Posts tagged ‘Richard Wright’

giugno 10, 2010

Buonanotte compagni.

Ne abbiamo già parlato, ma ve lo ripropongo.

The Wall è il nono album registrato in studio della band inglese Pink Floyd. Fu pubblicato come doppio album il 30 novembre 1979 e fu seguito da un tour di concerti dal vivo, che avevano effetti scenici elaboratissimi, e dal film Pink Floyd The Wall.

L’album è un’opera rock incentrata sul personaggio Pink; egli durante la sua infanzia ha subito un profondo trauma, quale la morte del padre nella seconda guerra mondiale, al quale si aggiunsero altri disagi: la madre iperprotettiva, i maestri eccessivamente autoritari e, in età adulta, i tradimenti della moglie. Tutti questi sono i fattori che portano alla costruzione del “muro” di Pink, da cui il titolo dell’album.

Come le opere precedenti del gruppo, anche The Wall è un concept album e fu ispirato da un evento che accadde durante il tour “In The Flesh”, quando Waters sputò addosso ad uno spettatore troppo molesto, dopo il quale fu ammesso da lui stesso il desiderio di costruire un muro tra lui ed il pubblico. Il pianista Richard Wright non partecipò alla registrazione dell’album, ma fu presente nella band durante il tour di promozione.

Il successo dell’album fu enorme: fu l’album più venduto negli Stati Uniti nel 1980[1], divenendo uno degli album doppi più venduti nella storia.

Si è posizionato all’87° posto nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone[2].

aprile 25, 2010

Buonanotte compagni by Geppino.

Vetrano inizia con la PFM
Dedico a voi che leggete i miei sogni di ragazzo innamorato della musica di quei tempi. Quei tempi erano gli anni ’70 ed erano gli anni del rock progressivo, cioè di quel genere che interpreta la progressione del rock dalle sue radici blues ad un livello maggiore di complessità e varietà compositiva e stilistica, anche mediante l’utilizzo di elementi provenienti da altre tradizioni musicali. Gli anni ’70 furono il momento di massimo splendore per questo genere musicale che discende dal rock psichedelico. Non c’è più l’aggressività degli anni ’60, non c’è più la politica, il contesto sociale e la ribellione: il progressive ha l’obiettivo di dare alla musica una finalità estetica, renderla un’opera d’arte. È il rock della borghesia, dei ragazzi che hanno studiato musica e filosofia. I testi presentano un certo spessore culturale, con riferimenti a figure o opere letterarie o teatrali, o allusioni a fatti storici; la musica è profondamente innovativa e cerca di sondare e superare i limiti di quello che al tempo era il rock anche attraverso il ritorno alla musica classica suonata con strumenti moderni. Entra in scena l’elettronica, il moog, il mellotron; c’è spazio per i virtuosi come Keith Emerson, Robert Fripp, Jan Anderson, Richard Wright, David Gilmour, Phil Collins e Peter Gabriel. Si diffonde il concept album, cioè un 33 giri basato su un’idea di fondo che viene esplorata durante tutto il disco.
L’Italia è seconda solo all’Inghilterra in questo genere musicale con gruppi come la PFM, il Banco, le Orme, gli Area, il Perigeo, gli Osanna, i Formula tre, i Delirium, i Giganti, i New trolls, i Mexophon, gli Alphataurus, i Procol Harum, le incursioni dei Pooh e dei Dik Dik, e tanti altri gruppi che fiorirono in quegli anni. Che bello riascoltarli! Caro Beppe, dammi spazio e vedrai che ti faccio fare un bel giro nei miei anni ’70! La selezione di Vetrano comincia da Celebretation della PFM: E’ festa! Vai con Franz di Cioccio! Segue
“Dolcissima Maria” che dedico a mia moglie che poco conosce i miei sogni di ragazzo.

Non ho capito! Ne debbo mettere uno alla volta o no?