Posts tagged ‘riduzione gas serra’

novembre 21, 2012

Altro che predizione Maia ci pensiamo da soli a far venire la fine del mondo.

(Di Chiara Spegni) (ANSA) – BRUXELLES, 21 NOV – La febbre del Pianeta continua a salire e l’Europa non e’ scampata al ‘contagio’. Dopo il campanello d’allarme lanciato dalla Banca mondiale, che stima un riscaldamento di quattro gradi della temperatura della Terra nel 2060, a sferrare un contrattacco ai negazionisti dell’emergenza clima arriva anche l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che vede l’Europa alle prese con un riscaldamento record di 1,3 gradi negli ultimi dieci anni (2002-2011) rispetto alla media del periodo pre-industriale. ”Questo rapporto non fa che confermare i documenti degli esperti dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e altre ricerche scientifiche” spiega Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea. Ma al tam tam della scienza continua a non corrispondere una riduzione delle emissioni globali di gas serra, che continuano a crescere: secondo l’analisi pubblicata oggi dal Programma Onu per l’ambiente, sono gia’ adesso circa il 14% in piu’ di quelle che dovrebbero essere nel 2020 per riuscire a mantenere la febbre del Pianeta entro i due gradi, la cosiddetta ‘soglia critica’ per gli scienziati, in questo secolo.
aprile 3, 2010

Olio fritto per coibentare la casa.

Olio fritto per coibentare i tettiSecondo i ricercatori dello United Environment & Energy LLC (Uee) di Horseheads (NY, Usa) l’olio usato per friggere potrebbe essere utile, se spalmato sul tetto di un abitazione, a controllarne la dispersione del calore, essendosi rivelato un materiale intelligente. Lo studio è stato finanziato dal Ministero per l’Energia statunitense e presentato all’incontro annuale dell’ American Chemical Society (a sinistra la mattonella ricavata dall’olio fritto).

In realtà sui tetti non è stato spalmato olio fritto talquale ma è stato realizzato un prodotto che ha come base l’olio usato nei fast-food. Spiega Galileo:

I ricercatori sono riusciti a raggiungere questo risultato ottenendo dall’olio di scarto un polimero liquido che, raffreddato e applicato, diventa un materiale plastico. A questo composto però hanno aggiunto un ingrediente che per il momento deve restare segreto. Grazie a questo ingrediente è possibile modificare la composizione del rivestimento e fare in modo che, a una specifica temperatura, passi dalla “modalità assorbente” a quella “riflettente”.

Le capacità di questo nuovo materiale sembrerebbero strabilianti: d’estate riesce a essere “riflettente” e d’inverno diventa “assorbente”, garantendo così una perfetta temperatura all’interno dell’edificio.

Ha detto Ben Wen il vicepresidente di Uee:

In questo modo si potrà risparmiare energia e ridurre le emissioni di gas serra e composti volatili dovute anche ai prodotti di rivestimento basati sul petrolio e si darà una seconda vita a milioni di litri di olio di scarto dopo che saranno serviti a friggere patatine e bocconcini di pollo.(ecoblog)

dicembre 17, 2009

Clima: gli Usa propongono un maxi-fondo da 100 mld

 Cento miliardi di dollari sul tappeto. Con l’intervento di Hillary Clinton il clima della conferenza di Copenaghen è cambiato. Se ci sarà un accordo “operativo e trasparente” – ha detto il segretario di Stato Usa – si potrà arrivare alla creazione di un fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai paesi in via di sviluppo che arriverà a 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Basterà per chiudere con un accordo il summit mondiale sul clima? In realtà ci sono vent’anni di ritardo. Non è facile recuperare vent’anni di ritardo in poco più di venti ore.
La delegazione cinese aveva mandato nella notte messaggi negativi. : fonti anonime avevano dato l’accordo per impossibile anticipando un’intesa solo politica. Poi il premier cinese Wen Jiabao ha detto che “il governo e il popolo cinese attribuiscono una grande importanza al problema del cambiamento climatico
Anche l’India, ha detto il premier Manmohan Singh, è disposta a “fare di più” nel rush finale del vertice a patto che vi siano “credibili” garanzie su trasferimenti tecnologici e sostegni finanziari da parte dei paesi ricchi. La cancelliera tedesca Angela Merkel appare preoccupata: “Le notizie che arrivano non sono buone. Al momento i negoziati non sembrano promettenti, ma spero ovviamente che la presenza di oltre 100 capi di Stato e di governo possa dare il necessario impeto all’evento”. La Merkel ha anche osservato che “la promessa degli Stati Uniti di tagliare le emissioni di CO2 del 4 per cento rispetto ai livelli del 1990 non è ambiziosa”.

Il problema è che, come spiega Loretta Napoleoni in un articolo apparso su “Internazionale”, Obama senza l’approvazione del congresso non può fare altro che promesse. I cinesi invece gli impegni che prenderanno sono in grado di mantenerli, non dovendo rendere conto ad alcuna autorità di controllo. D’altronde, come fa notare la Napoleoni, le differenze fra USA e Cina sono molteplici. Il sistema federale americano innanzitutto impedisce che ci sia una disciplina uniforme in tutto il territorio nazionale data l’ampia autonomia dei singoli stati. Mentre la California è all’avanguardia mondiale nella riduzione dei gas serra l’Indiana, altro stato, è in una situazione di grave arretratezza. Inoltre fino la 2007 un americano inquinava dieci volte in più di un cinese. L’America inquina perché spreca energia. L’inquinamento della Cina è dovuto alla  sua industrializzazione forzata e accelerata. La Cina però ha portato a Copenhagen un piano rivoluzionario per la sostenibilità energetica. con una previsione di diminuzione del 75/80% dell’intensità energetica. Secondo questo piano il 50% dell’energia elettrica consumata in Cina dovrà venire da fonti rinnovabili e nucleare.  In America il problema dell’inquinamento non è legato all’industrializzazione. In buona sostanza la Cina ha deciso che le energie rinnovabili sono il petrolio del futuro. L’America pensa invece che il problema si può eisolvere solo con un esborso di denaro.