara’ in grado di riaffermare la centralità dello stato nella incentivazione delle attività economiche , nella riconversione del nostro sistema produttivo verso economia reale , attraverso il rafforzamento del settore manifatturiero e delle nostre filiere produttive strutturali, e ricostruendo una presenza pubblica nei settori strategici , puntando ad utilizzare utilizzando una rete di relazioni commerciali economiche e politiche che rispondono ad una nuova logica internazionale di natura multipolare ,

Se questo tentativo , ad oggi solo abbozzato , dovesse tradursi in realta’ il problema a quel punto sarà per noi del Risorgimento Socialista quello di costruire un nuovo tipo di contrapposizione con il governo , sulla qualità delle scelte e sul tipo di modello che si sceglierà , e sul ruolo e la centralità che il lavoro assumera’ nei processi decisionali collettivi che determinano le scelte sociali ed economiche nel nuovo sistema .

Se questo non avverrà continueremo il nostro ruolo di opposizione frontale , con ancora maggior determinazione , sapendo che se l’Italia perde la partita con l’Europa la situazione diverrà drammatica per i lavoratori e tutte le classi subalterne , perché il paese subirà una stretta micidiale in termini di impoverimento ulteriore e di repressione

Per noi la scelta sara’ drammaticamente molto lineare , e definiremo le nostre scelte di fase in base a ciò che si produrrà nei rapporti con l ‘Europa , li sapremo se la nostra dovrà essere una lotta per la libertà e la democrazia contro la barbarie ed il nuovo fascismo ,o potrà essere una grande lotta democratica per le riforme socialiste all’ ‘interno di un quadro costituzionale rinnovato .

Faremo in ogni caso sempre quello che sarà utile ai Lavoratori ,ed alla difesa estrema della nostra Democrazia Repubblicana.

Viva il Socialismo

  • Franco Bartolomei Se Il Governo resistera’ ai Dicktat di Bruxelles faremo la nostra parte .
marzo 21, 2020

LA FINE DEL LIBERISMO E DEL GRANDE INGANNO DELLA STABILITA' DELLA MONETA EUROPEA

Franco Bartolomei

La Grande crisi recessiva innescata a livello globale dalla crisi epidemica in atto nel mondo , che poggia le sue radici strutturali sul quadro di stagnazione tendenziale dello sviluppo delle economie sviluppate ,causato da tempo dall’esaurimento della leva finanziaria come fattore dello sviluppo, potra’ essere affrontata solo attraverso una massiccia politica di intervento pubblico di sostegno ed incentivazione .

Nel nostro paese , in particolare , L’operazione finanziaria pubblica necessaria per affrontare e superare la crisi gravissima che lo sta investendo e per rimetterlo in piedi dal punto di vista civile sociale ed economico e’ talmente rilevante ( dell’ordine di almeno 150 miliardi ) che puo’ essere sostenuta solo con un intervento fuori dai parametri di deficit europei .

Risultato immagini per globalizzazione addio

I finanziamenti ,enormi ,necessari per rialzarsi , devono venire quindi necessariamente da uno stanziamento pubblico di natura straordinaria assunto dallo Stato Italiano , per iniziativa delle sue strutture di governo economico e finanziario ( Bankitalia , MEF e Cassa Depositi e Prestiti ) del tutto fuori dai limiti di bilancio posti dal fiscal compact , e fuori soprattutto da ogni forma di possibile successivo commissariamento del paese , secondo il sistema del nuovo MES che noi contrastiamo radicalmente .

Pare che stasera Bruxelles abbia aperto la strada ad un tipo di intervento del genere , accantonando per motivi di emergenza il patto di stabilita’ , alla cui attuazione e’ stata sacrificata’ la nostra costituzione materiale.

La presidente della commissione europea avrebbe rilasciato una dichiarazione esplicita in tal senso .

Se questo accadra ‘ per Il RISORGIMENTO SOCIALISTA sarebbe una grande vittoria , che andrebbe a confermare la validita’ di tutta la linea politica antimaastricht che sosteniamo da anni .

Ma soprattutto sarebbe il riconoscimento da parte di settori importanti delle classi dirigenti del fallimento del sistema liberista e della pericolosita’ dei processi di globalizzazione finanziaria rispetto alla tenuta della economia reale dei paesi sviluppati , e la riaffermazione del ruolo decisivo degli stati sovrani nella risoluzione dei processi di crisi strutturali delle economie ,e nella gestione delle gravi emergenze sociali .

La nostra lotta a questo punto dovra’ essere concentrata tutta sulla qualita’ e la quantita’ economica delle scelte da fare nei confronti ed in favore del mondo del lavoro e di tutte le categorie sociali piu’ deboli .

E piu’ in generale sulla natura del nuovo modello sociale che scaturira’ da un intervento di ristrutturazione e di rifinanziamento pubblico di queste dimensioni .

E’ evidente che la riattivazione di una nuova spirale produttiva attraverso un grande intervento pubblico dovra’ implicare una riaffermazione del ruolo pubblico di direzione generale delle scelte dello sviluppo , la riassunzione nella mano pubblica di un sistema di poteri di intervento diretto a garanzia della economia nazionale di fronte agli attacchi finanziari e monetari di natura speculativa ,un nuovo sistema di relazioni sociali che rimetta al centro dei processi decisionali collettivi il mondo del lavoro , che sta’ letteralmente tenendo in piedi il paese in questa emergenza nazionale , e conseguentemente uno stravolgimento complessivo del modello liberista che ha portato tutto il nostro sistema Saniitario ,di Welfare , e di Protezione civile ,al livello di debolezza che stiamo drammaticamente scontando in questi giorni drammatici .